16 dicembre 2012

Terza domenica di Avvento


Abbiamo visto che la fede è rapporto con Dio. Rapporto che ci porta a scoprire la Sua umiltà. E questa scoperta fa nascere in noi la richiesta del perdono.
È l’incontro con la misericordia di Dio.

Fede è avere, vivere la misericordia.  “Misericordia io voglio e non sacrificio” ci dice Dio per mezzo del profeta Osea e ci ripete Gesù.

Fede è scegliere. Quando si tratta di seguire le convinzioni o la misericordia scegliere la misericordia. Quando si tratta di decidere tra la legge e l’uomo: scegliere la misericordia, l’uomo.

Meglio essere condannati dagli uomini per non aver seguito le norme e i regolamenti  piuttosto che venir condannati da Dio per non aver amato, per non aver seguito il suo esempio. Perché l’esempio che ci da Dio è proprio quello di essere misericordioso: senza nostro merito si è fatto uomo, è venuto in mezzo a noi per portarci tutti da Lui. 

C’è da dubitare di certe fedi arcigne, col dito sempre puntato e la lingua che spara giudizi di condanna a raffica. Sono fedi che dimenticano che tutti abbiamo necessità, bisogno, di essere perdonati. Dimenticano che senza la misericordia divina nessuno si può salvare, e che proprio chi ha fatto esperienza del perdono, della misericordia di Dio è chiamato a perdonare più di tutti, a essere misericordioso più di tutti. 

Perché la fede è un grande dono, ma anche una grande responsabilità. Dobbiamo vivere quello che professiamo. Quanto dell’attuale allontanamento dalla religione non deriva proprio dal nostro non aver vissuto appieno la nostra fede? 

14 dicembre 2012

Anche queste sono soddisfazioni!


Sono circa 10 anni che, letteralmente, non prendo più in mano una chitarra, ma una volta mi ci dedicavo appena potevo. 

Circa 25 anni fa mi misi ad esplorare il mondo delle accordature aperte e dopo un po' di prove e studi riuscii a trascrivere in tablatura tutta una canzone di Joni Mitchell. 

Mi sembrava un lavoro ben fatto, molto fedele all'originale, per cui lo pubblicai in rete in un sito americano di spartiti. Dopo qualche anno questo sito venne chiuso per problemi di copyright, e io mi dimenticai di tutta la faccenda.

Un mesetto fa una mia amica mi disse che aveva scoperto in rete una cosa di me che proprio non sospettava. Io pensai che fosse la mia frequentazione su questo forum   e invece disse che non sapeva che suonassi la chitarra. Mi raccontò che lei e il marito erano tra i fondatori del fan-club italiano di Joni Mitchell, e che alcune sere prima, cercando in rete, aveva trovato quella mia trascrizione. Io le dissi che adesso ero io a scoprire una cosa di lei che non sapevo, e che quella trascrizione era una cosa vecchia, risalente a oltre 20 anni fa.
E tornai a dimenticarmi del tutto (capite perché i miei figli mi chiamano Alzhi?   )

Oggi pomeriggio mi ascoltavo in streaming una radio americana di musica dei soli anni 70 e mandarono quella canzone. Mi ricordai di tutta la faccenda e andai a ricercare dove avesse trovato quel mio lavoretto.

Devo ammettere che vedere il mio nome e cognome mi ha fatto un certo effetto. Forse come lavoro non era poi tanto mal fatto.

Anche queste sono soddisfazioni!

09 dicembre 2012

Seconda domenica di Avvento


Se la fede è rapporto con Dio, questo ci aiuta anche a capire meglio il Natale. Un rapporto può crescere, approfondirsi solo con la vicinanza, con la frequentazione quotidiana, con la condivisione delle nostre gioie e dei nostri dolori, dei nostri successi e delle nostre sconfitte.

Ecco allora che l’Emmanuele, il Dio con noi, non è un dio che viene tra noi per controllarci, per spiarci, ma viene per non abbandonarci, per esserci vicino, perché non riesce ad accettare la nostra solitudine, non riesce ad avere pace se non l’abbiamo noi per primi.

Ma soprattutto Gesù ci mostra un aspetto di Dio a cui raramente pensiamo, ma che s. Francesco aveva ben presente: Dio è umiltà.

