Sono tre i punti attorno a cui ruota il Vangelo: la festa, le strade e l'abito nuziale.
La festa. Dio vuole fare festa insieme a noi. Siamo noi che non vogliamo fare festa con Lui. Abbiamo sempre qualcosa di più importante, qualcosa di più urgente, qualche impegno inderogabile, qualche affare più redditizio. Anche se ci arriva l'invito del re, gli diciamo chiaramente che lui non è abbastanza importante per noi; che lui, per noi, non conta niente.
Come faceva notare un giovane (XXV Congresso Eucaristico Nazionale - Ancona 2011): "Per far festa bisogna prima essere felici". Non si va a una festa per cercare la felicità, ma per esprimerla. Gli invitati non rispondono al re perché hanno perso il cuore dietro agli affari e alle cose.
Ma Dio non può stare da solo. lui vive per la gioia, che è tale solo se condivisa. Per questo ordina ai servi: «andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze»-
Le strade. Viene specificato che i servi hanno preso alla lettera quel «tutti quelli che troverete». Difatti viene detto che portarono alla festa «cattivi e buoni». Prima i cattivi e poi i buoni. Non siamo chiamati perché siamo buoni e ce lo meritiamo, ma per diventare buoni. E possiamo diventarlo solo se ci lasciamo incontrare e incantare da una proposta di vita più bella e più felice da parte di Dio.
Dio non è in cerca di gente che faccia delle cose per lui, ma di gente che gli lasci fare delle cose, di gente che si lasci fare contenta: che lo lasci essere Dio!
L'abito nuziale. Avendo invitato «cattivi e buoni» questo abito non può essere quello delle buone azioni e delle virtù. Allora, cos'è?
Come scrive il biblista Alphonse Maillot, è il simbolo del credente "rivestito di severità, austerità, tristezza, mentre bisognerebbe indossare l'abito della gioia e della speranza. Un uomo che si fa l'idea che occorre portare sulle spalle la tristezza del mondo, invece di portare al mondo il sorriso di Dio".
L'abito nuziale non è quello indossato sul corpo, ma è un vestito del cuore. È l'abito di un cuore che sogna la festa della vita, che desidera credere, perché credere è una festa. Allora quella persona è il simbolo di tutti quei cristiani che non riescono a credere che il Regno sia un banchetto di nozze, ma pensano piuttosto a un tribunale, magari dell'inquisizione. E perciò si vestono il cuore come per un funerale.
La gioia è una forza. È una sfida. È qualcosa che afferra il cristiano quando celebra l'Eucarestia e lo costringe ad andare a portarla in un mondo senza pace e senza gioia.
Il cristiano non tiene la gioia per sé, e neanche la rinchiude all'interno della chiesa. La porta per le strade, vestendo magari l'abito del lavoro quotidiano.
Letture:
Isaia 25,6-10
Salmo 22
Filippesi 4,12-14.19-20
Matteo 22,1-14
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Forma breve: (Mt 22, 1-10)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Forma breve: (Mt 22, 1-10)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».







