domenica 11 maggio 2008

Comunità

La parola ebraica che indica la 'comunità' ha al suo interno le lettere della parola 'futuro'.

Questo dà lo spunto ad alcune considerazioni che si possono applicare a tutte le comunità, non solo a quelle religiose o alle parrocchie.

Una comunità è tale quando è fatta da persone che condividono un progetto per il futuro. Senza questa volontà di avvenire non c'è comunità. Non è sufficiente stare bene insieme, perché la comunità non resisterà alla prova del tempo. Le persone col tempo cambiano, e colui che oggi è simpatico domani può diventare insopportabile. Se è solo la simpatia a tenerci insieme la comunità si sfascia.
È solo la tensione verso il domani, verso un avvenire condiviso, che ci fa superare le differenze individuali, le caratteristiche personali. Ma non solo ce le fa superare, ma ce le fa accogliere come un arricchimento per tutti, ci fa accogliere l'altro nella sua persona, nella sua diversità. Il suo essere diverso da me non rappresenta più una minaccia, ma una occasione di ricchezza e di crescita comune. L'altro diventa un dono. E io divento un dono per gli altri.


Pace e benedizione

7 commenti:

  1. Purtroppo mi pare che alcune parole che tu usi non siano piu' di moda:
    - condividere
    - tensione verso il domani
    - accogliere
    - crescita comune
    - dono.
    Ho in mente il desolante affresco che ho visto ad Anno Zero sulla realta' giovanile. Non si puo' generalizzare certo, pero' e' desolante.

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  2. A voler esser realisti, anche il termine 'comunità' non è più di moda ;-(

    In quest'ultimo periodo stavo un po' riflettendo su quel comandamento che dice "Non rubare". Mi sembra di essere d'accordo con Giorgio Gaber quando asserisce "La mia generazione ha perso". La mia (nostra) generazione, che era piena di speranze, in fondo ha commesso un grande furto nei confronti delle giovani generazioni: gli ha rubato la speranza. È vero che i giovani danno un'immagine desolante, ma non è tutta colpa loro. Siamo noi adulti che gli abbiamo negato ogni tensione verso un futuro, che gli abbiamo insegnato che 'condividere', 'donarsi' sono parolacce senza senso. Ma per fortuna i giovani sono spesso migliori di come pensiamo. Non chiudiamoli in etichette di comodo (per noi).
    Pace e benedizione

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  3. il tuo post è verità, accettare il diverso che sta nell'altra persona non è facile. richiede tanto impegno e costanza che ci può dare solo l'amore. Ma alla fine ne vale la pena, si raggiunge un livello molto alto di comprensione, di apertura e di empatia: si arriva ad essere UNITI nella diversità.

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  4. Mi pare corretto definire una comunità nel modo in cui la definisci tu. Mi pare anche evidente che nel nostro paese tale condizione sia ancora una chimera. Per quanto riguarda i giovani il discorso è molto lungo: certo se siamo arrivati a ciò che abbiamo davanti probabilmente erano "bacati" anche i nostri educatori e si andrebbe molto indietro nel tempo. Sono contento di leggere un'opinione che riguarda la società e non solo aspetti tecnici dell'essere chiesa.

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  5. Grazie Enzo del tuo msg.
    In effetti il discorso 'giovani' è molto complesso. Con la facile tentazione di fare dei discorsi molto generali. In genere non mi piacciono i discorsi per categorie (i giovani, i vecchi, i leghisti, i Rom, gli extra comunitari, ecc.). Ma è una tentazione in cui cado troppo spesso, complice anche il mezzo di comunicazione che stiamo usando.
    Pace e benedizione

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  6. No, certo, non è colpa dei giovani. Sì, hai ragione, non bisogna generalizzare. Ci sono tanti giovani in gamba, che fanno volontariato, che leggono libri, che si interrogano ed hanno voglia di fare. Però vedere quanti numericamente fanno la fila tutta la notte per il provino del Grande Fratello, o peggio, quanti fanno uso di droghe e non si chiedono nemmeno perchè stanno buttando via la loro vita oltre che il loro cervello, non può non preoccuparci.

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  7. Bhè però se si riflette bene.. il concetto di comunità che tu dici, senza andar troppo lontano, fa già parte di ogni vita umana: è la propria famiglia!!
    Ecco perchè la disgregazione familiare e la precarietà affettiva nuociono e sono l'estremo avversario della società ad incominciare dai giovani.

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