giovedì 28 gennaio 2010

Per Haiti

Tutti noi stiamo facendo del nostro meglio per Haiti (come l'abbiamo fatto e continuiamo a farlo per L'Aquila). Oggi leggevo queste parole di Richard (le scrive il 21 gennaio) un giovane haitiano:

"La notte, la vita, la morte, non vedo alcuna differenza.
Da martedì 12 gennaio, da quando il paese è immerso in una profonda sofferenza, ho visto decine di anni assorbiti da cinque secondi di scosse. La speranza è svanita; non ci sono più soldi, non c’è più lavoro, decine di migliaia di persone senza riparo, senza acqua, senza cibo, senza elettricità.
Lo stato, prima, era assente, ora si può dire che è fuggito.
Sotto le macerie i cadaveri sono in decomposizione dopo nove giorni. C’è un odore terribile in quasi tutti i quartieri, si dorme all’aperto accanto alla spazzatura, all’odore di urina e alle feci. Arriveranno epidemie di tipo sconosciuto.
....
Provate a immaginare per un attimo: una generazione che non ha avuto quasi alcuna formazione per quanto riguarda le catastrofi naturali è smembrata da questa. Non sapevo che, dopo un terremoto, le scosse di assestamento potessero essere così forti, per tutta la notte durante il sonno soffro di palpitazioni e quando si verifica una scossa di assestamento mentre sto sonnecchiando, rimango senza fiato."

Richard chiude la sua lettera con una richiesta che giro a chi la vorrà accogliere: di pregare il 12 di ogni mese e per 12 mesi per il popolo haitiano. Per lui è molto importante.

Qui potete trovare la sua lettera insieme ad altre di giovani di Haiti

mercoledì 27 gennaio 2010

Piccola ricetta

A me il miele piace molto. Preferisco in genere i mieli 'amari'. Il mio preferito è la 'melata di bosco', segue poi il miele di castagno. Une vera rarità è il miele di pino: un bel colore verde, e quando apri il barattolo si spande un profumo che ti sembra di essere in una pineta. Ne bastano pochi cucchiai che ti passa anche la tosse più ostinata.

Essendo i miei figli a conoscenza di questa mia passione (sono l'unico a casa che mangia miele) mi hanno regalato un vasetto di miele di marasca. È un miele che l'anno scorso ha vinto il premio di miglior miele italiano. Ha un colore chiaro, un sapore di ciliegia selvatica (le marasche). Ha certamente un suo fascino, ma non incontrava i miei gusti (troppo dolce). Fino a che non ho seguito il consiglio che il produttore aveva dato loro: "mangiatelo sulla ricotta".

Ho messo sul piatto un bel po' di ricotta, ci ho 'versato' sopra un cucchiaio di questo miele. Ho assaggiato il tutto ..... veramente sublime!!!!!!

A questo punto ho provato anche con altri formaggi (il miele sul formaggio è ottimo, dipende però sia dal tipo di miele e dal tipo di formaggio). Ma non era la stessa cosa, anzi alcuni accoppiamenti proprio non ci stavano.

Buon appetito a tutti

martedì 26 gennaio 2010

Mi faccio un regalo


Siccome fuori fa freddo, soffia la bora, il cielo è grigio, ecc. ecc. ho deciso di farmi un regalo. Questa foto ha poco più di 15 anni, è stata fatta in Carnia, in un prato poco sopra Paluzza, pochi giorni dopo Pasqua. Oltre a piacermi, mi ricorda una piacevole vacanza con Maurizia e i figli.

Saluti a tutti

PS ma è proprio necessario che ci sia un motivo per fari un regalo? Evviva i regali immotivati!!!!

domenica 24 gennaio 2010

L'importanza dei piccoli gesti

Sono un paio di giorni un po' così ... (stanchezza? problemi? il tempo? il freddo? una combinazione di tutto questo più magari qualcos'altro?)
Questa mattina, durante la Messa, come al solito al momento della distribuzione della Comunione mi dirigo verso il fondo della chiesa. Verso la fine si avvicinano madre e figlia a braccetto. La figlia ha chiaramente dei problemi (sindrome di Down). Le noto perché sono facce nuove (in fondo alla chiesa in genere ci sono sempre le stesse facce). La figlia è sorridente, di un sorriso molto dolce. Le do la comunione e mentre mi accingo a darla a sua madre, lei, sempre con quel sorriso che illumina più di un faro, mi fa una carezza sul braccio.
Mi è venuto spontaneo ricambiare, facendole anch'io una carezza sul braccio. Ma soprattutto cercando di ricambiare quel sorriso splendido.

Tutta la giornata mi è rimasta in testa, ma soprattutto nel cuore, quella carezza. Quasi volesse dirmi: "non ti crucciare, anche se ti senti giù, anche se non tutto va per il meglio, c'è sempre qualcuno che ti ama, che ti capisce, che ti è vicino"

Grazie del messaggio, sconosciuta ragazza.

domenica 10 gennaio 2010

Scrittura

In questo ultimo periodo mi sono spesso imbattuto sia in libri che parlano di scrittori che in persone che scrivono.
Tutto è cominciato circa un anno fa quando ho letto 'La sovrana lettrice'. Il finale mi era piaciuto anche se non mi trovavo d'accordo con la tesi espressa: un forte lettore alla fine diventa scrittore.

