Sono tanti gli appellativi di Dio: onnipotente, onnisciente, padre (e anche madre), signore, giusto, misericordioso, giudice, e via dicendo. Ma c'è una qualità che raramente ci viene in mente quando pensiamo a Lui: perdonatore!
Dio è colui che perdona. Il perdono è proprio una delle caratteristiche di Dio. Noi invece facciamo molta fatica a perdonare.
Perdonare è una cosa tipica di Dio, e il suo perdono è del tutto gratuito; è , come dice la parola stessa (per-dono), un dono del tutto immeritato e immotivato. Dio non mi perdona perché mi sono pentito (anzi, è il suo perdono accolto che suscita il mio pentimento), o perché gli ho chiesto scusa.
Lui ci perdona per il semplice fatto che siamo sue creature, suoi figli, ed Egli ci ama. Anche se avessimo un debito enorme, umanamente impossibile da restituire (10.000 talenti erano pari a circa tutto il gettito delle tasse di un anno nel regno d'Israele), Dio è pronto a condonarcelo. Gli basta solo che noi impariamo da Lui. Scoprirci perdonati per imparare a perdonare.
Imparare perché il perdono ci rende liberi dal passato. Ci libera dal rancore, ci libera da tutti quei lacci del passato che ci impediscono di vivere appieno. Perché perdonare non significa dimenticare, significa non lasciare che il nostro dolore continui a condizionare la nostra vita. Perdonare significa spezzare le catene del dolore che limitano la nostra vita.
Ma significa anche aprire la nostra vita al futuro. Un futuro in cui chi ci ha fatto del male possa essere liberato, magari proprio da noi, dal male fatto.
Scoprirci perdonati non ci deve far pensare che siamo dei privilegiati, migliori degli altri. Saperci perdonati ci deve insegnare a perdonare. Se non doniamo il perdono ricevuto, finiamo per perderlo.
Un proverbio dice: "a voler essere felici per un istante basta vendicarsi: per essere felici sempre occorre perdonare". Come scriveva un ragazzo napoletano alla fine di un tema: "Perdono non perché loro meritano il perdono, ma perché io merito la pace"
Il perdono fa bene prima di tutto a noi stessi.
Letture:
Siracide 27,33-28,9
Salmo 102
Romani 14,7-9
Matteo 18,21-35
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Nell'Islam è importante la recita dei 99 nomi di Dio.
Il quattordicesimo nome è
AL-GHAFFAR = Colui che perdona
e il trentaquattresimo è
AL-GHAFOOR = Il Perdonatore
Il quattordicesimo nome è
AL-GHAFFAR = Colui che perdona
e il trentaquattresimo è
AL-GHAFOOR = Il Perdonatore

Nessun commento:
Posta un commento
È buona cosa firmare sempre i propri messaggi. I commenti anonimi vengono accettati, ma preferirei sapere con chi parlo.