sabato 1 marzo 2008

Quarta domenica di Quaresima - Il cieco nato

Succede a volte che quando chiediamo al Signore con insistenza qualcosa nella preghiera, ci sentiamo delusi se non la otteniamo subito, ci sembra che lui non ci voglia accontentare. E così ci dimentichiamo di tutti gli infiniti miracoli che ci accompagnano ogni giorno e che prendiamo come dovuti, come ovvi.

C’è una cosa che colpisce nel vangelo di oggi: al contrario delle altre volte, Gesù per fare il miracolo non aspetta che ci sia una richiesta da parte di qualcuno. Anzi, qui sembra che tutti, più che chiedere un miracolo, siano impegnati a trovare delle colpe. E allora è Gesù che deve prendere l’iniziativa.

Anche noi forse siamo un po’ ciechi perché non ci accorgiamo di tutti quei miracoli che non abbiamo mai chiesto ma che pure abbiamo! Quanti sono i miracoli che non abbiamo mai chiesto ma che rendono incredibilmente bella la nostra vita!

Al risveglio di Tommasino, la mamma gli chiede: Hai fatto una bella ninna? Sì, è la risposta. E che hai sognato? Baci, coccole e carezze, risponde Tommasino. Il commento della mamma: Che cosa si può volere di più dalla vita? (*)

I sogni non li programmiamo, ci vengono e basta. Anche noi, come Tommasino, ogni giorno siamo colmati da Dio di baci, coccole e carezze: il sorriso di una persona cara, l’incontro con un amico, una bella canzone che sentiamo alla radio, qualcosa di bello che vediamo inaspettatamente, ma anche il solo essere vivi, il poter vedere il giorno che avanza, il poter cantare, ridere … Sono davvero tantissimi i miracoli che non abbiamo chiesto mai ma di cui possiamo gioire ogni giorno!

Dobbiamo imparare a riconoscerli, ad accorgerci di quanto siamo amati da Dio, di quanto immensamente ci vuol bene, per regalarci così tanta bellezza, così tanta felicità! Sarebbe bello se ogni sera, insieme all’esame di coscienza, facessimo anche una specie di inventario dei tanti miracoli non richiesti che ci sono capitati durante la giornata.


(*) Ringrazio Marina per avermi concesso di citare questo episodio da lei narrato. Questa però è la versione che ho usato coi grandi. Coi piccoli vado a braccio. Spero che mi perdoni se sono andato oltre il suo permesso.

3 commenti:

  1. Riflettendo su questo Vangelo del cieco nato, mi sono accorto di quanto la 'religione' può allontanarci da Dio, pur nell'illusione rassicurante di essergli vicini, e di quanto invece la Fede ci avvicini a Lui, anzi, ci metta in grado di gustare la sua presenza(perchè in realtà è sempre Lui che ci avvicina per primo). Alla fine il cieco VEDE e allora si prostra davanti a Gesù, perchè lo VEDE per la prima volta. Anche a me capita così quando lo VEDO e non quando lo penso o penso a riflessioni o a idee su di Lui. Incontrare il Signore di persona. Farsi trovare. Aspettare pazienti l'incontro come quando, innamorati, si arde nell'attesa di rivedersi e vedersi ancora, e ancora, aperti a ciò che non sapevi nemmeno che potesse esistere...allora nei nostri occhi, senza sforzi nè artifici, si leggerà la luce, anzi, il fuoco dell'incontro.
    Buon volo a tutti. Grazie a Julo e a Gigi.
    diacono Paolo di Trieste.

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  2. Ah quanto hai ragione!(anche Paololongo48)
    Se penso a quanto sono stata cieca mentre mi allontanavo da Lui, avevo un'educazione cristiana una madre devota e sono stata cieca. Ho voluto guardare quella parte della cristianità negativa, gli uomini e non Dio. Ho preferito criticare la mia comunità ed allontanarmi invece che capire che dovevo "bypassare" l'arroganza umana e restare con LUi. Fortunatamente "qualcosa" (io credo sia stata mia madre che deve essere arrivata dritta lassù senza passare per il prgatorio)mi ha riportato all'ovile. E' solo per questo mia riconcigliazione che sopporto la durezza della quotidianità, so bene che è il frutto dei mie grandi errori e Dio mi lascia cuocere ancora un pò nel mio brodo solo perchè devo ancora capire delle cose. Aspetto paziente lottando perchè le cose cambino, ma dentro di me è cambiato tutto e non rinuncerò mai più al Suo Amore.
    Grazie per i bei post e ...le preghiere...
    Spero di essere in grado di scirvere così anch'io, presto...Fiore

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  3. A volte è la speranza la grande assente. E se la speranza è, come dice il Santo Padre, nella sua ultima enciclica la fede, è proprio questa che "vacilla". Fidarsi di Dio è ciò che siamo chiamati a vivere. Certo non desideriamo, "vogliamo", chiediamo e non tutto accade come a noi piacerebbe. Che significa? Credo che abbiamo dentro una fede e una speranza che deve crescere. In questo potremmo prendere come consiglio qualcosa che lo stesso Benedetto XVI dice in proposito. Lui ci suggerisce la preghiera come "luogo di apprendimento della speranza". Pregare come il Padre celeste vuole è il modo più giusto per crescere e sperare che cosa? Sperare di essere capaci di fare la Sua volontà e non la nostra. Ma, umani come siamo, quanto è difficile?

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