01 maggio 2025

A Dio interessa una sola cosa: "mi ami?" - 4/5/2025 - III Domenica di Pasqua

 
Pesci sul fuoco
(Foto di aliwan suratmaja su Unsplash)

 
L'ultima apparizione di Gesù è raccontata nel contesto della normalità quotidiana.
Gli Apostoli sono tornati là dove tutto ha avuto inizio, al loro mestiere di prima, alle parole di sempre: vado a pescare, veniamo anche noi. A volte, specie nei momenti di buio, di svolta, è bene tornare alle radici, alle sorgenti che hanno alimentato la nostra speranza e la nostra gioia.
 
Dopo la Resurrezione è nel cerchio delle azioni di tutti i giorni che, agli apostoli come a noi, è dato di incontrare Colui che abita la vita e le persone, non nei recinti sacri. È un nuovo inizio che sboccia per grazia, che ci dice che "la fede va di inizio in inizio, attraverso inizi sempre nuovi" (Gregorio di Nissa), che vivere è l'infinita pazienza di ricominciare ogni giorno.
 
Gli apostoli tornano alle radici, e Gesù ritorna da coloro che l'hanno abbandonato, e invece di chiedere loro di pentirsi, di inginocchiarsi, è lui che si inginocchia davanti ad «un fuoco di brace» come una madre che si mette a preparare da mangiare per i suoi di casa. È il suo stile: tenerezza, umiltà, custodia. "Vi chiamo amici, non servi" (cfr. Gv 15,14-15).
Ed è molto bello che chieda: «portate un po' del pesce che avete preso». Il pesce di Gesù e il tuo finiscono insieme e non li distingui più. In questo clima di amicizia e semplicità, seduti attorno a un fuocherello, si svolge il dialogo stupendo tra Gesù e Pietro, uno dei dialoghi più significativi di tutta la letteratura.
 
Gesù, maestro di umanità, usa il linguaggio semplice dell'amore, domande espresse infinite volte, in bocca a tutti gli innamorati: mi ami? Mi vuoi bene?
Il linguaggio delle radici profonde della vita diventa il linguaggio del sacro. La vera religione non è mai separata dalla vita.
A Gesù non importa giudicare né tanto meno assolvere. A Lui interessa un'altra cosa: "Mi ami?"
Per Lui nessun uomo coincide col suo peccato.
La santità non coincide col non aver peccato, ma col rinnovare, adesso e sempre, la nostra amicizia con Gesù. Il paradiso non è popolato da santi, ma è pieno di peccatori perdonati, di gente come noi.
 
C'è l'infinita tenerezza di Dio nelle tre domande, sempre uguali ma sempre diverse, di Gesù: «Simone, mi ami più di tutti?» Pietro risponde con un altro verbo, quello più umile dell'amicizia: ti voglio bene. Anche nella seconda risposta Pietro mantiene il profilo basso di chi conosce il proprio cuore: ti sono amico. Nella terza domanda succede qualcosa di straordinario. Gesù adotta il verbo di Pietro, si abbassa, si avvicina: «Simone, mi vuoi bene?» Dammi affetto, se l'amore è troppo; amicizia, se l'amore ti mette paura. Pietro, sei mio amico?... Mi basterà.
 
Gesù dimostra il suo amore abbassando per tre volte la sua richiesta. Rallenta il suo passo per ridurlo alla nostra misura.
La misura del cuore di Pietro diventa più importante delle esigenze di Gesù. Davanti alla fatica di Pietro, Gesù si dimentica di sé. È questa l'umiltà di Dio. Solo così l'amore è vero.
 
E Gesù, affidando tutto il gregge al cuore timoroso di Pietro, gli dichiara: "Pietro, il tuo desiderio di amare, è già amore".
E lo stesso ripete a tutti noi.
 
