26 febbraio 2026

Siamo fatti per la gioia - 1/3/2026 - II Domenica di Quaresima

 
Trasfigurazione di Cristo
Alessandro Melchiorri - olio su tela
Chiesa del Monte Terminillo (RI)

 
Gesù si trasfigura «su un alto monte». Sulla cima della montagna la mattina si posa il primo raggio di sole, e la sera possiamo ammirare la cima illuminata dagli ultimi raggi del tramonto. Ma la cima del monte, perché più vicina al cielo, è anche luogo dell'incontro con Dio: Mosè ed Elia hanno scalato l'Oreb per incontrare il Signore, per parlare con Lui. E adesso appaiono sul Tabor e «conversano con Gesù»: perché ascoltare Gesù equivale a vedere Dio. Mosè ed Elia, la Legge e i profeti, l'intera Sacra Scrittura, hanno così raggiunto la loro meta.
Ma la Trasfigurazione è anche la nostra meta, punto di arrivo per poi ripartire. E il cammino ce lo indicano due frasi che vengono dette.
 
La prima è rivolta ai discepoli, cioè a tutti noi: «Questi è il Figlio mio [...]. Ascoltatelo». Ascoltarlo! Così inizia la Trasfigurazione: ascoltarlo con tutto il nostro cuore ci fa diventare come lui. Ascoltarlo significa venire trasformati; la sua Parola ci fa esistere, ci guarisce, cambia il nostro cuore di pietra in un cuore di carne (cfr. Ez 36,26), fa fiorire la vita, la rende bella.
 
La seconda parola viene dall'esperienza di Pietro e di tutti i discepoli: «è bello per noi essere qui!». Qui sul Tabor, con Te nella luce, ma anche ai piedi del monte, dove la Parola ha piantato la sua tenda e si fa vita vissuta nei gesti quotidiani, nelle vicende della vita, gioiose o tristi che siano.
È bello stare qui: su questa terra che è riempita di luce, dentro questa umanità che si va trasfigurando. La tristezza non è la nostra verità profonda, siamo fatti per la gioia.
 
Mi viene in mente il Vangelo della Messa del Mercoledì delle Ceneri quando dice «quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto», dovremmo cercare di vedere il bello dell'essere con Gesù, lasciarci illuminare dalla sua luce per essere, in una qualche misura, anche noi "luce da luce". L'intera vita altro non è che la gioia e la fatica di liberare tutta la luce che è sepolta in noi.
 
Nella seconda lettura Paolo scrive al suo amico Timoteo una frase di estrema bellezza: «Cristo Gesù ha fatto risplendere la vita». Gesù ha reso splendida l'esistenza, non solo il suo volto e le sue vesti, non solo il futuro o i desideri, ma la vita qui e adesso, la vita di tutti, la nostra, la mia.
«Il Signore ha fatto risplendere la vita». Ripetiamoci questa frase come un'eco di speranza: la Trasfigurazione è già iniziata. Fra le rughe del mondo scorrono frammenti di stelle.
Ripetiamocela per riuscire a seminare briciole di bontà e di luce, occhi nuovi che sappiano vedere e imitare le creature che sono buone e luminose, che hanno passione di giustizia e che aumentano la vita.
 
Beati coloro che hanno il coraggio di essere serenamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.
 
 

 
Letture:
Genesi 12,1-4
Salmo 32
2Timoteo 1,8-10
Matteo 17,1-9
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
 
 

19 febbraio 2026

Voi siete figli di Dio - 22/2/2026 - I Domenica di Quaresima

 
Le tre tentazioni in un'unica scena
Puerta de las Platerìas
Cattedrale di Santiago de Compostela (sec XII)

 
Non è un caso che il passo delle Tentazioni sia immediatamente successivo al Battesimo: l'aver aderito a Dio non ci risparmia dalla prova delle tentazioni, anzi.
 
Quello stesso Spirito che, sotto forma di colomba, aveva proclamato a Gesù «Tu sei il Figlio prediletto», subito dopo lo spinge nel deserto per essere tentato. Satana gli chiede di provare che è realmente ciò che lo Spirito ha affermato. Ma Gesù resiste alle tentazioni del potere, del successo e della popolarità (perché il succo delle Tentazioni è proprio questo).
Gesù è venuto per dirci che una felicità, una sicurezza basate sul successo, sulla popolarità, sul potere non sono nient'altro che illusione. E con tutta la sua vita ci dice molto forte: «Voi siete figli di Dio» (cfr. Gal 3,26)
 
Noi ci ritroviamo ogni giorno non nel deserto, ma in un mondo che ci urla che dobbiamo conquistare l'amore, che non siamo degni di essere amati, che solo se abbiamo successo, se siamo popolari, se siamo potenti, saremo amati.
Il momento della tentazione è il momento in cui ti trovi davanti ad un bivio e devi decidere da che parte andare. Il Signore attende con timore e tremore la nostra decisione.
Aspetta che gli diciamo anche solo «Signore, salvami!» (Mt 14,30), per farci sentire, in mezzo a questo canto delle sirene, la dolce voce dello Spirito che, come fa ogni momento, ci dice: «Tu sei il figlio prediletto».
 
