22 gennaio 2026

Dio si mette alla ricerca dell'uomo - 25/1/2026 - III Domenica Tempo Ordinario o della Parola di Dio

 
Chiamata di Pietro e Andrea (Duccio di Buoninsegna)
tempera su tavola (1308-1311 circa) - National Gallery of Art, Washington

 
Il brano del Vangelo di oggi gira attorno a due parole di Gesù e a due sue azioni.
 
La due parole sono «convertitevi» e «­­regno».
Vediamo prima la seconda: il regno, cioè qualcosa che è fatto da Dio per gli uomini. Il regno di Dio è il mondo come Dio lo vuole, com'era il giardino in Eden, luogo libero da ogni inganno e violenza, in cui il Signore veniva a passeggiare per godere della compagnia dell'uomo. Dire che il regno è vicino significa dirci che Dio è vicino, vicinissimo a te, ti avvolge nel suo abbraccio.
 
Allora «convertitevi» significa: giratevi verso Colui che è già qui. Noi pensiamo alla conversione come fare penitenza del passato, come condizione imposta da Dio per il perdono. Gesù invece ci rivela che il movimento è esattamente l'inverso: è Lui che mi viene incontro, che mi raggiunge. Prima che io sia buono, Lui mi viene vicino. Allora io cambio vita, cambio il modo di vedere le cose. Mi converto perché, come scriveva padre Giovanni Vannucci, scopro che "noi siamo immersi in un mare d'amore e non ce ne rendiamo conto".
 
Convertirsi vuol dire vivere in maniera diversa, agire in maniera diversa. Ecco allora i due verbi di Gesù: «vide» e «disse». Le uniche 'armi' usate da Gesù sono lo sguardo e la voce.
 
Non è banale quel «vide». È uno sguardo che mette a fuoco la tua persona, ti sceglie, ti toglie dall'anonimato della folla e ti pone al centro. È uno sguardo che è soprattutto carico di affetto, che esprime amore. È uno sguardo che sana le tue ferite, che fa brillare i tuoi pregi (anche quelli che non sapevi di avere), che diventa una proposta di relazione, di comunione.
 
Il «disse» sottolinea l'importanza della voce, del modo di parlare. Una voce dal timbro unico, pieno del calore e del rispetto dell'amore. Una voce che ti colpisce il cuore facendo tacere tutte le altre. Un modo di parlare che ti spinge a dare il meglio, ad aprire il tuo cuore, ad accogliere chi ti si avvicina.
Il discepolo non deve fare altro che rispondere a quella voce, deve lasciarsi trovare, lasciarsi fare. L'iniziativa è sempre di Gesù.
La fede è sempre risposta all'iniziativa di Dio. Se 'mi decido' è perché sono stato toccato da Qualcuno che 'si è deciso' nei miei confronti. Non siamo noi che andiamo alla ricerca di Dio, è Dio che si mette alla ricerca dell'uomoAdamo, dove sei?» Gen. 3, 9). La vita cristiana non è una conquista, ma un 'essere conquistati'.
 
 

 
Letture:
Isaia 8,23-9,3
Salmo 26
1Corinzi 1,10-13.17
Matteo 4,12-23
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
 
 

15 gennaio 2026

Agnello mite che dona tutto sé stesso - 18/1/2026 - II Domenica Tempo Ordinario

 


"agnello di Dio"

 
«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». Ad ogni messa ripetiamo le parole di Giovanni, il Battista. "Il peccato", al singolare, non i peccati. Gesù non toglie i singoli peccati, i vari comportamenti malati, ma, se lo accogli, guarisce alla radice il tuo cuore, là dove tutti i peccati hanno origine.
 
«Il peccato del mondo» è una parola enorme, gonfia di dolore e di morte. In fondo il peccato è scegliere la morte: «io ti ho posto davanti la vita e la morte: scegli. Ma scegli la vita!» (cfr. Dt 30,19). Dio ci chiede prima di tutto di scegliere. Per Lui la nostra libertà è un imperativo, ma fa di tutto perché l'uomo viva, perché Lui È la vita. Scegliere la vita è il comandamento che riassume tutti gli altri, il faro che dovrebbe illuminare tutte le nostre scelte. Gesù è venuto come datore di vita, per accrescere la nostra umanità: bene è ciò che dona all'uomo più umanità, male ciò che lo diminuisce in umanità.
 
