Usano una donna per cercare di incastrare Gesù. Pare quasi che siano contenti di averla colta in fallo in modo da avere l'esca perfetta per prendere il pesce grosso. Sono disposti ad ammazzare una persona pur di raggiungere il loro scopo.
Gesù scrive sul selciato del tempio, lo sguardo fisso a terra. Quando ci lasciamo prendere dai nostri furori accusatori, dalla nostra smania giustizialista, Gesù evita persino di incrociare il nostro sguardo. "Il primo sguardo di Gesù non va mai sul peccato delle persone, ma sempre sulla sofferenza" (Johann Baptist Metz)
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» Gesù non rinnega la Legge, chiede solo che chi si erge a paladino della Legge sia il primo a praticarla. E se ne andarono tutti. Siamo sempre pronti a vedere i peccati degli altri, ma con la stessa facilità ci dimentichiamo dei nostri.
La donna e Gesù rimangono soli, e Gesù si alza. Si alza davanti alla donna come ci si alza davanti ad una persona importante, con rispetto e per esserle più vicino.
Gesù si alza, si avvicina e le parla. Nessuno le aveva ancora parlato. La chiama "donna", allo stesso modo che ha usato per sua madre a Cana e che userà sul Calvario. Non è più la peccatrice. È donna di nuovo.
Gesù si alza e adesso scrive nel cuore della donna. E scrive: "Tu non sei il tuo peccato. Non sei un'adultera, ma una donna; fragile, è vero, ma capace di amare ancora, amare molto, e per questo perdonata".
Le apre il futuro: «Va' e d'ora in poi non peccare più». Sono parole che bastano a cambiare una vita. Qualunque cosa quella donna abbia fatto, non rimane più nulla: cancellato, annullato, azzerato. Gesù traccia di nuovo in lei l'immagine della donna autentica, l'innocenza delle origini. Dono, non premio, che si riceve ogni giorno dalle mani di Dio. La donna "se ne va graziata, non giudicata" (Louis Evely).
È un vangelo, questo, che ha destato, e tante volte desta ancora, scandalo. Dimentichiamo che Dio non ci perdona perché lo meritiamo. Dio ci perdona perché ha fiducia in noi, perché vede oltre il nostro peccato, i nostri errori. Mi perdona per un atto di fede in me, dietro i miei tanti peccati vede quel poco di bene che potrò ancora fare.
Perdona perché il peccato non rivela mai la verità di un figlio di Dio. La rivelano invece i suoi germi buoni, quel pezzo di Dio che c'è in ogni essere umano. Dio perdona perché al centro non mette la regola da osservare, ma il bene che deve fiorire. Scrive Simone Weil: "Mettere la legge prima della persona è l'essenza della bestemmia!".
«Va' e d'ora in poi... ». Gesù è sovranamente indifferente verso il mio passato di peccati. Lui è il Dio del futuro, del bene di domani che conta più del male di oggi. I padri del deserto dicevano che il signore del passato è il diavolo. Dio il mio passato se lo butta dietro le spalle. "Dio di misericordia, tu nascondi il nostro passato nel cuore di Cristo e del nostro futuro te ne prendi cura" (fr. Roger)
Letture:
Isaia 43,16-21
Salmo 125
Filippesi 3,8-14
Giovanni 8,1-11