lunedì 26 maggio 2008

Diaconi (4)

Ma alla luce di tutte le cose dette nei precedenti post (servizio di unità nella carità, unione col vescovo, autonomia nel mandato) come si colloca oggi il diacono?
Una prima indicazione ci viene da un fatto. Tutti i documenti insistono che il diacono permanente si deve mantenere col suo lavoro, che non può chiedere nessun compenso per l’opera che svolge.

Qui è necessario aprire un inciso. I documenti ufficiali stabiliscono quanto detto sopra, però aggiungono anche che in caso ad un diacono venga affidato un incarico che non gli concede la possibilità di avere un lavoro, la diocesi presso cui è incardinato, e che gli ha affidato questo incarico, deve assicurargli uno stipendio che permetta a lui e alla famiglia di vivere in modo decoroso. Solo che la convenzione Italia-CEI, quella che ha stabilito il Fondo per il sostentamento del clero, dà la possibilità di ‘stipendiare’ solo i preti. Quindi una diocesi che dovesse pagare un diacono dovrebbe farlo di tasca propria e non potrebbe ricorrere a detto fondo (anche se i diaconi sono clero). All’estero la situazione è un po’ diversa, dipende da stato a stato. In Inghilterra tutti i diaconi ricevono un compenso per il lavoro svolto in parrocchia proporzionato al servizio che fanno e al tempo che passano in servizio. In Francia invece ricevono un rimborso spese a seconda del tipo di servizio che svolgono.

Il fatto quindi di lavorare come tutte le persone, oltre ad avere, almeno nella maggioranza, una famiglia, ci pone realmente come ponte tra il clero e il popolo. È proprio su questo versante che proprio il nostro essere costruttori di unità può trovare il campo privilegiato.

Pace e benedizione

Pensieri sparsi

In questo ultimo tempo non è che avessi avuto molto tempo da dedicare al blog.
Prima il 730, che anche se non compilo più io (da anni vado al CAF) mi mette sempre in agitazione e apprensione: ho preso tutte le carte? non avrò dimenticato niente? saranno tutte giuste le carte che ho preparato?
Qui ho fatto la prima scoperta (spiacevole) il CAF mi aveva mandato l'elenco di tutte le possibili detrazioni. Scopro che se l'anno scorso ho cambiato televisione posso portarla in detrazione. Caso vuole che l'unica televisione di casa, dopo circa 15 anni di servizio, proprio l'anno scorso abbia esalato l'ultimo respiro. Vado a cercare lo scontrino (e la ricevuta del canone RAI). Ma la detrazione è solo per televisioni dai 26 pollici in su. Io avevo preso una da 20 pollici. Meno male che c'era un governo di sinistra!!!
Altra cosa: avevo anche un po' di ricevute di donazioni fatte a onlus. Le ho sempre scaricate. Da quest'anno se la donazione è stata fatta in contanti non si può più detrarre. Solo le donazioni fatte con bonifico bancario sono deducibili. Un bel regalo alle banche da parte del governo Prodi.

Quest'anno dovevo compilare anche la dichiarazione di mio padre. Le sue carte le ho io, tutte insieme e in un posto. C'era anche una ricevuta da oltre 3000 euro per protesi acustica, quindi deducibile. Non la trovo più! Ho passato tre giorni a ribaltare la casa, spostare mobili, passare e ripassare le sue carte una a una almeno 5 volte. NIENTE, LA FATTURA NON C'È PIÙ. Per fortuna la ditta che gli aveva fornito gli apparecchi me ne ha stampata subito un duplicato. E sì che mi ricordo ancora la busta in cui era e che avevo fatto attenzione a metterla bene via proprio perché non vada persa.

Infine, ti rendi conto che inizi ad invecchiare quando un tuo ex alunno muore, e non per un incidente.

Pace e benedizione

venerdì 23 maggio 2008

AVVISO

Sul solito sito potete trovare la settima e ultima scheda sulla Seconda lettera di Paolo a Timoteo.
Inoltre c'è anche una piccolissima bibliografia.

lunedì 19 maggio 2008

I diaconi (3)

Il termine "diacono" deriva dal greco e significa "servo". Oggi questo vocabolo ha un'accezione un po' negativa, ma 2000 anni fa non era così. Il servo non è lo schiavo. Il servo era colui che aveva la piena fiducia della persona presso cui prestava il suo servizio. Era un uomo libero, molto spesso un liberto. Il più delle volta il servo era la persona che curava gli interessi del padrone, e ne era anche il confidente. Aveva autonomia nelle scelte.
Possiamo dire, usando una terminologia moderna, che il padrone dettava la linea di politica economica e sociale, e il servo la applicava nel concreto. Più che un puro e semplice esecutore di ordini si potrebbe vagamente paragonare ad un amministratore delegato che riceve dagli azionisti il mandato di curare i loro interessi facendo scelte autonome (e rispondendone di persona).