«Ecco colui che toglie il peccato». Non un verbo al futuro, cioè attesa di qualcosa che avverrà non si sa quando; non al passato, come un fatto già avvenuto. Al presente: ecco colui che adesso, senza stancarsi mai, continua a grattare via il mio peccato. Contemporaneo a me e al mio peccato c'è Cristo con il suo perdono.
 
Ma in che modo «toglie il peccato del mondo»? Con il castigo, con il rimprovero, con l'esclusione? No, con il bene, con la misericordia, con l'amore.
Per vincere il buio del male comincia ad alitare la luce del giorno, per vincere la nostra sterile aridità sparge milioni di semi, per disarmare la vendetta porge l'altra guancia, per estirpare la zizzania si prende cura del buon grano. Non condanna, ma perdona.
 
Noi siamo inviati per essere le braccia di questo amore che toglie il male. Noi siamo le braccia aperte che Dio dona al mondo. Aperte per abbracciare tutti: anche una pianta, anche un animale si accorge se c'è tenerezza in chi li avvicina.
Allora anch'io dovrei cercare di essere un piccolo segno che ogni creatura è amata teneramente e profondamente da Dio, agnello mite che dona tutto sé stesso.
 
 

 
Letture:
Isaia 49,3.5-6
Salmo 39
1Corinzi 1,1-3
Giovanni 1,29-34
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
 
 

08 gennaio 2026

Rivelazione della Trinità - 11/1/2026 - Battesimo del Signore

 
Il Battesimo di Cristo (particolare)
Verrocchio e Leonardo (Tempera e olio su tavola) 1470-1475 c.
Gallerie degli Uffizi (FI)

 
Lo Spirito di Dio e l'acqua sono le prime presenze della Bibbia e compaiono al secondo versetto della Genesi: «lo spirito di Dio aleggiava sulle acque». Il creato, la vita iniziano con la danza dello Spirito sull'acqua, quasi un volo di colomba sul nido a difesa delle uova che stanno per schiudersi. E da allora lo Spirito e l'acqua sono legati al fiorire della vita. Per questo sono presenti come sorgente di vita nel Battesimo di Gesù e anche nel nostro Battesimo.
 
Ma il Battesimo di Gesù è anche rivelazione della Trinità: abbiamo il Padre, che è voce, il Figlio, che è corpo, e lo Spirito, che è legame, relazione di unità. C'è da notare che la voce del Padre nei vangeli risuona solo due volte: al Battesimo e alla Trasfigurazione, ad unire l'acqua della rinascita al monte dell'illuminazione.
 
La prima parola che dice è «Figlio», cioè colui che fa ciò che fa il padre, che gli assomiglia in tutto. Subito Dio si presenta come padre, come amore disarmato. Padre che percorre tutte le strade per riabbracciare il figlio. Padre che ama il figlio più della sua stessa vita.
 
«Amato» è la seconda parola. Il mio nome è "amato per sempre". «[Sappiano, Padre, che] li hai amati come hai amato me» (cfr. Gv 17,23). Dio mi ama come ama Gesù, con la stessa intensità, con la medesima emozione, con l'identica speranza. E continua ad amarmi dello stesso amore nonostante le delusioni, le ferite, i tradimenti che gli ho procurato. Sono amore e dolore di Dio, ma in Lui la misericordia prevale sempre (cfr. Gc 2, 13).
 
Di qui la terza parola: «Mio compiacimento». Un termine che indica piacere, gioia, esultanza. Ma quale gioia, quale emozione posso regalargli io, con il miei limiti, i miei difetti, il mio egoismo sempre pronto a prendere il sopravvento? Solo un amore immotivato spiega queste parole. Cercare un motivo per amare non è vero amore.
 
