25 marzo 2021

Davvero quest'uomo era Figlio di Dio - 28/03/2021 - Domenica Delle Palme



Di fronte al racconto della Passione si sente tutta la nostra piccolezza, ci mancano non solo le parole, ma anche i pensieri. Il dono è così grande e così immeritato da quasi paralizzarci.

Eppure c'è chi è riuscito in poche parole (solo 7) a cogliere il nocciolo di quanto accaduto: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!»
E non si tratta né di uno dei sacerdoti o di un fariseo, né tanto meno di uno degli Apostoli (anche perché loro erano scappati). Si tratta di un pagano, di un romano occupatore e che era a capo dei crocifissori.

Solo lui è riuscito a vedere in quell'uomo torturato, deriso, insultato, il Figlio di Dio.
C'è da notare che tutti circondano il condannato. Solo di lui viene detto che «si trovava di fronte a lui». Viene in mente il primo comandamento «Non avrai altri dèi di fronte a me» (Es 20,3 e Dt 5,7). Quando realmente non hai altri dèi davanti a Lui, allora riesci a trovare Dio non nel trionfo, nella vittoria, nella potenza, ma nell'ignominia di un condannato a morte, di un rifiutato e deriso da tutti, in particolare dai potenti.

Dove gli altri hanno visto un essere sopraffatto, annichilito e umiliato, il centurione è riuscito a cogliere la persona che liberamente sceglie di donare la sua vita. I suoi occhi non vedono una persona che soffre, ma una persona che ama. Che ama fino alla fine, fino a dare l'unica dimostrazione inoppugnabile, l'unica che non lascia alcun dubbio: morire per la persona amata!
Veramente Gesù vive fino in fondo le sua parole: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici»(Gv 15,13)
Stare "di fronte a lui" gli ha permesso di non fermarsi a guardare il "dito" della Croce e della sofferenza immensa, ma di riuscire a vedere ciò che quel "dito" indica: l'amore infinito, immeritato, di Dio per noi!

«Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5, 8) dirà qualche anno più tardi san Paolo. Una verità che il centurione ha colto nel momento in cui si realizzava.
Dovremmo andare a scuola di sguardi proprio da questo centurione, per riuscire a vedere l'amore immenso di Dio per noi, per riuscire a scoprire che Dio non ci chiede sacrifici, ma che è Lui a sacrificarsi per noi.


(Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mc 14,1-15,47)


18 marzo 2021

Mostrare Gesù, non 'dimostrare' - 21/03/2021 - V Domenica Quaresima



Lascio ad altri, più bravi di me, tutte le considerazioni sul bellissimo discorso di Gesù. Io invece mi soffermo su quella richiesta che, proprio all'inizio di questo brano, alcuni ebrei della diaspora, di madrelingua greca, rivolgono all'apostolo Filippo: «vogliamo vedere Gesù»

In questa civiltà moderna in cui tutto sembra a portata di mano, tutto sia raggiungibile e ottenibile, basta avere soldi a sufficienza, abbiamo dimenticato che le cose più importanti, le cose veramente necessarie, non si possono comprare. Il denaro non ci può dare l'amore, l'amicizia, il sorriso di un bambino, l'abbraccio di una persona cara, una carezza data solo per affetto.
Abbiamo perso il senso della gratuità, cioè abbiamo perso il senso del divino.

Noi, che cerchiamo di essere cristiani, abbiamo un grande compito: far sì che l'essere umano torni ad essere una 'creatura di desiderio', dobbiamo ridare al mondo la voglia di Dio. Ma non dobbiamo cercare di insegnare Gesù, il mondo è stanco di discorsi su di Lui, anche quelli intelligenti. Dovremmo parlare di Lui solo col linguaggio degli innamorati. Dobbiamo «mostrarlo», non «dimostrarlo».
Non si insegna Dio, lo si racconta. Non è qualcosa letto sui libri, ma qualcuno incontrato nel viaggio della nostra vita.
Se abbiamo trovato la 'perla preziosa' dobbiamo mostrarla, non tenerla nascosta. Mosè quando discese dal monte Sinai dopo aver incontrato Dio, aveva il 'volto incendiato', il viso splendente.

