27 agosto 2026

Solo seguendo Gesù possiamo diventare come Lui - 30/8/2026 - XXII Domenica Tempo Ordinario

Mt 16,21-27
Fabio Vettori 

 
 
Domenica scorsa Pietro confessava Gesù, oggi Gesù sconfessa Pietro e tutta la nostra logica presentandosi come colui che deve molto soffrire per poi risorgere.
Si può capire fino in fondo la Passione e la Morte solo alla luce della Resurrezione. Se ci fermiamo alla Passione, commettiamo lo stesso errore di prospettiva di Pietro, che non ha saputo andare oltre, non ha tenuto conto di ciò che sarebbe accaduto «il terzo giorno».
 
Subito si può notare una cosa: Gesù parla apertamente, Pietro prende in disparte. Ricorda il comportamento del serpente con Eva. E difatti Gesù lo chiama Satana! Poco prima lo proclama beato, adesso diventa Satana. Beato quando si lascia istruire da Dio, quando ascolta il «suggerimento del Padre». Satana quando ascolta l'istinto umano.
 
«Egli, voltandosi, disse a Pietro» Un gesto che ristabilisce le posizioni. È Lui che traccia la strada. Solo seguendo Lui possiamo vivere fino in fondo l'amore di Dio, amore che dona la vita.
 
«Se qualcuno vuole venire dietro a me» Gesù non dice "devi", ma «se vuoi», se t'interessa. Non è un obbligo che devi fare per evitare un castigo futuro. È solo un invito fatto a chi desidera stare con lui.
 
«Rinneghi sé stesso» cioè smetti di preoccuparti per te stesso, perché non ne avrai più bisogno. Il Padre sa meglio di te di cosa hai realmente bisogno. Penserà ai tuoi bisogni meglio di come faresti tu. È una proposta di pienezza, non di rinuncia.
 
«Prenda la sua croce e mi segua». Non si tratta della croce di Gesù, ma della tua. Gesù non prende la croce per soffrire, ma per manifestarci quanto è grande l'amore di Dio per noi.
E allora, se la croce di Gesù ci vuole parlare solo di Amore, qual è la tua croce? È la via che scegli per amare, e non è sempre facile. Basta pensare a quanto è bello, ma anche difficile far crescere i nostri figli. Quanta gioia, ma anche quanta sofferenza, quanta speranza, ma anche quante preoccupazioni ci sono nell'essere genitori!
L'amore per le persone ti dona pienezza di vita, ma può anche farti sanguinare il cuore, lacerarlo.
 
Gesù ci chiede di seguirlo perché solo andando dietro a Lui possiamo diventare come Lui.
Mai nessuna divinità ha pronunciato parole come queste.
Solo quando sono dietro a Lui sono con le spalle protette. Solo dietro a Gesù "sto da Dio"!
 
 

 
Letture:
Geremia 20,7-9
Salmo 62
Romani 12,1-2
Matteo 16,21-27
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
 
 

20 agosto 2026

Dio si fa accessibile attraverso la nostra umanità - 23/8/2026 - XXI Domenica Tempo Ordinario

 
«...SU QUESTA PIETRA EDIFICHERÒ LA MIA CHIESA...»
Chiesa di Saint-Michel d'Aiguilhe (961 d.C.)
Le Puy-en-Velay (Francia)

 
Il punto centrale è ciò che Simone dice a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», cioè "Tu sei veramente il Messia che aspettavamo". Riconoscendo nella persona «mite e umile di cuore» con cui ha un rapporto di amicizia da pari a pari l'inviato di Dio, il pescatore Simone fa un salto di qualità determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierà la vita. E Gesù gli risponde: «Tu sei Pietra».
 
Simone non sapeva di essere 'Pietra'. Sa di essere cocciuto e irruente, ma ora scopre un suo volto nuovo, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.
Sapeva di essere un testone, scopre di essere una roccia.
Sapeva di essere un irruento, un sangue caldo; e il Signore gli svela che proprio con questo difetto potrà essere di aiuto ai fratelli. Gesù non ci toglie i difetti, ma se ci lasciamo fare da Lui, riesce ad usare i nostri difetti per realizzare il Regno di Dio.
Pietro ci rivela che Gesù è il Cristo. Gesù rivela a Simone che egli è Pietro. Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto. Quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi. Ed è sempre una verità più bella di come la crediamo noi.
 
