21 maggio 2026

Unità nella diversità - 24/5/2026 - Pentecoste (Messa del giorno)

 
Icona della Pentecoste (particolare)

 
Una cosa che mi ha colpito nelle icone della Pentecoste è che sono piene di visi, cioè di persone diverse. Lo Spirito Santo apre il "regno dei volti individuali". Gesù Cristo è venuto a riunificare l'umanità, ma lo Spirito Santo viene a diversificare le persone.
«A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito» (1Cor 12,7). L'unità data dal sangue della Croce è accompagnata dalla diversità del fuoco. Nel giorno della Pentecoste le fiamme dello Spirito si dividono (prima lettura di oggi), e ognuna scende su una persona diversa, quasi a illuminare diversamente la vita di ognuno, a donare ad ognuno una particolare missione.
Lo Spirito dona ad ogni cristiano una genialità che gli è propria, e ciascuno deve essere fedele al proprio dono.
E se non realizzi ciò che puoi essere, ci sarà un rallentamento nel cammino del cosmo verso la vita, una ferita alla Chiesa. Perché la Chiesa, come corpo di Cristo chiede adesione e unità, ma come Pentecoste richiede l'invenzione personale, la libertà creatrice di nuove strade e di nuove soluzioni.
 
«Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua». È questo il miracolo più grosso: non il parlare varie lingue, ma il fatto che gli altri capiscano! Quante volte è capitato che pur parlando la stessa lingua alla fine, dopo ore di discussioni, non ci si sia capiti.
 
Mi viene da pensare che lo Spirito fa diventare Lingua di Dio la tua lingua madre. Lo Spirito non fa altro che, come in Maria, incarnare anche in te il Verbo di Dio. Perché il divino e l'umano trovano compimento solo così: essere l'uno nell'altro.
E allora Dio parlerà con le tue parole, piangerà le tue lacrime, riderà le tue risate.
E le tue mani saranno le sue mani, la tua parola gli darà parola, la tua vita placherà la sua sete di vita.
Il tuo amore sarà il Suo amore.
 
 

 
Letture:
Atti 2,1-11
Salmo 103
1 Corinzi 12,3-7.12-13
Giovanni 20,19-23
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
 
 

14 maggio 2026

Festa della presenza di Gesù - 17/5/2026 - Ascensione del Signore

Cappella dell'Ascensione
(XII sec.)
Monte degli ulivi, Gerusalemme

 
 
L'Ascensione è la festa della presenza di Gesù in un altro modo: in tutti gli uomini, in tutti i giorni. Gesù non si è rinchiuso nel più alto dei cieli, lui è andato avanti e nel profondo. San Paolo scrive: «Cristo è il perfetto compimento di tutte le cose» (Ef 1,23). Ogni cosa che esiste ha in Cristo la sua pienezza e il suo futuro. Essere cristiani è avere la certezza che Cristo è presente in tutte le cose. Che lui è forza di Ascensione dell'intero creato, energia che alimenta l'esistenza e la storia non solo umana, ma di tutto il creato.
 
C'è un aggettivo che ha una presenza martellante in tutte e tre le letture di oggi, "tutto": «andate in tutto il mondo... a tutte le genti annunciate... ogni potere è mio... io sarò con voi tutti i giorni... tutto è sotto i suoi piedi».
Il nobel François Mauriac scrisse: "Dal giorno dell'Ascensione abbiamo Dio in agguato all'angolo di ogni strada".
 
Con l'Ascensione non abbiamo l'assenza di Gesù, ma una presenza più profonda. Gesù adesso è diffuso per tutta l'umanità, seminato in tutte le cose, fino a quando, alla fine del tempo, sarà «tutto in tutti» (Col 3, 11).
Gesù non è solo in me, ma anche nel cuore più distratto, o in quello che si crede spento, perfino in quello che lo rifiuta. Ma Cristo è presente anche in tutte le cose: nella tenera piantina, nella fredda pietra, nelle più lontane galassie come nella forza che tiene uniti gli atomi.
Adesso tutti i giorni e tutte le cose mi possono parlare di Dio, tutti i giorni e tutte le cose sono angeli e Vangeli sul mio cammino di essere umano: "il divino traspare dal fondo di ogni essere" (Theilard de Chardin).
 
«Essi però dubitarono [...] Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli». Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell'uomo. Ci affida la sua Chiesa nonostante il nostri dubbi. Ci chiama, mi chiama ad essere suo testimone nonostante le mie debolezze, i miei limiti, i miei peccati, i miei tradimenti. Ha fiducia in me più di quanta ne abbia io stesso. Sa che sono in grado di essere quel pizzico di lievito, quel granello di sale che, magari di un'inezia, riuscirà a contagiare di Spirito chi mi è affidato.
 
 

 
Letture:
Atti 1,1-11
Salmo 46
Efesini 1,17-23
Matteo 28,16-20
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
 
 

07 maggio 2026

Amare è donarsi - 10/5/2026 - VI Domenica di Pasqua

 

 
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».
«Se...» Nessuna costrizione, nessun obbligo. Sei libero di accettare o rifiutare. Gesù, uomo totalmente libero, ci dona parole liberanti.
 
«Se mi amate, osserverete». Gesù non impone, non dice "dovete osservare". La sua non è un'ingiunzione, un comandamento in più, è una constatazione: quando ami le azioni si caricano di un calore nuovo, di una intensità inattesa. La vita ha più slancio, più senso, tutto è più facile.
 
«I miei comandamenti». L'originale greco pone l'accento su 'miei', quasi che Gesù volesse sottolineare che non si tratta dei dieci comandamenti, del decalogo, ma di quelli che lui ci ha donato. E ce li ha donati non perché li ha dettati, ma perché li ha vissuti. Non si tratta di parole, ma della sua vita.
Gesù ci vuole dire: "se mi ami diventerai come me". Amare, ed essere amati, trasforma: si diventa chi si ama. Lui vuol dire che i suoi pensieri, i suoi desideri diventano i tuoi. Amare Dio mi dà la possibilità di diventare come Lui, di acquisire nei miei giorni quel sapore di libertà, di mitezza, di pace, di perdono, quella gioia di tavole imbandite, di abbracci, di relazioni buone che sono la bellezza del vivere.
 
In questi sette versetti del Vangelo Gesù ci parla di comunione, di unione con Lui: «sarò con voi ... verrò presso di voi ... io in voi, voi in me ...». Il Vangelo racconta la passione di Gesù di unirsi a me. E questo mi libera: che io sia amato non dipende da me, dipende da lui; l'uomo può dire di no a Dio, ma Dio non può dire di no all'uomo. Tu puoi voltargli le spalle, ma lui non può rinnegarti.
 
Gesù cerca amore. Ma cos'è l'amore? È famosissima la frase di sant'Agostino: "Ama e poi fa' quello che vuoi". Se ami, non potrai ferire, tradire, derubare, ingannare; non potrai violare, deridere, restare indifferente. Se vuoi prendere, schiacciare, umiliare non è amore. Amare è donarsi.
Se ami, non potrai far altro che soccorrere, accogliere, benedire. E questo per una esigenza interiore, ben più potente di qualsiasi legge esterna.
Ama e poi, quello che senti di fare, mettiti a farlo con tutto il cuore.
 
 

 
Letture:
Atti 8,5-8.14-17
Salmo 65
1 Pietro 3,15-18
Giovanni 14,15-21
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».