venerdì 31 dicembre 2010

2010: alcuni numeri

232.500 le vittime delle catastrofi in Pakistan, Haiti (dove adesso c'è un'epidemia di colera) e Cile


30 milioni i posti di lavoro bruciati dalla crisi


15.000 le persone assassinate dai narcos in Messico


1,8 milioni i nuovi sieropositivi nell’Africa subsahariana


2.800 i giorni di prigionia di Aung San Suu Kyi nel Myanmar


200 giorni senza governo a Bruxelles 


300 gli ostaggi eritrei (cifra ufficiale del governo egiziano) torturati, uccisi, a cui sono stati prelevati organi, stuprati



venerdì 24 dicembre 2010


Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. (Gv 3, 16-17)


A tutti i miei auguri di
Buon Natale

domenica 19 dicembre 2010

Quarta domenica d'Avvento

Così fu generato Gesù” Inizia in questo modo la nuova traduzione del vangelo di Matteo che leggiamo oggi. “Ecco come avvenne la nascita di Gesù” diceva invece la vecchia traduzione. Quale che sia la traduzione migliore, resta il fatto che il racconto che segue, a ben guardare, non è che spieghi poi molto.

È una spiegazione che ti prende per mano solo per un pezzo di strada. Ti conduce solo fino ad un certo punto. Poi ti abbandona sull’orlo di un precipizio.

E a questo punto si tratta di scegliere: da una parte c’è la logica umana, la dimostrazione razionale. Dall’altra la possibilità di sfiorare l’infinito di Dio, la vertigine del mistero. È un passo che più che spiegare ci pone un mucchio di domande.

  • Consumarsi gli occhi al lume di una candela, oppure chiuderli completamente abbagliati dalla luce di Dio?

  • Parlano di più i dotti discorsi dei sapienti, o il silenzio stupefatto di Maria?

  • Perché Dio ci chiama, quasi esige la nostra collaborazione, ma poi fa tutto Lui, quasi che gli fossimo d’impaccio?

  • Come mai il Signore ricorre agli strumenti umani, ma nello stesso tempo ne fa a meno?

  • Perché sceglie la via della carne, ma per riportare tutto alla potenza dello Spirito?

C’è una grande differenza tra cronaca e rivelazione. Nella rivelazione c’è sempre una parte non spiegata, una parte di mistero. Anche noi, come Giuseppe, a volte siamo tentati di “ripudiare”, magari in segreto, il mistero. Ma dobbiamo renderci conto che una volta rigettato il mistero, corriamo il rischio di rimanere al buio.

domenica 12 dicembre 2010

Terza domenica d'Avvento

Colpisce, nel vangelo di oggi, il Battista. Proprio lui, che aveva riconosciuto pubblicamente Gesù (basti pensare al battesimo di Gesù), adesso, chiuso in prigione, arriva a dubitare, a chiedersi se aveva visto giusto, se per caso non si fosse sbagliato a riconoscere in suo cugino il Messia tanto atteso.
Questa sua paura di aver frainteso Dio, questi suoi dubbi, ci fanno capire che per tutti arrivano momenti di dubbio in cui la volontà di Dio una volta così chiara, ora ci è del tutto oscura, in cui ci sembra di aver sbagliato tutto, in cui Dio stesso sembra si sia dimenticato di noi, quando non ci sia addirittura ostile. 
Già il fatto che anche il Battista abbia provato tutto questo ci è di consolazione, ci fa sentire meno soli e meno manchevoli nei momenti bui. Ma ancora più consolante è l’atteggiamento di Gesù. Proprio in questo momento definisce Giovanni come il più grande di tutti gli uomini. 
I dubbi non diminuiscono il nostro valore agli occhi di Dio. Anche se noi dubitiamo, l’amore e la stima di Dio nei nostri confronti non mutano, rimangono sempre uguali.
E alla domanda del Battista “Sei tu?” Gesù risponde con una serie di fatti. Non scrive lettere o documenti, non organizza convegni o dibattiti, ma opera. E opera in modo che i più derelitti abbiano la possibilità di ricominciare, in modo che tutti abbiano una seconda opportunità.
Opera piantando nel nostro cuore il seme del suo Regno. E adesso sta a noi far germogliare questo seme, sta a noi farlo crescere in modo da dare quegli stessi segni e farne anche di più grandi.

domenica 5 dicembre 2010

Seconda domenica d'Avvento

Ci sono alcune pagine del vangelo che devo confessare faccio fatica a leggere, e non perché mi sono dimenticato di mettermi gli occhiali, ma perché, proprio come dice la lettera agli Ebrei, sono una spada a doppio taglio che “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12). 
Quella di oggi è una di queste pagine. Giovanni Battista predica a tutti il suo appello: “convertitevi” ma a me viene sempre da leggere “convertiti!!!”. Si, mi sento sempre bisognoso di conversione.
La conversione non avviene una volta per sempre. È un processo continuo. Ogni giorno abbiamo bisogno di convertirci. Ogni giorno i fatti della nostra vita, il male che esiste nel mondo, cercano di portarci fuori strada, di farci deviare dal nostro cammino.
Da un po’ di anni si usa il navigatore satellitare, adesso lo hanno messo persino nei telefonini. Devo dire che anch’io ce l’ho e in un paio di occasioni mi è stato veramente utile, soprattutto quando mi sono trovato a girare in macchina in una città che non conoscevo o a dover fare una strada che non ricordavo bene.
Ma questo anche se sembra una novità, in fondo non lo è. Dio sa benissimo che abbiamo la tendenza a sbagliare strada e che quindi tutti noi abbiamo bisogno di un navigatore satellitare che ci indichi la strada giusta, che ci avverta dove e quando svoltare. E ce lo ha regalato: e la Bibbia, è lui stesso nella persona di Gesù. 
Ma sa anche che, come tutti i nostri navigatori, c’è bisogno di aggiornare le mappe, sa che strade nuove vengono tracciate ogni giorno, che strade vecchie vengono dismesse quando non cancellate.
Ed allora il Signore ci ha anche indicato il metodo per ‘aggiornare le mappe’: la preghiera, il dialogo costante e fiducioso con Lui. Dialogo che ci aggiorna, che ci ricrea. Cioè, in una parola, che ci converte.