16 aprile 2026

Ogni strada nel mondo porta a Emmaus - 19/4/2026 - III Domenica di Pasqua

Emmaus
Walter Kostner (acquerello)

 
 
Anche se nei pressi di Gerusalemme possiamo trovare il monastero di Emmaus, in realtà gli studiosi non sono assolutamente concordi su dove sia realmente questo villaggio. Questo mi piace perché mi aiuta a sentire Emmaus come casa mia quando sono tentato di tornare nel mio piccolo angolo, di allontanarmi dalla comunione con gli altri, quando sono ferito, quando il sogno in cui tanto avevo sperato si sfalda in mille pezzetti.
 
«Non è qui» (Mt 28,6; Mc 16,6; Lc 24,6) hanno detto gli angeli. Adesso è nella polvere delle nostre strade, e quando scende la sera sulla nostra fede, lui rallenta i suoi passi al ritmo dei nostri. Ogni strada nel mondo porta a Emmaus.
Cristo si fa nostro compagno di cammino, si fa vicino in ogni esperienza di amicizia. Il Signore ci raggiunge nella nostre vicende quotidiane di viandanti.
E cambia il cuore, gli occhi e il cammino di ciascuno.
Il primo miracolo è così dolce e rispettoso che non ce ne accorgiamo subito: mentre lo sconosciuto ci spiega le Scritture, il nostro "cuore freddo" inizia a scaldarsi, a sciogliersi. La scoperta della pienezza dell'amore trasforma "il nostro cuore di pietra in un cuore di carne" (Ez 36,26).
 
«Resta con noi, perché si fa sera [...] egli entrò per rimanere con loro». E da quel giorno Gesù entra sempre, se appena lo desidero. Il nome di Dio non è più «io sono colui che è» (Es 3,14), ma è «io sono colui che è con te».
 
Ma se la Parola cambia il cuore, il pane cambia gli occhi: «lo riconobbero quando spezzò il pane». Il segno di riconoscimento di Gesù è il suo corpo spezzato e donato, è vita regalata per dare più vita.
Il cuore del Vangelo è spezzare qualcosa di mio per gli altri: il mio pane, o il tempo, o un vaso di profumo, è condividere cammino, speranze e delusioni.
 
Insieme, parola e pane, cambiano il cammino di ogni discepolo: «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme». Partire verso i fratelli, partire come se la notte non ci fosse più perché ci sentiamo il sole dentro. Il camminare triste e stanco diventa corsa gioiosa: non c'è più notte, né stanchezza, né distanza, il cuore è acceso, gli occhi vedono.
Non soffriamo più la strada perché sappiamo che Dio è in cammino con ogni uomo in cammino
 

 
Non è vero che tutte le strade portano a Dio.
È vero però che Dio percorre tutte le strade per incontrare te.
 
 

 
Letture:
Atti 2,14.22-33
Salmo 15
1 Pietro 1,17-21
Luca 24,13-35
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
 
 

09 aprile 2026

Il rischio di essere felici - 12/4/2026 - II Domenica di Pasqua

 

 
Solitamente leggendo questo brano del Vangelo mi viene da pensare alla fede di Tommaso, o alla inefficace testimonianza degli apostoli, questa volta invece mi hanno toccato particolarmente le ferite di Gesù. Sembra che quasi le esibisca: «tocca il foro dei chiodi... metti la mano nel costato!»
Noi, sotto sotto, ci aspetteremo che la Resurrezione cancelli le ferite del Venerdì Santo. Ma questo non avviene, perché la Pasqua non è il superamento gioioso della Passione, la Pasqua ne è la continuazione, il frutto maturo.
 
L'amore è calore umano, è gioia, abbracci, pienezza di vita, ma è anche sofferenza. Nel corpo di Gesù, come nel nostro corpo, l'amore scrive la sua storia con l'alfabeto delle ferite. L'amore incancellabile ci lascia delle cicatrici incancellabili.
Ma dalle piaghe del Risorto non esce più sangue, ma luce. Le ferite non lo sfigurano più, adesso lo trasfigurano.
Adesso è il vero Tabor a cui tutti siamo invitati.
Adesso anche il nostro cuore ferito, con le sue cicatrici può diventare più capace di amore, può diventare capace di guarigione. Tutti noi possiamo diventare dei "guaritori feriti" (Henri Nouwen).
 
