Ogni uccello ha il suo modo di volare.
Ogni persona ha il suo modo di incarnare il Cristo.
Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
18 gennaio 2013
Senza parole ...
Di fronte a certe cose le parole sono superflue, bisogna solo alzarsi in piedi in segno di rispetto:
23 dicembre 2007
Quarta domenica di Avvento
Un monaco veniva disturbato nella sua preghiera dall’insistente gracidare delle rane del vicino stagno. Una sera, spazientito, intimò il silenzio. Siccome era un santo, di colpo le rane tacquero, e con esse anche tutti gli animali dello stagno. Però dopo pochi istanti di quel silenzio finalmente raggiunto, una voce interiore sussurrò al monaco: “E chi può dire se il gracidio delle rane non sia gradito a Dio quanto il tuo salmodiare e le tue preghiere? Come spiegheresti allora il fatto che Dio stesso l’abbia creato?”
Pensieroso, allora il monaco invitò le rane a riprendere il loro concerto, e subito l’aria fu piena del gracidare di tutte le rane dello stagno. Quelle voci sembravano arricchire il silenzio della notte e il monaco si accorse di non essere più solo a pregare, e si rese conto che il gracidare delle rane si univa alla sua preghiera. E la preghiera che saliva al Signore era molto più bella e ricca.
C’è il momento della preghiera solitaria, e c’è il momento della preghiera comunitaria. E se quando siamo soli ognuno prega come vuole, come può e come riesce, quando siamo tutti assieme allora bisogna essere attenti anche agli altri, accogliere soprattutto i più disturbatori, i più piccoli, unire la nostra preghiera alla loro. La loro preghiera sarà arricchita dalla nostra, ma anche la nostra sarà arricchita dalla loro. E la preghiera che salirà al Signore sarà immensamente più bella della somma di tutte le singole preghiere.
Pensieroso, allora il monaco invitò le rane a riprendere il loro concerto, e subito l’aria fu piena del gracidare di tutte le rane dello stagno. Quelle voci sembravano arricchire il silenzio della notte e il monaco si accorse di non essere più solo a pregare, e si rese conto che il gracidare delle rane si univa alla sua preghiera. E la preghiera che saliva al Signore era molto più bella e ricca.
C’è il momento della preghiera solitaria, e c’è il momento della preghiera comunitaria. E se quando siamo soli ognuno prega come vuole, come può e come riesce, quando siamo tutti assieme allora bisogna essere attenti anche agli altri, accogliere soprattutto i più disturbatori, i più piccoli, unire la nostra preghiera alla loro. La loro preghiera sarà arricchita dalla nostra, ma anche la nostra sarà arricchita dalla loro. E la preghiera che salirà al Signore sarà immensamente più bella della somma di tutte le singole preghiere.
14 dicembre 2007
Un insolito maestro di preghiera
Ho scoperto perché la Chiesa chiama certi periodi (Avvento e Quaresima in primis) 'tempi forti': perché per sopravvivervi bisogna esser forti. ;-)
Scherzi a parte in questo periodo sono un po' pieno di cose da fare in parrocchia, oltre al solito lavoro e famiglia. Per cui alla sera sono un po' stanco. E come sempre, nella stanchezza la prima cosa che ne risente è la preghiera. :-(
A volte ne risente solo in qualità, ma altre putroppo anche in quantità.
L'altra sera ero in quello che considero un po' il mio regno (la cucina dopo cena) e cercavo di raccogliermi un po' in preghiera, di stare per un periodo solo col Signore, ma continui pensieri e preoccupazioni mi passavano per la testa. Non riuscivo a trovar pace né, soprattutto, quel silenzio interiore che anelavo.
In sottofondo, ma in maniera molto discreta, il frigorifero faceva il suo lavoro. Il compressore quasi non si sentiva, e il fruscio del liquido refrigerante non dava il minimo fastidio. Ad un tratto il compressore si è fermato, e il liquido ha però continuato a circolare per un po', a velocità, e rumore, sempre più bassa. Fino a fermarsi del tutto. Il silenzio
È stato come se qualcuno avesse acceso la luce in una stanza prima al buio. Anch'io dovevo fare così: spegnere il compressore dell'ansia, e lasciare che i liquidi dei pensieri continuassero pure a circolare per un po'. Dopo, senza più spinta, si sarebbero fermati.
E così è stato. Quando non ho più cercato di pregare, ma ho lasciato che la preghiera sorgesse da sola, la preghiera è arrivata.
Pace e benedizione
Scherzi a parte in questo periodo sono un po' pieno di cose da fare in parrocchia, oltre al solito lavoro e famiglia. Per cui alla sera sono un po' stanco. E come sempre, nella stanchezza la prima cosa che ne risente è la preghiera. :-(
A volte ne risente solo in qualità, ma altre putroppo anche in quantità.
L'altra sera ero in quello che considero un po' il mio regno (la cucina dopo cena) e cercavo di raccogliermi un po' in preghiera, di stare per un periodo solo col Signore, ma continui pensieri e preoccupazioni mi passavano per la testa. Non riuscivo a trovar pace né, soprattutto, quel silenzio interiore che anelavo.
In sottofondo, ma in maniera molto discreta, il frigorifero faceva il suo lavoro. Il compressore quasi non si sentiva, e il fruscio del liquido refrigerante non dava il minimo fastidio. Ad un tratto il compressore si è fermato, e il liquido ha però continuato a circolare per un po', a velocità, e rumore, sempre più bassa. Fino a fermarsi del tutto. Il silenzio
È stato come se qualcuno avesse acceso la luce in una stanza prima al buio. Anch'io dovevo fare così: spegnere il compressore dell'ansia, e lasciare che i liquidi dei pensieri continuassero pure a circolare per un po'. Dopo, senza più spinta, si sarebbero fermati.
E così è stato. Quando non ho più cercato di pregare, ma ho lasciato che la preghiera sorgesse da sola, la preghiera è arrivata.
Pace e benedizione
10 ottobre 2007
Il mistero della parola e del silenzio è sciolto negli Atti degli Apostoli. La Pentecoste ne è la soluzione. Il problema del linguaggio è il problema del peccato. Il problema del silenzio è anche un problema d’amore. Come può un uomo sapere per certo se scrivere o no, se parlare o no, se le sue parole e il suo silenzio siano per il bene o per il male, per la vita o per la morte, se non comprende le due divisioni delle lingue: la divisione di Babele, quando gli uomini furono divisi nel linguaggio a causa dell’orgoglio, e la divisione di Pentecoste, quando lo Spirito Santo inviò uomini di un solo dialetto a parlare tutte le lingue della terra, e condurre tutti gli uomini all’unità: siano essi uno, Padre, Tu in Me e Io in loro, perché siano uno in noi!
Thomas Merton, Il segno di Giona, pagg. 343-344
Iscriviti a:
Post (Atom)