martedì 22 gennaio 2008

A proposito di Harry Potter

In un mondo in cui la notizia o il fatto della mattina al pomeriggio è già vecchia, dimenticata e non se ne parla più, a me a volte invece piace tornarci su. A volte il tempo e il fatto che le acque si siano calmate permette di parlare dopo aver un po' meditato, e soprattutto di farlo in maniera più pacata.

Ho iniziato a leggere i libri di Harry Potter quando uscì il secondo. Comprai il primo e subito dopo il secondo. Mi piacquero e così via via ho acquistato gli altri. Li ho letti e riletti tutti con grande piacere. Certo alcuni mi sono piaciuti di più, però nel complesso il mio giudizio è positivo.

Ma veniamo al punto. Non ho mai capito né condiviso le 'critiche' alla serie.
Si dice che il fatto che si parli di magia è negativo. Ma allora anche tutte, o almeno il 99%, delle favole con cui innumerevoli generazioni sono cresciute parlano di magia, e nessuno ci ha trovato mai niente di male.
Si dice che non viene mai presa in considerazione la religione, che Dio sia assente. Mi domando in quale dei tanti libri o delle tante fiabe questo accada.

Io invece trovo molto positivi alcuni messaggi che sono presenti nei libri.
- L'importanza dell'amicizia. H.P. non è un eroe che fa tutto da solo, ma riesce a giungere alla fine solo perché ha degli amici, e proprio di questi amici si fida e ne cerca l'aiuto.
- La presenza di "debolezze". Il protagonista, ma anche i personaggi di contorno non sono delle persone perfette. Hanno pregi ma anche difetti, e a volte se ne rendono conto, ma si accettano per quello che sono, sia nei riguardi di sé stessi che nei riguardi degli altri.
- L'importanza della decisione personale. Anche se "segnato" dal passato, che non è solo la famosa cicatrice, non è predestinato. Fa le sue scelte e solo queste determinano il proseguire della storia. Inoltre si rende conto che le sue scelte hanno delle conseguenze, ed è disposto a pagarne lo scotto.
- Il male è dentro di noi, come anche il bene. Solo se decidiamo di seguire il bene dentro di noi e quindi di combattere il male che è dentro di noi, possiamo sperare di vincere.
- Il male, per quanto grande, non sarà mai potente come l'amore. Ma l'amore che vince il male è l'amore che dona tutto di sé. Come la madre di H.P. riesce a preservare il figlio morendo per lui, così H.P. riuscirà a sconfiggere Voldemort quando accetterà di morire senza difendersi, e solo per proteggere gli altri.
- Anche Voldemort, il cattivo più cattivo, alla fine viene sconfitto quando scopre il rimorso. Cioè anche nella persona peggiore, c'è sempre un barlume, una fiammella, magari solo una scintilla, di bene.

Certamente è solo un libro, e come tale può anche essere usato male. Ma se questo è un pericolo allora bisognerebbe sconsigliare la lettura di tutti i libri. Non dimentichiamo che anche la Bibbia è stata tante volte usata male. Ma non per questo penso che andrebbe sconsigliata, anzi!!!

Pace e benedizione

4 commenti:

  1. Personalmente non ho mai letto Harry Potter (ho solo visto il primo film) perche' non mi piace il genere. Ma i miei figli, mio marito e mia nipote hanno letto tutti (o quasi) i libri della serie. Credo che sia una lettura positiva e quello che tu scrivi me lo conferma. Probabilmente la Rowling e' riuscita a calarsi nei panni dei ragazzi e raccontare una realta' (anche fantastica) ma proprio come l'avrebbero vista loro.

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  2. Il genere fantastico non mi diverte, ma mi hai incuriosita.Magari leggo il primo
    ciao marina

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  3. X Artemisia. Tanto mi sono piaciuti i libri, tanto ho trovato insopportabili i film. Ma questi sono giusti. Considera poi che le trasposizioni filmiche io in genere le trovo inferiori.
    La Rowling prima di scrivere i libri (almeno i primi) raccontava la storia ai figli. Solo dopo ha riportato quello che aveva inventato sul libro.

    E difatti i primi libri sono molto più freschi e meno 'costruiti' degli altri

    X Marina. In parte vedi sopra. Non ritengo che H.P. si possa definire un fantasy nel senso proprio del termine. Penso che forse si potrebbe definire una favola moderna.
    Però a me le definizioni non piacciono. Preferisco distinguere tra libri che mi sono piaciuti e libri che non mi sono piaciuti. E comunque anche questa è una distinzione mobile. Per me un libro può passare da una categoria all'altra.
    Ad esempio 'Cent'anni di solitudine' dalla categoria "libri impossibili/illeggibili" in cui l'avevo posto la prima volta che l'ho aperto, è passato alla categoria "libri stupendi" quando l'ho ripreso in mano.
    Mentre "Il nome della rosa" ha compiuto il passo contrario.
    L'Ulisse di Joyce invece sta stabile nella categoria illeggibili, nonostante le varie volte che l'ho iniziato ;-(
    Pace e benedizione

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  4. Sì, hai ragione. Quasi sempre i libri trasposti in film perdono tantissimo. Da lettrice tartaruga e forse anche un po' pigra, confesso che talvolta mi accontento del film (persino nel caso del Nome della rosa!).
    "Cent'anni di solitudine" io l'ho classificato subito come "stupendo". Infatti ultimamente mi è presa la voglia di rileggerlo.

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