E subito dopo che Pietro ha manifestato la sua fede, Gesù gli affida «le chiavi del regno dei cieli». Gesù si fida di Pietro, proprio quell'apostolo che più volte nel vangelo manifesta la sua generosità mista a fragilità e durezza di comprendonio (il soprannome 'Pietro' indica anche la sua 'testa dura'). Gesù affida a Pietro e ai suoi compagni una enorme responsabilità, che è quella di rendere accessibile il Regno dei cieli sulla terra. Pietro, e di seguito tutti coloro che seguiranno la testimonianza degli Apostoli (quindi anche noi oggi), hanno il compito di custodire e aprire le porte di Dio sulla terra facendo in modo che nessuno rimanga fuori e nessuna porta rimanga sbarrata.
 
Perché le chiavi non servono solo per chiudere, ma anche per aprire. Le 'chiavi' non sono un potere ma sono una responsabilità, un compito preciso che non va preso alla leggera! Non dobbiamo mai dimenticare che Dio si fa accessibile proprio attraverso l'umanità di tutti noi che cerchiamo di essere cristiani. Avere le chiavi significa fare in modo che le porte siano sempre custodite, ma mai sbarrate. Avere le chiavi non vuol dire sprangare, rendere inaccessibili le porte.
'Il regno dei cieli' non è un qualcosa per pochi eletti, è 'notizia che dà gioia' (questo è il significato della parola "vangelo") di un Dio che ti ama e che vuole solo la tua felicità.
Ascolto, amore e perdono sono il modo in cui le porte della comunità cristiana non rimangono mai chiuse per nessuno, mai.
 
 

 
Letture:
Isaia 22,19-23
Salmo 137
Romani 11,33-36
Matteo 16,13-20
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
 
 

13 agosto 2026

Siamo tutti figli da saziare d'amore - 16/8/2026 - XX Domenica Tempo Ordinario

 
Il rabbì e la cananea
miniatura araba
Foglio del manoscritto Walters W.592 (1684)

 
Protagonista di questo brano è una donna cananea. Questa donna sembra che sappia solo gridare, anzi, il verbo originale del Vangelo è lo stesso che viene usato per indicare il latrare dei cani. E i giudei definivano gli abitanti di Canaan proprio come 'cani'. Questo spiega tutto il dialogo.
 
Questa donna ha un grande dolore, ma non per sé, lo ha per sua figlia. Colpisce come inizia la sua preghiera: «Pietà di me, Signore!», cioè, nell'originale del Vangelo, «Kyrie, eleison!». La sua non è una frase detta per abitudine, quasi a pappagallo (come spesso facciamo noi all'inizio della Messa). È una frase che le sgorga dal cuore.
Non chiede per sé, chiede per un'altra persona. Lei sa di non avere nessun titolo, nessun diritto di rivolgere la parola al rabbì ebreo, ma è tanto l'amore che ha nel cuore, che osa. L'amore porta ad osare, a superare le convenzioni e le usanze, anche i propri limiti e le proprie paure.
 
Noi di fronte alla sofferenza, di fronte alla disperazione, spesso non sappiamo cosa dire, né cosa fare. Arriviamo anche a non sopportarla, reagiamo con fastidio come gli apostoli, che in pratica dicono a Gesù: "dagli qualcosa così finisce di rompere e ce la leviamo di torno". Ma Gesù non le dice niente, anzi, ai discepoli ribatte che lui è venuto solo per gli ebrei.
 
Ma la donna non si arrende e gli si prostra davanti come di fa con un dio, e gli dice semplicemente «Signore, aiutami». Nel Vangelo di domenica scorsa era Pietro a implorare «Signore, salvami». Davanti alle invocazioni di aiuto Gesù non rimane indifferente, risponde. Ma le sue risposte non cercano solo di risolvere un problema, vogliono farci crescere, farci fare un passo avanti, farci diventare sempre più esseri umani.
E la risposta di Gesù alla donna le fa prendere coscienza di tutto il suo amore.
E la risposta della donna ci fa capire (e ai discepoli, e a noi) che per il Padre non ci sono figli e cani. Per il Padre tutti sono figli.
 
E succede una cosa molto particolare: nel Padre Nostro Gesù ci insegna a dire «sia fatta la Tua volontà», ma adesso è lui, il Figlio di Dio, che dice alla donna «avvenga per te come desideri»! Veramente, come diceva Origène, "le nostre preghiere sono padri e madri di ciò che accade nel mondo".
Gesù che a Pietro aveva detto che aveva poca fede, all'invocazione della donna pagana risponde che la sua fede è grande.
 