È la nostra vita che deve mostrare Gesù, la luce del nostro volto che deve mostrare che abbiamo trovato un tesoro nascosto. La nostra vita deve diventare uno specchio che rifletta l'amore di Dio per tutti gli uomini.
«Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza..."» (Gen 1, 26) In ogni essere umano c'è questa impronta, questo 'marchio di fabbrica', magari nascosto sotto mucchi di polvere, seppellito sotto valanghe di varia paccottiglia. La nostra vita dovrebbe diventare quello specchio che permetta agli altri di riscoprire il 'timbro di Dio' che hanno nella loro persona.

Quando l'abate Amedeo Ayfre morì in un incidente d'auto, un'attrice, intervistata da un giornalista, disse di lui: "era un uomo che quando lo incontravi ti faceva venire la voglia di Dio". A noi, è mai successo di aver fatto venire la voglia di Dio a qualcuno?


(Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33)


11 marzo 2021

Nulla di ciò che esiste andrà perduto - 14/03/2021 - IV Domenica Quaresima (Laetare)



«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna»
Il cristianesimo è la risposta ad un invito: Dio chiama, e aspetta una risposta dall'uomo. Ed è una risposta libera, che l'essere umano darà quando, come, e soprattutto se, vorrà. Il cristianesimo è tutto qui: prima Dio chiama, dopo l'uomo risponde. Invertire i termini - l'uomo chiama, Dio risponde - è stravolgere il cristianesimo.

E c'è da notare che l'iniziativa di Dio è tutta a nostro favore: «(Dio) non ha mandato il Figlio per condannare il mondo ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui».
Direi che è di una semplicità e chiarezza uniche. Eppure, nonostante tutto si sente spesso dire, e se siamo onesti dobbiamo ammettere che tante volte anche noi lo abbiamo pensato se non anche detto, "Ci penserà Dio a punirti!"
È una falsificazione dell'immagine divina, è l'incapacità di accettare che Dio ci voglia salvare tutti, costi quel che costi, anche la vita del proprio Figlio.
"Salvare" è azione divina (non umana, si viene salvati, non 'ci si salva') meticolosa. Dio sposta gli armadi, alza il tappeto, fa luce nello sgabuzzino e in ogni angolo, anche il più nascosto e irraggiungibile, per non tralasciare niente e nessuno. Nulla di ciò che esiste andrà perduto. È per questo che il Figlio si è fatto uomo: perché ogni essere umano venga salvato. E se l'uomo accetta, allora tutta la sua vita viene salvata dalla misericordia divina, dall'amore di Dio. Tutta la persona viene salvata, peccato compreso: la vergogna, in questo caso, è anticipo di risurrezione. Noi dobbiamo solo accettare, lasciarci abbracciare dallo Spirito Santo e farci trasportare 'dalle stalle alle stelle'.

Ma lasciare che Dio lavori 'per-noi' è il difficile della sequela cristiana: è accettare che qualcuno abbia già pensato a me e per me prima ancora che io abbia avvertito bisogno di un qualcosa. È riconoscersi creature, un gradino al di sotto del creatore, ammettere che, in materia di restauro, non c'è restauratore più fidato di chi quell'opera l'ha creata dal nulla. Per Lui è un gesto amoroso.
Ma per noi invece pare proprio che fare cose 'per-Dio' sia il mestiere più facile da compiersi: fioretti, processioni, rinunce e digiuni. Siamo più propensi a fare che a 'lasciarci fare'.

Noi troppo spesso pensiamo che essere cristiani voglia dire amare Dio.
Dimentichiamo che invece essere cristiani significa sapersi amati da Dio, sempre e comunque. («In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.» 1Gv 3, 19-20)


(2Cr 36,14-16.19-23; Sal 136; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21)


04 marzo 2021

I mercanti sono dentro di noi - 07/03/2021 - III Domenica Quaresima



L'evangelista Giovanni mette il famoso episodio della cacciata dei mercanti del tempio proprio all'inizio della predicazione di Gesù. Così ci avverte che per rinnovare la nostra fede, il nostro vivere da cristiani, è necessario partire da qui, dal venire liberati dai numerosi 'mercanti', sia 'ufficiali' che abusivi, che si mettono in mezzo tra noi e Dio.