A risentirci alla prossima.
Pace e benedizione

giovedì 15 maggio 2008

Condividere il sogno

La parola ebraica per ‘pane’, lechem, si scrive con tre lettere (lamed-chet-mem). Il pane, nella tradizione ebraica, deve essere intinto nel sale, melach, che si scrive con le stesse tre lettere ma disposte diversamente. E queste tre lettere sono anche quelle della parola ‘sogno’, chalom.

Mangiare è condividere un sogno! Condividere un sogno significa la capacità di trasmettere e di offrire all’altro una scintilla di futuro … e di speranza!

mercoledì 14 maggio 2008

Cara amica di un tempo che fu

Avevo caricato nel lettore mp3 il doppio live dei Nomadi. E oggi, mentre andavo a lavorare in bus ho sentito questa canzone. Non è la prima volta che la sento, ma oggi mi sei tornata in mente.
Era quasi 40 anni fa, e tu eri la più bella di tutta la scuola, tutti noi ragazzi, in piena tempesta puberale, eravamo innamorati di te. E dopo un paio d'anni ti ho conosciuto, e mi hai confidato che il tuo essere bella lo sentivi come un peso, era per te una sofferenza.
Ma poco dopo, non un incidente, ma una malattia ti ha portato via in tre giorni.
Quello che fa più male è che non ricordo più il tuo nome, ricordo solo dei capelli biondi e un sorriso.
"vorrei pensare che come allora sorridi".
Ciao cara amica di un tempo che fu.
Grazie per essermi stata amica, anche se solo per poco. Grazie per avermi insegnato che la bellezza esteriore può essere una sofferenza.

martedì 13 maggio 2008

Alla fermata del bus

Una bella giornata di sole, 26-27 gradi. Nonostante la stanchezza non ho voglia, una volta finito l'orario di lavoro, di tornare a casa. Un colpo di telefono a casa e l'appuntamento è fissato alla fermata in comune del mio bus col suo. Meta successiva un caffè in quel baretto in città vecchia con i tavolini sulla piazzetta a zona pedonale.
Io arrivo prima. E come faccio quando sono allegro, invece di pensare ai fatti miei, guardo le persone che passano (ed essendo in centro alle 16 passate passano molte persone) e dalle facce, dai vestiti, dagli atteggiamenti (modo di camminare, espressione, ecc.) mi immagino delle storie.

Quella coppia anziana che cammina mano nella mano, naso all'aria sono sicuramente dei turisti. Ammirano quei palazzi che noi 'indigeni' a furia di averli sotto gli occhi neanche vediamo più. Poi lui si rivolge a lei in inglese. Staranno senz'altro festeggiando il loro anniversario di matrimonio con una crociera sulla Queen Elizabeth II che è arrivata oggi.

Invece quei due giovani, anche loro parlanti l'idioma di Albione, saranno appena arrivati con un volo Rayanair.

Quel giovane abbronzato, elegante, occhiali scuri, che parla al cellulare è senz'altro un qualche bancario che sta dando ulteriori istruzioni per qualche investimento da centinaia di migliaia di euro.

Ma ecco, quella ragazza che si avvicina a capo chino, lo sguardo basso. Sicuramente il suo ragazzo la sta facendo soffrire.

E quelle due dodicenni, una con microgonna (più una cintura alta che una gonna) e l'altra col velo islamico, che camminano ridendo di cose conosciute solo a loro, sono due compagne di scuola che si godono un pomeriggio senza compiti.

E poi c'è la vecchietta col bastone che torna a casa dopo un paio d'ore in città con le amiche, magari al caffè, o a vedere delle vetrine e commentare i prezzi sempre più alti e la moda sempre più assurda.

E il nonno col nipotino. E facce allegre. E facce tristi. E camminari spediti. E passi stanchi.

E poi arriva il suo bus. E tutto passa in secondo piano. Una dissolvenza incrociata dalle persone a una persona.

E nonostante siano 31 anni di matrimonio mi sembra di vederla per la prima volta. È sempre quella magnifica ragazza.


domenica 11 maggio 2008

Comunità

La parola ebraica che indica la 'comunità' ha al suo interno le lettere della parola 'futuro'.

Questo dà lo spunto ad alcune considerazioni che si possono applicare a tutte le comunità, non solo a quelle religiose o alle parrocchie.

