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14 dicembre 2023

Essere solo una voce - 17/12/2023 - III domenica di Avvento (Gaudete)




Anche questa domenica il protagonista del Vangelo è Giovanni il Battista, «uomo mandato da Dio» con il compito di "dare testimonianza alla luce".

Bellissima la definizione egli che dà di sé stesso: si definisce come "voce", semplicemente una voce.
Siamo circondati da voci. Dappertutto ci sono voci che gridano, e per non sentirle ci mettiamo gli auricolari nelle orecchie in modo da sentire solo le voci del nostro smartphone.
Sono voci che ci impongono di acquistare quel prodotto, di non lasciarsi sfuggire quell'occasione, di mettersi in marcia contro qualcuno o qualcosa, di indignarsi, firmare, ecc. ecc. Rimbombano le voci del guadagno, del successo, dell'odio, della violenza, del piacere, della furbizia, e chi più ne ha più ne metta.

La voce di Giovanni invece è unica, insolita: "Preparate la via del Signore". Un invito molto gentile per farci notare che le nostre strade più battute ci fanno mancare l'incontro più decisivo. Ci avverte che il Signore arriva da un'altra parte, che sulla strada dell'avidità, dell'egoismo, della prepotenza è molto difficile, se non impossibile, incontrare Dio.
Ma questa 'voce' a volte viene affidata anche a noi. E non importa se dobbiamo farla risuonare nei deserti dell'indifferenza, dell'ostilità, del sarcasmo. Non tocca a noi valutare se il nostro grido viene accolto, se porta frutto, se qualcosa inizia a cambiare. Gli uomini e le donne possono continuare ad ascoltare le voci delle vanità, delle mode, ma è importante che qualcuno avverta che la via da preparare è un'altra.

Ma Giovanni, oltre che definirsi come «voce», chiarisce ogni dubbio sulla sua persona. Lui non è il Cristo, ma neanche uno dei grandi profeti del passato. Lui indica "Colui che viene" (tempo presente, non in un futuro più o meno vicino). Non vuole assolutamente accentrare l'attenzione su di sé, anzi: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 30).
Anche in questo ci è maestro. Anche noi dobbiamo imparare a dare spazio all'Altro, a dare spazio alla libertà degli altri. A volte (penso ai genitori, agli educatori, a tutti quelli che hanno una qualche responsabilità su altre persone) il nostro compito è di favorire l'incontro, prepararlo. Ma quando avviene dobbiamo discretamente farci da parte. Dobbiamo resistere alla tentazione di fare le veci dell'Altro, di imporre i nostri schemi, i nostri gusti, le nostre idee su come debba avvenire l'incontro, le nostre tempistiche su quando debba succedere.
Il vero testimone deve unire un grande coraggio (e ce ne vuole per gridare la verità) ad una straordinaria modestia, una spiccata capacità di 'cancellarsi'.
L'incontro va preparato, atteso, sofferto, pregato, desiderato intensamente. Ma bisogna essere disposti anche a pagarne il prezzo forse più difficile: nel momento un cui finalmente avviene, andarsene in punta di piedi, non importunare, non aspettarsi un cenno di saluto o un invito alla festa.
Dobbiamo imparare dal Precursore una cosa importantissima: a dire "Non sono io".




Raccontino a guisa di haiku

Un filosofo e un teologo
passeggiavano disputando
filosofemi e sillogismi;
una pratolina udì,
e umilmente offri all'ape la sua corolla

(il titolo è mio. Il testo non so di chi sia)



Colsi il sorriso
di una violetta solitaria.
A chi sorridi piccolo fiore?
A Dio che m'ama
e a te che mi contempli.

Margherita Pavesi Mazzoni




Letture:
Isaia 61,1-2.10-11
Luca 1
prima Tessalonicési 5,16-24
Giovanni 1,6-8.19-28


23 novembre 2023

Una sola cosa conta: l'Amore! - 26/11/2023 - XXXIV domenica del Tempo ordinario - Cristo Re dell'Universo

Majestas Domini - Cristo in gloria
Altare del duca Ratchis (particolare - 734-744)
Cividale del Friuli



Uno dei sogni di ogni studente è quello di riuscire a sapere in anticipo il testo del compito in classe o le domande che gli verranno fatte all'interrogazione. E Gesù, che come uomo conosce bene questo nostro sogno, come Dio ci dice quali saranno le domande che ci farà nell'esame più grande della storia, quello che chiamiamo il Giudizio Universale.

