venerdì 6 agosto 2010

Il tempo che passa


Agosto 1973.
Seduto sul prato in cima alla collina insieme ad un amico si parla di tante cose. Ad un certo punto il discorso cade sulla fotografia e lui, fotografo di professione, mi mostra il suo teleobiettivo. Per farmi apprezzare la definizione, stando seduti, guardo un silo dall'altra parte della valle sottostante: si distinguono le singole tegole, quasi quasi anche le fogli degli alberi che l'attorniano.

Fine luglio 2010.
Sullo stesso prato mi ritorna in mente la scena di 37 anni prima. Solo che adesso la siepe subito sotto di noi è stata sostituita da una staccionata. Ma soprattutto adesso per vedere il silo devo mettermi i punta di piedi.

Il tempo che passa lo puoi misurare anche da come crescono gli alberi.

5 commenti:

  1. qundo tagliano un albero penso sempre a quanto tempo ha impiegato a crescere e come in poche decine di minuti invece viene abbattuto

    comunque, come ben descritto nel post, caro julo, il tempo scorre lento e impercettibile e noi, dei cambiamenti, ce ne rendiamo sempre conto a scatti, all'improvviso, perchè la nostra memoria tende a fermare il tempo dentro di noi, e poi, appunto improvvisamente, t'accorgi che l'albero è diventato molto più alto, che quella bimba che giocava nel cortile è una madre di famiglia, che quel ragazzo che eri tu, magari contento d'aver finito il liceo, è quel signore anziano che vedi riflesso nel vetro;

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  2. Grazie del commento, caro Diego.
    Il guaio è che dentro di noi ci sentiamo sempre più o meno della stessa età. E questa sensazione viene 'favorita' quando si è sempre, come me, in mezzo a giovani. Difficilmente ci si rende conto che la differenza è molto maggiore di quella da noi percepita.

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  3. "dentro di noi ci sentiamo sempre più o meno della stessa età"

    è vero, del resto che invecchia è essenzialmente il corpo, non il pensiero

    ovviamente tu che sei uomo di fede credi o quantomeno consideri l'esistenza dell'anima

    ma anche chi non crede, può comunque accettare una suddivisione classica secondo le neuroscienze attuali: il cervello, come organo, è l'hardware, la mente, i pensieri, sono il software

    quindi, il software (cioè la mente, i pensieri) non invecchiano

    quindi, in qualche modo noi stiamo "dentro" un corpo che invecchia e, a mio avviso, è facile avvertire col passar degli anni questo scarto, questa asincronia, questo tempo sfasato fra mente e corpo

    però, a controbilanciare, c'è anche la cosiddetta saggezza, in pratica le informazioni accumulate, le esperienze, le cose già viste, ma, sono convinto, che in noi è prevalente l'eterno giovane

    son temi interessanti e però irrisolti, ci torneremo sum magari commentando le tue interessanti riflessioni, buon julo

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  4. "è facile avvertire col passar degli anni questo scarto, questa asincronia, questo tempo sfasato fra mente e corpo"
    Soprattutto quando hai dei figli. Prima o poi arriva il momento in cui ti metti a giocare con loro. A me è capitato col basket. La mente ricordava tutta una serie di finte, passaggi in palleggio da una mano all'altra con gioco di piedi per smarcarsi, ma il corpo non aveva più l'agilità né la velocità. Per non parlare dei tiri... meglio stendere un velo pietoso ;-)

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  5. Rieccomi di ritorno dalla terrasanta... ;-)
    Sì, il tempo non si ferma mai.. prosegue imperterrito senza compromessi così che ci fa anche capire che non ne siamo i padroni e che, come dice anche il vangelo, a noi spetta di vivere solo il presente (cercando di farlo nel migliore dei modi); Ad ogni età i suoi pregi e difetti...

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