31 agosto 2023

Prendi su di te tutto l'amore di cui sei capace - 3/9/2023 - XXII Domenica Tempo Ordinario

Chiesa di San Damiano
Assisi (PG)
(foto J.C.)



Brano molto famoso, ma anche molto facile da fraintendere, soprattutto se lo si legge secondo un dolorismo che ben poco ha di cristiano. Forse il titolo che veniva dato a questo brano, primo annuncio della Passione di Gesù, ha contribuito a distorcere la nostra prospettiva.
Gesù non ha mai annunciato solamente la sua Passione. Lui ha sempre parlato di Passione, Morte e Resurrezione. Queste tre realtà vanno sempre tenute insieme. Se non temiamo conto di ciò che succederà "il terzo giorno" commettiamo lo stesso errore di Pietro.

Gesù, dopo la confessione di Pietro, inizia a spiegare lo scandalo del cristianesimo; un Dio che entra nel rifiuto, nel dolore e nella morte perché ogni suo figlio vive il rifiuto, il dolore e la morte. Pietro, e noi con lui, questo fa fatica a capirlo. Come può salvare il mondo un crocifisso in più tra i milioni di crocifissi della storia? per salvare il mondo ci vuole il potere, il miracolo, l'autorità. In fondo Pietro non fa altro che ripresentare le tentazioni del diavolo subito dopo il battesimo nel Giordano.
Per questo che Gesù lo chiama Satana. Perché invece Dio sceglie i mezzi più poveri: l'amore disarmato, non fare mai violenza, perdonare tutti fino alla fine.

E dopo questo annuncio Gesù ci dona l'essenza del cristianesimo: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»
"Se qualcuno vuole": è sempre una libera scelta. Gesù non si impone mai, lui si propone. E a maggior ragione anche noi non dovremmo mai imporlo. La molla che ci spinge a seguirlo è la vita, perché Lui fa grande la vita, la fa fiorire, la fa sbocciare alla massima bellezza.
"Rinneghi sé stesso", che non vuol dire annùllati, butta via le tue capacità e potenzialità, diventa sbiadito e incolore. Gesù vuole delle persone che facciano fruttare appieno i propri talenti. Seguire Cristo è conquistare un'infinita passione per tutte le creature. Rinnegare sé stessi vuole dire sapere che non si è il centro dell'universo, ma che si è dentro una forza molto più grande.
"Prenda la sua croce" non vuole assolutamente dire che si deve soffrire con pazienza, sopportare, rassegnarsi. La croce nel Vangelo è la prova che Dio mi ama più della propria vita. Per capire il senso di queste parole allora dobbiamo provare a sostituire la parola 'croce' con la parola 'amore': "se qualcuno vuole venire dietro a me, prenda su di sé tutto l'amore che è capace di donare". Ama, altrimenti non vivi, e prendi anche la porzione di croce che ogni amore comporta.
E infine "seguimi", cioè fai come fa Gesù. Abbi anche tu il coraggio di toccare il lebbroso, di sfidare chi voleva lapidare l'adultera, di commuoverti per due passeri, di essere libero come nessun altro, di amare come nessun altro.
La legge fondamentale dell'amore è proprio questa: sei ricco solo delle cose che hai donato; se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci.


(Ger 20,7-9; Sal 62; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27)


24 agosto 2023

Aprirsi all'amore di Dio - 27/8/2023 - XXI Domenica Tempo Ordinario

La consegna delle Chiavi a Pietro
Ambrogio Buonvicino (bassorilievo)
Loggia delle Benedizioni, Basilica di San Pietro (Vaticano)



Gesù non è venuto per insegnarci nuove cose, ma per creare una nuova relazione tra Dio e gli uomini. Per questo a volte Gesù abbandona le parabole e usa le domande. Lo fa perché "nella vita contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi, le domande ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare". (Pier Luigi Ricci)
La relazione che Gesù cerca non è basata sul sentito dire: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?», ma sull'esperienza personale: «Ma voi, chi dite che io sia?»

La risposta di Pietro, «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», può aiutarci a dare una risposta che sia completamente personale.
Il Cristo, cioè il Messia, la realizzazione di tutte le promesse di pienezza di gioia fatte da Dio.
Il Figlio, cioè tu porti Dio qui, in mezzo a noi. Ci fai vedere e toccare Dio. Con te possiamo abbracciarlo, essere abbracciati, accarezzati, consolati da Dio.
Il Vivente, cioè colui che porta più vita nella mia vita: «io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10)
Tu sei Dio, un nome che dice gioia, libertà, pienezza.
Tu sei vita, cioè forza, capacità di risorgere dalle cadute, anche quelle più rovinose.
Tu sei 'per sempre', eternità che non si lascia condizionare dal passato, che non teme il futuro, ma che fa traboccare di amore il presente.

