giovedì 7 febbraio 2008

Proprio non capisco

Quando ero giovane, almeno fino ai tempi del referendum sulla legge per l'aborto, lo slogan preferito dalle femministe era "l'utero è mio e lo gestisco io".
Dietro a questo slogan c'era la richiesta di svincolare la femminilità, e in particolare la sessualità, dalla sottomissione maschile, c'era la rivendicazione in primis di autocoscienza del proprio corpo, ma anche di una conoscenza della sessualità femminile.
Oggi quello slogan non lo si sente più. Le femministe lottano per la difesa dell'aborto, per la pillola del giorno dopo (RU-486), per la fecondazione assistita.
Non capisco. Volevano liberarsi dal potere del marito, del fidanzato, dell'uomo. Ma adesso vogliono mettersi sotto il potere dei medici per abortire; vogliono sottoporsi a veri e propri bombardamenti ormonali gestiti da medici e case farmaceutiche per avere a tutti i costi un figlio (che inoltre deve essere perfetto); vogliono sottomettersi alle case farmaceutiche per prendere una pillola che ha già provocato delle morti e che comunque provoca molti dolori, oltre ad emorraggie ed altri effetti collaterali per niente piacevoli.
A me, tutto sommato, pare che vogliano cadere dalla padella nella brace.
Proprio non capisco.

13 commenti:

  1. Bentornato, iniziavo a preoccuparmi. Anzi, ero già preoccupato.
    La femminista, come ogni altra categoria che rivendica l'iradiddio, è un'astrazione. Nel concreto ci sono solo molti isterici e qualche furbo arraffone dispensatore di paranoie.
    Il subnormale è una categoria protetta dalla civiltà occidentale.

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  2. Ehila, non c'è niente da preoccuparsi, come dicevo ad Artemisia è solo che in questo periodo mi manca un po' il tempo.
    E poi mi sa che Benny16 mi ha copiato: anch'io pensavo per Quaresima di fare un po' di silenzio e di web-digiuno. Sto ancora valutando le modalità.

    D'accordo che "femminista" è una categoria che rende più facile capirsi, però nel concreto ci sono delle persone.

    Nel caso specifico direi che c'è un gruppo di persone che hanno delle richieste che partono da una base giusta e giustificabile, ma che poi nel concreto dei fini e dei mezzi sono state a volte opinabili, o almeno molto discutibili.

    Non ritengo nessuna categoria di persone come subnormale in sé, al massimo in ogni categoria ci sono persone normali e persone no.

    Pace e benedizione

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  3. Ho paura che la questione sia un po' piu' complessa di cosi', Julo.
    Lascerei perdere gli slogan che, come tali, sono sempre un po' "ingenui".
    Direi che oggi non ci sono "femministe che lottano" (io non le vedo) semmai c'e' una parte della societa' che rivendica una morale laica che non necessariamente coincide con la morale cattolica.
    Fermo restando che personalmente faro' di tutto per non trovarmi mai nella necessita' di abortire, che non mi sottoporrei mai alla fecondazione assistita, ritengo che sia giusto che vi sia la possibilita' di farlo in determinate condizioni e con determinati paletti.
    Tempo fa ho sentito qualcuno (ma non mi ricordo chi) dire che le piu' grosse battaglie etiche si svolgono sul corpo delle donne.
    Purtroppo e' vero.

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  4. Io invece non ho paura: sono certo che la questione è molto più complessa. Ma d'altra parte condensare tutto in un post richiede di semplificare.
    Innanzi tutto le mie sono solo abbozzi di idee, di dubbi.
    Poi non tirerei in ballo una contrapposizione morale laica-morale cattolica. Penso che si possa portare avanti il discorso, almeno nelle linee da me abbozzate, senza assolutamente farlo. Almeno a mio avviso.
    Poi il discorso non è tanto sulla possibilità o meno di accedere ad alcune cose, ma proprio sul senso di queste cose.
    Mi pare che in nome di una (supposta) libertà si finisca per mettersi invece in una completa sottomissione.
    Ma forse sono io che non capisco.