 

 
Letture:
Atti 5,27-32.40-41
Salmo 29
Apocalisse 5,11-14
Giovanni 21,1-19
 
 

24 aprile 2025

Gesù è la nostra pace - 27/4/2025 - II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia)

 
Pax Vobis
(Franco Vignazia)

 
«... mentre erano chiuse le porte ...» e otto giorni dopo «... a porte chiuse ...» Per nostra fortuna non sempre Gesù sta alla porta limitandosi a bussare («Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» Ap 3,20). A volte entra, ma senza fare irruzione. Non butta giù la porta, neanche la apre: quando ci sa spaventati, bloccati dalla paura, con molta delicatezza, con infinita gentilezza, si fa più vicino, si fa nostro prossimo. E ci augura/dona la pace.
 
Il Risorto viene a donarci la pace, ma è la sua pace, non quella del mondo: «Vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» Gv 14,27).
La pace di Gesù è una pace crocifissa. Colui che è la nostra pace, è anche Colui che è stato tradito, arrestato, consegnato, giudicato, condannato a morte, crocifisso. Ossia, la sua è una pace rifiutata, non certo una pace trionfante, come la 'pax romana'.
Se questa pace ancor oggi viene annunciata, proclamata, vissuta, ciò è dovuto al fatto che Dio ha risuscitato il Crocifisso. Per questo è ancora presente e operante in mezzo a noi.
La pace che ci dona il Cristo si colloca nelle profondità del nostro essere, non si appiccica semplicemente alla pelle, col rischio di vederla sparire alla minima bava di vento contrario.
Lui è la nostra pace.
Accogliere la pace di Cristo significa accogliere la sua Persona nella nostra vita, non soltanto mettere una 'extension' alla nostra anima. La pace è la conseguenza del dono fondamentale della sua Persona. È il segno più evidente che abbiamo spalancato le porte al Cristo, che abbiamo accolto il suo dono. In questo caso, soltanto noi possiamo perdere questa pace. Sbarazzandoci dell'Ospite. Oppure, che è lo stesso, costringendolo a coabitazioni sgradevoli («Non potete servire Dio e la ricchezza» Lc 16,13).
La pace, più che una conquista, è una scelta.
 
Ma non ci dona solo la sua pace, Lui dona molto di più: «soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo"». Su quelle creature chiuse e impaurite soffia quello Spirito che aleggiava sulle acque prima della creazione del mondo (Gen 1,2), quella brezza carezzevole dell'Oreb sul profeta Elia (1Re 19,12-14), quel vento impetuoso che sconquasserà il Cenacolo (At 2,2).
 
E sono proprio queste persone impaurite e asserragliate in sé stesse che Gesù manda nel mondo. Li manda così come sono, fragili e lenti nel capire, ma adesso hanno anche la Sua forza, il Suo Spirito, quel suo alito che gonfierà le loro vele e riempirà la loro vita, e anche il mondo, di Dio!
E anche noi siamo mandati così come siamo, con i nostri pregi e i nostri difetti, con i nostri limiti e le nostre grandezze, con le nostre paure, le nostre fobie, i nostri sogni e i nostri desideri, ma adesso anche con la Sua forza, con la forza dello Spirito Santo che ci sostiene e ci dona la capacità di affrontare le sfide della nostra vita quotidiana.
 
E non si scandalizza se qualche volta anche noi, come Tommaso, siamo preda dei dubbi, se facciamo fatica a credere. Lui non ci rimprovera, si avvicina ancora di più, ci tende quelle mani dove l'amore ha inciso una storia meravigliosamente dolce. E questo per noi è sufficiente. Quando qualcuno ti tende la mano, non ti giudica ma ti incoraggia, ti offre un petto ferito dove riposarti e riprendere fiato, sai che quel qualcuno ha un nome solo: Gesù!
 
E allora anche noi, con la gioia che trabocca dal cuore, gli diciamo «Mio Signore e mio Dio!».
 
 

 
Letture:
Atti 5,12-16
Salmo 117
Apocalisse 1,9-11.12-13.17-19
Giovanni 20,19-31
 
 
Grazie, papa Francesco, per tutta la speranza che ci hai donato.