Leggere questo brano da semplici spettatori, usarlo cioè come frusta per scagliarsi contro i negozi che nei pressi dei santuari vendono oggetti religiosi, contro i preti che 'fanno pagare' le messe o i matrimoni, contro i viaggi organizzati verso vari luoghi di apparizioni più o meno miracolose (solo per fare alcuni esempi), ci impedisce di capire il senso profondo del gesto di Gesù, cosa esso significhi per noi e per la nostra fede.
San Paolo ci ricorda che il nostro corpo «è tempio dello Spirito Santo» (1Cor 6,19). È dentro di noi, nel tempio che è il nostro corpo, che dobbiamo lasciar entrare Gesù perché scacci i mercanti che vi hanno preso dimora.

Il primo mercante è quello dell'interesse, cioè quello che ci fa usare la chiesa e la fede per il nostro tornaconto, per avere un qualche potere, dei privilegi, del prestigio. Invece di servire cerchiamo di essere serviti, invece di essere servitori cerchiamo di servirci. Tutte le volte che ci sentiamo più meritevoli, migliori degli altri solo perché noi 'crediamo', siamo come quei mercanti che profanano il tempio di Dio.

Un altro mercante che ci profana è quello che ci spinge a mercanteggiare col Signore, a cercare di 'comprarsi' il suo favore, di piegarlo alla nostra volontà. Quello che ci fa pensare 'io ti ho dato ..., ho rinunciato a ..., ho fatto questo e quello, e allora adesso Tu, Signore, devi fare come voglio io'.
È instaurare col Signore non un rapporto Padre-figlio, un rapporto d'amore, ma un rapporto do-ut-des, un rapporto 'commerciale'. È un 'comprare' che in fondo denota che non ci fidiamo fino in fondo di Dio. È come se ascoltassimo, e in qualche maniera ne tenessimo conto, le parole che il serpente ha rivolto ad Eva nel giardino in Eden: 'non ti fidare di Dio, sta cercando di imbrogliarti'.

Sono questi i mercanti che Gesù è venuto a scacciare dal nostro tempio. Lo fa perché sono incompatibili col Padre che conosce Lui e che vuole farci conoscere e amare. Lo fa all'inizio della sua missione proprio perché solo se ci liberiamo di loro possiamo aprirci ad accogliere il Padre che il Cristo ci rivela. Un Padre che non sta in cielo ad osservare il nostro comportamento con la lente d'ingrandimento, che non pesa col bilancino di precisione il bene e il male che facciamo.
Gesù ci rivela un Padre che scende tra di noi per incontrarci, che percorre tutte le strade per abbracciarci, che non si stanca mai di amarci, di soffrire per ognuno di noi e con ognuno di noi.
Ma soprattutto un Padre che non smette mai di donarci la sua pace, che non smette mai di sperare che noi accettiamo il suo dono: fare festa con Lui per l'eternità.


(Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25)


25 febbraio 2021

Un lampo di luce - 28/02/2021 - II Domenica Quaresima



Penso che possano capire veramente la Trasfigurazione solo i mistici o gli artisti. Basti pensare che la prova finale per essere nominati iconografi (coloro che fanno le icone) consiste proprio nel fare l'icona della Trasfigurazione: se si riesce a 'scrivere' la 'luce taborica' si viene promossi, se non si riesce si viene bocciati. E questo dopo anni di studi e di preghiera.
Siccome io non sono un artista, né tanto meno un mistico, cercherò di balbettare alcuni pensieri su questo brano del Vangelo.

