sabato 23 febbraio 2008

Terza domenica di Quaresima - L'acqua viva

Spero proprio che i pubblicitari non leggano la pagina del vangelo di oggi, perché se no oltre all’acqua liscia, gassata, Vera, Finta, Blu, Santa, quella che fa fare tanta “din din”, quella dove puoi chiacchierare con la particella di sodio quando ti senti solo, quando andiamo al supermercato ci troveremmo anche l’acqua viva.
Noi siamo abituati, quando abbiamo sete, ad aprire o il rubinetto, o una bottiglia, ma in realtà non sappiamo cosa significhi realmente avere sete.

Questo vangelo sicuramente è più comprensibile a quelli che l’acqua non ce l’hanno, e non hanno neanche il rubinetto, e non hanno nemmeno il dilemma dell’acqua da comprare... perché in vendita non ce n’è. Per noi che dobbiamo solo alzare un miscelatore, è una cosa che non riusciamo neanche ad immaginare. Ma l’acqua viva è una necessità per chi a fatica può procurarsi dell’acqua. E Gesù, veramente più furbo di tutti, sfrutta quest’occasione e questo bisogno per parlare al cuore, per trasmettere la bella notizia del suo vangelo e di sé stesso, figlio di Dio venuto a salvare. In questo caso, è venuto a salvare dalla sete. Ma che tipo di sete? La sete esteriore, che a fatica la puoi calmare perché bene o male, vicino o distante, un pozzo lo trovi, o quella sete che hai dentro, che niente e nessuno te la può placare?

Sete di giustizia, sete di verità, sete di onestà, sete di Dio, sete di lavoro, sete di serenità, sete di vita eterna, sete di senso della vita. E chi ce le dà oggi come oggi?

Viviamo in un mondo che ci mette dentro delle false seti: sete di automobili sempre più nuove, sete di telefonini che fanno di tutto di più e forse ci si può pure telefonare, sete di vacanze all’ultimo grido, sete di tutto di più!

Capiamo allora cosa Gesù è venuto a darci? Capiamo allora qual è l’acqua viva che disseta? È proprio Lui l’acqua viva, quell’acqua spesso rifiutata, rinnegata, non considerata, non di moda!

venerdì 22 febbraio 2008

Scriviamo italiano

Rompo un po' il "silenzio" per una segnalazione. Non sopporto i post simil-sms, pieni di abbreviazioni e cappa.
Ho trovato in rete il sito "No Kappa". Per raggiungerlo cliccate sul banner che trovate più in basso sulla pagina.

Pace e benedizione

sabato 16 febbraio 2008

Seconda domenica di Quaresima (Trasfigurazione)

A volte capita che “scopriamo” una persona. Una parola, un gesto, magari piccolo, ci fanno scoprire che quella persona che fino ad allora avevamo considerato poco o niente, in realtà è migliore di come pensavamo e soprattutto di come appariva.

Tutti noi siamo sempre pronti ad appiccicare addosso agli altri un’etichetta: “quello è uno che vale poco”; “a quello non si può chiedere niente”; “con quella è meglio non aver a che fare” e così via. Solo che a poco a poco finiamo per non vedere più la persona ma vediamo solo l’etichetta.

Dimentichiamo un’esperienza che una volta, quando si usava la stufa a legna, era molto comune, ma adesso si può fare solo quelle volte che in campeggio si fa un falò: dopo che si è fatto un falò alla sera, la mattina dopo, rimestando tra la cenere, possiamo trovare delle piccole braci. E con queste possiamo, con l’aggiunta di nuova legna, fare di nuovo un fuoco.

In ognuno di noi, al di sotto della cenere e dei legni bruciacchiati, c’è una brace ardente. La cenere è brutta e morta, ma la brace è viva e ardente. Ed è questa brace che è il nostro vero volto. È questa brace che dovremmo andare a cercare in ogni persona, ma anche in noi. È questa brace che Dio vuole svelare in noi, e Gesù, con la sua Trasfigurazione, ci dice anche che ognuno di noi può, affidandosi all’amore infinito di Dio, scoprire sia il proprio vero volto che quello degli altri.

mercoledì 13 febbraio 2008

AVVISO

A questo indirizzo potete trovare la quarta scheda della catechesi sulla Seconda Lettera a Timoteo. Il titolo è "Tre ritratti diversi" (cap. 3).

sabato 9 febbraio 2008

Prima domenica di Quaresima

C’è una domanda che raramente ci poniamo in modo cosciente, ma che viviamo molto concretamente nella vita di ogni giorno: “Ma io, chi sono?”

La risposta concreta che diamo, non quella che diciamo a parole ma quella che viviamo, è triplice: “Sono ciò che faccio, sono quello che gli altri dicono di me, sono ciò che possiedo”. Questo significa che io sono il mio successo, la mia popolarità, il mio potere. Cioè, da come ci comportiamo, dalle scelte che facciamo, noi siamo quello che il mondo ci da, quello che il mondo fa di noi.

Gesù è venuto per dirci che un’identità basata sul successo, sulla popolarità, sul potere non è nient’altro che illusione. E ce lo dice con tutta la sua vita, ce lo dice molto forte: “Voi siete i figli di Dio”.

Quest’anno la Pasqua viene molto presto, per cui la festa del Battesimo di Gesù non è molto lontana. Però nel vangelo le Tentazioni vengono immediatamente dopo il Battesimo. Quello stesso Spirito che sotto forma di colomba aveva proclamato “Tu sei il Figlio prediletto”, lo ha subito dopo condotto nel deserto per essere tentato.
Satana gli chiede di provare che è realmente ciò che lo Spirito ha affermato. Ma Gesù resiste alle tentazioni del potere, del successo e della popolarità (perché il succo delle Tentazioni è proprio questo).

Noi ci ritroviamo ogni giorno non nel deserto, ma in un mondo che ci urla che noi non siamo amati, che dobbiamo conquistare l’amore, che non siamo degni di essere amati, che solo se abbiamo successo, solo se siamo popolari, solo se siamo potenti, saremo amati.

E in mezzo a questo canto delle sirene facciamo fatica a sentire la dolce voce dello Spirito che ogni giorno, ogni istante ci dice: “Tu sei il figlio prediletto

giovedì 7 febbraio 2008

Proprio non capisco

Quando ero giovane, almeno fino ai tempi del referendum sulla legge per l'aborto, lo slogan preferito dalle femministe era "l'utero è mio e lo gestisco io".
Dietro a questo slogan c'era la richiesta di svincolare la femminilità, e in particolare la sessualità, dalla sottomissione maschile, c'era la rivendicazione in primis di autocoscienza del proprio corpo, ma anche di una conoscenza della sessualità femminile.
Oggi quello slogan non lo si sente più. Le femministe lottano per la difesa dell'aborto, per la pillola del giorno dopo (RU-486), per la fecondazione assistita.
Non capisco. Volevano liberarsi dal potere del marito, del fidanzato, dell'uomo. Ma adesso vogliono mettersi sotto il potere dei medici per abortire; vogliono sottoporsi a veri e propri bombardamenti ormonali gestiti da medici e case farmaceutiche per avere a tutti i costi un figlio (che inoltre deve essere perfetto); vogliono sottomettersi alle case farmaceutiche per prendere una pillola che ha già provocato delle morti e che comunque provoca molti dolori, oltre ad emorraggie ed altri effetti collaterali per niente piacevoli.
A me, tutto sommato, pare che vogliano cadere dalla padella nella brace.
Proprio non capisco.