 

 
Letture:
Genesi 2,7-9; 3,1-7
Salmo 50
Romani 5,12-19
Matteo 4,1-11
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
 
 

12 febbraio 2026

Convertire il cuore - 15/2/2026 - VI Domenica Tempo Ordinario

 
Cristo in trono
miniatura carolingia dall'Evangelario di Lorsch
(Codex aureus di Lorsch / VIII-IX secolo)
Intorno alla figura di Cristo i simboli dei quattro evangelisti

 
Ad una prima lettura sembra quasi che Gesù, con tutti quei «ma io vi dico ...», voglia rendere ancora più 'difficile' la legge, che invece di darci un «giogo dolce e un carico leggero» (cfr. Mt 11,30), voglia aggiungere ancora più peso sulle nostre spalle.
In realtà ci sta mettendo in guardia. Lui porta a compimento la Legge non perché aggiunge codicilli, o modifica articoli; la realizza pienamente perché la porta al suo giusto posto: è un mezzo, non un fine! Il fine della nostra vita è la gioia di scioglierci nell'abbraccio amoroso di Dio: «Mi indicherai il sentiero della vita, / gioia piena alla tua presenza, / dolcezza senza fine alla tua destra.» (Sal 16(15),11) È questa la meta finale: una piena gioia e una dolcezza infinita.
 
La Legge ci dovrebbe aiutare a non disprezzare nessun essere umano, a non sentirci migliori degli altri, a non considerare niente e nessuno come mezzo per il soddisfacimento dei propri interessi, o degli interessi esclusivi della famiglia, del partito, della nazione.
Man mano che progrediamo nel sentiero dell'amore, scopriamo che non è la fedeltà alla Legge che fa di noi dei giusti, che ci sono delle situazioni in cui Legge e giustizia non vanno a braccetto, che, come diceva un giurista, a volte applicare pienamente la legge significa commettere un'ingiustizia. La Legge dovrebbe aiutarci a capire che non è una questione di regole, ma è soprattutto una questione di cuore.
 
Finché rispettiamo l'esteriorità delle regole, noi ci limitiamo a sopravvivere. Ma Gesù ci chiama ad un salto di qualità, ad una svolta fondamentale: passare dalla legge alla persona, dall'esterno all'interno, dalla religione del fare a quella dell'essere. Dobbiamo ritornare al cuore, là dove nascono le grandi 'motivazioni' delle nostre azioni. Cura il tuo cuore e potrai curare tutta la vita attorno a te. Custodisci il cuore perché è la sorgente della vita.
"Aiutaci, Signore, a custodire questo fragile, splendido dono che ci hai dato: questo cuore che è di carne, a volte anche di pietra, ma che sa di cielo, che pulsa di paradiso".
 
 

 
Letture:
Siracide15,16-21
Salmo 118
1Corinzi 2,6-10
Matteo 5,17-37
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: "sì, sì", "no, no"; il di più viene dal Maligno».

Forma breve (Mt 5, 20-22a.27-28.33-34a.37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: "sì, sì", "no, no"; il di più viene dal Maligno».
 
 

05 febbraio 2026

La quantità giusta è fondamentale - 8/2/2026 - V Domenica Tempo Ordinario

Sale e Luce

 
 
«Sale» e «luce», cose normali, di tutti i giorni, di cui ce ne accorgiamo solo quando mancano o sono troppo abbondanti.
 
Se in un cibo mettiamo troppo sale, questo diventa immangiabile, e se ne mettiamo troppo poco il piatto non è buono. La quantità giusta di sale è quella che non avvertiamo, ma che esalta il sapore degli ingredienti.
Quando Gesù dice che dobbiamo essere il sale della terra, ci dice che dobbiamo dare 'sapore' al mondo, in modo che il mondo senta il 'sapore del creato', non il sapore del sale, non il nostro sapore.
 

 
Una piccola digressione.
In ebraico non si scrivono le vocali, ma solo le consonanti. 'Sale' si dice 'melach' che si scrive con le tre consonanti mem-lamed-chet. Ma queste tre consonanti sono le stesse della parola 'pane' (lechem). E queste tre lettere sono anche le stesse della parola 'sogno' (chalom).
Il gesto tipico dell'accoglienza nella cultura semitica è l'invito a pranzo, dove il padrone di casa intinge un pezzo di pane nel sale e lo offre all'ospite. L'accoglienza, la condivisione possono essere un modo di essere sale nel mondo, di trasmettere al mondo il sapore del sogno, il sapore del paradiso.
 

 
Al buio non riusciamo a vedere, ma anche quando abbiamo il sole negli occhi non vediamo niente.
Anche per la luce, come per il sale, si tratta di avere la giusta quantità. Chi fa fotografia sa che una luce sbagliata può rovinare completamente una foto, ma una giusta illuminazione può renderla stupenda. In una foto la luce è fondamentale, serve ad esaltare, presentare al meglio il soggetto fotografato, ma ma non è il soggetto della foto.
Siamo «luce del mondo», ma la nostra luce deve servire a esaltare, presentare al meglio Dio e la sua opera. Non siamo noi il soggetto da illuminare; più che stare davanti ai riflettori dovremmo starci dietro per poter illuminare al meglio l'opera di Dio (e non la nostra).
Parafrasando santa Madre Teresa di Calcutta, possiamo dire che noi siamo candele nelle mani del Signore. Cerchiamo di essere accese!
 
 

 
Letture:
Isaia 58,7-10
Salmo 111
1Corinzi 2,1-5
Matteo 5,13-16
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».