Al battesimo di Gesù il cielo si è aperto su Cristo. E da quel momento si apre anche su di noi come si aprono le braccia all'amico, all'amato. Si apre sotto l'urgenza dell'amore di Dio, e nessuno lo richiuderà più.
Ad ogni mattino, anche i più oscuri, inizia la tua giornata ascoltando per prima la Voce del Padre: "Figlio, amore mio, mia gioia". E sentirai il buio che si squarcia e l'amore che spiega le sue ali dentro di te.
E quando un giorno arriverai davanti a Lui, anche se sai che non sei altro che una canna incrinata, uno stoppino smorto, hai comunque la certezza che proprio a te ripeterà quelle tre parole: "Figlio mio, amore mio, gioia mia. Entra nell'abbraccio di tuo padre!"
 
 

 
Letture:
Isaia 42,1-4.6-7
Salmo 28
Atti 10,34-38
Matteo 3,13-17
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
 
 

01 gennaio 2026

Tu sei una meraviglia - 4/1/2026 - II Domenica dopo Natale

 
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»
Foto di Jill Sauve su Unsplash

 
Il Vangelo di Giovanni inizia con le parole «In principio», le stesse parole con cui inizia la Genesi, il primo libro della Bibbia. L'evangelista ci dice che l'Incarnazione è una nuova creazione; che Dio, che fa nuove tutte le cose, ci dona nuove possibilità.
Dio non accetta la distanza che abbiamo posto tra Lui e noi, non si dà pace per la nostra fuga. E allora decide di venire in mezzo a noi come uno di noi. Lo fa per starci vicino, per aiutarci a rialzarci quando cadiamo, per consolarci e asciugare le nostre lacrime quando soffriamo. Lo fa per darci tutta la sua forza e tutto il suo amore per mezzo del suo Spirito.
 
«Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.» Tutto, non solo gli esseri umani, ma anche il filo d'erba, la pietra, il passero intirizzito che cerca briciole nella neve. Tutto riceve senso da lui, tutto è suo messaggio e sua carezza. Tutto è sua poesia d'amore per noi.
 
«In lui era la vita» Cristo non è venuto per darci una nuova teoria religiosa o nuove norme di comportamento. È venuto per donarci più vita: «Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Siamo invitati ad amare la vita come l'ama Dio, con i suoi temporali e le sue grandinate, ma anche con il suo sole che sorge colorando il cielo di rosa, con le sue primule appena nate. Siamo chiamati ad averne cura perché è la fragile tenda usata dal Verbo per stare in mezzo a noi, per esserci accanto.
 
«A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» Diventare figli di Dio non è una semplice possibilità. È di più, è un'energia, una forza. È un potere che Dio stesso ci dà.
Ma cosa significa per me, nella mia vita? Ce l'ha spiegato benissimo papa Francesco: "Dio viene al mondo come figlio per renderci figli di Dio. [...] Oggi Dio ci meraviglia e dice a ciascuno di noi: 'Tu sei una meraviglia'" (omelia di papa Francesco, Messa di Mezzanotte, Natale 2020). Se ti senti inadeguato, Lui ti dice "no, sei mio figlio"; se ti senti sbagliato, Lui ti dice "no, sei mio figlio".
Sentirsi figlio vuol dire sentire la sua voce che in ogni momento ti sussurra nel cuore: "tu sei una meraviglia!" Ce lo ripete in ogni momento, quando facciamo cose 'buone', ma anche quando facciamo una delle nostre immense cavolate, quando cadiamo fragorosamente, quando falliamo. Ce lo ripete sempre in modo che anche noi possiamo lasciare un po' più di vita dietro di noi quando ce ne andremo, quando ritorneremo nel suo abbaccio.
 
 

 
Letture:
Siracide 24,1-4.12-16
Salmo 147
Efesini 1,3-6.15-18
Giovanni 1,1-18
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
 
 

26 dicembre 2025

Le sorti del mondo sono dentro una famiglia - 28/12/2025 - Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

 

 
Il Vangelo ci parla di una famiglia guidata da un sogno. Un sogno che rende il mite e taciturno Giuseppe più forte di ogni Erode.
Giuseppe non parla, ma compie tre azioni: segue un sogno, si mette in cammino, e stringe a sé la sua famiglia. Tre azioni decisive per ogni persona, ma anche per ogni famiglia, per le sorti del mondo.
 