17 aprile 2025

Cristo è risorto, è veramente risorto - 20/4/2025 - Domenica di Pasqua (Messa del giorno)

 
La Risurrezione (Pericle Fazzini - bronzo)
Aula Paolo VI, Città del Vaticano

 
La Maddalena che, quand'è ancora buio, va verso il sepolcro mi fa venire in mente la ragazza del Cantico che "lungo la notte cerca l'amore dell'anima sua" (cfr. Ct 3, 1-5). Ma la Resurrezione è la realizzazione e il superamento dell'Antico Testamento, difatti nel Cantico si dice che «forte come la morte è l'amore» (Ct 8, 6), e adesso Gesù dimostra invece che l'amore è molto più forte della morte. L'amore non finisce con la morte, anzi, la morte viene sconfitta dall'amore, che risorge più pieno, più vitale.
 
È una realtà che capovolge completamente la nostra esperienza e che ci viene donata senza squilli di tromba o fuochi d'artificio, ma con piccoli segni, umili come umile è il Signore.
 
Il primo segno è il sepolcro vuoto nella luce diafana dell'alba. Non è un segno facile da capire, difatti Maria non capisce, e corre da Pietro. Però, senza saperlo, dice parole che sono segno di fede profonda: «Hanno portato via il Signore». Non dice che hanno preso 'il corpo' del Signore, ma 'il Signore'. Ne parla come fosse vivo, come si parla di una persona viva.
 
Tutti corrono al mattino di Pasqua! Corrono sospinti da un cuore in tumulto, perché l'amore ha sempre fretta, è sempre assetato della gioia dell'incontro.
Ma l'altro discepolo, quello che Gesù amava, corre più veloce e arriva per primo al sepolcro, arriva per primo a capire la risurrezione e a credere in essa. Perché chi ama e sa di essere amato capisce prima, capisce di più, va più a fondo. "Si vede bene solo con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi" (Antoine de Saint-Exupéry)
 
La nostra fede inizia da un corpo assente. Alla contabilità della morte manca un corpo e proprio per questo la morte non vincerà mai.
È vero che adesso sembra vincente: il terrorismo, le malattie, la corruzione, il moltiplicarsi di muri, barriere e naufragi; bambini che non hanno cibo, acqua, casa, amore ma solo bombe; la finanza padrona dell'uomo. Sono tutte cose che fanno dubitare.
Ma poi vedo immense energie di bene: donne e uomini che trasmettono vita e la custodiscono con amore; giovani prendersi cura dei deboli; anziani creatori di giustizia e di bellezza; gente onesta fin nelle piccole cose; occhi di luce e sorrisi più belli di quanto la vita non lo permetta.
Questi uomini e queste donne hanno dentro il seme della Pasqua, il cromosoma del Risorto.
Cristo non è semplicemente il Risorto. Egli è la Risurrezione stessa, è l'azione continua del risorgere, che fa ripartire da capo la vita, la conduce di inizio in inizio; che mi fa rinascere ogni giorno nonostante le mie mancanze e le mie debolezze.

 

 
Letture:
Atti 10,34.37-43
Salmo 117
Colossesi 3,1-4
Giovanni 20,1-9
 
 




10 aprile 2025

Un atto d'amore totale - 13/4/2025 - Domenica delle Palme


 
 
«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi»
La sequela non si limita ad ammirare e osannare il Signore, ma è anche accompagnarlo mentre si consegna alla notte più buia, mentre, abbandonato dai suoi, si abbandona al potere per amore degli altri; è stargli vicino anche se so che non lo capirò mai del tutto. La croce non ci è stata data per capirla, ma per aggrapparci e farci portare in alto. Cristo non è venuto nel mondo perché lo capissimo, ma perché ci aggrappassimo a Lui, afferrassimo la croce per lasciarci semplicemente trasportare da Lui, su in alto, verso la luce divina, verso la pienezza di vita.
 