Gesù chiama con sé solo tre dei dodici. A ben guardare sono i tre apostoli pieni di ardore, ma anche più duri a capire, quelli che fanno più fatica a comprendere veramente il messaggio del Cristo.
E Pietro non si smentisce. «... facciamo tre capanne ...». Quando Pietro si mette a fare progetti non ne imbrocca mai una. Lui interpreta questa visione come un segnale di riposo, non si accorge che invece è un invito a camminare, un segnale di partenza.
Lui oltre a non capire, "non sa quello che dice". Se siamo sinceri sembra proprio il nostro ritratto, il nostro modo di essere cristiani. Ma non è un rimprovero! È semplicemente una precisazione sulla posizione del credente nei confronti delle parole del Maestro.
«Ascoltatelo!» dice la voce dal cielo. Vero discepolo è colui che sa ascoltare.

Il punto culminante di tutta questa scena è proprio questa parola che viene dal cielo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Oltre al riconoscimento divino del proprio Figlio come al battesimo, adesso c'è un elemento nuovo: "ascoltatelo" (ascolto=fare quello che dice).
Dio in persona garantisce che Gesù, suo Figlio prediletto, è il profeta che devono ascoltare. Devono prendere sul serio le sue parole, anche quando parla di sofferenza, di croce, di morte. Devono seguirlo sul cammino che, attraverso la croce, conduce alla Gloria.
La croce, cioè la morte di sé e del proprio egoismo, ma soprattutto il dono totale della propria persona agli altri, è la strada che porta alla Gloria. Non solo a quella di Gesù, ma anche alla nostra. Perché anche noi saremo trasfigurati, anche a noi Dio dice «Tu sei Figlio mio, l’amato»

«Improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo». Forse si guardavano attorno aspettandosi chissà quale altra meraviglia, ma tornando a guardare Gesù lo ritrovano "solo". Non è più trionfante, è nel suo aspetto ordinario. Ma è solo anche perché i discepoli non hanno ancora capito.
Sembrerebbe quasi che la discesa sia più faticosa della salita, che sia piena solo di dubbi e domande. Però hanno visto un lampo di luce. E quel lampo, unito alla luce che vedranno dopo la Resurrezione, sarà la medicina che li guarirà dalla loro cecità, dalla loro testa dura. Quel lampo li aiuterà a familiarizzarsi col mistero.

Le realtà dolorose verranno confermate, ma non potranno più essere separate da quella luce. Inoltre gli apostoli, si rendono conto che l'esperienza fatta, pur essendo qualcosa di decisivo, non potrà mai considerarsi terminata. Un po' di quella luce continuerà ad illuminare i loro passi. E anche i nostri.


(Gen 22,1-2.9.10-13.15-18; Sal 115; Rm 8,31-34; Mc 9,2-10)


18 febbraio 2021

Lasciamo che la nostra vita sia afferrata da una "notizia" - 21/02/2021 - I Domenica Quaresima



Marco, già stringato per conto suo, in questo brano riesce a superarsi. In sole tre frasi c'è tutto un mare di messaggi! (Volendo fare il cattivello, direi che tanti predicatori avrebbero solo da imparare: non è la quantità di parole ciò che conta)

«Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto»
Letteralmente sarebbe "lo spinse fuori". Non alito leggero di vento, ma violento refolo di bora che quasi ti sbatte per terra. Viene in mente Adamo cacciato fuori dall'Eden (Gen 3, 23-24). Gesù è il nuovo Adamo che affronta la lontananza da Dio, il mondo percorso dal male, per iniziare il viaggio di ritorno dell'umanità verso il Paradiso perduto.
Lo Spirito non tiene al calduccio, al riparo dalle intemperie, ma ti spinge fuori, allo scoperto. Ti butta proprio dentro le difficoltà della vita. Dopo il battesimo nel Giordano, Gesù riceve il battesimo nell'umanità. Il deserto diventa così il punto di saldatura tra due dimensioni, quella divina e quella umana.
Vivere una vita nello Spirito, una vita spirituale, non è sosta, nido, coro di angeli, ma cammino, sentiero, a volte aspro, da inventare e scoprire giorno per giorno. È imparare ad essere uomini e donne in mezzo ad altri uomini e donne.

«Nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana»
Marco non precisa quali siano le tentazioni. In questo modo sembra quasi voglia sottolineare che Gesù fu tentato durante tutta la sua vita, che ci sarà sempre chi cercherà di distoglierlo dalla sua missione, di suggerirgli un'altra via che non sia quella del servizio, del dono totale di sé. Ci sarà sempre qualcuno che lo solleciterà ad essere Dio secondo il volere umano.
E che abbia vinto le tentazioni è indicato da due immagini: "stava con le bestie selvatiche" e "gli angeli lo servivano".
Anche qui si torna ad Adamo, a quando era circondato da tutte le bestie e diede loro il nome (Gen 2,20). È il progetto originario di Dio: l'armonia tra tutte le cose create (le bestie selvatiche). È la riconciliazione tra le creature e il Creatore (gli angeli che servono).
Ma questa armonia la dobbiamo ricomporre prima di tutto in noi. Soltanto ritrovando la fedeltà alla nostra vocazione umana e cristiana abbiamo la possibilità di mettere un po' di ordine e concordia intorno a noi. Armonia come pienezza, come unità ritrovata per mezzo di un rapporto con Dio che arricchisce, potenzia e dona nuova vita e nuova linfa ai rapporti con gli uomini.

E poi c'è il primo annuncio, fatto con quattro formule: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»
Le prime due formule sono la rivelazione da parte di Dio, e le altre due sono la risposta dell'uomo. Risposta che richiede due scelte: conversione e fede. All'annuncio gioioso (Vangelo= notizia che dona gioia) da parte di Dio, c'è la risposta umana. È Dio il fornitore di buone notizie per l'uomo!

«Il tempo è compiuto»
Gesù non rimanda al futuro. Il tempo è questo, è questo il momento favorevole, il momento giusto. L'attenzione deve essere rivolta al presente. È nell'oggi che si vive il futuro.

«Il regno di Dio è vicino»
Il regno di Dio è già presente oggi. La realtà del Regno ci è già offerta, regalata oggi, qui e ora. È un dono che Dio ci fa e che noi possiamo ricercare e ricevere già oggi.

Ma questo dono richiede la conversione. Conversione che non è tornare indietro, ma guardare avanti, verso un avvenimento mai sentito prima. Convertirsi vuol dire mettersi davanti alla Buona Notizia annunciata da Gesù e prendere una posizione dinnanzi alla persona stessa di Gesù.
Questo richiede di "credere nel Vangelo", cioè credere alle parole e alle azioni di Gesù. Lasciare che la nostra vita sia 'afferrata' e portata per mano da una notizia.


(Gen 9,8-15; Sal 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15)


PS: Mi sono accorto che io per primo non sono riuscito a limitarmi con le parole. Faccio ammenda e chiedo scusa!


11 febbraio 2021

Dio guarisce con una carezza - 14/02/2021 - VI Domenica tempo ordinario



Gesù di fronte alla nostra sofferenza prova compassione. Ma la sua compassione non è un vago sentimento che passa appena girato lo sguardo. È viscere in fiamme, è sofferenza di madre tutta presa dal patire del figlio, è gesto di pronto soccorso.
È dimostrazione che Dio non è indifferente al nostro star male. A Lui non interessano le nostre categorie di meritevole o non meritevole, di puro o impuro, di degno o indegno. Per Lui noi siamo tutti, ma proprio tutti, figli amati e perdonati.

Colpisce che Gesù alcune volte non abbia compiuto miracoli. A causa dell'incredulità di alcuni non ha compiuto miracoli (Mt 13,58), di fronte alla ricerca del miracolo fine a sé stesso, al miracolo per stupire, non ha compito miracoli (Lc 23,8-9), neanche per la sua salvezza ha compiuto miracoli!
Ma di fronte al rimettersi alla sua volontà, alla ricerca di poter vedere in prima persona il venire del Regno che Lui sta annunciando, Gesù dice «Lo voglio, sii purificato!» Gesù non riesce a resistere all'umiltà di chi si rimette totalmente alla sua volontà, di chi accetta da Lui anche la possibilità di una non risposta.

