mercoledì 3 dicembre 2014

Salvarsi l'anima? No grazie, sono cristiano!

Una volta molto spesso, ora per fortuna meno, si sentiva in chiesa e ambienti limitrofi una frase che proprio non sopporto. Nella sua forma più generale è "salvarsi l'anima". In solo due parole tutta una visione che non ha niente di cristiano per due motivi.

"salvarsi". Il verbo riflessivo indica che io sono sia il soggetto che l'oggetto dell'azione. In questo caso io sono sia il salvato che il salvatore. E questo per un cristiano è un'eresia: c'è un unico Salvatore, Gesù Cristo.
Questa è l'interpretazione limite. Ma c'è l'interpretazione comune. Cioè la salvezza dipende dal mio comportamento, dalle mie azioni, dal mio rispettare le regole. Ma in tutto questo cosa c'entra Dio? a cosa serve l'Incarnazione-Passione-Morte e Risurrezione di Gesù se la mia salvezza dipende unicamente dal mio comportamento? E poi se io, in un qualche modo in base alle mie azioni, posso pensare di 'meritare' la salvezza, non finisco per instaurare con Dio un rapporto di tipo commerciale, un rapporto di dare-avere?
In questo concetto, salvarsi, c'è la completa negazione di un rapporto Padre-figlio, di un rapporto basato solo sull'amore. Siamo come il figlio maggiore della parabola del Padre misericordioso (figlio prodigo) che, badiamo bene, non viene detto che partecipa al banchetto, come gli operai della prima ora che se la prendono col Padrone.
La salvezza ci è offerta gratuitamente, ci è donata. Non dobbiamo fare il bene per meritarla. Ma facciamo il bene perché abbiamo accettato il dono.
In tante persone cosiddette pie si ha proprio la forte impressione che se non fosse per la faccenda dell'inferno si comporterebbero in tutt'altra maniera. Non si rendono conto che la gioia è qui e adesso e non solo in un domani, dopo la morte. La gioia vera non è nel non fare il male per paura dell'inferno, la vera gioia è nel fare il bene per il bene e non per il paradiso. Amare, ma amare veramente, è il nostro anticipo di paradiso, è vivere il Regno di Dio che è già presente oggi.
La salvezza non è una meta da conquistare, ma un dono da accettare adesso e iniziare ad assaporare adesso. Non occorre aspettare di essere morti.

"l'anima". La visione dualistica corpo-anima non è biblica, deriva dal platonismo greco. Per gli ebrei l'uomo è costituito dall'intima unione di corpo, anima e spirito (s. Paolo: "tutto ciò che è vostro, corpo, anima e spirito"). E io sono l'intima e unica unione di queste tre entità, non sono solo la mia anima. E sono tutto 'io' che vengo salvato, non solo la mia anima. E difatti nel Credo che recitiamo ad ogni messa domenicale diciamo di credere alla risurrezione della carne (non alla salvezza dell'anima). Noi crediamo in un Dio incarnato, un Dio fattosi uomo e risorto col suo corpo.
Nel cristianesimo non c'è la dualità, tipicamente greca, corpo-anima come entità contrapposte. C'è l'armoniosa crescita e sviluppo dell'uomo, cioè della triade corpo-anima-spirito. Volere la salvezza della sola anima è sminuire il grande dono dell'Incarnazione, e non volere la propria salvezza.

2 commenti:

  1. mi è piaciuto molto ciò che hai scritto in questo post
    che condivido perché anch'io non sopporto chi dice salvare l'anima
    in questo mondo sempre più violento , ahimè, ci si preoccupa sempre e troppo dell'immagine di sé, di che cosa pensano gli altri di noi e del volere essere ad ogni costo al centro dell'attenzione
    i giornali poi non fanno altro che parlare di cattivi, di buonisti, di corrotti e simili
    io penso che se vuoi essere in pace con te stesso con gli altri e con Dio devi essere te stesso in qualunque momento e non devi mai fingere
    noi siamo uomini e come tali non siamo perfetti ma se coltiviamo sia il nostro corpo sia la nostra mente e la nostra spiritualità vivremo molto più felici
    e non avremo bisogno di salvare nulla di particolare né tanto meno di avere paura di morire
    perché quando sarà il momento voluto dal Signore noi ce ne andremo sereni ed in pace e raggiungeremo il cielo e una vita eterna
    e se saremo vissuti dignitosamente gli altri si ricorderanno di noi e continueranno ad amarci
    purtroppo molti frequentatori abituali delle chiese non sempre si comportano da cattolici e come si suol dire predicano bene ma razzolano male !
    un caro saluto erica

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  2. Grazie delle tue parole, Erica. Hai ragione, il problema è che troppi predicano bene e poi però razzolano male.

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