Il volo degli uccelli

Ogni uccello ha il suo modo di volare.
Ogni persona ha il suo modo di incarnare il Cristo.

I diaconi

Innanzi tutto una premessa: queste proposte sono solo miei idee e miei riflessioni personali.

Ma veniamo all'argomento del post.

L'istituzione dei diaconi viene da questo passo del libro degli Atti degli Apostoli (6, 1-6):

"In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani."

Ad una prima lettura ai diaconi è riservato "il servizio delle mense", che normalmente si intende come il servizio della carità attiva verso i più bisognosi e i meno abbienti.
Io penso che questo della carità debba essere il cuore dell'essere 'diacono' (anche se in realtà è il cuore dell'essere cristiano tout-court), ma che il compito del diacono non deve e non può essere limitato a questo.
L'istituzione dei diaconi nasce da una situazione di disagio che ha portato ad una divisione. Come detto chiaramente i diaconi vengono istituiti per riportare l'unità in una comunità divisa. E d'altra parte nei versetti subito seguenti a questi proposti si narra proprio di Stefano che dibatte questioni teologiche e dottrinali, e nel cap. 8 c'è la storia di Filippo che va a predicare in Samaria.
Quindi fin da subito dopo la loro istituzione, i diaconi non si sono limitati a fare opere di carità nel senso comunemente inteso, ma hanno anche predicato e testimoniato con la vita (che in fondo sono pure esse stesse opere di carità).
Per concludere questa prima riflessione quindi direi che il servizio dei diaconi dev'essere un servizio di unità svolto nella carità.

Alle prossime puntate.
Pace e benedizione.

8 RIFLESSIONI:

luigi vidoni 04 maggio 2008 20:25  

Verrebbe da dire tante cose su questo passo degli Atti...
Mi soffermo però su due tue frasi: "...istituiti per riportare l'unità in una comunità divisa" e "il servizio dei diaconi dev'essere un servizio di unità svolto nella carità".
Penso che sia proprio così: il nostro "fare carità", deve portare all'unità, diversamente la carità potrebbe essere "cembalo risonante". Il nostro essere per gli altri deve costruire la comunità: così io penso che sia quell'essere "animatore della diaconia nella comunità cristiana" di cui parlava Paolo VI.
In comunione sempre...
Luigi

marina 06 maggio 2008 16:12  

Bravo, lo hai detto e lo hai fatto! Spero che tu continui a spiegarci, credenti e non, il senso della vostra esistenza in quanto diaconi.
marina, l'ignorante

Anonimo 06 maggio 2008 17:55  

voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.


ilgibbone

julo d. 06 maggio 2008 20:00  

@Gigi
so che il tema dell'unità ti tocca in modo particolare (Chiara docet), ebbene anche a me.

@Marina
in effetti penso che il nostro essere vada sempre sottoposto a periodica 'verifica'. E proprio in questo periodo sto proprio facendo una rilettura del mio essere diacono. E così approfitto del blog per chiarirmi le idee e anche per spiegare. Chiaramente non si esaurirà in un solo post, ne seguiranno altri (almeno questa è l'intenzione)

@ilgibbone
innanzi tutto ben venuto. Mi incuriosisce la citazione di Battiato, me la puoi spiegare?

Pace e benedizione

spunto 07 maggio 2008 11:34  

ritengo sacrosanta la tua affermazione.. cioè in pratica il fatto che sia impossibile dividere il servizio della carità, dall'apostolato..
Io penso che la Chiesa abbia aperto al diacono più per bisogno (in quanto sono diminuite le ordinazioni) che altro.. ma che poi (come succede spesso in quste cose) lo Spirito ci ha messo del suo.. ed ora sia parte integrante (anzi sempre più importante) della vita parrocchiale e sociale..
Una cosa che lamento da sempre è il fatto che non venga sufficientemente spiegata e sponsorizzata questa via... cosicchè la gente (specialmente quella non propriamente avezza nel praticare) li guardi (beninteso a torto) come antagonisti dei sacerdoti e con un tipo di dubbio.. che a ben guardare è del ttutto fuori di ogni ragionevole pensiero...

vincenzo 07 maggio 2008 12:13  

Portare l'unità è una gran bella missione. "Essere ponte" si diceva e si dice ancora. Le immagini (vedi le parabole di Gesù) sono molto importanti e in questo contesto quell'"essere ponte" che "unisce" a me piace molto.
vincenzo

enzorasi 07 maggio 2008 14:48  

Julio buon pomeriggio: leggevo il blog di Marina quando ho incontrato il tuo commento...e la parola "cristiano". Pare incredibile nell'Italia del 2008 fermarsi davanti a un termine che dovrebbe essere comune ma tu stavi conficcato in un discorso che apparentemente tendeva all'assoluto ma era intriso di relativismo. Ti ho visto come un colore, un'interpretazione del discorso totalmente nuova e diversa. E son venuto qui, e sto leggendo, con un'attenzione forte e libera. Devo riflettere su quello che c'è scritto in questa casa, sei disponibile ad un confronto nel tempo? Sei disponibile per un uomo discutibile? Spero di sì. A rileggerti.

julo d. 07 maggio 2008 16:43  

Caro Enzo, se non fossi disponibile non avrei messo su un blog e soprattutto non avrei aperto la possibilità a tutti di rispondere.
Pace e benedizione

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