domenica 9 marzo 2008

5° domenica di Quaresima - La risurrezione di Lazzaro

Sono andato a controllare, e ho notato che in tutto il vangelo, Lazzaro non dice mai niente, non apre mai bocca. Al contrario di Marta e Maria, sue sorelle, di lui sappiamo solo che era molto amico di Gesù, ma dei motivi di questa amicizia, di cosa parlassero, non sappiamo niente.

E poi per lui è arrivato il momento della malattia, della morte. Sono momenti in cui si avrebbe piacere di avere attorno le persone care, gli amici più intimi e sinceri. Però in quel momento, il suo grande amico Gesù non c’era.

Ci siamo mai chiesti quale potevano essere i pensieri di Lazzaro prima di morire? Bella domanda! Io credo che forse avrà pregato proprio con il salmo che usiamo in questa domenica: è “dal profondo” di una malattia che non lascia scampo, anche le speranze di guarigione, normale o miracolosa, sono ormai spente, eppure può confidare nel Signore: spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola, sono come una sentinella che attende il mattino, perché il Signore usa misericordia e offre il perdono, redime Israele da tutte le sue colpe. Parole imparate, parole sussurrate in punto di morte e proprio per questo fatte profondamente personali, parole gridate a tutti nel giorno che doveva essere solo il quarto dalla sua morte e invece è il primo del ritorno alla vita. Parole stabili anche per noi, perché vere!

E penso che proprio alla luce, al calore di quelle parole si sia accorto che anche se il suo amico Gesù non era fisicamente presente, lo era però in un modo particolare, forse più forte ma senz’altro più vero: era lì col cuore ardente d’amore e d’affetto.

5 commenti:

  1. Non sono una credente come te, non ho questa marcia in più. Non riesco a staccarmi dal pianeta terra anche se vedo persone che vibrano staccate dal suolo grazie alla lora incrollabile fede.Concedimi una piccola riflessione su gli ipotetici pensieri di Lazzaro in punto di morte. Il trapasso può spaventare perchè non si sa con certezza che cosa possa accadere "dopo", mi viene spontaneo pensare che abbia sicuramente pregato. Ho lavorato per 10 anni in una casa di riposo per anziani e ne ho visti diversi di "trapassi", tutti hanno chiesto l'itervento del Signore per non affrontare il momento da soli. Come si fa ad ignorare un aspetto del proprio animo nell'arco dell'intera vita e poi appellarsi a un qualcosa di Superiore nel momento in cui fa "comodo". Non riuscirò mai a capire l'irrazionalità dell'animo unmano. sono proprio una terrestre!!!

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  2. Innanzi tutto benvenuta, Carla. E poi grazie del tuo intervento, che ho molto apprezzato. Quello che dici è vero: il momento del trapasso spaventa perché non sappiamo cosa possa accadere dopo.
    Anch'io ho assistito ad alcune morti (senz'altro meno di te) e anche nelle persone che ormai non capivano più niente, anche il solo fatto di prendegli la mano, di carezzarla, di parlargli dolcemente, sembrava alleviare la loro sofferenza, di placare la loro paura, di farle sentire meno sole.

    Permettimi anche una piccola digressione. Io personalmente diffido un po' delle persone che "camminano a dieci centimetri da terra", penso sempre che quando cadranno si faranno più male ;-)
    Scherzi a parte, personalmente penso che non ci sia religione più 'terrestre' della cristiana. In fondo crediamo in un Dio che si è fatto uomo, che ha camminato su questa terra, che si è sporcato i piedi e le mani col fango e col sudore, che quando era bambino se la sarà anche fatta addosso come tutti i bambini.
    Siamo esseri umani, fatti di argilla ma con un soffio divino dentro di noi. E chi pretende di essere un angelo finisce per diventare un asino (per non dire peggio). E forse è proprio questo soffio divino che nel momento cruciale, quando tutte le difese che ci siamo costruiti dentro crollano, riesce a prorompere e a risalire dal nostro profondo per uscire dalle labbra e dal cuore.
    Pace e benedizione

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  3. Davanti a questa scena mi sono chiesto anch'io quale è il posto della preghiera nella morte. Forse la preghiera è solo 'esercizio' dei viventi e, appunto, nella vicenda di Lazzaro sono solo le sorelle, l'una in un modo e l'altra in un altro, a rivolgersi a Gesù. Lazzaro può soltanto uscire dal sepolcro obbedendo a quell'appello di Gesù:'Lazzaro vieni fuori!', che è sempre la parola che Dio Padre ha pronunciato convocandoci alla vita una volta per tutte. Ognuno metta il proprio nome di battesimo al posto di 'Lazzaro' e gusti la potenza e l'amore che vince la morte, in prima persona. Del resto, che cosa possiamo sapere o immaginare noi della morte? noi che siamo fatti per la vita? Solo il Risorto, che ha vinto la morte, può dircelo e usa queste parole 'Io sono la risurrezione e la vita'. Possiamo ripeterle nel corso dei nostri giorni, andando incontro alla nostra morte e allora, la Parola, che è piena di Spirito Santo, farà il suo corso anche in noi, anche se saremo in coma, o storditi, o comprensibilmente terrorizzati davanti all'ignoto. Non spetta a noi vincere la morte e la sua paura. C'è già chi lo ha fatto per noi, molto concretamente.
    Buon cammino a tutti verso la nostra Pasqua!
    paolo

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  4. È vero, caro Paolo, ogni giorno, ogni momento anche a noi Dio dice " .... vieni fuori". Vieni fuori dalla tomba del tuo egoismo, vieni fuori dai tuoi orizzonti limitati, dai tuoi ideali minuscoli, vieni fuori alla vita piena, all'amore pieno, alla libertà.
    Pace e benedizione

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  5. Personalmente penso che il fatto di essere innamorati di questa vita ( e io lo sono tanto)non mi porta a considerare la morte come qualcosa di esclusivamente negativo. San Paolo di fronte alla morte usa il termine "è giunta l'ora di spiegare le vele" e la morte del Santo, come sappiamo, non fù in un comodo letto con il conforto dei familiari. Sarà perché la mia fede è una fede razionale, ho lottato con tutte le mie forze per negare Gesù, ma alla fine mi sono dovuto arrendere!
    Perciò quel difficile passaggio che è la morte, io me lo immagino come l'ultima barriera che mi separa dall'abbraccio con il mio Signore.

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