«Tu che hai salvato gli altri, salva te stesso, se sei il Cristo». Per tre volte queste parole colpiscono il crocifisso. Sono il ritornello che accompagna Gesù dai giorni del deserto: "se sei il Cristo, fai un miracolo, conquistaci, imponiti, sii il più forte, scendi dalla croce e allora crederemo che sei tu il Messia". Nel deserto erano le parole del diavolo, adesso lo dicono tutti: i capi, i soldati, il malfattore.
Qualsiasi re, qualsiasi essere umano scenderebbe dalla croce. Lui, no. Solo Dio non scende dal legno. Perché il nostro Dio è il Dio che entra fino in fondo nella tragedia umana, entra nella morte perché è quello il luogo dove va ogni suo amato figlio. Sale sulla croce per essere con me e come me, in modo che io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, dona all'uomo che è in croce: "Io non ti lascerò mai, sarò sempre e ovunque con te e per te". Perché il primo e più importante bisogno dell'amore è di essere con l'amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio, è lo svelamento supremo di Dio. La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante.
Fondamento della fede cristiana è la cosa più bella del mondo: un atto d'amore totale.
 
«Ricordati di me», supplica il malfattore. «Oggi sarai con me, in paradiso», assicura l'Innocente. Anche nell'agonia Gesù non si preoccupa di sé, ma di chi gli muore a fianco. In quel ladrone giustiziato, è svelata la realtà profonda di ogni essere umano: nel suo limite ultimo l'uomo è ancora amabile, ancora degno di essere salvato.
Nessuno è perduto per sempre, nessuno sarà mai così lontano da non poter essere raggiunto dall'amore di Dio: "sarai con me".
Le braccia di Gesù, distese e inchiodate, dicono solo accoglienza che non esclude, abbraccio che non può essere negato. Raccontano un cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia. L'uomo rinasce dal cuore trafitto d'amore del suo creatore.
 

 
Cristiani e pagani

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.
Così fan tutti, tutti, cristiani e pagani

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte.
I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l'anima del suo pane,
muore in croce per cristiani e pagani
e a questi e a quelli perdona.

Dietrich Bonhoeffer (giugno 1944)
 
 

 
Letture:
Isaia 50,4-7
Salmo 21
Filippesi 2,6-11
Luca 22,14-23,56
 
 

03 aprile 2025

Noi non siamo il nostro peccato - 6/4/2025 - V Domenica Quaresima

Gesù e l'adultera
(affresco XII sec.)
Basilica Benedettina di Sant'Angelo in Formis

 
 
Usano una donna per cercare di incastrare Gesù. Pare quasi che siano contenti di averla colta in fallo in modo da avere l'esca perfetta per prendere il pesce grosso. Sono disposti ad ammazzare una persona pur di raggiungere il loro scopo.
Gesù scrive sul selciato del tempio, lo sguardo fisso a terra. Quando ci lasciamo prendere dai nostri furori accusatori, dalla nostra smania giustizialista, Gesù evita persino di incrociare il nostro sguardo. "Il primo sguardo di Gesù non va mai sul peccato delle persone, ma sempre sulla sofferenza" (Johann Baptist Metz)
 
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» Gesù non rinnega la Legge, chiede solo che chi si erge a paladino della Legge sia il primo a praticarla. E se ne andarono tutti. Siamo sempre pronti a vedere i peccati degli altri, ma con la stessa facilità ci dimentichiamo dei nostri.
 
La donna e Gesù rimangono soli, e Gesù si alza. Si alza davanti alla donna come ci si alza davanti ad una persona importante, con rispetto e per esserle più vicino.
Gesù si alza, si avvicina e le parla. Nessuno le aveva ancora parlato. La chiama "donna", allo stesso modo che ha usato per sua madre a Cana e che userà sul Calvario. Non è più la peccatrice. È donna di nuovo.
Gesù si alza e adesso scrive nel cuore della donna. E scrive: "Tu non sei il tuo peccato. Non sei un'adultera, ma una donna; fragile, è vero, ma capace di amare ancora, amare molto, e per questo perdonata".
 
