mercoledì 11 giugno 2008

Diaconi (5)

La considerazione sull'essere il diacono un ponte tra clero e fedeli, apre a una precisazione.

La domanda che più spesso ci viene fatta, non è “Cos’è un diacono?”, ma “Cosa può fare un diacono?”.

Se ci mettiamo nella prospettiva di cosa un diacono può, o non può, fare, ci poniamo sotto un punto di vista errato. Perché diciamolo in tutta sincerità: sotto questa visuale i diaconi non servono a niente, non sono necessari.

Per amministrare battesimi e benedizioni, per celebrare matrimoni e funerali ci sono già i presbiteri che lo fanno da sempre. Dire che oggi i preti sono pochi non giustifica assolutamente il ripristino del diaconato permanente. Inoltre la santificazione del mondo è compito specifico di tutti i laici, non c’è assolutamente bisogno di membri del clero per questo (anzi).

Quindi rimanendo sul discorso di cosa può fare un diacono non si ha giustificazione al ripristino del diaconato. Se si rimane su questo versante ha ragione chi vede in questo passo un tentativo di clericalizzazione del laicato.

Il discorso invece cambia radicalmente se lo affrontiamo dal punto di vista del ricreare unità, dell’essere al servizio della comunità per un sempre più forte legame tra clero e laici.

Nel 1965, il decreto conciliare «Christus Dominus» (n. 16) dice: «I vescovi cerchino di conoscere a fondo le loro necessità (dei fedeli) e le condizioni sociali nelle quali vivono, ricorrendo, a tale scopo, a tutti i mezzi opportuni, e specialmente alle indagini sociologiche». I preti hanno una conoscenza veramente profonda dei fedeli, ma a loro manca in genere tutta una serie di rapporti con le persone più lontane dalla chiesa. Chi invece con queste persone ha un contatto continuo è proprio il diacono che si trova, proprio perché lavora, a stretto contatto con loro.

Viviamo in una società in cui per la maggior parte delle persone il clero è fatto da persone che vivono nel loro mondo, non hanno conoscenza se non indiretta dei problemi della ‘gente comune’. Il fatto di avere il collega che fa parte del clero, può e deve essere occasione di riavvicinamento di queste persone.

Pace e benedizione

14 commenti:

  1. Assolutamente e in ogni parte a favore di ciò che tu dici.
    Sai che anch'io ricado tra quelli che chiedono curiosi "cosa può fare il diacono?".. Ciò è dovuto al fatto che abbiamo un diacono permanente (molto bravo tra l'altro) in parrocchia che ogni volta scopro che ufficializza i più svariati rituali diversi... facendomi (ri)scoprire altresì i valori dei sacramenti da un punto di vista diverso

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  2. Verrebbe da dire tante cose al riguardo… (eventualmente rimando a quanto ho scritto il 17 maggio scorso e che hai commentato…)

    Il discorso tra il "fare" e l'"essere" potrebbe essere un po' complesso. In questo momento mi chiedo perché il "cosa fa o può fare il diacono" è sempre abbinato su una falsariga di quello che fa il prete o quelli che collaborano (laici) strettamente col prete, mancando di quella fantasia che ci dona lo Spirito. Penso che sia sempre bene chiederci se ci sono altri modi di "presenza" di Cristo nel mondo. Gesù, quando camminava per le strade della Palestina e insegnava nelle sinagoghe, aveva uno stile ed un modo molto diversi dagli "uomini di chiesa" del suo tempo, pur essendo lui un ottimo osservante.

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  3. Quando il fare o l'avere prevale sull' essere, non va mai bene.Spesso, però, è il fare che caratterizza il Diacono.

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  4. Grazie don Giorgino del tuo intervento. Molto giusto quanto dici sul fatto che l'essere deve prevalere sul fare e soprattutto, aggiungo io, sull'avere.
    Ma il nostro essere deve manifestarsi nel fare. Si tratta di avere il giusto equilibrio per cui il nostro fare non finisca per prevalere. Come sempre è necessario il discernimento e l'esame della nostra vita. Bisogna fare spesso il punto nave per vedere se siamo ancora sulla rotta giusta o se invece i venti e le correnti non ci abbiano fatto deviare. Scusa il linguaggio marinaresco, ma siamo in estate ...
    ;-)
    Pace e benedizione

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  5. Il linguaggio marinaresco non mi fa paura, visto che per trenta anni ho fatto il marinaio e anche l'elicotterista, quindi i punti nave sono di casa. Io ho sempre paura del "ministero della soglia", della "cerniera fra laici e clero" o " fra lontani e vicini". Due considerazioni: o prima della ristaurazione del diaconato questo aspetto della pastorale era ignorato o non se ne sentiva il bisogno o ancora non gli è stata data nessuna importanza perché questa l'esigenza c'era. Oppure è nata con il diaconato. In ogni caso è una branca della pastorale a cui tutti devono essere orientati e tutti se ne devono fare carico, diaconi, preti e vescovi, nella stessa misura. Ci possiamo anche porre una domanda: nei posti di lavoro in cui non ci sono diaconi,e sono tanti,non ci si deve preocupare nessuno?
    un abbracio.

