29 ottobre 2026

Nessuno è escluso dall'amore di Dio - 1/11/2026 - Solennità di TUTTI I SANTI

 
L'assemblea dei santi
(icona bizantina)

 
La santità non è per pochi eletti, ma per tutti. La "vocazione universale alla santità" dice il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 39-42), perché Dio non esclude nessuno, neanche l'uomo più dimenticato, o la persona più peccatrice (domandare al ladrone crocifisso accanto al Figlio), o chi non ha mai sentito parlare di Gesù. Tutti siamo chiamati ad entrare nell'esperienza dell'Amore di Dio. Dio è di tutti. Dio ama tutti e vorrebbe che tutti partecipassero alla sua gioia.
 
La santità la ritroviamo in quella parolina ripetuta per ben nove volte nel Vangelo di oggi: «Beati».
Essere incamminati verso la santità significa essere 'beati'.
Ma beati in modo contrario a quello che pensa il mondo, e tante volte anche noi, cioè 'avere fortuna', una fortuna da suscitare invidia (della serie: 'Beato te!', 'beata lei!').
No: essere beati significa innanzi tutto esserlo 'grazie a qualcosa':
- possiamo essere beati grazie alla nostra ricerca dell'essenzialità, che ci fa essere poveri nello spirito;
- possiamo essere beati grazie alla nostra mitezza, che ci fa spegnere ogni tentativo di inutile polemica;
- possiamo essere beati grazie ai nostri comportamenti misericordiosi, che ci renderanno amati da tutti;
- possiamo essere beati grazie alla nostra semplicità quasi ingenua che ci fa impazzire di gioia stando insieme ai bambini e sapendo giocare con loro e come loro anche se siamo adulti;
- possiamo essere beati grazie alla nostra opera di pacificazione e di ricerca della pace sempre.
 
Ma si può comunque essere beati, cioè santi 'nonostante tutto':
- nonostante ci si trovi nella sofferenza per la malattia o nel pianto per la morte di una persona cara;
- nonostante ci si senta perseguitati dalle ingiustizie, a livello personale o sociale;
- nonostante desideriamo giustizia per noi e per i nostri cari e non la otteniamo;
- nonostante ci sentiamo minacciati, oppressi, condizionati, controllati, perseguitati, privati della nostra libertà.
 
Perché la ricerca della beatitudine, della felicità, passa attraverso la lotta contro ogni forma di oppressione, di ingiustizia, di negazione della libertà o della dignità umana.
Non possiamo essere incamminati verso la santità, se non siamo almeno un po' felici; non possiamo sentirci veri cristiani se non abbiamo la felicità nel cuore; e se non l'abbiamo, Dio oggi vuole da noi che facciamo di tutto per essere felici.
Perché lui ci vuole così: non ci vuole "martiri" e sofferenti, ci vuole santi.
Cioè felici.
 
 

 
Letture:
Apocalisse 7,2-4.9-14
Salmo 23
1 Giovanni 3,1-3
Matteo 5,1-12
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
 
 

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