    La frase con cui concludi mi sa tanto di slogan ;-)
    direi forse "sulla pelle delle persone"

    Pace e benedizione

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  5. A me lascia sconcertato il paradosso femminile per cui.. mentre da una parte ci sono quelle che (beninteso non senza sofferenza) cercano di abortire, altre invece non lesitano ad utilizzare tutti i mezzi possibili per rimanere in gravidanza...
    Ecco penso che implicitamente nessuna di esse abbia l'umiltà ed il coraggio di capire quale sia la sua vocazione tenendo conto che esistono sempre modi più civili per uscire da qualunque delle due situazioni: invece di abortire, si può terminare la gravidanza e lasciare in affido il bambino, se non si può avere figli lo si può adottare... e cosi via

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  6. Caro sPunto, anche questo è vero, ma ho paura che se andiamo su questo versante il discorso si apre troppo, investendo tutta una visione della società e della vita. Andiamo proprio sulla filosofia alta
    ;-)
    Certo che penso che stiamo vivendo in una società schizofrenica. Ma questo è un altro discorso.
    Pace e benedizione

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  7. Mi permetto di intervenire, perché il tema mi sta molto a cuore. Il famoso slogan "L'utero è mio e lo gestisco io" è valido più che mai ed è alla base del malessere delle donne, femministe e no, anche oggi. Significa semplicemente che la donna è la sola che ha diritto di decidere se procreare o no, perché è un essere umano e non una "funzione" sociale. Questo comporta che se una gravidanza, per ragioni diverse è una minaccia alla persona- donna, questa ha il diritto di interromperla, LEGALMENTE, senza ricorrere a vie pericolose e illegali.
    La difesa dell RU-486 è fatta dalle donne per poter abortire in modo meno traumatico, dato che l'aborto è già di per sé un trauma per ogni donna.
    Le donne sono sempre state sotto il potere maschile per abortire. I famosi "cucchiai d'oro" erano e ancora sono maschi!
    Le donne che vogliono avere un figlio a tutti i costi a me danno molto da pensare. Le penso con dolore. significa secondo me che considerano inutile la loro vita senza un figlio e questo è terribile. Ma anche i compagni le spingono a questo; gli uomini stessi considerano le donne non fertili come un po' meno donne. La società esercita da sempre una pressione sulla donna perché si consideri strumento della riproduzione. Personalmente penso che, uomini e donne, dovremmo saper accettare alcuni limiti, imposti dalla natura umana. Ma è solo il mio pensiero; se donne o uomini la pensano diversamente penso che la società debba mettere a loro disposizione il meglio che la scienza ha trovato per risolvere i loro problemi.Avere un figlio "perfetto" è un desiderio maschile e femminile. Dove perfetto significa "sano", spero! E' un desiderio umano, giusto, comprensibile e legittimo secondo me. Circa la pillola le statistiche dell'OMS dicono che può essere presa per decenni, con solo delle precauzioni. Esami periodici, interruzioni periodiche, ecc.
    Le donne in effetti sono molto responsabili secondo me nelle loro richieste. Dicono: procreiamo da millenni, nessuno meglio di noi sa che cosa significa e come e quando si può fare. Lasciate che siamo noi a decidere perché siamo noi a subirne TUTTE le conseguenze.
    Se gli uomini semplicemente si preoccupassero da un lato di organizzare la società in modo che la gravidanza e la maternità non diventi un peso gravoso pazzesco per la donna(oggi lavora!) e una limitazione pesante delle sue possibilità di avere una vita appena appena tranquilla, e dall'altro di aiutarla nei momenti di difficoltà e di dubbio (avere un figlio? non averlo? come averlo?)molti conflitti sparirebbero. Avremmo una maternità più diffusa nel nostro paese, e più serena. Le donne sono sempre sotto attacco invece, considerate e trattate da assassine o da eredi di Mengele. leggo delle cose oscene sui giornali. Scritte al 995 da uomini!
    grazie a te di aver parlato di questo tema con la rispetto e compostezza e di avermi offerto l'occasione di intervenire. troppo a lungo, mi accorgo! ;-)
    ciao marina

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  8. Cara Marina, innanzi tutto essendo questo uno spazio pubblico, ben vengano tutti gli interventi.
    Post che a naso direi scritto di getto, ma che per rispondere richiede, almeno da parte mia, un po' di riflessione. Per cui ti chiedo scusa se dovrai attendere un po' per una risposta un po' articolata.
    Pace e benedizione

    PS: non è un intervento "troppo lungo", non temere.