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  6. Il linguaggio marinaresco non mi fa paura, visto che per trenta anni ho fatto il marinaio e anche l'elicotterista, quindi i punti nave sono di casa. Io ho sempre paura del "ministero della soglia", della "cerniera fra laici e clero" o " fra lontani e vicini". Due considerazioni: o prima della ristaurazione del diaconato questo aspetto della pastorale era ignorato o non se ne sentiva il bisogno o ancora non gli è stata data nessuna importanza perché questa esigenza c'era. Oppure è nata con il diaconato. In ogni caso è una branca della pastorale a cui tutti devono essere orientati e tutti se ne devono fare carico, diaconi, preti e vescovi, nella stessa misura. Ci possiamo anche porre una domanda: nei posti di lavoro in cui non ci sono diaconi,e sono tanti,non ci si deve preocupare nessuno?
    un abbracio.

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  7. Il linguaggio marinaresco non mi fa paura, visto che per trenta anni ho fatto il marinaio e anche l'elicotterista, quindi i punti nave sono di casa. Io ho sempre paura del "ministero della soglia", della "cerniera fra laici e clero" o " fra lontani e vicini". Due considerazioni: o prima della ristaurazione del diaconato questo aspetto della pastorale era ignorato o non se ne sentiva il bisogno o ancora non gli è stata data nessuna importanza perché questa esigenza c'era. Oppure è nata con il diaconato. In ogni caso è una branca della pastorale a cui tutti devono essere orientati e tutti se ne devono fare carico, diaconi, preti e vescovi, nella stessa misura. Ci possiamo anche porre una domanda: nei posti di lavoro in cui non ci sono diaconi,e sono tanti,non ci si deve preocupare nessuno?
    un abbracio.

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  8. Il linguaggio marinaresco non mi fa paura, visto che per trenta anni ho fatto il marinaio e anche l'elicotterista, quindi i punti nave sono di casa. Io ho sempre paura del "ministero della soglia", della "cerniera fra laici e clero" o " fra lontani e vicini". Due considerazioni: o prima della ristaurazione del diaconato questo aspetto della pastorale era ignorato o non se ne sentiva il bisogno o ancora non gli è stata data nessuna importanza perché questa esigenza c'era. Oppure è nata con il diaconato. In ogni caso è una branca della pastorale a cui tutti devono essere orientati e tutti se ne devono fare carico, diaconi, preti e vescovi, nella stessa misura. Ci possiamo anche porre una domanda: nei posti di lavoro in cui non ci sono diaconi,e sono tanti,non ci si deve preocupare nessuno?
    un abbracio.

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  9. Caro don Giorgino, certo che appena ritorno dalle vacanze trovare questi tuoi commenti è un brusco rientro nella riflessione più importante ;-)
    Sono un po' frastornato da quasi 1000 km di macchina per cui faccio un po' fatica a riunire le idee.

    Rispondo per prima alla tua seconda domanda. La risposta è semplice. Compito dei laici è la santificazione della società, e in particolare dei luoghi di lavoro (Christifidelis laici).

    Salto un po'.
    Distinzione tra lontani e vicini. Anche a me spesso da fastidio, anche perché penso che molte volte (e mi viene da dire quasi sempre) chi è lontano si è allontanato per colpa nostra. Poi rimane sempre da stabilire una cosa: lontano da chi? Troppe volte sento usare questa definizione nel senso di "lontano da me/noi". Invece l'unica lontananza che dovrebbe preoccuparci è quella da Dio. Sotto questo aspetto penso che NESSUNO sia lontano dal cuore di Dio. L'unica distanza che mi dovrebbe preoccupare è di non essere io lontano da Dio.

    La tua prima considerazione richiede un po' più di riflessione, per cui per il momento passo.

    Pace e benedizione

    PS: dovrò stare attento al mio linguaggio 'marinaresco'. Anche se vivo in una città di mare non sono mai andato in nave, ho fatto il militare negli alpini e ho sempre preferito la montagna.

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  10. Ben tornato dalle vacanze, mi auguro che ti sia riposato abbastanza.

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  11. Caro don Giorgino,
    rieccomi.
    Allora, la questione che apri mi pare complessa. Il diaconato nasce, come descritto negli Atti, per rispondere ad una necessità pastorale (vedi il mio primo post su questo argomento:
    http://ilvolodegliuccelli.blogspot.com/2008/04/i-diaconi.html)

    Poi un'altra cosa. Le situazioni cambiano, alcuni rami della pastorale diventano +o- inutili, altri un tempo marginali diventano importantissimi, ne nascono di nuovi. È un mondo in rapido cambiamento, che richiede risposte nuove. Una di queste nuove risposte può essere il diaconato? Non lo so, molto probabilmente si. Di certo, come dici tu, il fatto che già il Concilio di Trento lo avesse previsto (il diaconato permanente) ma che non se ne fosse fatto niente fino al Vaticano II mi fa pensare che lo Spirito avesse in mente qualcosa di ben preciso. E che questo "noi non sappiamo come e perché" stia germogliando.

    Pace e benedizione

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  12. molto intiresno, grazie

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