Ma a Gesù non basta vederlo, lo tocca. Infinita tenerezza di una carezza. Dio guarisce con una carezza. Proprio in questi tempi di distanziamento sociale, di persone isolate senza nessun contatto umano, sentiamo la mancanza, l'importanza vitale di carezze, di abbracci. Come dice Papa Francesco "il tatto è il senso più religioso dei cinque". Però la Carità ci obbliga a limitare al massimo l'uso di questo senso. Allora, sempre secondo le parole del Papa, possiamo "guardare gli occhi: anche questo è contatto". Imparare ad accarezzare con lo sguardo, imparare ad abbracciare con gli occhi, è questa la missione che ci è affidata in questo periodo.
Dobbiamo far si che i nostri occhi diventino la mano con cui Dio accarezza gli esseri umani per guarirli dalla solitudine, dalla povertà, dalla mancanza di accoglienza, dall'emarginazione sociale e religiosa, dal giudizio.


(Lv 13,1-2.45-46; Sal 31; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)


09 febbraio 2021

Alī Aḥmad Saʿīd Isbir (Adonis)

fi kl qasidat sara baytanaan li
(
In ogni poesia vedrò una casa per me)

 


Non sono Gilgamesh e nemmeno Ulisse,
non dall'Oriente
dove il tempo è una miniera di polvere,
né dall'Occidente,
dove il tempo è ferro arrugginito.

Ma dove vado, e cosa farò
se dicessi: la poesia è il mio paese e l'amore il mio cammino?
Così risiedo viaggiando
scolpendo la mia geografia con lo
scalpello dello smarrimento,

ed ecco la luce -
non corre più nei passi dei bambini,
allora perché il sole ripete il suo volto?
Non scenderai tu pioggia
per lavare, questa volta, l'utero della terra?

La notte:
lampi -
i tessuti del tempo bruciano, la verità si vela.

La terra:
- Sognami e dì
ovunque io vada, vedrò una poesia abbracciarmi,
sognami, veramente, e dì allora
in ogni poesia vedrò una dimora per me.


(da Siggil, Adonis, Interlinea Edizioni)

04 febbraio 2021

Andare oltre i pregiudizi - 07/02/2021 - V Domenica tempo ordinario



Nel miracolo della guarigione della suocera di Pietro è nascosto un altro miracolo, che lo precede e lo rende possibile.

A quei tempi le donne contavano meno di niente. Non potevano parlare ad un uomo se non interrogate, non avevano nessun diritto, dovevano vivere appartate e cercare di essere invisibili. E questo quando erano sane, perché se malate si aggiungeva il fatto che erano 'religiosamente impure'.
Inoltre siamo ancora nella giornata di sabato (è lo stesso giorno del Vangelo di domenica scorsa), che tra i suoi 1521 divieti aveva quello di guarire gli ammalati o anche solo di far loro visita.
Ecco che, in questa cultura e mentalità, appena arrivati a casa, i discepoli «gli parlarono di lei».

Dopo aver liberato un uomo da uno spirito impuro, Gesù libera gli stessi discepoli. Potevano benissimo fare a meno di parlarne a Gesù. In fondo non era che una donna, con una malattia neanche grave, solo un po' di febbre, ma soprattutto era sabato!
Ma Gesù, strada facendo, ha liberato anche il cuore dei suoi discepoli dalle catene dell'indifferenza e delle consuetudini religiose e culturali. Gesù riesce a liberarci dai demoni che incatenano gli uomini, anche i più religiosi. Gesù continua il suo cammino salvando l'umanità dall'affogare nel mare di cattiveria, pregiudizio, razzismo, indifferenza che sono i veri demoni molto potenti anche oggi.
È quello che anche noi dovremmo chiedere a Gesù oggi. Di essere liberati da ogni forma di chiusura e indifferenza che ci porta a guardare solo a noi stessi o a chi ci sta più vicino, a non prendersi cura dei problemi e dei mali del prossimo. Che ci liberi da quel demone che ci fa dire e pensare "prima i nostri...". Quel demone per cui gli altri, gli stranieri, coloro che appartengono ad altre categorie sociali o etniche, diventano dei 'niente', se non addirittura nemici e ostacoli al benessere mio e dei "nostri".
Quando Gesù nella sinagoga di Cafarnao ha liberato l'indemoniato, i discepoli, pur con tutte le chiusure e con tutte le durezze che ancora manifesteranno, hanno imparato un po' la lezione. E così, appena arrivati a casa, parlano della suocera e diventano un ponte (e non un muro) tra Gesù e questa donna e la sua sofferenza.

