Mangiare e bere il corpo e il sangue di Gesù vuol dire entrare in comunione con Lui, essere inseriti nella sua stessa vita. Ma per mezzo dell'Eucarestia noi entriamo in comunione anche tra di noi. Non c'è vera comunione con Dio se non c'è comunione con gli altri.
Con l'Eucarestia il cristiano scopre la sua vocazione di "persona comunionale", si rende conto che non si può vivere il cristianesimo in maniera individualistica. "In Paradiso ci si va in comunità, all'inferno ci si va da soli" dicevano i Padri. Partecipare alla Cena Pasquale, all'anticipo del banchetto celeste, vuol dire rinsaldare in ognuno di noi il rapporto con il Padre e con i fratelli. E questo nonostante a volte (per non dire spesso) le nostre opinioni, i nostri punti di vista, ci mettano in opposizione.
Però l'Eucarestia ci fa scoprire quanto le nostre divergenze e le nostre diversità si radicano nella stessa volontà di adesione al Vangelo, nell'ottica di uno stesso amore per Dio.
L'Eucarestia, se celebrata non come rito ma come incontro comunitario col Signore, fa sì che ci si ami nonostante le divergenze e i conflitti quotidiani. "Se vuoi essere cattolico devi essere unito nella diversità e diverso nell'unità" diceva il cardinale e teologo Yves Congar.
Quindi l'Eucarestia oltre ad essere il sacramento dell'unità, realizza anche la diversità. Il Pane che riceviamo non produce a tutti gli stessi effetti, non produce un cristiano standard. Invece stimola, potenzia, favorisce e sviluppa le doti che ognuno di noi ha in maniera personale ed unica.
La comunione prodotta da Gesù tra le persone avviene sottolineando e sviluppando le peculiarità e le diversità di ognuno di noi.
Ma se l'Eucarestia è tutto questo, allora "mangiare indegnamente il pane" significa non impegnarsi a realizzare la comunione con tutti nella diversità.
I primi cristiani quando parlavano di "corpo di Cristo" pensavano alla Chiesa. E per evitare confusione specificavano: "il vero corpo di Cristo" per indicare il pane eucaristico, e "il corpo mistico di Cristo" per indicare il popolo di Dio. Quindi l'amen che diciamo quando prendiamo l'ostia non è una semplice dichiarazione che crediamo nella reale presenza di Gesù nell'ostia, ma anche la dichiarazione del proprio impegno a costruire questo corpo di Cristo nella comunione con i fratelli.
Letture:
Deuteronomio 8,2-3.14-16
Salmo 147
1 Corinzi 10,16-17
Giovanni 6,51-58
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».









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