sabato 18 settembre 2010

Invecchiare con amore


Lasciatemi invecchiare con amore
e diventare anziano,
così come avviene
per tante cose belle.
L'avorio e l'oro, 
i merletti e le sete
non vogliono essere nuovi:
nelle vecchie querce
c'è tanta potenza,
nelle vecchie strade
tanto fascino e calore.
Perché allora a me,
come a tutte queste cose,
non deve essere permesso
d'invecchiare con amore?

Karl Wilson Baker

3 commenti:

  1. bel testo, caro julo, ma, voglio esser sincero, sincero come deve essere un amico

    è anche un po' consolatorio

    noi non siamo legno e avorio, noi siamo materia vivente, biologicamente eccezionale, capace di incredibili processi biochimici, ma, anche estremamente deperibile

    basta dieci minuti senza ossigeno e la nostra corteccia celebrale, così meravigliosa, dotata di miliardi di neuroni connessi con un sofisticatissimo meccanismo elettrochimico, basta pochi minuti e si degrada

    questo è il problema: fossimo di buon legno di faggio come il calcio del fucile, fossimo di vetro, fossimo di antica e solida pietra, saremmo durevoli assai

    allora io dico: la vecchiaia non può essere priva del male di questo inesorabile disfacimento, e quindi per durare non ci rimane che la più bella delle nostre qualità: la parola

    se leggi oggi le bellissime riflessioni delle confessioni di sant'agostino per esempio, queste sono vive, sono per sempre, per chi le leggerà in futuro

    ma anche una vecchia lettera, scritta magari da tuo babbo al suo amore quando aveva vent'anni, se la leggi, fa rivivere quei sentimenti, quella giovinezza

    si invecchia, non c'è balsamo che curi questa che è il nostro naturale declino, ma possiamo durare, molto, moltissimo, nella parola

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  2. Non l'avevo letto in quest'ottica. Grazie per avermela svelata.

    Io la leggevo invece come una ribellione a questa società che cerca in ogni modo di negare la vecchiaia; il fatto che la vita inizia, cresce, raggiunge il massimo, declina e infine finisce. La leggevo come una rivendicazione a vivere la propria età senza nessuna vergogna, ma cogliendone, con i problemi, anche le bellezze, le opportunità e anche le gioie.

    Hai ragione, noi siamo materia vivente e anche molto fragile, aggiungo io.

    Bello quello che dici sulla 'Parola'. Però penso, anche sugli esempi che citi, che non è tanto la parola che rimane, che conta, ma l'amore che quelle parole ha generato. Come scrivevo sul tuo blog, sono convinto che solo l'amore dura in eterno.
    E in fondo questa poesia chiede di 'invecchiare con amore'.

    Pace e benedizione

    PS: Non ho mai letto 'Le Confessioni'. Iniziato una decina di volte, mai riuscito ad andare oltre una ventina di pagine. Una noia mortale. Mi perdoni? ;-)

    PS 2: Il tuo esempio di buon legno (il calcio del fucile) mi ha veramente spiazzato. Mio nonno, persona a cui sono molto attaccato, era falegname, e ancora adesso non posso toccare un pezzo di legno senza sentirlo vivo (perché il legno è vivo). E come esempio mi verrebbe o un mobile (li faceva mio nonno e a volte d'estate lo aiutavo) o uno strumento musicale (violino o meglio chitarra). Mai un fucile.

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  3. caro julo, in effetti a pensarci bene il calcio del fucile non è un esempio molto pacifista

    sul rapporto fra la parola e l'amore che attraverso di essa vive o permane, è molto interessante, ci torneremo su

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