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  9. Ciao Marina, veniamo al tuo msg.
    Tu dici che la donna è una persona e non una funzione sociale. Su questo sono d'accordo, però anche l'uomo è una persona e non una funzione sociale. Allora penso che la decisione se procreare o no non investa solo la donna, ma coinvolge anche l'uomo. Una decisione che sia di una sola delle due parti (maschile o femminile) è una sopraffazione, è un ridurre l'altra parte a funzione sociale, e questo non lo ritengo giusto mai in nessun caso.

    Sei sicura che la RU486 sia un modo meno traumetico di abortire? Forse lo sarà per i medici, che in questo modo se ne lavano le mani, ma non certo per chi quella pillola la deve prendere. Le emorraggie e i dolori sono altrettanti e più duraturi, il rischio di esplusione parziale è alto, con conseguente necessità di un raschiamento. Cioè dopo i dolori e tutto il resto ti tocca comunque un intervento. Se per te questo è meno traumetico...

    Giustamente dici che avere un figlio perfetto, nel senso di sano, è un desiderio di tutti i futuri genitori. Però quando si parla di selezione degli ebrioni il più delle volte si parla di eliminare anche quegli embrioni che "potrebbero" avere delle malattie. Non c'è la certezza che quelle malattie ci saranno, solo il sospetto o la possibilità. Per me questa è selezione eugenetica, pratica che quando la attuavano i nazisti veniva condannata, ma che adesso viene chiesta come un diritto.
    Mi pare che dietro tutto questo ci sia la voglia di "ordinare" i figli come si ordina un'automobile, cioè che sia dei quel tipo, con quel colore e con quegli optional. Solo che un figlio non è un oggetto, è una persona che devi accogliere così com'è, e non come vorresti che fosse.

    Dici che solo le donne sopportano TUTTE le conseguenze di una nascita. Io dico di no. Almeno fino ad ora un figlio lo si fa in due e tutti e due ne subiscono le conseguenze. Non nego che ci siano molti uomini che si sottraggono a queste conseguenze, ma a volte mi domando se il continuare a volerli lasciar fuori non costituisca in qualche modo a questa loro deresponsabilizzazione. Essere padre è molto diverso dall'essere madre, e tante volte penso che sia anche più difficile. Ma non è escludendo dalle responsabilità che si abitua una persona a essere padre, bensì coinvolgendo.

    Scusa la secchezza e la concisione, vorrei continuare questa discussione. Quello che mi piacerebbe fosse chiaro che comunque è un parlare col sorriso, eventuali toni accesi o duri o derivano dal mezzo e non sono nel mio cuore.
    Pace e benedizione

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  10. Julo, scusami, anche io mi prendo del tempo per rispondere perché sono influenzata
    ciao marina

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  11. Non ti preoccupare. Piuttosto cerca di guarire bene.
    Tanti auguri.
    Pace e benedizione