I colpi duri e spesso insensati della vita ci lasciano tanti lividi e tante cicatrici. Ma è proprio attraverso questi segni che possiamo diventare capaci di capire gli altri, di aiutarli ad affrontare le stesse tempeste. La nostra debolezza, come quella di Pietro, di Tommaso, non è un ostacolo, ma una risorsa. Le nostre ferite possono essere la luce che rischiara il buio di chi, vicino a noi, soffre.
 
Per tre volte, nel Vangelo odierno, Gesù ci dice «Pace a voi!». Gesù ci dona la sua pace che scende sui nostri cuori stanchi. Scende sulla nostra vita di peccatori, sulle nostre delusioni, sulle nostre ferite. Ed è proprio a questa Pace che si abbandona Tommaso. È questa Pace che lo fa passare dal dubbio all'estasi della certezza. E anche noi ci arrendiamo a questa promessa, a questo incoraggiamento che riesce ad attraversare le tristezze della nostra vita.
 
«Beati quelli che senza aver visto crederanno». L'ultima beatitudine tutti la possiamo sentire proprio nostra. Le altre potevano sembrare difficili, per pochi coraggiosi e forti. Ma questa è una beatitudine per tutti, è per chi fa fatica, per chi va a tentoni, per chi continua ad inciampare e a cadere.
Beati, cioè felici. Felici non perché abbiamo una vita più facile, ma perché abbiamo una vita ferita e allo stesso tempo luminosa, piagata e guaritrice.
 
La fede è il rischio di essere felici, il rischio di essere felici portando le nostre piaghe di luce.
 
 

 
Letture:
Atti 2,42-47
Salmo 117
1 Pietro 1,3-9
Giovanni 20,19-31
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
 
 

02 aprile 2026

Questa mattina tutti corrono - 5/4/2026 - Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Resurrezione

Alfredo Bortoluzzi (1905-1995)


 
 
«Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo». La Maddalena può correre perché adesso sta sorgendo il sole, ma anche 'deve' correre perché è la nascita di un universo nuovo, sono le doglie della vita.
E Maria, senza saperlo, dice parole che sono segno di fede profonda: «Hanno portato via il Signore ». Non dice che hanno preso 'il corpo' del Signore, ma 'il Signore'. Ne parla come fosse vivo, come si parla di una persona viva. Perché per lei è vivo e lo urla con tutto il suo cuore.
 
«Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro». Tutti corrono al mattino di Pasqua! Corrono perché l'amore ha sempre fretta. Chi ama si sente sempre in ritardo sulla sua fame di abbracci, si sente sempre assetato della gioia dell'incontro.
Ma il «discepolo che Gesù amava» corre più veloce e arriva per primo al sepolcro, cioè arriva per primo a capire la risurrezione e a credere in essa. Perché chi ama e sa di essere amato capisce di più, capisce prima, va più a fondo. "Si vede bene solo con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi" (Antoine de Saint-Exupéry)
 
Pasqua è il tema più bello e più arduo di tutta la Bibbia. La risurrezione di Cristo fu un evento talmente inaudito che gli evangelisti, per raccontarla usano i verbi del mattino, del risveglio. Quel giorno unico è raccontato con i verbi di ogni giorno: Pasqua è qui, è adesso. Ogni giorno è quel giorno, perché la forza della Risurrezione non avrà riposo finché non abbia raggiunto l'ultimo atomo della creazione, finché non abbia rovesciato la pietra dell'ultima tomba.
 

 
Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.
 
don Tonino Bello, vescovo di Molfetta
 
 

 
Letture:
Atti 10,34a.37-43
Salmo 117
Colossesi 3,1-4
Giovanni 20,1-9
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.