22 gennaio 2026

Dio si mette alla ricerca dell'uomo - 25/1/2026 - III Domenica Tempo Ordinario o della Parola di Dio

 
Chiamata di Pietro e Andrea (Duccio di Buoninsegna)
tempera su tavola (1308-1311 circa) - National Gallery of Art, Washington

 
Il brano del Vangelo di oggi gira attorno a due parole di Gesù e a due sue azioni.
 
La due parole sono «convertitevi» e «­­regno».
Vediamo prima la seconda: il regno, cioè qualcosa che è fatto da Dio per gli uomini. Il regno di Dio è il mondo come Dio lo vuole, com'era il giardino in Eden, luogo libero da ogni inganno e violenza, in cui il Signore veniva a passeggiare per godere della compagnia dell'uomo. Dire che il regno è vicino significa dirci che Dio è vicino, vicinissimo a te, ti avvolge nel suo abbraccio.
 
Allora «convertitevi» significa: giratevi verso Colui che è già qui. Noi pensiamo alla conversione come fare penitenza del passato, come condizione imposta da Dio per il perdono. Gesù invece ci rivela che il movimento è esattamente l'inverso: è Lui che mi viene incontro, che mi raggiunge. Prima che io sia buono, Lui mi viene vicino. Allora io cambio vita, cambio il modo di vedere le cose. Mi converto perché, come scriveva padre Giovanni Vannucci, scopro che "noi siamo immersi in un mare d'amore e non ce ne rendiamo conto".
 
Convertirsi vuol dire vivere in maniera diversa, agire in maniera diversa. Ecco allora i due verbi di Gesù: «vide» e «disse». Le uniche 'armi' usate da Gesù sono lo sguardo e la voce.
 
Non è banale quel «vide». È uno sguardo che mette a fuoco la tua persona, ti sceglie, ti toglie dall'anonimato della folla e ti pone al centro. È uno sguardo che è soprattutto carico di affetto, che esprime amore. È uno sguardo che sana le tue ferite, che fa brillare i tuoi pregi (anche quelli che non sapevi di avere), che diventa una proposta di relazione, di comunione.
 
Il «disse» sottolinea l'importanza della voce, del modo di parlare. Una voce dal timbro unico, pieno del calore e del rispetto dell'amore. Una voce che ti colpisce il cuore facendo tacere tutte le altre. Un modo di parlare che ti spinge a dare il meglio, ad aprire il tuo cuore, ad accogliere chi ti si avvicina.
Il discepolo non deve fare altro che rispondere a quella voce, deve lasciarsi trovare, lasciarsi fare. L'iniziativa è sempre di Gesù.
La fede è sempre risposta all'iniziativa di Dio. Se 'mi decido' è perché sono stato toccato da Qualcuno che 'si è deciso' nei miei confronti. Non siamo noi che andiamo alla ricerca di Dio, è Dio che si mette alla ricerca dell'uomoAdamo, dove sei?» Gen. 3, 9). La vita cristiana non è una conquista, ma un 'essere conquistati'.
 
 

 
Letture:
Isaia 8,23-9,3
Salmo 26
1Corinzi 1,10-13.17
Matteo 4,12-23
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
 
 

15 gennaio 2026

Agnello mite che dona tutto sé stesso - 18/1/2026 - II Domenica Tempo Ordinario

 


"agnello di Dio"

 
«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». Ad ogni messa ripetiamo le parole di Giovanni, il Battista. "Il peccato", al singolare, non i peccati. Gesù non toglie i singoli peccati, i vari comportamenti malati, ma, se lo accogli, guarisce alla radice il tuo cuore, là dove tutti i peccati hanno origine.
 
