«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me» dice il Vangelo.
«Onora tuo padre e tua madre» (Es 20,12 e Dt 5,16) dice il Decalogo.
«L'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie» (Gen 2,24) dice il primo libro della Bibbia.
Tre frasi che, all'apparenza, sembrano non andare d'accordo. Il Signore non vuole fare una gara per il nostro cuore. Dio, con la terza frase (che è lo sfondo delle altre due), ci vuole dire una molto importante: il mondo non coincide con la cerchia familiare!
La croce o la vita eterna, ma neppure una società di giustizia e di pace, si costruiscono interessandosi solo della propria famiglia, o della propria nazione.
Bisogna saper accogliere gli altri nel cerchio della famiglia, della tribù, della nazione. Perché accogliere genera vita e futuro, spezza l'eterna ripetizione delle ingiustizie, delle ripicche, delle esclusioni.
«Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà»
Perdere la vita non significa farsi uccidere. La vita si perde come si perde un tesoro: donandola. Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo regalato agli altri. Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. Come ha fatto Lui, che ha perduto la sua vita per la causa dell'uomo e l'ha ritrovata.
Ecco quindi che perdere la propria vita vuol dire che per quella persona, per quella causa, io sono pronto a rinunciare ai miei interessi, al mio tornaconto immediato. Sono pronto a lasciar morire il mio egoismo, e in questa morte trovo la mia vita.
«Chi avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca [...] non perderà la sua ricompensa».
Una promessa che placa tutte le mia paure. Non è detto che debba affrontare il grande gesto, ma devo (e posso) viverlo nei piccoli gesti quotidiani, quelli che nessuno vede.
La croce e un bicchiere d'acqua, cioè il dare tutta la vita e il dare quasi niente sono i due estremi di uno stesso movimento. Un gesto che chiunque può compiere, non occorre essere eroi per farlo; però un gesto vivificato da quell'aggettivo così evangelico: fresca. Acqua fresca cioè procurata con cura, l'acqua migliore che ho, quasi un'acqua affettuosa, con dentro il battito del mio cuore.
Dare la vita, dare un bicchiere d'acqua fresca: non c'è nulla di troppo piccolo per il Vangelo, perché non c'è niente di autenticamente umano che non risplenda nel cielo. Perché l'uomo guarda le apparenze, Dio guarda il cuore. E così l'intero Vangelo può venire riversato in un solo bicchiere d'acqua fresca.
Letture:
2 Re 4,8-11.14-16
Salmo 88
Romani 6,3-4.8-11
Matteo 10,37-42
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».