Le apre il futuro: «Va' e d'ora in poi non peccare più». Sono parole che bastano a cambiare una vita. Qualunque cosa quella donna abbia fatto, non rimane più nulla: cancellato, annullato, azzerato. Gesù traccia di nuovo in lei l'immagine della donna autentica, l'innocenza delle origini. Dono, non premio, che si riceve ogni giorno dalle mani di Dio. La donna "se ne va graziata, non giudicata" (Louis Evely).
 
È un vangelo, questo, che ha destato, e tante volte desta ancora, scandalo. Dimentichiamo che Dio non ci perdona perché lo meritiamo. Dio ci perdona perché ha fiducia in noi, perché vede oltre il nostro peccato, i nostri errori. Mi perdona per un atto di fede in me, dietro i miei tanti peccati vede quel poco di bene che potrò ancora fare.
Perdona perché il peccato non rivela mai la verità di un figlio di Dio. La rivelano invece i suoi germi buoni, quel pezzo di Dio che c'è in ogni essere umano. Dio perdona perché al centro non mette la regola da osservare, ma il bene che deve fiorire. Scrive Simone Weil: "Mettere la legge prima della persona è l'essenza della bestemmia!".
 
«Va' e d'ora in poi... ». Gesù è sovranamente indifferente verso il mio passato di peccati. Lui è il Dio del futuro, del bene di domani che conta più del male di oggi. I padri del deserto dicevano che il signore del passato è il diavolo. Dio il mio passato se lo butta dietro le spalle. "Dio di misericordia, tu nascondi il nostro passato nel cuore di Cristo e del nostro futuro te ne prendi cura" (fr. Roger)
 
 

 
Letture:
Isaia 43,16-21
Salmo 125
Filippesi 3,8-14
Giovanni 8,1-11
 
 

27 marzo 2025

Un Padre troppo buono - 30/3/2025 - IV Domenica Quaresima - Lætare

 
Il ritorno del figliol prodigo
Marc Chagall
Dipinto su tela - 1975

 
Alla fine del prologo al suo Vangelo, Giovanni ci spiega la missione di Gesù: "rivelarci il vero volto di Dio" (cfr. Gv 1, 18). Gesù ci rivela un Dio che è prima di ogni altra cosa un Padre. Ma non un padre arcigno, corrucciato, sempre pronto al giudizio, un padre-padrone insomma.
 
Quello che ci rivela Gesù nel brano di oggi è un Padre che è misericordia, comprensione e incoraggiamento. Un Padre che non aspetta il tuo pentimento per poi perdonarti, ma che col suo perdono spera che tu ti penta. E questo perché «questo figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»».
È un padre che non costringe ma ti libera, non pretende ma ti attende con infinita pazienza, non si offende ma ti corre incontro, non punisce ma ti abbraccia e bacia, ti restituisce la bellezza dell'abito nuovo, ti dona l'anello della signoria, fa festa per te e con te. Non condanna ma salva, non rinfaccia ma attende, ascolta e accoglie.
 
La conversione non è quindi una questione di volontà o un atto psicologico interiore. La conversione è soprattutto fare l'esperienza di chi è veramente Dio; è smettere di pensare a 'Dio giudice' e iniziare a pensare al 'Padre amoroso e misericordioso'. È iniziare a vivere questo Padre che abbraccia, che bacia e fa festa sempre per il figlio, per tutti i suoi figli, che è come una madre sempre disponibile perché completamente vulnerabile di fronte al figlio delle proprie viscere.
La vera conversione non parte né dal rimorso per il proprio peccato né dall'essere smascherati nella propria pseudo-giustizia, ma può essere solamente il frutto dello Spirito Santo nell'esperienza donata dal Figlio Gesù dell'amore misericordioso del Padre. Conversione non è guardare il proprio peccato, ma avere occhi solo per l'amore di Dio.
 