Una comunità è tale quando è fatta da persone che condividono un progetto per il futuro. Senza questa volontà di avvenire non c'è comunità. Non è sufficiente stare bene insieme, perché la comunità non resisterà alla prova del tempo. Le persone col tempo cambiano, e colui che oggi è simpatico domani può diventare insopportabile. Se è solo la simpatia a tenerci insieme la comunità si sfascia.
È solo la tensione verso il domani, verso un avvenire condiviso, che ci fa superare le differenze individuali, le caratteristiche personali. Ma non solo ce le fa superare, ma ce le fa accogliere come un arricchimento per tutti, ci fa accogliere l'altro nella sua persona, nella sua diversità. Il suo essere diverso da me non rappresenta più una minaccia, ma una occasione di ricchezza e di crescita comune. L'altro diventa un dono. E io divento un dono per gli altri.


Pace e benedizione

giovedì 8 maggio 2008

I diaconi (2)

Chi parla molto dei diaconi nei suoi scritti è Ignazio di Antiochia. In tutte le sue sette lettere scritte (qui potete trovare i testi di queste lettere, anche nella versione in greco)durante il viaggio a Roma per affrontare il martirio ne parla. Eccone un esempio:
"Non sono diaconi di cibi e di bevande, ma servitori della Chiesa di Dio. Occorre che essi si guardino dalle accuse come dal fuoco. Similmente tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, come anche il vescovo che è l'immagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come il collegio degli apostoli. Senza di loro non c'è Chiesa." (Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Tralle)

Colpiscono due affermazioni "non sono diaconi di cibi e di bevande" e "senza di loro non c'è Chiesa". Queste due frasi sono indice che in pochi anni (Ignazio morì nel 107) la riflessione sulla Chiesa e sui ministeri si era molto sviluppata.

In tutte le sue lettere mette molto l'accento sull'importanza dei diaconi per la Chiesa. C'è da dire che comunque allora la situazione era molto diversa da quella attuale (dice anche che la Messa senza vescovo, presbiteri e diaconi non si può celebrare, cosa che al giorno d'oggi sarebbe impossibile), ma quello su cui insiste molto è lo stretto rapporto che ci deve essere tra il vescovo e i diaconi. È questo un punto che sulla carta è basilare ancora oggi (è sottolineato anche dal rito dell'ordinazione). In effetti Ignazio indica i diaconi, e non i presbiteri, come i più stretti collaboratori del vescovo.
Oggi la situazione è molto cambiata. Secoli di abbandono del diaconato permanente hanno contribuito a far si che il rapporto vescovo-diaconi non sia più quello descritto da Ignazio. Le situazioni sono diverse da diocesi a diocesi, in dipendenza anche dalla diversità individuale e caratteriale dei singoli vescovi, ma in genere si nota anche che nel corso degli anni il ruolo dei diaconi e il loro rapporto col vescovo è migliorato, sta diventando più profondo.

Comunque in tutti i documenti, anche i più recenti, sottolineano che il ripristino del diaconato permanente non viene fatto per sopperire in una qualche maniera al diminuire delle vocazioni presbiterali, ma trova la sua motivazione proprio in quelle parole di Ignazio che ho riportato sopra "senza di loro non c'è Chiesa"!

Mi rendo conto che queste righe non chiariscono cosa sia oggi il diacono, ma voglio lasciare spazio ad altri post.

Pace e benedizione

sabato 3 maggio 2008

I diaconi

Innanzi tutto una premessa: queste proposte sono solo miei idee e miei riflessioni personali.

Ma veniamo all'argomento del post.

L'istituzione dei diaconi viene da questo passo del libro degli Atti degli Apostoli (6, 1-6):

"In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani."

Ad una prima lettura ai diaconi è riservato "il servizio delle mense", che normalmente si intende come il servizio della carità attiva verso i più bisognosi e i meno abbienti.
Io penso che questo della carità debba essere il cuore dell'essere 'diacono' (anche se in realtà è il cuore dell'essere cristiano tout-court), ma che il compito del diacono non deve e non può essere limitato a questo.
L'istituzione dei diaconi nasce da una situazione di disagio che ha portato ad una divisione. Come detto chiaramente i diaconi vengono istituiti per riportare l'unità in una comunità divisa. E d'altra parte nei versetti subito seguenti a questi proposti si narra proprio di Stefano che dibatte questioni teologiche e dottrinali, e nel cap. 8 c'è la storia di Filippo che va a predicare in Samaria.
Quindi fin da subito dopo la loro istituzione, i diaconi non si sono limitati a fare opere di carità nel senso comunemente inteso, ma hanno anche predicato e testimoniato con la vita (che in fondo sono pure esse stesse opere di carità).
Per concludere questa prima riflessione quindi direi che il servizio dei diaconi dev'essere un servizio di unità svolto nella carità.

Alle prossime puntate.
Pace e benedizione.