«Sale» e «luce», cose normali, di tutti i giorni, di cui ce ne accorgiamo solo quando mancano o sono troppo abbondanti.
Se in un cibo mettiamo troppo sale, questo diventa immangiabile, e se ne mettiamo troppo poco il piatto non è buono. La quantità giusta di sale è quella che non avvertiamo, ma che esalta il sapore degli ingredienti.
Quando Gesù dice che dobbiamo essere il sale della terra, ci dice che dobbiamo dare 'sapore' al mondo, in modo che il mondo senta il 'sapore del creato', non il sapore del sale, non il nostro sapore.
Una piccola digressione.
In ebraico non si scrivono le vocali, ma solo le consonanti. 'Sale' si dice 'melach' che si scrive con le tre consonanti mem-lamed-chet. Ma queste tre consonanti sono le stesse della parola 'pane' (lechem). E queste tre lettere sono anche le stesse della parola 'sogno' (chalom).
Il gesto tipico dell'accoglienza nella cultura semitica è l'invito a pranzo, dove il padrone di casa intinge un pezzo di pane nel sale e lo offre all'ospite. L'accoglienza, la condivisione possono essere un modo di essere sale nel mondo, di trasmettere al mondo il sapore del sogno, il sapore del paradiso.
Al buio non riusciamo a vedere, ma anche quando abbiamo il sole negli occhi non vediamo niente.
Anche per la luce, come per il sale, si tratta di avere la giusta quantità. Chi fa fotografia sa che una luce sbagliata può rovinare completamente una foto, ma una giusta illuminazione può renderla stupenda.
In una foto la luce è fondamentale, serve ad esaltare, presentare al meglio il soggetto fotografato, ma ma non è il soggetto della foto.
Siamo «luce del mondo», ma la nostra luce deve servire a esaltare, presentare al meglio Dio e la sua opera. Non siamo noi il soggetto da illuminare; più che stare davanti ai riflettori dovremmo starci dietro per poter illuminare al meglio l'opera di Dio (e non la nostra).
Parafrasando santa Madre Teresa di Calcutta, possiamo dire che noi siamo candele nelle mani del Signore. Cerchiamo di essere accese!
Letture:
Isaia 58,7-10
Salmo 111
1Corinzi 2,1-5
Matteo 5,13-16
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

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