Solitamente leggendo questo brano del Vangelo mi viene da pensare alla fede di Tommaso, o alla inefficace testimonianza degli apostoli, questa volta invece mi hanno toccato particolarmente le ferite di Gesù. Sembra che quasi le esibisca: «tocca il foro dei chiodi... metti la mano nel costato!»
Noi, sotto sotto, ci aspetteremo che la Resurrezione cancelli le ferite del Venerdì Santo. Ma questo non avviene, perché la Pasqua non è il superamento gioioso della Passione, la Pasqua ne è la continuazione, il frutto maturo.
L'amore è calore umano, è gioia, abbracci, pienezza di vita, ma è anche sofferenza. Nel corpo di Gesù, come nel nostro corpo, l'amore scrive la sua storia con l'alfabeto delle ferite. L'amore incancellabile ci lascia delle cicatrici incancellabili.
Ma dalle piaghe del Risorto non esce più sangue, ma luce. Le ferite non lo sfigurano più, adesso lo trasfigurano.
Adesso è il vero Tabor a cui tutti siamo invitati.
Adesso anche il nostro cuore ferito, con le sue cicatrici può diventare più capace di amore, può diventare capace di guarigione. Tutti noi possiamo diventare dei "guaritori feriti" (Henri Nouwen).
I colpi duri e spesso insensati della vita ci lasciano tanti lividi e tante cicatrici. Ma è proprio attraverso questi segni che possiamo diventare capaci di capire gli altri, di aiutarli ad affrontare le stesse tempeste. La nostra debolezza, come quella di Pietro, di Tommaso, non è un ostacolo, ma una risorsa. Le nostre ferite possono essere la luce che rischiara il buio di chi, vicino a noi, soffre.
Per tre volte, nel Vangelo odierno, Gesù ci dice «Pace a voi!». Gesù ci dona la sua pace che scende sui nostri cuori stanchi. Scende sulla nostra vita di peccatori, sulle nostre delusioni, sulle nostre ferite. Ed è proprio a questa Pace che si abbandona Tommaso. È questa Pace che lo fa passare dal dubbio all'estasi della certezza. E anche noi ci arrendiamo a questa promessa, a questo incoraggiamento che riesce ad attraversare le tristezze della nostra vita.
«Beati quelli che senza aver visto crederanno». L'ultima beatitudine tutti la possiamo sentire proprio nostra. Le altre potevano sembrare difficili, per pochi coraggiosi e forti. Ma questa è una beatitudine per tutti, è per chi fa fatica, per chi va a tentoni, per chi continua ad inciampare e a cadere.
Beati, cioè felici. Felici non perché abbiamo una vita più facile, ma perché abbiamo una vita ferita e allo stesso tempo luminosa, piagata e guaritrice.
La fede è il rischio di essere felici, il rischio di essere felici portando le nostre piaghe di luce.
Letture:
Atti 2,42-47
Salmo 117
1 Pietro 1,3-9
Giovanni 20,19-31
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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