mercoledì 12 settembre 2007

Architettura e liturgia

Thomas Merton ne “Il segno di Giona” (pagg. 98-99) scrive:

“Non si può spiegare la perfezione dell’architettura cistercense del dodicesimo secolo sostenendo che i Cistercensi cercavano una nuova tecnica. […] Costruivano delle belle chiese perché cercavano Dio. E cercavano Dio in un modo così puro e integrale, che tutto quel che facevano e toccavano dava gloria a Dio.

Noi non possiamo riprodurre quello che fecero, perché affrontiamo il problema in un modo che automaticamente ci impedisce di trovarne la soluzione. Noi ci rivolgiamo una domanda che gli antichi Cistercensi non si posero mai. Come costruire un bel monastero secondo lo stile di un’età passata, secondo le regole di una tradizione morta? Con questo noi rendiamo il problema non solo infinitamente complicato, ma di fatto insolubile. Perché uno stile morto è morto. Ed è morto perché i motivi e le circostanze che un giorno gli diedero vita hanno cessato di esistere.

Hanno dato luogo ad uno stato di cose che richiede altro stile. Se ci preoccupassimo di amare Dio piuttosto che di riuscire a costruire una chiesa gotica, con pochi fondi, innalzeremmo qualcosa di semplice che darebbe gloria a Dio e sarebbe conforme alla tradizione dei nostri Padri. […]

In ogni caso, i Cistercensi del dodicesimo secolo si preoccupavano di essere architetti. San Bernardo mando Achard di Clairvaux a studiare le chiese dei villaggi della Borgogna, e a vedere come fossero costruite. Ed è pur vero che nell’aria di quell’età c’era una specie di misticismo puro che faceva belle tutte le cose. Uno dei maggiori problemi di un architetto oggigiorno è che da centocinquant’anni si costruiscono le chiese come se non potessero appartenere al nostro tempo. Io penso che questa opinione si basi su un’implicita confessione di ateismo. Come se Dio non appartenesse a tutte le età, e come se la religione fosse soltanto una formalità piacevole e necessaria, ereditata dal passato per dare al nostro mondo un’aria di rispettabilità”

Una domanda che mi faccio in tutta sincerità è se questo discorso non si possa applicare anche alla celebrazione liturgica. Non siamo troppo preoccupati a volte della correttezza formale, secondo antichi canoni, della Messa, finendo per dimenticare che compito di ogni liturgia (ma anche di tutta la vita di ogni cristiano) è dar gloria a Dio?

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