Sognare è il verbo di chi non si accontenta del mondo così com'è, di chi spera in un mondo migliore e si dà da fare per farlo nascere. Giuseppe nel suo sogno non vede immagini, ma ascolta parole. È quello che è concesso a ciascuno di noi, noi tutti abbiamo il Vangelo che ci abita con il suo sogno di cieli nuovi e terra nuova.
Ma le parole dell'angelo sono un annuncio parziale, una profezia di breve termine. Giuseppe segue il sogno, ma non ha tutto chiaro. A lui basta sapere che il respiro di Dio si intreccia col suo e con quello della sua famiglia per sapere che il viaggio va verso casa anche se passa per il lontano Egitto; per sapere che i fatti della vita sono legati da un filo rosso il cui capo è saldamente nella mano di Dio.
 
Andare è la seconda azione. Però Dio non dà la traccia GPS del cammino da fare, indica solo la direzione verso cui fuggire. Poi devono entrare in azione la libertà, l'intelligenza, la creatività e la tenacia di Giuseppe. Tocca a noi fare scelte, studiare strategie, itinerari, riposi, misurare la fatica. Il Signore non dà mai un prontuario di regole, Lui dona obbiettivi e accende il cuore, poi si fida della tua libertà e della tua intelligenza.
 
La terza azione è prendere con sé, stringere a sé, proteggere. Un padre, una madre e un figlio: le sorti del mondo sono dentro una famiglia, nell'umile coraggio delle infinite creature innamorate e silenziose che, prendendo su di sé vite di altri, vivono l'amore senza contare fatiche e paure; degli esseri umani che senza proclami o ricompense, in silenzio, si donano.
 
È Vangelo di Dio quando un uomo e una donna prendono su di sé la vita dei loro piccoli.
È Vangelo di Dio ogni uomo e ogni donna che camminano insieme, dietro a un sogno.
È Vangelo di Dio chi è al mio fianco nel cammino. E sempre, il volto di chi mi ama, è un immeritato dono di Dio.
 
 

 
Letture:
Siracide 3, 3-7.14-17
Salmo 127
Colossesi 3,12-21
Matteo 2,13-15.19-23
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
 
 

24 dicembre 2025

BUON NATALE!!!

 
 
Natale è l'inizio di un nuovo ordine di tutte le cose, è l'inversione della storia: quando il Figlio di Dio nasce da una donna, la storia inizia a scorrere nel senso opposto: l'onnipotente si fa debole, l'eterno si fa mortale, l'infinito si nasconde in una briciola.
(p. Ermes Ronchi)
 

 

18 dicembre 2025

Avere gli stessi sogni di Dio - 21/12/2025 - IV Domenica Avvento

 

 
Per Luca l'Annunciazione viene fatta a Maria, mentre per Matteo a Giuseppe. Sembra una contraddizione, ma se leggiamo insieme i due Vangeli scopriamo che non lo è. Scopriamo che è un completamento, che l'annuncio è fatto alla coppia. Dio non rompe l'armonia della coppia, ma la coinvolge interamente, cerca un 'si' plurale, che sia la somma di due cuori, che unisca molti sogni (Giuseppe) e tanta fede (Maria). Dio si mette all'opera in ogni coppia, senza il 'si' dell'uomo e della donna neanche Dio avrebbe figli su questa terra. Dio agisce nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nei sorrisi, nelle lacrime, nei dubbi, negli slanci d'amore che riparano il cuore dalle burrasche della vita.
 
Maria «si trovò incinta», dice Matteo. Giuseppe, benché innamorato, decide di lasciare la fidanzata. Per rispetto non per sospetto; non vuole denunciarla, ma continua a pensare a lei che lo ama e che lui ama. Non è per niente sicuro della decisione presa.
Giuseppe, l'uomo dei sogni, non parla mai, ma sa ascoltare il proprio cuore e i sogni che lo abitano. L'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio.
Maria e Giuseppe sono poveri di tutto, ma Dio non ha voluto che fossero poveri d'amore, perché se c'è qualcosa sulla terra che apre la strada verso il cielo, questa cosa è l'amore. E Giuseppe scopre al fondo del suo cuore di amare Maria di vero amore, quello che passa dal voler possedere al voler proteggere, quello che vuol dare e mai prendere, che ama per primo, senza nessuna contabilità, in perdita.
 
