25 febbraio 2011

26 gennaio 2011

Registro pubblico delle opposizioni

Dal 31 gennaio prossimo sarà attivo il Registro Delle Opposizioni


È il luogo a cui registrarsi se non si vogliono più ricevere le telefonate pubblicitarie. Da questa data ogni operatore di telemarket dovrà verificare che le persone che ha intenzione di contattare non siano inserite in tale elenco.


Maggiori informazioni si possono trovare anche a questo indirizzo.


E come diceva il maestro Manzi:


Non è mai troppo tardi!

14 gennaio 2011

Un cammino liberazione: Il Decalogo (2)

L’altra volta abbiamo visto come il Decalogo possa essere considerato come la ‘legge della li­bertà’. Nella concezione attuale però, legge e libertà sono due termini che vengono sempre più vissuti come antitetici, si tende a intendere la libertà innanzi tutto come un non dover adeguarsi a nessuna regola e nessuna legge.

Però noi viviamo immersi in tutta una serie di regole di cui siamo più o meno consapevoli. Il lin­guaggio stesso che usiamo per comunicare con gli altri non è che tutta una serie di regole. Innanzi tutto ogni lingua usa certi fonemi e non altri, poi li organizza in parole che abbiano un senso e inol­tre organizza le parole in strutture, le frasi, che seguono tutta una serie di regole. Tutte queste regole quando parliamo le applichiamo inconsapevolmente. Ne diventiamo consapevoli quando ad esem­pio studiamo una lingua straniera, specie se questa lingua appartiene ad un ceppo linguistico diverso da quello della nostra madrelingua.

Proprio l’esempio delle leggi del linguaggio ci permette di capire il senso delle regole. Se noi vi­vessimo completamente soli in un’isola deserta, allora potremmo elaborare il nostro linguaggio come meglio a noi piace. Ma dal momento che viviamo a contatto con altre persone, proprio per in­teragire con loro, per comunicare il nostro pensiero, i nostri desideri e per capire gli altri, diventa necessaria la costruzione di tutta una serie di regole comuni a tutti. 
Una persona completamente isolata e senza nessun contatto con altri può essere legislatore a sé stesso. Ma quando una persona è inserita in un gruppo, in una società, allora sono necessarie delle regole. Questo proprio perché se la mia libertà finisce dove inizia la libertà dell’altro, senza leggi si ha solo la legge della giungla: vince il più forte. E tutti gli altri sono suoi schiavi. Sotto questo punto di vista è significativo che la Bibbia, presentando il primo incontro di un essere umano con un altro, ci narri l’episodio di Caino e Abele. Senza leggi, senza regole non si ha convivenza ma lotta e so­praffazione del più debole.

Ma chi stabilisce le regole? Perché se è importante che delle regole ci siano, è anche importante stabilire chi le deve promulgare, in modo che non ci sia solo la legge del più forte, del più potente. C’è bisogno di un’autorità, da tutti riconosciuta, che operi nel rispetto di tutti. Inoltre con questa au­torità deve essere possibile il dialogo, non deve essere inaccessibile, lontana, sorda alle nostre esi­genze, ai nostri problemi e alle nostre aspirazioni.
Sotto questo punto di vista i 10 Comandamenti sono esemplari. Vengono proposti da un’autorità esterna, ma questa autorità non si presenta in virtù del suo potere, della sua forza, ma solo come co­lui che ha ascoltato i lamenti e le preghiere, che è intervenuto per porre fine alle sofferenze, per li­berare e condurre alla felicità e alla festa.

Indicativo anche il modo del verbo usato. In ebraico non esiste l’imperativo negativo. Al suo po­sto viene usato l’imperfettivo. Per cui, ad esempio, la traduzione più fedele non è ‘non uccidere’ ma ‘non ucciderai’. Non è solo una caratteristica grammaticale, ma è anche segno di molto realismo. Non siamo sempre e in ogni momento col desiderio di uccidere, rubare, mentire, tradire il coniuge. Siamo esseri con pregi, ma anche con difetti, che possono essere soggetti a tentazioni. Il Decalogo non ci vede come peccatori incalliti, ci considera individui fragili, esposti a volte alla tentazione, persone che potrebbero “anche” peccare ma non è detto.
Quindi quel futuro è un elemento che tiene conto della dignità e della fragilità dell’uomo, della sua grandezza ma anche della sua miseria.

Etica e Morale

I 10 Comandamenti rappresentano un’etica o una morale? 
Prima di cercare di capirlo bisogna sapere la differenza tra le due cose. È questa una cosa dibat­tuta, sono state avanzate molte proposte. Penso che la più chiara e semplice sia quella di Paul Ri­coeur.
Paul Ricoeur identifica l’etica come ciò che ha per meta una vita compiuta. È l’orizzonte, il fine dell’individuo e della comunità, il progetto a cui si tende. Invece la morale è costituita dalle norme concrete che si adottano per realizzare un’etica. Queste norme possono, e a volte devono, cambiare in base al variare della situazione. Ma possono anche cambiare in seguito ad una maggiore com­prensione e approfondimento dell’etica che le ha generate. 
Cioè l’etica è una promessa di felicità per sé e per gli altri. La morale è l’insieme di norme per pervenirvi.
C’è, e ci deve essere sempre, dialettica tra etica e morale. Se si perde di vista o si dimentica l’eti­ca, la morale diviene un’insieme di pratiche imposte, senza più senso, gravose e assurde. Ma senza norme morali, l’etica diventa un vago orientamento, un principio vuoto e astratto.

