venerdì 23 dicembre 2011

Il peso di una parola

Quando la parola tumore non è più argomento di una discussione, o causa di compassione per qualcuno che conosci anche bene, ma diagnosi espressa all'interno della tua famiglia, allora acquista tutto un altro peso.


E allora quadrantomia, braccio grosso, linfodrenaggio, radio o chemioterapia non sono più parole strane e vaghe, ma realtà che scavano nel corpo e nello spirito.


E per quanto ti sia informato, scopri fino in fondo la differenza abissale tra esperienza letta e vita vissuta.


Ma allo stesso tempo sono l'occasione per scoprire, anche in te, risorse che neanche supponevi.


E in fondo a tutto, nel fondo del cuore continua ad ardere la speranza.


E da questa fiamma sgorga un augurio sentito come non mai:


  BUON NATALE  

domenica 18 dicembre 2011

Incarnazione 3


Tra i tantissimi significati e conseguenze dell’Incarnazione questa sera vorrei affrontarne ancora due.





Viviamo in una cultura dell’efficienza, dell’utilità. Tutto ciò che non è efficiente e/o utile non ha dignità, deve essere messo da parte quando non eliminato. E lo stesso trattamento lo si riserva alle persone, basta pensare agli anziani, agli ammalati incurabili, ai bambini non ancora nati. 
Ma cosa c’è di più inutile di un neonato in una mangiatoia? di un uomo inchiodato su una croce? Eppure quel bambino, quell’uomo, salvano il mondo, donano la vera pace e la vera felicità. Sono la vera e unica risposta alla nostra sete di senso, alla nostra fame di amore.


L’Incarnazione ci fa capire l’importanza estrema di tutti quei nostri gesti che troppo superficialmente consideriamo inutili. Non c’è niente di più grande del donare un fiore o un sorriso, un abbraccio a una persona sola o sofferente, cinque minuti del nostro tempo a chi non ha nessuno. Ogni volta che per amore compiamo un gesto gratuito, disinteressato e quindi, per la mentalità del mondo, inutile,  noi rendiamo attuale l’Incarnazione, siamo il mezzo con cui Dio viene tra di noi.





Dio diventa uomo tramite una vergine che è sposata. Con questa sua scelta Dio eleva alla stessa dignità e santità sia la verginità che il matrimonio. Non esistono più scelte di vita privilegiate, ma tutte hanno la medesima dignità, la stessa possibilità di santità e di felicità. Entrambe sono egualmente gradite a Dio e santificate da Lui. 


Ma non solo questo ci insegna la Vergine che partorisce. Ci insegna anche l’importanza dell’unità nella diversità. La diversità non è un ostacolo all’unità, anzi non c’è vera unità se non nella diversità, nell’accettazione e nella valorizzazione delle rispettive diversità. Come sintetizzava il grande teologo Yves Congar, “i cristiani devono essere uniti nella diversità e diversi nell’unità”.

domenica 11 dicembre 2011

Incarnazione 2


Chi, come me, ha già una certa età, ricorderà che si è preparato alla Prima Comunione e alla Cresima studiando il catechismo di Pio X, quello con le domande e le risposte da studiare a memoria. La settima domanda era “Dov'è Dio?” e la risposta era “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l'Immenso
Per gli ebrei il luogo della presenza di Dio era il tempio di Gerusalemme. E Dio vi era presente, quindi non vi era altro modo per avvicinarsi a Lui che recarsi al tempio. Però ad un certo punto si rende ‘maggiormente’ presente in un altro luogo: nel ventre di una fanciulla, nella mangiatoia di una stalla subito fuori un piccolo paese della Giudea.

Con l’Incarnazione Dio non si riserva un solo posto, ma viene ad abitare tutta la terra, e soprattutto ogni essere umano. In chiesa Dio è certamente presente. Ma questa presenza non è esclusiva di questo luogo, anzi! Questa presenza mi deve spingere a trovarLo anche fuori, nel mondo.

È un tutto dinamico: vado in chiesa per poter trovare Dio fuori, vado fuori per essere sicuro di averLo trovato in chiesa e per poterLo ritrovare in chiesa.

Dovremmo anche noi riuscire a dire, ogni volta che incontriamo un altro essere umano, quello che disse un vecchio benedettino che da oltre 40 anni faceva il portinaio del convento. Una sera tardi sentì suonare al convento. Alzatosi, mentre si dirigeva verso il portone esclamò: “Signore, ancora tu!Ogni incontro con un essere umano è un incontro con Dio.

domenica 4 dicembre 2011

Incarnazione 1


Tutti noi a casa abbiamo delle fotografie. E quelle di alcuni momenti felici o di persone care, soprattutto se lontane o scomparse, le incorniciamo e le teniamo in vista. E quando le guardiamo è un po’ come rivivere quei momenti, come riallacciare il rapporto con quelle persone, ce le fanno sentire nuovamente vicine.

Un’altra cosa. Quando nasce un bambino più o meno tutti si impegnano a trovare a chi assomiglia. Ma quando poi cresce, quando inizia a sviluppare il proprio carattere, la ricerca della somiglianza allora passa al carattere. E allora ecco tutto un fiorire di: in quel comportamento è come il papà, in quell’altro è come la mamma, … e così via.

La Bibbia ci dice che quando Dio ha creato l’uomo, l’ha creato a ‘immagine e somiglianza di Dio’. 

Immagine, cioè guardando l’uomo ci ricordiamo di Dio, entrando in relazione con l’uomo entriamo in relazione più profonda con Dio.

Somiglianza, cioè l’uomo è in grado di comportarsi come Dio.

I Padri della Chiesa ci dicono che col peccato originale abbiamo perso la somiglianza, cioè la capacità, la possibilità di comportarci come Dio. Ci è rimasta l’immagine, ma senza la somiglianza è un po’ come una vecchia foto, cioè sbiadita, non più nitida come appena fatta.

Gesù, incarnandosi, ci restituisce la somiglianza, cioè la capacità di comportarci come Dio. 

Dal momento che Dio si è fatto uomo, in ogni essere umano possiamo contemplare il volto di Dio. E nei suoi confronti abbiamo la capacità di comportarci come si comporta Dio, cioè di amarlo.

Il Figlio, incarnandosi, ci restituisce la capacità di amare come ama Dio. L’amore umano cerca di possedere, di trattenere, di fare proprio. L’amore divino è un amore che dona, che libera, che si fa dono fino alla morte.