20 agosto 2026

Dio si fa accessibile attraverso la nostra umanità - 23/8/2026 - XXI Domenica Tempo Ordinario

 
«...SU QUESTA PIETRA EDIFICHERÒ LA MIA CHIESA...»
Chiesa di Saint-Michel d'Aiguilhe (961 d.C.)
Le Puy-en-Velay (Francia)

 
Il punto centrale è ciò che Simone dice a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», cioè "Tu sei veramente il Messia che aspettavamo". Riconoscendo nella persona «mite e umile di cuore» con cui ha un rapporto di amicizia da pari a pari l'inviato di Dio, il pescatore Simone fa un salto di qualità determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierà la vita. E Gesù gli risponde: «Tu sei Pietra».
 
Simone non sapeva di essere 'Pietra'. Sa di essere cocciuto e irruente, ma ora scopre un suo volto nuovo, che lo porterà a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli.
Sapeva di essere un testone, scopre di essere una roccia.
Sapeva di essere un irruento, un sangue caldo; e il Signore gli svela che proprio con questo difetto potrà essere di aiuto ai fratelli. Gesù non ci toglie i difetti, ma se ci lasciamo fare da Lui, riesce ad usare i nostri difetti per realizzare il Regno di Dio.
Pietro ci rivela che Gesù è il Cristo. Gesù rivela a Simone che egli è Pietro. Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto. Quando ci accostiamo alla Verità di Dio riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi. Ed è sempre una verità più bella di come la crediamo noi.
 
E subito dopo che Pietro ha manifestato la sua fede, Gesù gli affida «le chiavi del regno dei cieli». Gesù si fida di Pietro, proprio quell'apostolo che più volte nel vangelo manifesta la sua generosità mista a fragilità e durezza di comprendonio (il soprannome 'Pietro' indica anche la sua 'testa dura'). Gesù affida a Pietro e ai suoi compagni una enorme responsabilità, che è quella di rendere accessibile il Regno dei cieli sulla terra. Pietro, e di seguito tutti coloro che seguiranno la testimonianza degli Apostoli (quindi anche noi oggi), hanno il compito di custodire e aprire le porte di Dio sulla terra facendo in modo che nessuno rimanga fuori e nessuna porta rimanga sbarrata.
 
Perché le chiavi non servono solo per chiudere, ma anche per aprire. Le 'chiavi' non sono un potere ma sono una responsabilità, un compito preciso che non va preso alla leggera! Non dobbiamo mai dimenticare che Dio si fa accessibile proprio attraverso l'umanità di tutti noi che cerchiamo di essere cristiani. Avere le chiavi significa fare in modo che le porte siano sempre custodite, ma mai sbarrate. Avere le chiavi non vuol dire sprangare, rendere inaccessibili le porte.
'Il regno dei cieli' non è un qualcosa per pochi eletti, è 'notizia che dà gioia' (questo è il significato della parola "vangelo") di un Dio che ti ama e che vuole solo la tua felicità.
Ascolto, amore e perdono sono il modo in cui le porte della comunità cristiana non rimangono mai chiuse per nessuno, mai.
 
 

 
Letture:
Isaia 22,19-23
Salmo 137
Romani 11,33-36
Matteo 16,13-20
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
 
 

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