mercoledì 19 settembre 2007

Salvare il seme

Don Camillo spalancò le braccia:
- “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”
- “Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione tra gli uomini sarebbe fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”
- “No Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza la quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato […] Signore, se è questo che accadrà, cosa possiamo fare noi?”
Il Cristo sorrise:
- “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa fertile dal limo del fiume, il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pace, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede …”

Giovannino Guareschi, Don Camillo e i giovani d’oggi.

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