16 luglio 2026

Salvare il bene è più importante di distruggere il male - 19/7/2026 - XVI Domenica Tempo Ordinario

 
La parabola del grano e del loglio (zizzania)
Orfeo Tamburi (1978)

 
Il male esiste, è intorno a noi e anche dentro di noi. Ma il mondo è un posto pericoloso non perché c'è chi fa il male, ma perché c'è chi, vedendo il male, non si decide a fare il bene. Non si può combattere il male non facendo nulla, ma neanche facendo il male, cioè rendendo 'pan per focaccia'.
La nostra risposta di fronte al male è un po' come quella dei servi: «andiamo ad estirparla», cioè 'partiamo alla guerra contro il male'.
Ma la risposta di Gesù ci spiazza, è un NO senza appello. Il fatto è che la nostra vista è difettosa, vediamo che c'è tanto male, ma quanto di ciò che noi reputiamo male lo è realmente (appena spuntati, il grano e la zizzania sono praticamente indistinguibili)?, quanto la nostra paura del male ci impedisce di vedere il bene?
"Se Dio esiste, da dove viene il male?" chiede l'uomo.
"Se Dio non esiste, da dove viene tutto questo bene?" chiede Gesù.
 
Questa parabola è anche un racconto di sguardi: lo sguardo dei servi, che si fissano sulla zizzania, e lo sguardo di Dio, che invece si fissa sul buon grano.
Il Dio seminatore azzarda molto, ma nel suo cuore la salvaguardia della più infinitesima parte di bene vale molto più dell'estirpazione totale del male! Sembra una forma pericolosa di pazzia, ma è l'Amore: nessuna forzatura alla libertà, ma solo un'infinita pazienza di attendere fino allo scadere del tempo.
 
Di fronte a quella parte di noi pronta a strappare, a sradicare, a separare, siamo invitati ad assumere l'atteggiamento di Dio che è fatto di pazienza, di mitezza, di fiducia. Non è facendo terra bruciata che cresciamo e facciamo crescere, ma, come dice la prima lettura, giudicando con mitezza, governando con indulgenza, amando, infondendo dolce speranza, concedendo la possibilità di pentirsi. Cioè, come si potrebbe anche tradurre l'originale ebraico: «rendendo gli occhi dei figli pieni di speranza» (Sap 12,19). Gesù questo ce lo ha insegnato con la sua vita: il Regno splende in quei semi di luce seminati in Zaccheo, nel ladrone pentito, nella donna adultera, nel pubblicano Matteo, nel figlio che allontanatosi da casa ha dilapidato tutte le sue sostanze.
È proprio uno sguardo diverso quello di Dio: è uno sguardo che ama la vita, che protegge ogni germoglio, che è indulgente con tutte le creature. È uno sguardo che vede sempre delle possibilità, che vede il futuro, non il passato.
Possa essere questo il nostro sguardo: uno sguardo che sappia cogliere le possibilità di bene che abitano in ogni essere umano.
 
 

 
Letture:
Sapienza 12,13.16-19
Salmo 85
Romani 8,26-27
Matteo 13,24-43
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"».
Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Forma breve (Mt 13,24-30):

In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"».
 
 

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