È una domanda che viene rivolta personalmente anche ad ognuno di noi, e per rispondere non possiamo ricorrere a risposte studiate, o lette, o sentite da altri.
La risposta giusta la sappiamo solo noi, è solo nostra: tu con il tuo cuore e con la tua fatica, con le tue gioie e le tue ferite, tu, che cosa dici di Gesù Cristo?
La risposta giusta è una risposta mai finita, perché è la mia vita. Non è ciò che dico, ma è ciò che scalda il mio cuore, è ciò che cerca di guidare la mia vita.

E la reazione di Gesù alla mia risposta è la gioia sua e mia: «Beato sei tu». Beato non perché sei stato bravo, ma perché ti sei aperto all'amore di Dio.


(Is 22,19-23; Sal 137; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20)


17 agosto 2023

È vero, Signore, ma ... - 20/8/2023 - XX Domenica Tempo Ordinario

Gesù e la cananea



Protagonista di questo brano è una donna cananea. Questa donna sembra che sappia solo gridare, anzi, il verbo originale del Vangelo è lo stesso che viene usato per indicare il latrare dei cani. E i giudei consideravano gli abitanti di Canaan dei cani. Questo spiega tutto il dialogo.

È una cananea, una pagana, una idolatra. Senza nessuna preparazione, gridando inizia la liturgia. «Pietà di me, Signore!», cioè «Kyrie, eleison!» nell'originale del Vangelo.
Non è una formula che dice distrattamente, per abitudine, quasi un riflesso condizionato. È un grido che le sgorga dal cuore. Da un cuore ferito per amore, ferito dalla sofferenza di una persona amata. Si aggrappa a questa invocazione come un'ostrica allo scoglio, è la sua scialuppa di salvataggio, verità di una fede che non compare in nessun registro parrocchiale, ma che non è per questo meno vera, profonda, vissuta fin nelle sue viscere più intime.

Ma di fronte a queste grida Gesù tace. Anzi, oppone, per interposta persona, un rifiuto. Al silenzio di Gesù, al suo esplicito rifiuto, la donna risponde "prostrandosi davanti a Lui". È l'atteggiamento dell'adorazione. Questa donna cananea si rivela capace di adorare la non risposta di Dio. Adorare il silenzio di Dio. Adorare il rifiuto di Dio.

E Dio, che già si era commosso, non riesce più a tacere, e stimola questa (ma)donna, ad andare ancora più avanti. La spinge a scoprire che la preghiera, in fondo, consiste nel dar ragione a Dio, perché quando Lui ha ragione siamo noi a guadagnarci. Perché "è vero, Signore, io non sono degno", ma 'nessuno è escluso né dal Tuo amore né dal Tuo perdono' (fr. Roger). Perché, Signore, se non doni il tuo amore a chi ne ha bisogno, a chi li donerai?

Un'ultima considerazione.
L'insistenza sul tema del pane lascia capire che il problema della partecipazione alla mensa era già sentito dalle prime comunità cristiane, c'era già attrito tra le diverse mentalità, le diverse opinioni teologiche.
Allora si trattava del rapporto tra cristiani e pagani, ma oggi il problema riguarda persone della stessa fede (anche se qualche volta non ... della stessa morale).
Capisco che sono problemi complessi e a cui non tocca a noi trovare la soluzione, però, proprio nello spirito sinodale, sono meditazioni che anche noi possiamo e dobbiamo portare avanti.
Lo scandalo della divisione tra le chiese cristiane, la sofferenza degli 'esclusi dalla comunione', non possono lasciarci indifferenti. La sofferenza di uno solo dei nostri fratelli o sorelle è la nostra sofferenza.

Coma la donna cananea, anche noi siamo chiamati a urlare al Signore la nostra sofferenza, a dire al Signore "Hai ragione, ma ...", e a farlo fino a quando Lui ci risponderà: "Avvenga come tu desideri". Perché l'amore di Dio non si lascia fermare dalle stupide barriere degli uomini.


(Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28)


10 agosto 2023

Mano tesa per salvare - 13/8/2023 - XIX Domenica Tempo Ordinario




In pratica, dopo aver compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù allontana tutti. Prima i discepoli e poi tutti gli altri.
È abbastanza logico che i discepoli, messi su di una barca e mandati dall'altra parte del lago, si sentano abbandonati, soprattutto perché sopraggiunge una tempesta. E, mentre le braccia fanno forza sui remi per guadagnare la riva, gli occhi scrutano nella notte per cercare la rotta giusta.

E nella notte vedono Gesù che va loro incontro. Nel mezzo della tempesta del mare, come nel mezzo delle tempeste della vita, Gesù viene a cercarti, ti viene incontro.

