domenica 27 marzo 2011

terza dom. di Quaresima

Il vangelo di Giovanni nel racconto dell’Ultima Cena, invece dell’istituzione dell’Eucaristia, ci narra la ‘lavanda dei piedi’. 
A questo proposito Madeleine Delbrêl scriveva: 


Se dovessi scegliere una reliquia della Tua Passione, prenderei proprio quel catino pieno d’acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente e a ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici.
E lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato, del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai.
In silenzio...
Finché tutti abbiano capito

Per lavare i piedi a qualcuno bisogna chinarsi, inginocchiarsi di fronte a lui. È un gesto allo stesso tempo di servizio e di adorazione. Servizio all’uomo, al fratello; e adorazione all’immagine di Dio presenta in tutti gli esseri umani. 
Per lavare bene i piedi a qualcuno bisogna fissare il nostro sguardo ai suoi piedi. E dimenticare se il volto ci è noto o sconosciuto, simpatico o antipatico. Dimenticare se la persona ne è degna o meno, se è un santo o il peggiore degli uomini. Dimenticare tutti i titoli, le etichette.
L’unico titolo che conta è questo: uomo, figlio di Dio, fratello.

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