Giuseppe «prese con sé la sua sposa»: preferisce l'amore per Maria e per Dio, al suo amor proprio. Per amore di Maria, scava fino in fondo al suo cuore e accoglie quel bambino che non è suo. E diventa vero padre di Gesù, anche se non è il genitore. Generare un figlio è facile, ma essergli padre, essergli madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, è tutta un'altra avventura. Padri e madri si diventa nel corso di tutta la vita.
 
L'annunciazione ha luogo nelle case. Al tempio, Dio preferisce la casa perché è lì che pulsa la vita. Ogni giorno di vita offerto è una annunciazione quotidiana. Dio si è fatto uomo, e più gli uomini cresceranno in umanità, più scopriranno quel Dio che ha messo la sua tenda in ciascuno di noi.
 
 

 
Letture:
Isaia 7,10-14
Salmo 23
Romani 1,1-7
Matteo 1,18-24
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
 
 

11 dicembre 2025

Cercare la speranza, non l'evidenza - 14/12/2025 - III Domenica Avvento - Gaudete

 

 
«Sei tu colui che deve venire?». Nella fede c'è tanta chiarezza quanta serve a fare il prossimo passo e tanta oscurità quanta basta per dubitare.
Ma il dubbio non riesce a spegnere la passione del profeta per il Messia: «oppure devo attendere un altro?». Anche se mi deludi, io continuerò a cercare; se non sei tu, io non mi arrendo, continuerò a sperare. Il profeta proclama una attesa più forte del dubbio. Giovanni non si vergogna dei suoi dubbi, anche loro sono una spinta per una ricerca infinita, com'è infinito l'amore.
 
Gesù non risponde né con un si, né con un no. Risponde con un racconto. Lui non 'dimostra', Lui 'mostra'. Ricordando le Scritture parla del dolore citando sei nomi: ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, morti, poveri. Per completare l'elenco manca solo il settimo nome: è lo spazio lasciato perché tu possa mettere il tuo.
 
Noi vorremmo da Dio delle risposte che ci tolgano ogni dubbio. Ma la sua risposta è semplice come un racconto; umile come la risposta di Isaia (I lettura): coraggio, fatti forza; povera come quella di Giacomo (II lettura): abbi pazienza come il contadino d'inverno.
Beato chi non si aspetta l'evidenza, ma la speranza. Beato chi accetta la fede come luce che illumina solo il prossimo passo di un cammino che non si conclude mai.
 
Alla fine, il racconto diventa domanda: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»
Vedere, non imparare. Dio si mostra, non si dimostra La fede, per essere creduta, non ha bisogno di grandi discorsi, ha bisogno di testimoni. Forse noi non siamo più creduti, perché siamo fede senza corpo, fede che rimane nella testa, ma poi non si incarna nella nostra vita. Siamo coma «una canna sbattuta dal vento». Siamo molto lontani dal Giovanni del deserto, profeta che si fa domande, ma che niente riesce a piegare se non il respiro leggero di Dio.
 
 

 
Letture:
Isaia 35,1-6.8.10
Salmo 145
Giacomo 5,7-10
Matteo 11,2-11
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
 
 

04 dicembre 2025

Due profeti (apparentemente) molto diversi - 7/12/2025 - II Domenica Avvento

 

 
Due profeti molto diversi nelle letture di oggi: nella prima lettura Isaia parla di un creato completamente riconciliato, di lupo che si accompagna all'agnello; nel Vangelo Giovanni Battista invece parla di scure alla radice degli alberi, di fuoco divorante.
Isaia ci parla di un dono immeritato, più bello anche del sogno più ardito.
Giovanni ci parla di un mondo da costruire.
Sono tutte e due voci che risuonano dentro di noi, perché tutti noi viviamo di opere nostre e di doni di Dio, di fatica e di poesia, di dure realtà da affrontare e di sogni da realizzare.
 
Però, nonostante le diversità, sono tutti e due profeti di speranza. Giovanni sa benissimo che non è la paura che ci libera dal male, che fa convivere il lupo e l'agnello. Sa che l'unica forza che riesca a cambiare le persone è la forza dell'amore, dell'amore divino che viene in noi, che ci cresce dentro facendoci crescere anche fuori.
 