E Pietro, vedendo Gesù, grida: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». A ben guardare sono due domande, una giusta e una sbagliata.
Chiede di andare verso il Signore, domanda bellissima.
Ma chiede di farlo "camminando sulle acque", che è la domanda sbagliata. È il 'miracolismo', che non ha niente a che fare con la fede. Come diceva uno dei membri della commissione che indagava sulle prime apparizioni di Lourdes, 'i miracoli a chi ha fede non servono e a chi non ha fede non bastano'. Non è nei miracoli che si incontra il Signore, ma nei gesti quotidiani, nella polvere delle strade. Nel lavare i piatti ogni giorno, come diceva un'anziana monaca di clausura.

Pietro va verso Gesù. Non ha occhi che per quel volto, e la sua fede gli permette l'impossibile.
Ma come stacca per un attimo lo sguardo dal maestro, la realtà circostante prede il sopravvento, la paura lo vince e inizia ad affondare. Quando non guarda Gesù, vede le onde. Quando non guarda quel viso, vede il vento. Smette di guardare la meta e inizia a vedere le difficoltà.
E allora grida: «Signore, salvami!»

Noi vorremmo avere una fede pura, incrollabile. Ma anche in noi, come in Pietro, convivono la fede e il dubbio. Entrambe sono impastate dentro di noi. Ci fanno compiere cose meravigliose, ma anche sprofondare in profonde oscurità.
Ma basta che, anche con tutti i dubbi, gridiamo come Pietro "Signore salvami", che proprio lì, in quel momento, il Signore ci raggiunge. Proprio nel centro della nostra poca fede Dio si fa vicino. Ci allunga la sua mano, non per accusarci, ma per prendere la nostra e portarci all'asciutto, nel calore del suo abbraccio.



Piccola nota a margine
Mi colpisce l'ironia del fatto che il pescatore viene pescato.
Mi ha fatto pensare ad una cosa, che però vale solo nella lingua italiana, sulla differenza tra 'pescatore' e 'pescatore di uomini'.
La differenza passa sul diverso senso da dare alla parola 'amo'.
Per il pescatore è un sostantivo che indica quel pezzetto di ferro acuminato che ferisce il pesce e permette di toglierlo dall'acqua per farlo morire e poi mangiarlo.
Per il pescatore di uomini è la prima persona singolare, indicativo presente, del verbo 'amare', che indica una mano protesa ad afferrare chi è in difficoltà e trarlo in salvo.


(1Re 19,9.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33)


03 agosto 2023

Scoprire il vero volto - 6/8/2023 - Trasfigurazione del Signore




A volte capita che 'scopriamo' una persona. Una parola, un gesto, magari piccolo, ci fanno scoprire che quella persona che fino ad allora avevamo considerato poco o niente, in realtà è migliore di come pensavamo e soprattutto di come appariva.

Tutti noi siamo sempre pronti ad appiccicare addosso agli altri un'etichetta: 'quello è uno che vale poco'; 'a quello non si può chiedere niente'; 'con quello è meglio non aver a che fare' e così via. Solo che a poco a poco finiamo per non vedere più la persona ma vediamo solo l'etichetta.

Dimentichiamo un'esperienza che una volta, quando si usava la stufa a legna o il caminetto, era molto comune, ma adesso si può fare solo quelle volte che in campeggio si fa un falò: dopo che si è fatto un falò alla sera, la mattina dopo, rimestando tra la cenere, possiamo trovare delle piccole braci. E con queste possiamo, con l'aggiunta di nuova legna, fare di nuovo un fuoco.

In ognuno di noi, al di sotto della cenere e dei legni bruciacchiati, c'è una brace ardente custodita dallo Spirito Santo. La cenere è grigia e morta, ma la brace è viva e ardente. Ed è questa brace che è il nostro vero volto. È questa brace che dovremmo andare a cercare in ogni persona, ma anche in noi. È questa brace che Dio vuole svelare e alimentare in noi, e Gesù, con la sua Trasfigurazione, ci dice anche che ognuno di noi può, affidandosi all'amore infinito di Dio, scoprire sia il proprio vero volto che quello degli altri.

Ma anche noi spesso cadiamo nella stessa tentazione di Pietro: "facciamo tre capanne". Anche noi vorremmo 'eternizzare' all'infinito quell'istante che invece dovrebbe servire a metterci in cammino.
La fede è impastata di luce e di oscurità, di certezze e di dubbi, di consolazioni e di tormenti. Di pace e di asprezze.
Tutti abbiamo bisogno di salire sulla montagna per riprendere fiato, per riacquistare il nostro vero volto. Ma questo ha lo scopo di darci il coraggio di riguadagnare la pianura, di riaffrontare l'asfalto di ogni giorno.
Salire sulla montagna ci dona il nostro volto trasfigurato, ma questo volto diventa veramente nostro solo se lo offriamo agli altri.


(Dn 7,9-10.13-14; Sal 96; 2Pt 1,16-19; Mt 17,1-9)