«Il peccato del mondo» è una parola enorme, gonfia di dolore e di morte. In fondo il peccato è scegliere la morte: «io ti ho posto davanti la vita e la morte: scegli. Ma scegli la vita!» (cfr. Dt 30,19). Dio ci chiede prima di tutto di scegliere. Per Lui la nostra libertà è un imperativo, ma fa di tutto perché l'uomo viva, perché Lui È la vita. Scegliere la vita è il comandamento che riassume tutti gli altri, il faro che dovrebbe illuminare tutte le nostre scelte. Gesù è venuto come datore di vita, per accrescere la nostra umanità: bene è ciò che dona all'uomo più umanità, male ciò che lo diminuisce in umanità.
 
«Ecco colui che toglie il peccato». Non un verbo al futuro, cioè attesa di qualcosa che avverrà non si sa quando; non al passato, come un fatto già avvenuto. Al presente: ecco colui che adesso, senza stancarsi mai, continua a grattare via il mio peccato. Contemporaneo a me e al mio peccato c'è Cristo con il suo perdono.
 
Ma in che modo «toglie il peccato del mondo»? Con il castigo, con il rimprovero, con l'esclusione? No, con il bene, con la misericordia, con l'amore.
Per vincere il buio del male comincia ad alitare la luce del giorno, per vincere la nostra sterile aridità sparge milioni di semi, per disarmare la vendetta porge l'altra guancia, per estirpare la zizzania si prende cura del buon grano. Non condanna, ma perdona.
 
Noi siamo inviati per essere le braccia di questo amore che toglie il male. Noi siamo le braccia aperte che Dio dona al mondo. Aperte per abbracciare tutti: anche una pianta, anche un animale si accorge se c'è tenerezza in chi li avvicina.
Allora anch'io dovrei cercare di essere un piccolo segno che ogni creatura è amata teneramente e profondamente da Dio, agnello mite che dona tutto sé stesso.
 
 

 
Letture:
Isaia 49,3.5-6
Salmo 39
1Corinzi 1,1-3
Giovanni 1,29-34
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
 
 

08 gennaio 2026

Rivelazione della Trinità - 11/1/2026 - Battesimo del Signore

 
Il Battesimo di Cristo (particolare)
Verrocchio e Leonardo (Tempera e olio su tavola) 1470-1475 c.
Gallerie degli Uffizi (FI)

 
Lo Spirito di Dio e l'acqua sono le prime presenze della Bibbia e compaiono al secondo versetto della Genesi: «lo spirito di Dio aleggiava sulle acque». Il creato, la vita iniziano con la danza dello Spirito sull'acqua, quasi un volo di colomba sul nido a difesa delle uova che stanno per schiudersi. E da allora lo Spirito e l'acqua sono legati al fiorire della vita. Per questo sono presenti come sorgente di vita nel Battesimo di Gesù e anche nel nostro Battesimo.
 
Ma il Battesimo di Gesù è anche rivelazione della Trinità: abbiamo il Padre, che è voce, il Figlio, che è corpo, e lo Spirito, che è legame, relazione di unità. C'è da notare che la voce del Padre nei vangeli risuona solo due volte: al Battesimo e alla Trasfigurazione, ad unire l'acqua della rinascita al monte dell'illuminazione.
 
La prima parola che dice è «Figlio», cioè colui che fa ciò che fa il padre, che gli assomiglia in tutto. Subito Dio si presenta come padre, come amore disarmato. Padre che percorre tutte le strade per riabbracciare il figlio. Padre che ama il figlio più della sua stessa vita.
 
«Amato» è la seconda parola. Il mio nome è "amato per sempre". «[Sappiano, Padre, che] li hai amati come hai amato me» (cfr. Gv 17,23). Dio mi ama come ama Gesù, con la stessa intensità, con la medesima emozione, con l'identica speranza. E continua ad amarmi dello stesso amore nonostante le delusioni, le ferite, i tradimenti che gli ho procurato. Sono amore e dolore di Dio, ma in Lui la misericordia prevale sempre (cfr. Gc 2, 13).
 
Di qui la terza parola: «Mio compiacimento». Un termine che indica piacere, gioia, esultanza. Ma quale gioia, quale emozione posso regalargli io, con il miei limiti, i miei difetti, il mio egoismo sempre pronto a prendere il sopravvento? Solo un amore immotivato spiega queste parole. Cercare un motivo per amare non è vero amore.
 