È questo l'annuncio centrale del Vangelo di oggi: «il regno dei cieli è vicino!», cioè Dio è vicino. È vicino a tutti, è un abbraccio che accoglie in pace e in armonia il lupo e l'agnello, il bambino e la vipera, l'uomo e la donna, l'arabo e l'ebreo, il mussulmano e il cristiano, il bianco e il nero. È questo il sogno di Dio. E a questo sogno siamo chiamati. Siamo chiamati al futuro.
 
Ma c'è anche un altro elemento che è decisivo: «Convertitevi». Convertirsi è lasciare entrare un pezzetto di Cristo in me, lasciarmi scaldare dal fuoco del suo amore. Fuoco che mi scalda e mi ammorbidisce, che mi plasma sempre più a «immagine e somiglianza» (cfr. Gen 1, 26) di Dio.
Convertirsi non significa perdere tempo in rimorsi o in sensi di colpa, con gli occhi e il pensiero fissi sul passato, ma andare avanti cambiando strada, cambiando pensieri, cambiando azioni.
"Convertiti!" non è un ordine. È un'opportunità. Cambio strada perché nella nuova strada il cielo è più azzurro, ci sono più fratelli che gioiscono con me e per me, che mi soccorrono nelle difficoltà, che mi allungano una mano e mi aiutano a rialzarmi quando inciampo e cado.
 
La poetessa Alda Merini ha scritto:
      La fede è una mano
      che ti prende le viscere,
      la fede è una mano
      che ti fa partorire
 
La conversione mi fa partorire buoni frutti, gesti d'amore e vicinanza.
Quando accogli Dio che ti si avvicina, la tua vita si trasforma e diventa generatrice di frutti di pace.
 
 

 
Letture:
Isaia 11,1-10
Salmo 71
Romani 15,4-9
Matteo 3,1-12
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducèi venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
 
 

27 novembre 2025

Un ladro che ci dona la sua ricchezza - 30/11/2025 - I Domenica Avvento


 
 
L'Avvento è un tempo per risvegliarci. È Il tempo dell'attenzione, cioè il tempo per imparare a rendere profondo ogni momento.
 
«Due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato». Il Vangelo non sta parlando della morte, ma di due modi diversi di vivere nel campo della vita: uno vive affacciandosi sull'infinito, uno è chiuso solo dentro sé stesso; uno è chino solo sul suo piatto, uno è generoso con gli altri di pane e di amore; uno vive donandosi, uno prendendo.
Tra questi due uno è pronto all'incontro con il Signore, quello che vive attento.
L'altro non si accorge di nulla, proprio come le persone ai tempi di Noè.
 
«Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro...» Mi ha sempre lasciato molto perplesso questa immagine del Signore che viene di soppiatto come un ladro nella notte. Non ce lo vedo Dio nei panni di un ladro, Lui viene sempre per donare, per amare.
Allora forse non è la morte che viene intesa in questa piccola parabola, ma l'incontro.
Perché il Signore è un ladro molto strano, non ruba niente, dona tutto, viene con le mani piene. Ma l'incontro con Lui ti obbliga a svuotare te stesso dalle cento, mille cose inutili, altrimenti ciò che porta non trova spazio. Mette a soqquadro la tua casa, ti cambia la vita, la fa ricca di volti, di luce, di orizzonti spalancati.
 
Io sono qualcosa di prezioso che attira il Signore come la ricchezza attira il ladro. Agli occhi di Dio, l'impasto della mia vita, in cui si mescolano intimamente fango e pagliuzze d'oro, questo niente così fragile, è così glorioso da farGli desiderare di passare l'eternità abbracciandolo.
 
Vieni pure come un ladro, Signore, prendi quello che è prezioso per te: questo mio povero cuore rinsecchito, inaridito. Prendilo, per poi ridonarmelo rivestito di luce, straripante d'amore.
 
 

 
Letture:
Isaia 2,1-5
Salmo 121
Romani 13,11-14
Matteo 24,37-44
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».