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28 maggio 2026

Non c'è amore se non c'è dono - 31/5/2026 - Santissima Trinità

 
Santissima Trinità
affresco (circa 1460-1470) - Ospizio della Trinità - Valgrana (CN)
L'opera è attribuita ai fratelli Tommaso e Matteo Biazaci da Busca e rappresenta una "Trinità orizzontale" con tre busti identici che emergono da un unico corpo, simboleggiando le tre Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo).

 
C'è, nel primo film della serie che il regista Kieslowski ha realizzato sul Decalogo, questa scena: «il piccolo Pawel sta giocando. Ad un tratto si ferma e domanda alla zia: "Com'è Dio?". La zia, senza parlare, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia la testa e, sempre tenendolo stretto, gli domanda: "Come ti senti adesso?". Pawel alzando gli occhi le risponde: "Bene, mi sento bene". E la zia: "Ecco, Pawel, Dio è così"».
Dio non è una definizione ma un'esperienza.
La Trinità non è un concetto da capire, ma un abbraccio da accogliere.
Dio come un abbraccio perché Dio è amore, e senza amore non c'è magistero, non c'è teologia, senza amore nessuno riesce a parlare di Dio.
La Trinità è la rivelazione del segreto del vivere, della verità sulla vita, sulla morte, sull'amore. Mi dice che al principio di tutto quanto esiste ed esisterà c'è la relazione, la comunione. Un solo Dio in tre persone: Dio in se stesso non è solitudine, ma è comunione.
 
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio». Il Vangelo ci annuncia che alla base di tutto non c'è nient'altro che l'amore. Ma il verbo 'amare', nella Bibbia, si traduce sempre con un altro verbo molto concreto, molto terra-terra: il verbo "dare". Amare equivale a dare, il verbo delle mani che offrono. Non c'è amore se non c'è dono.
Se mi domandano: tu a che cosa credi? mi verrebbe spontaneo rispondere che credo in Dio Padre, in Gesù crocifisso e risorto, la Chiesa..., ma Giovanni indica una risposta diversa: il cristiano crede all'amore, noi crediamo all'amore che Dio ha per noi! È questa la vera fede.
 
«Dio ha tanto amato il mondo». Non solo l'uomo, tutto il mondo è amato, la terra, gli animali, le piante. La creazione intera è amata. E se Lui ha amato, anch'io devo amare questa terra, con i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza.
La festa della Trinità è luce al mio cuore profondo, è rivelazione del senso ultimo dell'universo.
Incamminato verso un Padre che è la fonte della vita, verso un Figlio innamorato, verso uno Spirito che semina comunione nelle nostre solitudini, io mi sento piccolo e allo stesso tempo abbracciato dal mistero. Piccolo, ma abbracciato come si abbraccia un bambino che si ama.
 
 

 
Letture:
Esodo 34,4-6.8-9
Daniele 3,52-56
2 Corinzi 13,11-13
Giovanni 3,16-18
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
 
 

31 luglio 2025

La vita è meravigliosa - 3/8/2025 - XVIII Domenica tempo ordinario

 
La vita è meravigliosa
Frank Capra (1946)

 
Mi colpisce l'estrema solitudine del protagonista della parabola raccontata da Gesù: non ha nome, non ha volto, non ha moglie, figli, fratelli, parenti, amici. Ha solo tante cose. Per lui esistono solo le cose, anche le persone le riduce a cose, a strumenti per il suo interesse. Il suo sguardo, la sua vista, non vanno oltre il suo ombelico.
 
È per questo che Dio lo chiama «stolto»
- perché basa la propria sicurezza sull'avere e non sull'essere, sulle relazioni;
- perché crede che avere molti soldi, molte cose, significhi avere molta vita;
- perché si identifica con le cose e non le trasforma in mezzo di comunione con gli altri;
- perché è in adorazione del proprio 'io' e non si mette mai di fronte, e in relazione, ad un 'tu'.
 
Questo ricco non riuscirà mai a pregare la preghiera insegnata da Gesù nel Vangelo di domenica scorsa. Lui è capace di dire solo "mio". La parola "nostro" per lui non ha nessun senso, non esiste.
Non ha capito che si è ricchi solo di ciò che si ha donato.
"Sono affamato di tutto il pane che ho mangiato da solo, povero di tutti i beni che tengo per me" (Gustave Thibon, filosofo)
 
Non so perché (forse per contrasto), ma questa parabola mi fa venire in mente il film 'La vita è meravigliosa': cosa avrebbe fatto questo ricco se anche lui, come George Bailey (il protagonista del film) avesse perso di colpo tutte le sue ricchezze?
Lui che ha investito tutta la sua vita sulle cose, avrebbe finito di vivere.
George Bailey, che aveva investito tutta la sua vita sugli altri, invece si è ritrovato molto più ricco di prima, e non solo di beni materiali.
 
 

 
Letture:
Qoelet 1,2;2,21-23
Salmo 89
Colossesi 3,1-5.9-11
Luca 12,13-21
 
 
 

 
Luca 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».