La donna scopre di avere una grande fede e soprattutto che anche lei è figlia.
Nel regno di Dio non ci sono figli e non figli, uomini e cani (o zecche, o maranza, o tutti i vari epiteti ingiuriosi), ma ci sono solo figli da saziare di amore, e sono figli anche quelli che pregano un altro Dio o che non pregano affatto.
Gli apostoli, e noi con loro, scoprono di non avere il monopolio della fede, anzi! Scoprono, e noi con loro, che anche l'ultimo degli infedeli può avere una fede più grande della loro. Scoprono che si può imparare da tutti, che tutti hanno qualcosa da insegnarci, perché tutti, ma proprio tutti, sono figli di Dio e da Lui sono amati.
 
 

 
Letture:
Isaia 56,1.6-7
Salmo 66
Romani 11,13-15.29-32
Matteo 15,21-28
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
 
 

06 agosto 2026

Vorremmo avere fede, ma nello stesso tempo dubitiamo - 9/8/2026 - XIX Domenica Tempo Ordinario

 
«Signore, salvami!»

 
Nei vangeli di queste ultime domeniche l'appello del Signore è sempre molto chiaro: uscire. Uscire per seminare ovunque, uscire per trovare il tesoro, uscire per cercare la perla. Ma noi invece cerchiamo più ciò che ci dà garanzie di ciò che possiamo scoprire, trovare, incontrare. Difatti Gesù deve «costringere» i discepoli a salire sulla barca e andare dall'altra riva.
Anche noi,come i discepoli, facciamo resistenza a «prendere il largo» (Lc 5,4) perché questo significa lasciare il porto, abbandonare l'approdo sicuro e affrontare il mare aperto. E il mare aperto raramente è la pesca miracolosa, più spesso è il vento contrario, la tempesta. E le tempeste nella vita a volte arrivano, come questa del vangelo di oggi, subito dopo un grande trionfo, quando ci sentiamo forti, vincenti.
 
Non è Dio che ti manda la tempesta, la tempesta non è Dio che ti presenta il conto per i tuoi successi. Semplicemente è la vita. Dio non ti manda la tempesta, ma Dio approfitta della tempesta per venirti incontro, per cercarti, per raggiungerti, per stare con te.
Ma noi spesso non lo riconosciamo. Abituati ai potenti che arrivano tra squilli di tromba e rulli di tamburi, ci aspettiamo tuoni e fulmini e invece arriva «il sussurro di una brezza leggera» (prima lettura). Ci aspettiamo un corteo e invece arriva una persona che passeggia tranquillamente. Perché Dio, quando cerca l'uomo, fin dai tempi del paradiso terrestre, scende a passeggiare. Allora lo faceva la sera nel giardino dell'Eden, nel racconto di oggi lo fa di notte sulle acque agitate.
 
Noi un Dio che scende a cercarci, che cammina tranquillamente verso di noi, non lo capiamo, non lo riconosciamo. È troppo diverso dalle nostre aspettative, troppo fuori dai nostri schemi. Lo prendiamo per un fantasma. E anche quando ci dice «Sono io, non abbiate paura!», in fondo ne dubitiamo, abbiamo bisogno di ulteriori rassicurazioni. Abbiamo bisogno di prove. E allora anche noi, come Pietro gli diciamo «Signore, se sei tu...». Anche noi vorremmo, ma temiamo. Vorremmo avere fede, ma nello stesso tempo dubitiamo.
In fondo è bella questa richiesta di Pietro: chiede di andare verso Gesù sulle acque. Non chiede di camminare sull'acqua, chiede semplicemente che nulla, nemmeno la sua paura, nemmeno la minaccia della morte (di cui il mare è simbolo nella bibbia) possa impedire il suo andare verso Gesù.
Dolcissima ironia divina: il capo dei pescatori, il pescatore di uomini, viene ripescato.
 
È stupenda l'immagine della Chiesa che chiude questo passo del Vangelo. Una Chiesa che è una comunione di fragilità, di dubbi, di paure. Una comunità di gente «di poca fede». Una comunità che non mostra i muscoli, che non si crede migliore degli altri ergendosi a giudice del mondo. Ma una comunità conscia del propri limiti, delle proprie difficoltà e dei propri peccati, che piega le ginocchia e il capo e si affida totalmente a Dio.
 
 

 
Letture:
1 Re 19,9.11-13
Salmo 84
Romani 9,1-5
Matteo 14,22-33
 
 
 

 
al Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».