Però un Dio così non è facile da accettare. Siamo troppo spesso d'accordo col figlio maggiore; pensiamo che, se non ci fosse questa storia del Paradiso... In fondo il peccato sembra molto più divertente della virtù. Siamo talmente presi dal capretto che non abbiamo avuto il coraggio di chiedere, che non ci rendiamo conto che la gioia dell'amore del Padre è la festa più meravigliosa che ci sia, una festa che è di ogni istante di vita.
Un Dio che ci perdona in modo che possiamo renderci conto di aver sbagliato, ci spiazza, è totalmente al di fuori dei nostri schemi mentali.
Chi sa di aver sbagliato riesce ad accettare il perdono gratuito, ma chi si ritiene 'giusto' si scandalizza.
È molto difficile lasciarsi amare. È proprio vero, la conversione più difficile è quella dei 'buoni'.
 
 

 
Letture:
Giosuè 5,9-12
Salmo 33
2Corinti 5,17-21
Luca 15,1-3.11-32
 
 

20 marzo 2025

Dio ama per primo - 23/3/2025 - III Domenica Quaresima

 
... finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime

 
"Dov'è Dio?" è la domanda che, soprattutto di fronte al dolore innocente, ci sorge spontanea. E altrettanto forte è la tentazione di vedere le disgrazie come una punizione di Dio per le nostre colpe.
Gesù prende le difese sia di Dio che delle vittime di disgrazie: non è Dio che arma la mano di Pilato o che abbatte torri. Dio non aggiunge sangue a sangue, non ha colpe da punire.
Dio è lì, è certamente presente in ogni sofferenza. Ma non si frappone fra vittima e carnefice, viene crocifisso con la vittima; non spezza le lance degli uccisori, ne è trafitto insieme; non fa da scudo ai detriti che precipitano, ne viene travolto insieme.
Ne sono certo: Dio si coinvolge, sempre! Potente come l'amore. Impotente come l'amore. Perché può solo ciò che può l'amore. Dio sta nel riflesso più profondo delle lacrime. Si fa confine alle mie lacrime per mezzo della speranza, della risurrezione. Perché ogni istante Dio è crocifisso nei suoi figli sulle infinite croci della terra.
 
«Se non vi convertirete, perirete tutti» La gente va da Gesù a porgli problemi di altri ed è invece richiamata a guardarsi dentro. Nelle varie disgrazie, nei vari sconvolgimenti che succedono, noi leggiamo solo degli eventi storici, eventi di altri, e non un appello alla nostra conversione.
Dov'è Dio? No. La vera domanda risuona fin dall'inizio ed è l'accorato appello di Dio: «Adamo, dove sei?» (Gen 3,9). Se l'uomo non cambia, se non imbocca altre strade, se non si converte in costruttore di alleanza, di libertà, di rispetto per la terra e la vita, questo mondo andrà in rovina perché fondato sulla sabbia della violenza e dell'ingiustizia.
 
L'ultima parabola mostra Dio che viene nella pazienza di un contadino. "Forse l'anno prossimo porterà frutto" in questo 'forse' c'è il miracolo della fede di Dio in noi. Lui crede in me prima ancora che io dica sì. Il tempo di Dio è l'anticipo, il suo amore previene, la sua misericordia anticipa il mio pentimento, la pecora perduta è trovata e raccolta mentre è ancora lontana e non sta tornando, il padre abbraccia il figlio prodigo e lo perdona prima ancora che apra bocca.
L'infinito amore di Dio è anche la sua infinita pazienza. Perché l'amore ha bisogno della pazienza per non lasciar spegnere la fiamma. Un proverbio arabo dice che "il deserto fiorisce nella pazienza", e l'amore è un contadino capace di attendere.
 
 

 
Letture:
Esodo 3,1-8.13-15
Salmo 102
1Corinti 10,1-6.10-12
Luca 13,1-9
 
 

18 marzo 2025

"Bello Mondo" di Mariangela Gualtieri

 

Mariangela Gualtieri



Bello mondo

 

In quest'ora della sera
da questo punto del mondo

Ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare
ringraziare desidero
per l'amore, che ti fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l'arte dell'amicizia
per l'ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

 

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

 

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la scrittura e la lettura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

 

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l'anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l'antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

 

per l'intelligenza d'amore
per il vino e il suo colore
per l'ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova

 

io ringraziare desidero per le facce del mondo
che sono varie e molte sono adorabili
per quando la notte
si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati
per l'attenzione
che è la preghiera spontanea dell'anima
per tutte le biblioteche del mondo
per quello stare bene fra gli altri che leggono
per i nostri maestri immensi
per chi nei secoli ha ragionato in noi

 

per il bene dell'amicizia
quando si dicono cose stupide e care
per tutti i baci d'amore
per l'amore che rende impavidi
per la contentezza, l'entusiasmo, l'ebbrezza
per i morti nostri
che fanno della morte un luogo abitato.