Non saranno domande difficili, non ci chiederà di parlare di teologia tomista, o se ci ricordiamo quali sono i vizi capitali o le virtù teologali. Non ci chiederà se abbiamo letto le varie encicliche papali o la Bibbia.
Saranno domande elementari, col sapore della vita quotidiana, degli avvenimenti spiccioli di ogni giorno. Si parlerà di mangiare, di bere, di vestiti, di sorrisi e di carezze.
Perché in fondo non sarà un esame irto di domande, ma sarà una chiacchierata tra te e il Signore in cui ci farà rileggere la nostra storia, con le luci e le ombre, con la spiegazione degli episodi incompresi, delle cose di cui non abbiamo capito il senso, afferrato il contesto.
Perché per Dio una sola cosa conta: l'amore! E l'amore è una cosa enorme, ma fatta da milioni e milioni di piccole cose, quelle che non hanno nessuna pretesa, che nessuno nota, neanche tu mentre le facevi. Ma in quel momento, sotto la luce del Signore, risplenderanno di una luce immensa.

"Ho paura che Dio mi mandi all'inferno" dice qualcuno, senza rendersi conto che in fondo questa è un'eresia. Dio non vuole mandare nessuno all'inferno, basta leggere il Vangelo di oggi! Cos'altro poteva fare per salvarci?
A Dio interessa solo il bene: quello compiuto è il Paradiso, la vicinanza a Lui, quello non compiuto pur essendo nelle nostre possibilità è l'inferno, cioè la lontananza da Dio. Dio non manda all'inferno, al massimo sono io che decido di andarci. Perché peggio di un'assenza, c'è una presenza distratta, fatta di un corpo che c'è ma di una mente che è altrove. In un bicchiere d'acqua dato o non dato, in una carezza data o non data, in un sorriso fatto o non fatto c'è nascosta la strada per il Paradiso o l'Inferno.
La scelta tocca a me.



«Questa carota è mia!»
(storiella orientale)

Una vecchia signora morì e fu condotta dagli angeli davanti al trono del Giudizio.
Nell'esaminare i registri, il Giudice non riuscì a trovare neppure un gesto di carità da lei compiuto, a eccezione di una volta che ella aveva regalato una carota a un mendicante affamato.
Tuttavia la potenza di un singolo atto d'amore è tale che fu decretato che sarebbe andata in paradiso proprio in forza di quella carota.
L'ortaggio fu portato in tribunale e consegnato alla donna.
Nell'istante in cui ella lo prese in mano, cominciò a salire come se fosse trainato da un filo invisibile e sollevò con sé la donna verso il cielo.

Comparve un povero, il quale si afferrò all'orlo del suo vestito e fu sollevato in alto con lei; una terza persona si attaccò al piede del mendicante e salì anche lei. Presto si formò una lunga coda di persone che salivano verso il paradiso attaccate alla carota e, per quanto sembri strano, la donna non sentiva il peso di tutta quella gente, anzi, poiché guardava verso l'alto, non la vide neppure.
Salirono sempre più in alto finché giunsero quasi al cancello del paradiso e in quel momento la donna si voltò per dare un ultimo sguardo alla terra e vide dietro di sé quella lunga fila di persone.
Ne fu assai irritata!
Fece con la mano un gesto imperioso e gridò: «Via! Andatevene via! La carota è mia!»
Nel fare quel gesto lasciò andare per un attimo la carota e precipitò giù con tutto il suo seguito.

Non è Dio che ci manda all'inferno
siamo noi che scegliamo di andarci




Letture:
Ezechiele 34,11-12.15-17;
Salmo 22;
prima Corinzi 15,20-26.28;
Matteo 25,31-46