Fede allora è scoprire che Dio non se ne sta lassù nel cielo a giudicare noi dall’alto della sua potenza, forte della sua perfezione e della sua onniscenza. 

No! Dio nel suo amore, nella sua umiltà si spoglia delle sue vesti di splendore, si spoglia della sua onnipotenza e si riveste delle umili vesti umane, della limitata e imperfetta carne umana. 

E allora per trovarlo, per essere in relazione con Lui, per lasciarlo entrare nella nostra vita, nel nostro cuore, non dobbiamo far altro che cercare l’umiltà, vivere l’umiltà. Lo troveremo, ma nell’umiltà di una stalla, di una croce; nell’umiltà degli ultimi, dei derelitti, dei rifiutati dalla società, nei calpestati dai potenti. Non lo troveremo in discorsi dotti, ma in una mano che si tende per accarezzare e per aiutare, in un cuore che palpita di compassione. 

E l’incontro con la Sua umiltà ci farà  ammettere la nostra distanza, la nostra inadeguatezza, la nostra incoerenza. E chiederne apertamente perdono.

02 dicembre 2012

Prima domenica di Avvento


Stiamo vivendo l’anno della Fede.

Nel vangelo di Luca, ad un dato momento Gesù pone un interrogativo per certi versi tremendo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8); inoltre spesso, dopo averli ripresi per la loro poca fede,  esorta i discepoli a pregare perché Dio accresca la loro fede.

È chiaro quindi che la fede è una cosa molto importante. Ma cos'è la fede? cosa intende Gesù quando parla di fede?

Non è credere che Dio esiste: gli ebrei lo credono fermamente. Non è neanche credere che per salvarsi si devono seguire i Comandamenti: i farisei seguivano fedelmente non solo i 10 comandamenti ma anche le oltre 600 regole ebraiche e Gesù non è decisamente tenero con loro!

Per capire meglio il significato ci può aiutare una parola che ha la stessa radice di fede: fiducia. La fiducia in una persona nasce da un rapporto non superficiale. 

Allora la fede che ci indica Gesù è il rapporto sempre più profondo, sempre più intimo con il Padre. Attraverso Gesù noi scopriamo il Padre che ci ama, e non il dio che esige, il Padre che ci viene a cercare e non ha pace fino a quando non ci ha trovato e riportato a casa, e non il dio pronto a condannarci e ad abbandonarci ad ogni nostra più piccola distrazione.

Fede è amare Dio, ma soprattutto lasciarci amare da Lui, cercare di fare qualcosa di bello per Lui, ma soprattutto scoprire tutto ciò che di stupendo Lui fa ogni giorno per noi.

21 novembre 2012

Chi ben comincia....

... è a metà dell'opera

Alcune foto fatte questa mattina venendo al lavoro:





13 novembre 2012

Je vous emporte dans mon cœur




Demain la route va me prendre
Dans les anneaux de ses détours
Qu'elle se décide à me rendre
Ou qu'elle m'avale pour toujours

{Ritornello}
Je vous emporte dans mon cœur
Par-delà le temps et l'espace
Et même au-delà de la mort
Dans les îles où l'âge s'efface
Et même au-delà de la mort
Je vous emporte dans mon cœur

Demain je m'en vais l'âme en fête
Vers la patrie de mes amours
Avec un chant de joie en tête
Avec pour vous un chant d'amour

Qu'importe demain la distance
Si j'ai laissé un peu de moi
Peu ou beaucoup, quelle importance
On ne mesure pas son émoi

Tous ces mots qui de moi s'envolent
Demain vous n'les entendrez plus
Les doux oiseaux de nos paroles
S'ils ne se croisent jamais plus

Demain quand les étoiles tremblent
Cherchez Arcturus ou Vega
Et nous serons encore ensemble
Si vous pensez un peu à moi

(Gilles Servat)

23 dicembre 2011

Il peso di una parola

Quando la parola tumore non è più argomento di una discussione, o causa di compassione per qualcuno che conosci anche bene, ma diagnosi espressa all'interno della tua famiglia, allora acquista tutto un altro peso.