Tornando alla domanda, direi che il Decalogo, sotto questo punto di vista rappresenti più un’etica che una morale. Quindi sta a noi elaborare, a partire da questa etica, una morale. D’altra parte Dio ha sempre cercato la nostra collaborazione, non ci ha mai comandato a bacchetta, ma ci ha sempre dato fiducia, ci ha sempre invitato a prenderci le nostre responsabilità.
Penso che il fatto che già nella Bibbia ci siano due versioni leggermente diverse dei Comanda­menti (Es 20,2-17 e Dt 5,6-21) sia indice di questo. Se poi confrontiamo queste due versioni con quella che abbiamo studiato a catechismo, vediamo che ci sono ancora più differenze. Non sono dif­ferenze sostanziali (se si eccettua il divieto al farsi immagini), sono diversità dovute ad un appro­fondimento, ad una maggior comprensione. Come diceva s. Gregorio Magno “la Scrittura cresce con chi la legge”, il Decalogo, pur conservando una caratteristica di fondo di immutabilità, tuttavia cresce nello svolgersi della storia umana. C’è una comprensione sempre più profonda del testo, se ne scoprono sempre più implicazioni e determinazioni pratiche man mano che lo si interroga e non si cessa di ricercare e meditare.

Distruzione e costruzione

Un’ultima notazione ‘geografica’. Le tavole con i 10 Comandamenti sono state donate da Dio sul monte Horeb. I maestri ebrei fanno notare che il nome deriva dalla radice “h’arav” che significa ‘distruzione’. Quindi il dono della legge è legato alla distruzione. La spiegazione che danno di que­sto è che il Decalogo demolisce l’ordine precedente, rovescia le nostre idee precedenti, distrugge il nostro egoismo, per stabilire un’armonia nuova nel mondo e in ciascuno di noi.
Ma questo suggerisce anche un’altra considerazione. L’Horeb si trova nel mezzo del deserto del Sinai. Allora i 10 Comandamenti, oltre a distruggere, hanno anche lo scopo di far fiorire il deserto, rendere la terra più abitabile per gli uomini.
Siamo noi, col nostro egoismo, che abbiamo reso aspra, selvaggia, desertica la terra dove Dio ci aveva collocati perché vivessimo come fratelli. Nel deserto creato da noi abbiamo aperto le gabbie delle nostre belve. Le Dieci Parole dovrebbero trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne, ammorbidire le nostre durezze, neutralizzare la nostra cattiveria. Ricordarci che la nostra vocazione è quella di essere custodi, sia della terra-giardino (Gn 2,15) che del proprio fratello (Gn 4,9), e non quella dell’animale da preda che tutto devasta, calpesta, che vuole solo azzannare e sbranare.
Dal Decalogo nasce la civiltà del rispetto.

01 gennaio 2011

Buon Anno

Saprai accogliere il giorno che spunta come un oggi di Dio?
Saprai cogliere stimoli di poesia ad ogni stagione, nei giorni di luce piena come nelle notti gelide d'inverno?
Saprai rendere gioiosa la tua umile abitazione con segni che allargano il cuore?


Senza riserve mentali, senza rimpianto, senza nostalgia, cogliere gli avvenimenti, anche i più piccoli, con una capacità inesauribile di meravigliarsi.
Va', cammina, avanza un passo dopo l'altro dal dubbio verso la fede e non preoccuparti delle impossibilità.
Accendi un fuoco, anche con le spine che ti dilaniano


fr. Roger

31 dicembre 2010

2010: alcuni numeri

232.500 le vittime delle catastrofi in Pakistan, Haiti (dove adesso c'è un'epidemia di colera) e Cile


30 milioni i posti di lavoro bruciati dalla crisi


15.000 le persone assassinate dai narcos in Messico


1,8 milioni i nuovi sieropositivi nell’Africa subsahariana


2.800 i giorni di prigionia di Aung San Suu Kyi nel Myanmar


200 giorni senza governo a Bruxelles 


300 gli ostaggi eritrei (cifra ufficiale del governo egiziano) torturati, uccisi, a cui sono stati prelevati organi, stuprati



24 dicembre 2010


Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. (Gv 3, 16-17)


A tutti i miei auguri di
Buon Natale

19 dicembre 2010

Quarta domenica d'Avvento

Così fu generato Gesù” Inizia in questo modo la nuova traduzione del vangelo di Matteo che leggiamo oggi. “Ecco come avvenne la nascita di Gesù” diceva invece la vecchia traduzione. Quale che sia la traduzione migliore, resta il fatto che il racconto che segue, a ben guardare, non è che spieghi poi molto.

