22 febbraio 2024

Luce che mette ali alla nostra speranza - 25/2/2024 - II Domenica di Quaresima

La Trasfigurazione 
Sacro Monte di Varallo (VC)
Cappella XVII (seconda metà 17° secolo)




Domenica scorsa avevamo la luce colorata dell'arcobaleno. Oggi nel Vangelo abbiamo la luce bianca della Trasfigurazione. Questa luce accende la nostra vita, questo Vangelo mette le ali alla nostra speranza.
La luce che viene dal Tabor proclama che il buio, il male, la violenza non vinceranno. Sembrano dilagare, soverchiare tutto ciò che incontrano, ma non è questo il destino dell'uomo. Il buio non avrà l'ultima parola.
Perché nell'uomo c'è luce! E se i tuoi occhi sono luminosi, scoprono la luce degli altri.

Gesù porta i suoi amici su un alto monte. La cima di una montagna è il primo luogo illuminato dal sole nascente e l'ultimo su cui giunge la luce al tramonto. La montagna è la terra che si innalza verso il cielo, verso la luce. È il punto d'incontro tra Dio e l'uomo, il luogo che Dio ha scelto, nella Bibbia, per rivelarsi. E difatti accanto a Gesù compaiono Mosè ed Elia, gli unici che hanno veduto Dio.

Nessuno dei Vangeli che raccontano la Trasfigurazione (Mt 17,1-9, Mc 9,2-10 e Lc 9,28-36) racconta i particolari di quello che è successo, tranne quello delle vesti che diventano splendenti. Talmente bianche che «nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche» specifica Marco.
Ma se le vesti sono così splendenti, come risplenderà il corpo? e il cuore?
Quando il cuore gioisce e risplende, lo splendore si comunica anche agli occhi, il volto si illumina, e anche il corpo e le vesti si 'colorano' di festa.
Nel passo parallelo, Matteo dice che il volto di Gesù «brillò come il sole» (Mt 17, 2). Chiunque riempie la propria vita di amore, fa dell'amore la bussola che lo dirige, ha già dentro di sé la vita eterna, è già resuscitato.
Ho avuto la fortuna di conoscere delle persone che vivevano di Dio e per Dio. Nonostante l'età avanzata avevano degli occhi da fanciullo, uno sguardo luminoso che ti illuminava e ti scaldava il cuore.
Come ha detto don Pino Puglisi, "l'amore di Dio purifica". Non veniamo spersonalizzati dall'amore di Dio, anzi. La nostra personalità, la nostra unicità viene esaltata e potenziata. Viene donata una luce nuova alle nostre capacità, alla nostra volontà, a tutta la nostra persona. E allora possiamo essere candela nella notte per gli altri.

Il racconto termina con la voce che esce dalla nube e che dice «ascoltatelo!» Ecco cosa dobbiamo fare perché la luce lavori in noi, dobbiamo ascoltarlo. E ascoltarlo significa fare le scelte che ha fatto Lui, preferire le cose che Lui preferiva, lavorare per le cose per cui lavorava Lui.
Dobbiamo ascoltare la luce. Il mondo è intriso di luce, lo sanno tutte le religioni, ma lo sanno anche gli innamorati, i puri di cuore, i giusti. Lo spiega molto bene Olivier Clément: "ora io so che alle sorgenti della bellezza, della pace e dell'energia, all'origine di quelle falde di fuoco presenti nel cosmo e nell'uomo è posto Gesù di Nazareth".
Ascoltiamolo, e potremo vedere il divino affacciarsi dal fondo di ogni creatura.



Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmoud Darwish (1941-2008)



Letture:
Genesi 22,1-2.9.10-13.15-18
Salmo 115
Romani 8,31-34
Marco 9,2-10


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