Io sono un lettore da non meno di 60 libri l'anno (per cui per le statistiche italiane sarei un forte lettore) ma ho sempre avuto un rapporto teso con l'arte della scrittura. Da una parte non nego che a volte mi abbia attratto, ne abbia sentito il richiamo. Ma dall'altra le volte che ho dovuto scrivere qualcosa sono stati per me momenti di sofferenza e tensione.
Non è solo il 'blocco da foglio bianco', ma anche e soprattutto la tensione nervosa. Siccome per motivi di tempo potevo scrivere solo alla sera, le volte che dovevo farlo significava che accumulavo tanta tensione nervosa che poi passavo la notte in bianco.

Eppure mi è sempre piaciuto 'inventare' storie, immaginare trame e personaggi. E tante volte (e ultimamente sempre più spesso) mi viene in mente che potrei anche scriverle. Non limitarmi a pensarle per me ma condividerle con qualcun'altro.
Però è anche questo ultimo aspetto che costituisce un problema. Avendo fatto studi tecnici, non ho gli 'strumenti tecnici' né la preparazione teorica. Sento che la mia scrittura è povera, retorica (nel senso peggiore). Sinceramente: ogni volta che ho iniziato a scrivere qualcosa, quando l'ho riletto non mi è piaciuto e quindi non sono andato avanti.

Quello che mi piacerebbe sapere è: ma voi che scrivete, come fate?
;-)


mercoledì 6 gennaio 2010

Effetti delle ferie

Non guardo quasi mai la televisione, non per piaggeria ma perché ho altro da fare. Non ne sento la mancanza, né mi sento un alieno, anzi ne sono contento. Però in questi giorni di ferie mi è capitato ogni tanto di darci un'occhiata (però dopo 5/10 minuti mi rompevo) e ho notato una cosa.
Prima delle Feste: tutto un parlare di cenoni, di mangiare e bere, di cibi e abbuffate varie;
dopo le Feste: tutto un parlare di diete, palestre e chili di troppo.

Ora io mi domando, ma sapersi gestire no? Trovare la giusta via nelle cose no?
Ma perché questa società prima ti fa sentire in colpa se non fai delle mangiate pantagrueliche e poi ti fa sentire in colpa perché le hai fatte?

A me sembra che ci sia una schizofrenia galoppante

PS: io non ho fatto nessuna mangiata pantagruelica, magari mi sono concesso qualche cibo un po' diverso dal solito, ma nelle dosi normali. E adesso non ho bisogno di buttare altri soldi in nessuna palestra. Mi sa che tra un po' mi sbattono o in prigione o in manicomio ;-)

martedì 5 gennaio 2010

Nostalgie

Ci sono due tipi di nostalgia: quella di ciò che è stato e non c'è più, di ciò che abbiamo avuto e non abbiamo più; e quella di ciò che non è mai stato, di ciò che non abbiamo mai avuto. Entrambe fanno male, ma il dolore che danno è differente.

La prima, quella per ciò che è stato e non è più, dà delle fitte tremende, che possono erompere in lacrime e urla. Ma sono fitte che passano. Passano perché siamo consapevoli che ciò che è stato fa parte di noi, niente e nessuno ce lo potrà togliere. E inoltre c'è sempre la segreta speranza che ciò che è stato possa tornare, magari in forma e in modo diverso, ma tornerà.

La seconda invece dona un dolore sordo, che solo a volte supera la soglia della coscienza. Ma è un dolore che non passa mai, sta sempre li. E condiziona tutta la tua vita. Perché anche se non lo senti è sempre presente. Ed è anche un dolore che non ha fine, perché passi la tua vita a cercare ciò che non hai avuto, ciò che non è stato, ma niente e nessuno potrà mai dartelo.

lunedì 4 gennaio 2010

Le nuove chiese

Ieri, domenica, mia moglie ed io siamo andati a trovare dei parenti che abitano fuori Trieste (in effetti ormai, da quando è morto mio padre tutti i nostri parenti non abitano a Trieste). Percorrendo l'autostrada siamo passati vicino ad un grosso centro commerciale (non quello della foto). Erano circa le 10 di mattina, e il parcheggio era già quasi pieno!!!!
Poi al ritorno, verso le 19, abbiamo visti tutte le macchine incolonnate in una lunga fila che abbandonavano il medesimo.

Mi è venuto da pensare che le nuove chiese sono i centri commerciali, la nuova religione prevede che appena possibile le si frequenti. E poi oggi tutti i notiziari a sbandierare come una ottima notizia che ieri ci siano state in tutta Italia code e traffico sostenuto nei pressi di detti centri.

A me tutto questo sembra una pazzia. Se sapessi il latino direi:
Mala tempora currunt




venerdì 1 gennaio 2010

Motto per un anno

Mi è piaciuta l'idea dell'amica Marina di 'eleggere' un motto che faccia più o meno da guida per l'anno appena iniziato. Un motto da ripetersi alla mattina appena alzati, per la strada andando al lavoro, prima di prendere una decisione, quando incontri una persona (almeno io l'iniziativa l'ho letta così).

Alla fine penso che eleggerò mio motto dell'anno questo:

Non io ma Tu

Se realmente in ogni occasione si riuscisse a mettere l'altro prima di sé stessi, forse sarebbe l'inizio di una nuova era, di una nuova civiltà che ci faccia uscire da questa barbarie sempre più diffusa. E il primo passo, se è questo che vogliamo, lo dobbiamo fare noi.
Le botte sui denti che prenderemo saranno tante, ma se nessuno inizia ....