È una spiegazione che ti prende per mano solo per un pezzo di strada. Ti conduce solo fino ad un certo punto. Poi ti abbandona sull’orlo di un precipizio.

E a questo punto si tratta di scegliere: da una parte c’è la logica umana, la dimostrazione razionale. Dall’altra la possibilità di sfiorare l’infinito di Dio, la vertigine del mistero. È un passo che più che spiegare ci pone un mucchio di domande.

  • Consumarsi gli occhi al lume di una candela, oppure chiuderli completamente abbagliati dalla luce di Dio?

  • Parlano di più i dotti discorsi dei sapienti, o il silenzio stupefatto di Maria?

  • Perché Dio ci chiama, quasi esige la nostra collaborazione, ma poi fa tutto Lui, quasi che gli fossimo d’impaccio?

  • Come mai il Signore ricorre agli strumenti umani, ma nello stesso tempo ne fa a meno?

  • Perché sceglie la via della carne, ma per riportare tutto alla potenza dello Spirito?

C’è una grande differenza tra cronaca e rivelazione. Nella rivelazione c’è sempre una parte non spiegata, una parte di mistero. Anche noi, come Giuseppe, a volte siamo tentati di “ripudiare”, magari in segreto, il mistero. Ma dobbiamo renderci conto che una volta rigettato il mistero, corriamo il rischio di rimanere al buio.

12 dicembre 2010

Terza domenica d'Avvento

Colpisce, nel vangelo di oggi, il Battista. Proprio lui, che aveva riconosciuto pubblicamente Gesù (basti pensare al battesimo di Gesù), adesso, chiuso in prigione, arriva a dubitare, a chiedersi se aveva visto giusto, se per caso non si fosse sbagliato a riconoscere in suo cugino il Messia tanto atteso.
Questa sua paura di aver frainteso Dio, questi suoi dubbi, ci fanno capire che per tutti arrivano momenti di dubbio in cui la volontà di Dio una volta così chiara, ora ci è del tutto oscura, in cui ci sembra di aver sbagliato tutto, in cui Dio stesso sembra si sia dimenticato di noi, quando non ci sia addirittura ostile. 
Già il fatto che anche il Battista abbia provato tutto questo ci è di consolazione, ci fa sentire meno soli e meno manchevoli nei momenti bui. Ma ancora più consolante è l’atteggiamento di Gesù. Proprio in questo momento definisce Giovanni come il più grande di tutti gli uomini. 
I dubbi non diminuiscono il nostro valore agli occhi di Dio. Anche se noi dubitiamo, l’amore e la stima di Dio nei nostri confronti non mutano, rimangono sempre uguali.
E alla domanda del Battista “Sei tu?” Gesù risponde con una serie di fatti. Non scrive lettere o documenti, non organizza convegni o dibattiti, ma opera. E opera in modo che i più derelitti abbiano la possibilità di ricominciare, in modo che tutti abbiano una seconda opportunità.
Opera piantando nel nostro cuore il seme del suo Regno. E adesso sta a noi far germogliare questo seme, sta a noi farlo crescere in modo da dare quegli stessi segni e farne anche di più grandi.

05 dicembre 2010

Seconda domenica d'Avvento

Ci sono alcune pagine del vangelo che devo confessare faccio fatica a leggere, e non perché mi sono dimenticato di mettermi gli occhiali, ma perché, proprio come dice la lettera agli Ebrei, sono una spada a doppio taglio che “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12). 
Quella di oggi è una di queste pagine. Giovanni Battista predica a tutti il suo appello: “convertitevi” ma a me viene sempre da leggere “convertiti!!!”. Si, mi sento sempre bisognoso di conversione.
La conversione non avviene una volta per sempre. È un processo continuo. Ogni giorno abbiamo bisogno di convertirci. Ogni giorno i fatti della nostra vita, il male che esiste nel mondo, cercano di portarci fuori strada, di farci deviare dal nostro cammino.
Da un po’ di anni si usa il navigatore satellitare, adesso lo hanno messo persino nei telefonini. Devo dire che anch’io ce l’ho e in un paio di occasioni mi è stato veramente utile, soprattutto quando mi sono trovato a girare in macchina in una città che non conoscevo o a dover fare una strada che non ricordavo bene.
Ma questo anche se sembra una novità, in fondo non lo è. Dio sa benissimo che abbiamo la tendenza a sbagliare strada e che quindi tutti noi abbiamo bisogno di un navigatore satellitare che ci indichi la strada giusta, che ci avverta dove e quando svoltare. E ce lo ha regalato: e la Bibbia, è lui stesso nella persona di Gesù. 
Ma sa anche che, come tutti i nostri navigatori, c’è bisogno di aggiornare le mappe, sa che strade nuove vengono tracciate ogni giorno, che strade vecchie vengono dismesse quando non cancellate.
Ed allora il Signore ci ha anche indicato il metodo per ‘aggiornare le mappe’: la preghiera, il dialogo costante e fiducioso con Lui. Dialogo che ci aggiorna, che ci ricrea. Cioè, in una parola, che ci converte.