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  12. Caro Julo, eccomi qui.
    La decisione di procreare coinvolge ovviamente uomo e donna, ma non a caso tu stesso hai usato due verbi diversi. Per la donna hai scritto “investe”. Ammetterai che la differenza è enorme, sostanziale. La natura ha dato al maschio il mezzo per fecondare, dopo di che è nel corpo della donna che la vita attecchisce o meno ed è il corpo della donna che albergherà quella vita subendone, da subito, tutti i condizionamenti. Godendone le gioie e patendone i dolori.
    La donna non vuole sopraffare l’uomo ma, dopo il momento del confronto, poiché l’uomo, il suo corpo e il suo equilibrio ormonale e psichico non verrà toccato, è alla donna che spetta, in caso di dissidio, l’ultima parola.
    Non farmi fare l’elenco di tutte le trasformazioni fisiche e psichiche che interessano la donna in quei mesi e delle quali l’uomo è spettatore, partecipe, anche affettuoso, ma spettatore. Questo tipo di esperienza non è trasmissibile. Neanche quella del parto lo è. E, permettimi, meno che mai quella dell’aborto.
    Infatti tu ne parli con un’ idea del tutto irrealistica a proposito della RU486. Ne parli dal di fuori. Ti sfugge completaamente il fatto che un conto è prendere una pillola, in ambiente medico, ma tranquillamente seduta o sdraiata su un letto, senza che il proprio corpo venga frugato, senza affronatre una anestesia(totale o parziale), senza sdraiarsi su un tavolo operatorio ed offrire il proprio utero alle mani e ai ferri di un medico. La pillola provocherà contrazioni, perdita di sangue: un percorso previsto dalla natura, uguale a quello di un aborto spontaneo. Quanto al rischio di raschiamento è bassissimo. Ed è appunto solo un rischio, mentre la pratica invasiva classica, è la certezza e per una donna è molto più spaventosa. E’ una violazione del proprio corpo che si accetta quando si decide di abortire. La più intima. Questo che tu dici, dolori e intervento ecc, non è quello che risulta dai dati dell’OMS, ma è quello che, scusami, i contrari alla RU486, dicono alle donne per spaventarle. Perché da sempre se partorire va fatto con grande dolore, abortire va fatto con più dolore e se possibile con una umiliazione in più.
    Ma poiché se non si è franchi parlare non serve niente, permettimi di dirti un’altra cosa. Tu parli delle donne come se fossero delle povere stupide, che tutti, i medici in primo luogo e poi le case farmaceutiche possano abbindolare, portare a far fare quello che non vogliono, perché non sanno o non capiscono o fraintendono o si sbagliano.
    Come se gli uomini, in questo caso tu, ne sapessero di più e potessero indicare loro la strada per migliore per le donne.
    Questo è puro paternalismo. Le donne sono soggetti autonomi, responsabili, consapevoli. Le donne SANNO quello che per loro è meglio e quello che è peggio.
    Non hanno bisogno che lo dicano loro gli uomini. Poiché il corpo che si draia sul tavolo è quello della donna, riconoscete che la donna SA quale modalità sia per lei da preferire o da scartare.

    Circa il punto “eugenetico” è un rischio che intravedo anche io. Penso che in questo caso la normativa debba essere molto rigorosa. Ma nel caso della talassemia, ad esempio, non si parla di rischio, ma di certezza. Mi sembra semplicemente mostruoso che qualcuno voglia impedire un esame preventivo. Per me solo la crudeltà o il fanatismo può spiegare questo atteggiamento. E la concezione della donna come puro contenitore.

    Quando dico che la donna sopporta TUTTE le conseguenze intendo dire dal concepimento all’allattamento. Cioè tutte quelle che investono il suo corpo e la sua psiche.( Nella chimica del cervello di una donna in attesa di un figlio e in quella di una donna che ha partorito, accadono delle trasformazioni macroscopiche). Quelle successive possono essere divise ed è evidente che un padre responsabile può essere vicino alla donna in ogni momento, parto compreso, ma come si può sostenere che sia la stessa cosa? Credo che affermarlo sia ingenuo o in mala fede.
    Anche io mi scuso se il mio tono può risultare secco. In effetti non ho nessuna animosità nei tuoi confronti.
    con simpatia marina

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  13. Mi sa che, al di là di una diversità di linguaggio, in fondo per quanto riguarda il coinvolgimento donna-uomo in una gravidanza, diciamo più o meno le stesse cose. Poi il nostro essere di sesso differente ci fa sottolineare diversi aspetti, ma il fondo mi pare lo stesso.

    Quello che a me non andava era il sottolineare che SOLO la donna dovesse decidere. Detta così sembra che nella faccenda il padre non c'entrasse per niente, non avesse nessun diritto di esprimere la sua opinione. Mentre come hai detto tu la cosa è un po' diversa.

