08 febbraio 2024

Non c'è legge che Dio non sia disposto ad infrangere per salvarti - 11/2/2024 - VI Domenica Tempo Ordinario

Gesù e il lebbroso
(Duomo di Monreale - mosaico)



«Andiamocene altrove» aveva detto Gesù nel Vangelo di domenica scorsa. E sono andati altrove.
Solo che l'altrove di Gesù non è lo stesso che pensavano i discepoli. Loro pensavano di andare di successo in successo («Tutti ti cercano!» gli avevano detto), vedevano già tappeti rossi stesi per accoglierli in un tripudio di folla.
L'altrove di Gesù lo incontrano oggi: è un lebbroso.

Abbiamo sentito dalla prima lettura quale siano le regole per i lebbrosi: esclusione totale da ogni contatto. Vengono trattati e considerati peggio della spazzatura. E alla gogna sanitaria si aggiunge il fatto che per la mentalità del tempo la lebbra era una punizione di Dio per una qualche colpa gravissima.
L'altrove di Gesù è la persona rifiutata e scartata dagli uomini e, secondo le persone 'pie', anche da Dio.

«Se vuoi, puoi purificarmi!» gli ha urlato il lebbroso. Un grido che risuonerà spesso nella vita di Gesù. Da questo lebbroso, passando dal cieco di Gerico «Gesù, abbi pietà di me!» (Mc 10, 47b) per arrivare fino al ladrone crocifisso accanto a lui «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23, 42).
Non c'è nulla di ciò che affligge l'uomo che non affligga anche Dio. Non c'è nessuna legge che Dio non sia disposto ad infrangere per salvare l'uomo.
Perché Lui ha una sola legge: l'amore per ogni essere umano, nessuno escluso!

E la risposta di Gesù è da far tremare i polsi: «Lo voglio». Dico che fa tremare i polsi perché in tutto l'Antico Testamento il rapporto tra Dio e il popolo d'Israele viene presentato come un matrimonio, e quindi mi fa venire in mente il matrimonio, quando il coniuge, risponde così alla domanda "vuoi tu prendere ... nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?".
Non importa quanto la vita ti abbia sfigurato o quanti errori tu abbia fatto. Se quando Gesù ti passa accanto hai l'istinto ti rivolgergli un tuo sospiro, Lui lo accoglie e ti accoglie. Ti dice che starà con te qualunque cosa accada, "nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore", che ti sarà sempre fedele e che ti amerà per l'eternità.
Ti dice che la sua fame e la sua sete di te sono senza fine.




Un ricordo di padre Ernes Ronchi:
Tempo fa ho visitato un lebbrosario in Amazzonia e un lebbroso alla messa pregò così: «Chiediamo al Signore che aiuti padre Ermes, perché in Europa è tanto difficile mantenere la fede». Invece di pregare per sé, pregava per me. Alla fine della messa gli ho chiesto: «Ma tu, quando incontrerai il Signore, gli domanderai perché sei stato lebbroso?». E lui: «Io non gli chiederò niente, mi sono sempre fidato».



Letture:
Levitico 13,1-2.45-46
Salmo 31
Prima Corinzi 10,31-11,1
Marco 1,40-45


2 commenti:

  1. In questa realtà di "simili" di cui a malincuore non riesco a fidarmi, mi forzo... ma non mi riesce,
    di una quantità di gente smisurata (i numeri contano...) che può credere persino che un marchio di qualità della cioccolata rimandi a un prodotto contenente il vaccino mRNA...ed è il tuo rassicurante, fino a ieri, vicino di casa, l'infermiera qualificata...a me tremano i polsi a quelle parole: "Io non gli chiederò niente..."
    Perché ogni volta che sento ragionare in questo modo, sento finalmente...qualcosa di intimamente mio, qualcosa in cui riconoscermi.
    Da quando ho fede, non ho chiesto ragione al Signore di niente.
    La potenza di questa condizione, questo sì, lo sento senza sforzo, è qui: sentire che puoi fidarti senza limiti. E in questo misero mondo è il solo sentimento incontenibile, da non contenere, sola fonte sicura che spenga la sete.

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