 

Ringraziare desidero
perché su questa terra esiste la musica
per la mano destra e la mano sinistra
e il loro intimo accordo
per chi è indifferente alla notorietà
per i cani, per i gatti
esseri fraterni carichi di mistero
per i fiori
e la segreta vittoria che celebrano
per il silenzio e i suoi molti doni
per il silenzio che forse è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.

 

Io ringraziare desidero
per Borges
per Whitman e Francesco d'Assisi
per Hopkins, per Herbert
perché scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e non arriverà mai all'ultimo verso
e cambia secondo gli uomini.
Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per gli intimi doni che non enumero
per il sonno e la morte
quei due tesori occulti.

 

E infine ringraziare desidero
per la gran potenza d'antico amor
per l'amor che se move il sole e l'altre stelle.
E muove tutto in noi.

 

Mariangela Gualtieri

 

13 marzo 2025

Dal deserto alla visione - 16/3/2025 - II Domenica Quaresima

Trasfigurazione (vetrata)
église de la Réconciliation - Taizé
(foto J.C.)

 
 
Continua il cammino quaresimale. Dal deserto passiamo alla visione. Dalla domenica del buio delle tentazioni a quella della luce sfolgorante.
In ognuno di noi c'è un seme di luce posto nel nostro intimo più profondo. E questo seme brama di schiudersi, di aprirsi al mondo. Siamo gravidi di luce, ma non solo noi, infatti «tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22).
Ogni essere umano è come un'icona non ancora terminata, dipinta però su un fondo d'oro luminoso e prezioso, un cuore di luce: la somiglianza con Dio. Vivere non è altro che la fatica aspra e gioiosa allo stesso tempo, di liberare tutta la luminosità e la bellezza nascoste in noi.
Sul Tabor la forza della luce è tale da confondere Pietro che «non sapeva che cosa diceva». Però sul monte questa luce rimane esterna all'uomo.
 
Perché diventi forza interiore, ci sono da percorrere i due sentieri indicati dal brano.
 
«Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto». Gesù si trasfigura mentre prega. La preghiera ci trasforma, diventiamo ciò che guardiamo con gli occhi del cuore. L'uomo diventa ciò che ama, diventa ciò che prega. Così la preghiera inizia ad illuminare l'anima, per poi illuminare il volto dell'orante. "La luce del Tabor, scintilla impercettibile o fiume di fuoco, ci è ancora e sempre donata, nella Parola, nel Pane e nel vino, nell'amore" (Olivier Clément).
 
La seconda strada è un verbo, ed è il vertice del racconto: «Ascoltatelo». Ascoltarlo col cuore significa venire trasformati. La sua Parola guarisce, fa fiorire la vita, cambia il cuore, è luce nella nostra notte.
 
Spenta la luce della Trasfigurazione, resta Gesù solo, parola definitiva di Dio. Il Padre ha preso la parola per scomparire dietro la parola del Figlio: «ascoltate Lui».
La fede giudaico-cristiana è una religione dell'ascolto: sali sul monte per vedere, e sei rimandato all'ascolto; scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l'eco dell'ultima parola: Ascoltatelo. La visione cede all'ascolto.
 
Il mistero di Dio, come quello dell'uomo, è ormai tutto in Gesù. Quel Volto di luce è il punto di arrivo, la meta definitiva del creato. Ma se adesso splende di luce, nell'ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Sangue e luce sono inseparabili: la verità risplende non solo sulla montagna dell'estasi, ma nel cuore stesso delle sofferenze degli uomini, della loro morte.
La croce senza la trasfigurazione è cieca; la trasfigurazione senza la croce è vuota. Il cristianesimo è tenere insieme croce e pasqua in un Volto intriso di dolore e bagnato di luce.
Lacrime che scavano solchi di luce nel volto degli uomini e delle donne.
 