E allora quadrantomia, braccio grosso, linfodrenaggio, radio o chemioterapia non sono più parole strane e vaghe, ma realtà che scavano nel corpo e nello spirito.


E per quanto ti sia informato, scopri fino in fondo la differenza abissale tra esperienza letta e vita vissuta.


Ma allo stesso tempo sono l'occasione per scoprire, anche in te, risorse che neanche supponevi.


E in fondo a tutto, nel fondo del cuore continua ad ardere la speranza.


E da questa fiamma sgorga un augurio sentito come non mai:


  BUON NATALE  

18 dicembre 2011

Incarnazione 3


Tra i tantissimi significati e conseguenze dell’Incarnazione questa sera vorrei affrontarne ancora due.





Viviamo in una cultura dell’efficienza, dell’utilità. Tutto ciò che non è efficiente e/o utile non ha dignità, deve essere messo da parte quando non eliminato. E lo stesso trattamento lo si riserva alle persone, basta pensare agli anziani, agli ammalati incurabili, ai bambini non ancora nati. 
Ma cosa c’è di più inutile di un neonato in una mangiatoia? di un uomo inchiodato su una croce? Eppure quel bambino, quell’uomo, salvano il mondo, donano la vera pace e la vera felicità. Sono la vera e unica risposta alla nostra sete di senso, alla nostra fame di amore.


L’Incarnazione ci fa capire l’importanza estrema di tutti quei nostri gesti che troppo superficialmente consideriamo inutili. Non c’è niente di più grande del donare un fiore o un sorriso, un abbraccio a una persona sola o sofferente, cinque minuti del nostro tempo a chi non ha nessuno. Ogni volta che per amore compiamo un gesto gratuito, disinteressato e quindi, per la mentalità del mondo, inutile,  noi rendiamo attuale l’Incarnazione, siamo il mezzo con cui Dio viene tra di noi.





Dio diventa uomo tramite una vergine che è sposata. Con questa sua scelta Dio eleva alla stessa dignità e santità sia la verginità che il matrimonio. Non esistono più scelte di vita privilegiate, ma tutte hanno la medesima dignità, la stessa possibilità di santità e di felicità. Entrambe sono egualmente gradite a Dio e santificate da Lui. 


Ma non solo questo ci insegna la Vergine che partorisce. Ci insegna anche l’importanza dell’unità nella diversità. La diversità non è un ostacolo all’unità, anzi non c’è vera unità se non nella diversità, nell’accettazione e nella valorizzazione delle rispettive diversità. Come sintetizzava il grande teologo Yves Congar, “i cristiani devono essere uniti nella diversità e diversi nell’unità”.

11 dicembre 2011

Incarnazione 2


Chi, come me, ha già una certa età, ricorderà che si è preparato alla Prima Comunione e alla Cresima studiando il catechismo di Pio X, quello con le domande e le risposte da studiare a memoria. La settima domanda era “Dov'è Dio?” e la risposta era “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l'Immenso”
Per gli ebrei il luogo della presenza di Dio era il tempio di Gerusalemme. E Dio vi era presente, quindi non vi era altro modo per avvicinarsi a Lui che recarsi al tempio. Però ad un certo punto si rende ‘maggiormente’ presente in un altro luogo: nel ventre di una fanciulla, nella mangiatoia di una stalla subito fuori un piccolo paese della Giudea.

Con l’Incarnazione Dio non si riserva un solo posto, ma viene ad abitare tutta la terra, e soprattutto ogni essere umano. In chiesa Dio è certamente presente. Ma questa presenza non è esclusiva di questo luogo, anzi! Questa presenza mi deve spingere a trovarLo anche fuori, nel mondo.

È un tutto dinamico: vado in chiesa per poter trovare Dio fuori, vado fuori per essere sicuro di averLo trovato in chiesa e per poterLo ritrovare in chiesa.

Dovremmo anche noi riuscire a dire, ogni volta che incontriamo un altro essere umano, quello che disse un vecchio benedettino che da oltre 40 anni faceva il portinaio del convento. Una sera tardi sentì suonare al convento. Alzatosi, mentre si dirigeva verso il portone esclamò: “Signore, ancora tu!” Ogni incontro con un essere umano è un incontro con Dio.