martedì 26 marzo 2013

Pasqua? Sembra più Natale!

Foto fatta ieri mattina alle 7


Video girato alle 13.30 dalla finestra dell'ufficio:



Foto fatte questa mattina:










domenica 24 marzo 2013

Domenica delle Palme


Abbiamo iniziato queste meditazioni quaresimali partendo dal Credo per arrivare, la volta scorsa, al sacramento della Riconciliazione. Questo ci riporta al Credo, a una delle affermazioni che recitandolo facciamo verso la fine: “credo la Chiesa”.

In uno dei centri di ascolto si commentava il passo in cui gli amici del paralitico, per portarlo davanti a Gesù non riescono a far nient’altro che un buco nel tetto e così calarlo nella casa. Una signora molto giustamente commentava che questi amici sono la Chiesa!

In effetti anche noi quando pensiamo alla Chiesa pensiamo soprattutto al Papa, ai vescovi e ai preti. Dimentichiamo che queste persone non sono tutta la Chiesa, ne sono solo una parte, e non la più numerosa. Ma è Chiesa tutta la schiera di cristiani che ci ha preceduto, sono Chiesa  i nostri genitori e tutte quelle persone che ci hanno portato a Gesù, alla fede. Noi siamo Chiesa quando ci facciamo carico delle persone, quando ci carichiamo in spalla chi soffre, quando usiamo la nostra intelligenza e il nostro cuore per cercare almeno di donare sollievo a chi soffre. 

Ma soprattutto noi siamo Chiesa quando tutta la nostra vita è segno, è freccia che indica la meta: Gesù. Mi colpisce che nel brano evangelico queste persone non dicono niente, solo agiscono. Ed è sulla base delle loro azioni, della loro vita, della loro fede proclamata nel concreto dei gesti (e non solo a parole) che Gesù guarisce nel corpo e nello spirito il paralitico.

Gesù, la Chiesa, gli uomini, non hanno bisogno delle nostre parole, ma hanno bisogno delle nostre azioni e della nostra vita.

venerdì 22 marzo 2013

ancora piccoli segni

Questa mattina andando al lavoro...
prima qualche viola:
violette sia bianche che viola



poi un biancospino:

ramo di biancospino fiorito


e infine anche il bocciolo di iris:

tra poco anche gli iris saranno fioriti

domenica 17 marzo 2013

Quinta domenica di Quaresima (Riconciliazione)


Domenica scorsa abbiamo visto come è il senso del peccato e non il senso di colpa che ci apre al rapporto con Dio e con gli altri. E questa apertura trae nuovo slancio e nuova forza dal sacramento della Riconciliazione, la Confessione come si diceva una volta.

La Confessione non è un evento penoso, doveroso, formale, ma ci aiuta ad appropriarci della nostra vita senza rinnegare niente; ci aiuta a inglobare i sentimenti tristi, che cerchiamo di emarginare, esprimendoli a Dio. Direi che la confessione è un vero cammino di liberazione, assolutamente necessario.

Dovremmo accostarci alla Riconciliazione partendo dall’esperienza del salmista, mettendo al primo posto la lode di Dio, l’affermazione della sua bontà e tenerezza, le meraviglie da lui compiute nella vostra vita. Allora il cuore si apre, facendoci confessare quello che siamo, dicendo a Dio i sentimenti di fondo – i nervosismi, le inquietudini, le amarezze e le inimicizie - che ci pesano e che sono la radice di tante mancanze.

A questo punto comincia la confessione di fede, cioè la nostra dichiarazione di fiducia in Dio, la richiesta di essere liberati, purificati da ciò che non vogliamo essere, di essere cambiati: “Crea in me, o Dio, un cuore nuovo, donami la gioia della tua salvezza, non privarmi del tuo santo spirito, perché non è la grandezza del mio pentimento, bensì il tuo amore, che trasforma la mia vita!”. È la preghiera che ci immette pacificamente nella misericordia di Cristo, quella misericordia che scende su di noi nel sacramento della penitenza.

mercoledì 13 marzo 2013

Primi segni di primavera

E adesso mancano solo:

- il sole

- il caldo

- le rondini!!!



(foto fatte questa mattina andando al lavoro)

domenica 10 marzo 2013

Quarta domenica di Quaresima (senso di colpa e senso del peccato)


L’altra volta abbiamo visto come la conversione e il pentimento siano un dono dello Spirito, un distogliere lo sguardo dal nostro io per posarlo su Dio.
È passare dal senso di colpa al senso del peccato. 

Il senso di colpa è un ripiegarsi su sé stessi; è un guardarsi dentro; produce amarezza, rabbia, frustrazione; è legato alla paura perché nasce dalla consapevolezza di aver trasgredito ad una regola; non ci fa crescere, perché ci porta a fissarci solo su alcune trasgressioni e ci porta ad accorgersi solo di quello che ci fa “sentire” in colpa.

Il senso del peccato invece è un aprirsi al dialogo con Dio, al sentirsi amati dal Signore; è liberante perché ci fa vedere il male come qualcosa da cui la potenza di Dio può trarre il bene e quindi ci convince a “consegnare” il male fatto alla misericordia del Signore, che sa scrivere dritto anche sulle righe storte della nostra esistenza; è legato all’amore perché nasce dalla coscienza di aver interrotto il nostro rapporto con Dio, di averlo fatto soffrire; ci fa maturare perché ci fa crescere nel desiderio di amare il Signore e, prima ancora, di lasciarci amare da Lui, ci fa cercare ogni cosa che faccia aumentare la nostra amicizia con Lui, che faccia approfondire il nostro rapporto.

Il senso di colpa ci lega alla legge e, come i farisei, ci chiude all’incontro con gli altri e con Dio.

Il senso del peccato ci libera dalla paura e dagli scrupoli umani, ci apre al rapporto con gli altri ma soprattutto a quello con Dio e ci rende pienamente disponibili alla sua azione salvifica.

domenica 3 marzo 2013

Terza domenica di Quaresima



Abbiamo visto come noi non crediamo in un Dio qualunque, ma nel Dio rivelatoci da Gesù. E Gesù ci rivela un Dio che è prima di ogni altra cosa un Padre. Ma è un Padre che non è giudizio ma misericordia, non è privazione ma pienezza di vita, non è punizione ma comprensione e incoraggiamento, non è condanna ma festa perché “questo figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,11-32).

È un padre che non costringe ma libera, non pretende ma attende con infinita pazienza, non si offende ma corre incontro, non punisce ma abbraccia e bacia, restituisce la bellezza dell’abito nuovo, dona l’anello della signoria, fa festa. Non condanna ma salva, non rinfaccia ma attende, ascolta e accoglie.

La conversione non è tanto questione di volontà o un atto psicologico interiore che porta all'autocritica e al desiderio di cambiare. La conversione è soprattutto fare l’esperienza di chi sia veramente Dio; è smettere di pensare a “Dio” e iniziare a pensare al “Padre”. È iniziare a vivere questo Padre che abbraccia, che bacia e fa festa sempre per il figlio, per tutti i suoi figli, che è come una madre sempre disponibile perché completamente vulnerabile di fronte al figlio delle proprie viscere.

La conversione non deve partire né dal tormento per il proprio peccato né dall’essere smascherati nella propria pseudo-giutizia cioè dal proprio io, ma può essere solamente il frutto dello Spiri­to nell’esperienza donata dal Figlio Gesù dell’amore misericordioso del Padre. Conversione non è guardare il proprio peccato, ma avere occhi solo per l’amore di Dio.