venerdì 5 ottobre 2007

La ricchezza della parola è la sua povertà

Troppe volte uno sottovaluta il significato e il valore della propria situazione. Ad esempio, la donna di casa, il povero, l’oppresso, l’emarginato, in genere giudicano se stessi con la mentalità di chi li pone in ruolo subalterno, e si spossessano, almeno a livello di condizione, del loro valore.
Gesù dice che questo non è affatto vero: dichiara piuttosto finito chi è potente, arrivato, e pronostica vincente il povero, chi piange, chi è mite.
Il regno si costruirà con questa stoffa.
Al suo piccolo gregge, ad esempio, dirà che le scelte dovranno essere sempre nell’umiltà, nella semplificazione, perché si realizzi il servizio e sia sempre possibile l’ospitalità, per chiunque e da qualsiasi parte giunga. La complicazione e la superstruttura ne saranno la vecchiaia e la morte; mentre il ritorno continuo al piccolo e al semplice, sarà il ritorno alla giovinezza, alla fecondità e alla vita

Silvano Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Marco.

3 commenti:

  1. Carissimo pdbmaster,
    la mia interpretazione è questa: ogni iniziativa, se all'inizio può essere, diciamo così, spontanea, dopo però ha bisogno di un'organizzazione. Però a volte l'organizzazione diventa elefantiaca. Hai presente il caso di quelle organizzazioni umanitarie in cui la maggior parte delle entrate vanno per il funzionamento dell'organizzazione stessa?
    Io questo brano lo leggo così.

    Pace e benedizione

    Julo d.

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