Al battesimo di Gesù il cielo si è aperto su Cristo. E da quel momento si apre anche su di noi come si aprono le braccia all'amico, all'amato. Si apre sotto l'urgenza dell'amore di Dio, e nessuno lo richiuderà più.
Ad ogni mattino, anche i più oscuri, inizia la tua giornata ascoltando per prima la Voce del Padre: "Figlio, amore mio, mia gioia". E sentirai il buio che si squarcia e l'amore che spiega le sue ali dentro di te.
E quando un giorno arriverai davanti a Lui, anche se sai che non sei altro che una canna incrinata, uno stoppino smorto, hai comunque la certezza che proprio a te ripeterà quelle tre parole: "Figlio mio, amore mio, gioia mia. Entra nell'abbraccio di tuo padre!"
 
 

 
Letture:
Isaia 42,1-4.6-7
Salmo 28
Atti 10,34-38
Matteo 3,13-17
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
 
 

01 gennaio 2026

Tu sei una meraviglia - 4/1/2026 - II Domenica dopo Natale

 
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»
Foto di Jill Sauve su Unsplash

 
Il Vangelo di Giovanni inizia con le parole «In principio», le stesse parole con cui inizia la Genesi, il primo libro della Bibbia. L'evangelista ci dice che l'Incarnazione è una nuova creazione; che Dio, che fa nuove tutte le cose, ci dona nuove possibilità.
Dio non accetta la distanza che abbiamo posto tra Lui e noi, non si dà pace per la nostra fuga. E allora decide di venire in mezzo a noi come uno di noi. Lo fa per starci vicino, per aiutarci a rialzarci quando cadiamo, per consolarci e asciugare le nostre lacrime quando soffriamo. Lo fa per darci tutta la sua forza e tutto il suo amore per mezzo del suo Spirito.
 
«Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.» Tutto, non solo gli esseri umani, ma anche il filo d'erba, la pietra, il passero intirizzito che cerca briciole nella neve. Tutto riceve senso da lui, tutto è suo messaggio e sua carezza. Tutto è sua poesia d'amore per noi.
 
«In lui era la vita» Cristo non è venuto per darci una nuova teoria religiosa o nuove norme di comportamento. È venuto per donarci più vita: «Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Siamo invitati ad amare la vita come l'ama Dio, con i suoi temporali e le sue grandinate, ma anche con il suo sole che sorge colorando il cielo di rosa, con le sue primule appena nate. Siamo chiamati ad averne cura perché è la fragile tenda usata dal Verbo per stare in mezzo a noi, per esserci accanto.
 
«A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» Diventare figli di Dio non è una semplice possibilità. È di più, è un'energia, una forza. È un potere che Dio stesso ci dà.
Ma cosa significa per me, nella mia vita? Ce l'ha spiegato benissimo papa Francesco: "Dio viene al mondo come figlio per renderci figli di Dio. [...] Oggi Dio ci meraviglia e dice a ciascuno di noi: 'Tu sei una meraviglia'" (omelia di papa Francesco, Messa di Mezzanotte, Natale 2020). Se ti senti inadeguato, Lui ti dice "no, sei mio figlio"; se ti senti sbagliato, Lui ti dice "no, sei mio figlio".
Sentirsi figlio vuol dire sentire la sua voce che in ogni momento ti sussurra nel cuore: "tu sei una meraviglia!" Ce lo ripete in ogni momento, quando facciamo cose 'buone', ma anche quando facciamo una delle nostre immense cavolate, quando cadiamo fragorosamente, quando falliamo. Ce lo ripete sempre in modo che anche noi possiamo lasciare un po' più di vita dietro di noi quando ce ne andremo, quando ritorneremo nel suo abbaccio.
 
 

 
Letture:
Siracide 24,1-4.12-16
Salmo 147
Efesini 1,3-6.15-18
Giovanni 1,1-18
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.