12 dicembre 2024

Cambiare ciò che sta dentro il nostro cuore - 15/12/2024 - III Domenica di Avvento

Giovanni battista
(miniatura)

 
 
Il Battista gira per «tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3, 3), e invita a praticare la giustizia, la carità e il rispetto per gli altri. A ben guardare non sono delle novità, sono le strade indicate già da tutta le Bibbia e ribadiscono una verità fondamentale: la strada per arrivare a Dio passa obbligatoriamente attraverso il prossimo. Disprezzare, calpestare, umiliare gli esseri umani è disprezzare, calpestare, umiliare Dio.
 
Una cosa mi colpisce: alla domanda su cosa fare, lui non dice di fare come lui, non spinge a lasciare tutto e ad inoltrarsi nel deserto. Anzi, invita tutti a rimanere al proprio posto, a continuare a fare lo stesso mestiere che stanno facendo. Solo chiede che lo facciano in maniera diversa.
Si tratta di accogliere il Signore nella vita normale, quella di tutti i giorni. Alla stragrande maggioranza degli uomini e delle donne, Dio non domanda gesti straordinari. Domanda la fedeltà nel quotidiano, nei piccoli gesti di ogni giorno.
Si tratta di andare incontro a Gesù che viene, rimanendo al proprio posto. Il cambiamento che va fatto non è nell'esteriorità ma nell'interiorità. Quello che va cambiato è ciò che sta dentro al nostro cuore.
Non abbiamo bisogno di grandi profeti, ma di tanti piccoli profeti, che, là dove sono chiamati a vivere, siano generosi di giustizia, di pace, di onestà, che sappiano dialogare con l'essenza dell'uomo.
Allora, a cominciare da te, il profumo di buono si spanderà nel mondo.
 
«Tutto il popolo era in attesa»: le indicazioni di Giovanni sono vere, ma rimangono insufficienti. Infatti il popolo aveva ancora fame di pane, di giustizia, di rispetto, di dignità.
Il popolo era in attesa perché la domanda più vera non è: «che cosa devo fare?», ma: "Chi deve venire? chi devo incontrare?". Solo chi ha il cuore pieno della gioia di Dio, chi può e sa soffrire con chi soffre, sarà in grado di cambiare le mia vita.
Chi verrà con amore? chi mi donerà gioia? chi mi renderà forte come un uomo forte?
La risposta è a Natale: un pianto di bambino, incarnazione non della sola Parola, ma soprattutto del grido d'amore di Dio. Grido che ogni giorno abbracciandomi, abbracciando ogni donna e ogni uomo, ripete: Tu mi fai felice!
 
 

 
Letture:
Sofonia 3,14-18
Isaia 12
Filippesi 4,4-7
Luca 3,10-18
 
 

05 dicembre 2024

Il cristianesimo non inizia al tempio, ma in una casa - 8/12/2024 - Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

 
Basilica dell’Immacolata Concezione e Grotta dell'apparizione
Lourdes (Francia)

 
L'inizio del Vangelo di oggi è molto cinematografico, sembra quasi una di quelle riprese fatte col drone che tanto si usano oggi: parte dall'alto per scendere velocemente verso un villaggio, poi verso una casa, vi entra, e l'obiettivo si ferma sul volto di una ragazza comune, occupata nelle sue faccende, persa nei suoi pensieri.
'L'angelo Gabriele andò da lei'. È bello sapere che Dio ti sfiora, ti tocca nella tua vita quotidiana, nella tua casa. Lo fa nel tempo della festa come nel tempo delle lacrime; quando dici a chi ami le parole più belle che hai e quando, magari canticchiando, passi con l'aspirapolvere. Il cristianesimo non inizia al tempio, ma in una casa.
 
L'angelo propone tre parole assolute: "rallegrati", "non temere", "verrà una vita". Sono le tre parole che angeli e profeti ripetono dentro tutta la storia, dentro tutta la Scrittura. Sono parole che toccano le corde più profonde di ogni essere umano: il bisogno di felicità; la paura (che è madre della violenza e di ogni inganno); l'ansia divina di generare la vita. L'angelo ci assicura che i segni dell'avvicinarsi di Dio sono questi: si moltiplica la gioia, la paura si dissolve, risplende la vita.
 
Prima parola: 'kàire', cioè 'sii felice'. Il primo vangelo è lieta notizia. Notizia che dona gioia, qualcosa che precede ogni nostra risposta. L'angelo non dice 'fai questo o quello, ascolta, prega, vai...', ma semplicemente 'apriti alla gioia, sii felice' perché Dio è con te. Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio di cui quelli sulla terra sono parabole, sono nostalgia. Sii felice, tu sei amata teneramente, gratuitamente, per sempre. Il nome di Maria è 'amata per sempre'. E la sua funzione nella chiesa è di ricordare questo amore che porta gioia.
 
La seconda parola dell'angelo svela il perché della gioia: sei piena di grazia. Un termine nuovo, mai risuonato prima nella bibbia o nelle sinagoghe, letteralmente inaudito, tale da turbare Maria: sei riempita di Dio, che si è chinato su di te, si è innamorato di te, si è dato a te e tu ne trabocchi. Sei amata per sempre. Teneramente, liberamente, senza rimpianti.
Piena di grazia la chiama l'angelo, Immacolata dice il popolo cristiano. Ed è la stessa cosa. Non è piena di grazia perché ha detto '' a Dio, ma perché Dio ha detto '' a lei prima ancora della sua risposta.
E Dio lo dice anche a ciascuno di noi: ognuno pieno di grazia, tutti siamo amati come siamo, per quello che siamo; buoni e meno buoni, ognuno è amato per sempre, piccoli o grandi ognuno è riempito di cielo.
 
«Non temere Maria». Per trecentosessantasei volte nella Scrittura ritorna questa parola, quasi un invito per ogni giorno dell'anno. Non temere se Dio non prende la strada dell'evidenza, dell'efficienza, della grandezza; non temere se l'Altissimo si nasconde in un piccolo embrione umano, non temere le nuove vie di Dio, così lontane dai palazzi della città, dalle liturgie solenni del tempio. Non temere questo Dio bambino, che vivrà solo se tu lo amerai. Dio vivrà per il tuo amore. Sarà felice se tu lo farai felice.
 
L'angelo parla tre volte. Maria risponde prima con il silenzio. La prima azione di Maria è ascoltare questo angelo inatteso e sconcertante. Il primo passo per chiunque voglia entrare in un rapporto vero con Dio o con le sua creature, che siano uomini o angeli, è l'arte dell'ascolto.
 
La prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: «Come avverrà questo?» Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con la sua maturità di donna, con il suo bisogno di capire. Usa l'intelligenza e solo dopo pronuncia il suo sì, che allora ha tutta la potenza di un sì libero e creativo.
 
E alla fine dice «Eccomi», come hanno detto profeti e patriarchi.
"Sono la serva del Signore", serva non indica niente di passivo: la serva del re è la prima dopo il re, colei che collabora, che crea insieme con il creatore.
Con la sua ultima parola rivela il nostro vero nome: "Eccomi!". La storia di Maria è anche la nostra storia. Ancora l'angelo è inviato nella tua casa e ti dice: rallegrati, sei pieno, sei piena di grazia! Dio è dentro di te e ricolma di vita la tua vita.
 
 

 
Letture:
Genesi 3,9-15.20
Salmo 97
Efesini 1,3-6.11-12
Luca 1,26-38