 

 
Letture:
Genesi 15,5-12.17-18
Salmo 26
Filippesi 3,17- 4,1
Luca 9,28-36
 
 

06 marzo 2025

Quaresima: dal deserto delle tentazioni al giardino della Resurrezione - 9/3/2025 - I Domenica Quaresima

 
Le tentazioni di Gesù nel deserto
mosaico (XIII secolo)
Basilica di San Marco, Venezia

 
Inizia la Quaresima, cammino che va dal deserto di pietre e tentazioni al giardino del sepolcro vuoto, fresco e risplendente nell'alba della Resurrezione. Quindi un cammino verso la vita più piena. Dalle ceneri sul capo alla luce che «fa risplendere la vita» (cfr. 2Tm 1,10).
Il deserto e il giardino sono luoghi biblici che contengono un progetto di salvezza integrale che avvolgerà e trasfigurerà ogni cosa esistente, l'umanità e tutte le creature.
La Quaresima non è solamente un percorso di penitenza, è soprattutto un cammino di riconciliazione e comunione; non di sacrifici ma di germogli. L'uomo non è solamente polvere o cenere, ma è figlio di Dio e simile a un angelo (cfr. Eb 2,7) e la cenere posta sul capo non è segno di tristezza ma di nuovo inizio. Siamo invitati alla ripartenza sempre e comunque, anche incominciando dal quasi niente di un pizzico di cenere tra i capelli.
 
Le tentazioni nel deserto sono la prova cui è sottoposto il progetto di Gesù sul mondo e l'uomo, il suo modello di Messia, inedito e stravolgente, e il suo stesso modo di essere Dio. Ma sono anche le tentazioni di sempre di ogni essere umano. C'è un crescendo nelle tre prove: vanno da me, agli altri, a Dio.
 
La prima tentazione: pietre o pane? Una piccola alternativa che Gesù fa saltare. Siamo fatti per cose più grandi; il pane è buono, è nel Padre Nostro, è indispensabile, ma più importanti ancora sono altre cose: le creature, gli affetti, le relazioni. È l'invito a non accontentarsi, a non ridurre i nostri sogni a denaro o ad oggetti.
 
Poi il tentatore alza la posta. È come se il diavolo dicesse a Gesù: Vuoi cambiare il mondo? Allora usa il potere, la forza, occupa i posti chiave. Sei un illuso se pensi di salvare il mondo con niente, con l'amore, addirittura con la croce! Vuoi avere gli uomini dalla tua parte? Assicuragli pane e divertimento, allora ti seguiranno!
Ma Gesù vuole liberare l'uomo, non impossessarsene. Lui sa che il potere non ha mai liberato nessuno. Dio non cerca schiavi ossequienti e osannanti, ma figli che siano liberi, generosi e amanti. Il male del mondo non sarà vinto da altro male, ma dal silenzioso e nascosto lavorio di cuori buoni e giusti.
 
L'ultimo gradino demolisce la fede facendone l'imitazione: "Chiedi a Dio un miracolo". E ciò che sembra essere il massimo della fede, ne è invece la caricatura: non fiducia in Dio ma ricerca del proprio vantaggio, non amore di Dio ma amore di sé, fino alla sfida: Buttati e verranno gli angeli.
Gesù risponde che non verranno gli angeli, ma «la Parola opera in voi che credete» (1Ts 2,13). Dio interviene con il miracolo umile e tenace della sua Parola: lampada ai miei passi; pane alla mia fame; mutazione delle radici del cuore perché germoglino relazioni nuove con me stesso, con gli altri, con il creato e con Dio.
 
 

 
Letture:
Deuteronomio 26,4-10
Salmo 90
Romani 10,8-13
Luca 4,1-13