04 aprile 2024

Dalla parte di Tommaso - 7/4/2024 - II Domenica di Pasqua

Mio Signore e mio Dio!



L'episodio di s. Tommaso Apostolo mi ha portato a due riflessioni.

1) La potenza delle idee preconcette e delle immagini stereotipate. Se abbiamo presente la quasi totalità dei quadri che raffigurano l'episodio, notiamo che Tommaso è ritratto nell'atto di mettere il dito nel costato. Ricordo un quadro, di cui ho dimenticato l'autore, in cui Tommaso con un paio di occhiali (del tutto anacronistici) scrutava le piaghe!
Eppure se leggiamo bene l'episodio, senza preconcetti né preraffigurazioni, notiamo che da nessuna parte viene detto che Tommaso abbia fatto ciò.
Penso che la migliore rappresentazione di questo passo potrebbe essere un Tommaso a capo chino di fronte a Gesù che ha le braccia aperte, non per mostrare le piaghe, ma per accogliere la sua stupenda professione di fede, una delle più grandi di tutto il N.T.: «Mio Signore e mio Dio».

2) La seconda riflessione riguarda gli Apostoli, ma indirettamente anche tutti noi. Proviamo un po' a pensarci. Dieci Apostoli hanno assistito ad un evento veramente eccezionale: colui che era morto con ignominia, e che quindi secondo la mentalità del tempo doveva essere un maledetto da Dio, è risorto, è apparso in mezzo a loro. E questo fatto rappresenta la realizzazione delle promesse, il pieno avverarsi delle loro speranze e delle parole del Maestro. Provate ad immaginare: ciò che avete sempre sperato, inaspettatamente si realizza. E voi non saltereste di gioia con gli occhi che brillano? Di fronte ad una notizia di questo genere la gioia si deve vedere lontano un miglio, in particolare per chi ha condiviso questa speranza e questa momentanea delusione. Invece ai dieci non traspare niente. Di fronte ad una notizia di questo genere le parole non bastano, è tutta la persona che deve comunicare. E allora mi sa che Tommaso non ha avuto tanti torti a dubitare.
Questa Chiesa nascente, che dovrà portare il messaggio, la lieta novella che proprio su questa Risurrezione si fonda, alla prima prova si è mostrata carente. Forse perché ha cercato di dimostrare invece che mostrare. Forse perché lo Spirito che la sera della prima apparizione Gesù aveva alitato, non era bastato. Ci vorrà lo Spirito della Pentecoste.
Anche a noi tante volte capita lo stesso: ci dimentichiamo di 'saltare di gioia' per tutto ciò che Lui ci dona ogni giorno, e invece ci sforziamo di 'dimostrare' Gesù. Lasciamo parlare la nostra testa invece di lasciar parlare la nostra vita, le nostre azioni, il nostro amore per tutti e verso tutti.
Ma soprattutto non dovremmo fondarci sulle nostre forze, sui nostri piani pastorali, sui nostri convegni di studio. Il fondamento di tutta la nostra azione, della nostra vita e della nostra speranza deve essere solo lo Spirito Santo.

Un amico anni fa mi fece notare che dopo l'episodio citato, Tommaso compare sempre nei versetti successivi. Sta sempre attaccato a Pietro, partecipa attivamente, non si lascia scappare le occasioni...
Per questo mi vengono in mente due motivazioni:
1 - lo fa perché è stato 'conquistato', perché ha trovato il coraggio, perché è stato toccato nel profondo del cuore;
2 - (questa è un po' cattiva) lo fa perché non vuole più essere assente in un momento 'topico', perché ha paura di perdere un'altra volta il treno.
Sinceramente penso sia la prima.




«Mio Signore e mio Dio»
'Mio' perché ti appartengo:
stringimi in te,
stringiti a me.
Mio come lo è il cuore.
E senza non sarei.
Mio come lo è il respiro.
E senza non vivrei.

padre Ermes Ronchi



Letture:
Atti 4,32-35
Salmo 117
Prima Giovanni 5,1-6
Giovanni 20,19-31


2 commenti:

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