Ma guarendo la donna, Gesù le ridona dignità. In quella frase «ed ella li serviva» Marco usa lo stesso verbo impiegato nel racconto degli angeli che servivano Gesù nel deserto dopo le tentazioni. La donna che era considerata una nullità, viene fatta uguale agli angeli, le creature più vicine a Dio.


(Gb 7,1-4.6-7; Sal 146; 1Cor 9,16-19.22-23; Mc 1,29-39)


28 gennaio 2021

Gesù vuole liberare l'uomo - 31/01/2021 - IV Domenica tempo ordinario



«Ed erano stupiti del suo insegnamento»
Nella sinagoga, durante la celebrazione del sabato, Gesù stupisce. Nel rito solito entra la novità di Dio. Troppo spesso cadiamo nella ripetitività e perdiamo il senso della celebrazione. Ma Gesù viene e ci fa riscoprire lo stupore di un Dio che si rivela nella consuetudine dei gesti quotidiani donandogli un nuovo sapore, un nuovo senso, un nuovo soffio di vita.

«insegnava loro come uno che ha autorità»
Questa constatazione viene fatta due volte in poche righe.
L'autorità di Gesù non è quella degli scribi. Non viene, cioè, da anni di studi, da riconoscimenti accademici o istituzionali. Gesù ha autorità perché, prima delle sua parole, parla la sua vita. Perché lui non è mai contro l'uomo, ma a favore dell'uomo. Di ogni uomo.
I suoi insegnamenti non vogliono giudicare o condannare l'uomo, ma lo vogliono liberare perché possa ritrovare la sua grandezza. I suoi insegnamenti sono soffio di vita e di speranza.

«... vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro ... E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui»
Due cose colpiscono in questa scena: che accada nella sinagoga, e che fra tutti i presenti solo il demonio riconosca pienamente Gesù.

Marco ci sta dicendo che la prima liberazione avviene dentro la comunità, dentro la Parrocchia, nel luogo della preghiera e dell'incontro. Il punto di partenza è in quell'impasto di santità e peccato, di slanci e fatiche, che sono le nostre comunità. Siamo chiamati a scrutare e amare la nostra vita comunitaria, siamo invitati a far circolare aria fresca. Dobbiamo ricordarci sempre che la Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori continuamente perdonati che invitano al cambiamento e soprattutto testimoniano che cambiare è possibile.

Il primo sguardo di Gesù si posa sempre sulle fragilità dell'uomo e la prima di tutte le povertà è l'assenza di libertà, come per un uomo «posseduto», prigioniero di uno più forte di lui.
L'indemoniato, simbolo di tutte le catene che ci impediscono una fede autentica, abita nella sinagoga, in chiesa. Per questo la sua affermazione è terribile: "Che c'entri con noi, sei venuto per rovinarci!". Il vangelo è liberante per chi ama la vita ma straziante per chi ama semplicemente obbedire.
Spesso mi chiedo se non sono anche io "posseduto" da questo spirito "religioso" che mi fa lodare Dio con le parole ma non con la vita, che mi fa compiere gesti tradizionali di culto, ma che non si traducono in azioni per realmente cambiare e migliorare il mondo.
Gesù viene per liberare il mondo dal male, ma prima di tutto viene per liberare la religione dalla chiusura ripetitiva dei gesti e dalla sterilità. Gesù viene per far vedere che è possibile davvero un mondo nuovo, proprio a partire dagli insegnamenti di Dio. Gesù viene ogni domenica dentro la consuetudine del nostro culto festivo per dirci parole nuove, per spingerci a essere nuovi nel modo di fare e di affrontare il mondo.
Viene per dirci che il vero demonio che spesso ci tiene incatenati tutti, credenti e praticanti, è molto profondo dentro di noi, ed è la mancanza di fiducia e di coraggio nel mettere in pratica il suo insegnamento.


(Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28)