    È vero che l'esperienza della maternità non è comunicabile. Però non lo è neanche quella della paternità ;-)

    Certo che sia dell'aborto che della RU486 ne parlo dal di fuori. Ma come ogni persona che non abbia vissuto queste esperienze, uomo o donna che sia.
    Innanzi tutto però permettimi di dire che chi sostiene che “se partorire va fatto con grande dolore, abortire va fatto con più dolore e se possibile con una umiliazione in più” è molto fuori strada. Questo è un ragionamento che non sta in piedi, indice, IMHO, di chi non ha argomenti razionali per sostenere la sua opinione.
    E poi questo discorso io l'ho sentito fare solo dai spostenitori della RU486 (come un'accusa) e mai dai contrari alla pillola ;-)

    A parità di età gestazionale la mortalità per aborto con RU-486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica (Greene M. New England Journal of Medicine, 2005; 353: 2317-2318)”.
    Sulla base di 101 studi pubblicati hanno evidenziato con la RU-486 più emorragie, più dolore, più febbre e vertigini ed una durata delle perdite di sangue 6 volte e mezzo più prolungata (Zou Y et al. Chinese Cochrane Center. Zhonghua Fu Chan Ke Za Zhi 2004 Jan; 39(1): 39-42)”.
    Il sanguinamento legato all’utilizzo della pillola abortiva a base di Mifepristone è risultato essere di 30 giorni ed oltre nel 9% delle donne (Irving M. Spitz, et al. New Engaland Journal of Medicine, Vol. 338, No. 18 (April 30, 1998), pp. 1241-1247).
    L’aborto medico ha un tasso di insuccessi di 2,7 volte superiore rispetto all’aborto chirurgico (Say L et al. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005 Issue 3).
    Inoltre la FDA, che ha dato l'assenso all'uso della pillola negli USA, comunque avverte di un rischio superiore alla norma di setticemia. Consiglia di non fare una terapia preventiva di antibiotici, ma di tenere sotto controllo la persona per un periodo di alcune settimane e ai primi segni di infezione di iniziare una terapia antibiotica massiccia.
    Avverte inoltre che gli studi sugli effetti a lungo termine non sono ancora effettuati, ma che non si escludono conseguenze per le future gravidanze, con anche la possibilità di malformazioni gravi nei futuri feti.

    Di fronte a dati contrastanti (o a letture contrastanti) io penso che la cosa migliore e più saggia sarebbe di sospendere tutto e approfondire la cosa. Ogni atteggiamento che rifiuti o accusi di lettura ideologica i dati contrastanti alla propria idea, mi sembra sia solo un preconcetto, un cercare di adattare la realtà alla propria visione. E fai attenzione che questo lo penso sia di chi difende la RU sia di chi la condanna.

    Cerco di essere franco sempre, e desidero che gli altri lo siano con me. Solo così si può crescere.
    Tu parli delle donne come se fossero delle povere stupide, che tutti, i medici in primo luogo e poi le case farmaceutiche possano abbindolare, portare a far fare quello che non vogliono, perché non sanno o non capiscono o fraintendono o si sbagliano. Come se gli uomini, in questo caso tu, ne sapessero di più e potessero indicare loro la strada migliore per le donne. Questo è puro paternalismo”. Mi spiace di aver dato quest'impressione. Evidentemente non mi sono spiegato bene, perché non è quello che penso.
    La mia non voleva essere un'indicazione di quello che le donne devono o non devono fare. Solo che mi sembra che ci sia un'incongruenza, e voglio cercare di capire.
    Quanto poi all'essere “poveri stupidi” non è una questione di sesso. Il più delle volte TUTTI, uomini e donne, non hanno tempo di approfondire, di prendere un po' le distanze, di meditare sulle scelte, di informarsi sulle possibili alternative, di scremare le informazioni che ci bombardano, dalle varie ideologie (di ogni parte). E allora il più delle volte TUTTI, uomini e donne, fanno la scelta secondo una presunta maggioranza (che a volte è anche reale, ma a volte no). Tutto qui. Nessun giudizio da parte mia.
    Spero di aver chiarito.

    Visto che sul discorso “eugenetica” ci troviamo più o meno d'accordo non mi pare il caso di procedere.

    Inoltre ho capito cosa vuoi dire sul sopportare TUTTE le conseguenze da parte delle donne. E nel senso da te spiegato sono d’accordo al 101%.

    Pace e benedizione

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