11 settembre 2025

Amare non è un'emozione, ma un'azione - 14/9/2025 - Esaltazione della Santa Croce

 
Miniatura della Crocifissione
inizio dell'XI secolo (particolare)
(Codex Uta, Bayerische Staatsbibliothek - Monaco)

 
La festa della Esaltazione della Croce ha la sua origine in vicende storiche. La croce ritrovata e riconquistata nel VII secolo dall'imperatore Eraclio è il motivo storico della festa. Ma il motivo spirituale è molto più profondo e importante: la croce è lo svelamento supremo di Dio.
Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. Perché l'amore conosce molti doveri, ma il primo di questi è di essere con l'amato. Gesù è in croce solo per essere con me e come me. Perché io possa essere con Lui e come Lui.
 
«Dio ha tanto amato». È questo il cuore profondo del cristianesimo. "Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama" (Paul Xardel). La salvezza è Lui che ama me, proprio me e così come sono, e non io che amo Lui.
«Amare tanto» è cosa da Dio, e da veri figli di Dio. Ogni volta che una creatura ama tanto, in quel momento sta facendo una cosa divina, in quel momento è pienamente figlia di Dio, incarnazione del progetto del Padre.
«Ha tanto amato il mondo da dare»: amare non è una emozione, ma un'azione. Comporta un dare, generosamente, illogicamente, dissennatamente dare. E "Dio non può dare nulla di meno di se stesso" (Meister Eckart).
 
«Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Il mondo è salvato, non condannato.
Ogni volta che temiamo condanne per le ombre che ci portiamo dietro, siamo pagani, non abbiamo capito niente della croce.
Ogni volta che siamo noi a lanciare condanne, siamo pagani, scivoliamo fuori dalla salvezza di Dio.
Salvare vuol dire anche conservare, e per questo nessun gesto d'amore, nessun coraggio, nessuna forte perseveranza, nessun volto andrà perduto o dimenticato. Neppure il più piccolo filo d'erba. Perché è tutta la creazione che brama, che geme nelle doglie della salvezza (Rm 8,18-22).
 
 

 
Letture:
Numeri 21,4-9
Salmo 77
Filippesi 2,6-11
Giovanni 3,13-17
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,13-17)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
 
 

04 settembre 2025

Dio non è capace di fare le sottrazioni - 7/9/2025 - XXIII Domenica tempo ordinario


 
 
A noi, che sentiamo sempre le parole del serpente che ci invita a diffidare di Dio, sembra quasi che Dio si metta in concorrenza con i nostri cari, che ci chieda di rinunciare a loro per poter accogliere Lui. Siamo portati a pensare che l'amore per Dio ci debba portare ad una 'sottrazione' nei nostri amori umani. Ma Gesù usa una parola precisa: 'più'. Dio non fa sottrazioni, Lui fa solo addizioni!
 
L'accento delle parole di Gesù non è sulla rinuncia, ma sulla conquista. Non indicano un punto di partenza, indicano una meta da raggiungere. In pratica Gesù ci dice: "Tu sai quant'è bello amare tuo padre, tua madre, il tuo coniuge, i tuoi figli; quanto ti fa bene e ti rende felice. Ecco, io ti dono qualcosa di più, qualcosa che rende il tuo amore ancora più bello, qualcosa che ti fa stare ancora più bene, che ti rende ancora più felice",
Dio non toglie niente, anzi, aggiunge. Lui aggiunge il suo amore al nostro amore, accoglie, e fa suo, il nostro amore per amare ancora di più le persone, il mondo.
 
«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». 'Portare la croce' non significa 'sopportare' le sofferenze e le difficoltà della vita. Non è un sopportare passivo, ma un 'prendere' attivo.
Perché la croce è il riassunto della vita di Gesù, quindi 'portare' la croce significa vivere una vita come la sua, che sapeva amare come nessun altro.
Prendere la croce vuol dire prendere l'amore, perché senza amore non sei vivo, e prendere anche la parte di dolore che ogni amore porta con sé, perché sennò non ami.
Perché Dio non ci salva dalla croce, ma nella croce, non protegge dal dolore ma nel dolore, non dalla tempesta ma nelle tempeste della vita.
 
Essere figli di Dio non vuol dire essere figli di una sottrazione, ma di un'addizione. I credenti non sono uomini e donne diminuiti, ma sono uomini e donne che hanno più amore, più libertà, più consapevolezza. "Il cristiano è un essere umano finalmente promosso a uomo" diceva don Primo Mazzolari.
Il cristiano è uno che ha scoperto che il vivere il Vangelo rende più belle le esperienze belle che facciamo nella vita.
 
 

 
Letture:
Sapienza 9,13-18
Salmo 89
Filèmone 1,9-10.12-17
Luca 14,25-33
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
 
 

28 agosto 2025

Quando offri un banchetto invita poveri... - 31/8/2025 - XXII Domenica tempo ordinario

 
Pranzo comunitario in una mensa della Caritas
(foto Ansa)

 
Questo brano del Vangelo è tutto un gioco di sguardi. Gli invitati osservano Gesù e Gesù osserva gli invitati. Ma sono sguardi molto diversi. Gli invitati osservano per cogliere in fallo. Gesù per trovare la strada per aprire i cuori all'amore di Dio («non sono venuto per condannare, ma per salvare» Gv 12,47).
 
Gesù nota che i farisei non si sono resi conto che il loro zelo per Dio, a poco a poco, si è trasformato in ricerca della propria affermazione. Gesù allora cerca di correggerli citando un brano del libro dei Proverbi che loro dovrebbero conoscere bene: «Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire: "Sali quassù", piuttosto che essere umiliato davanti a uno più importante» (Prov 25,6-7).
Non dice questo per umiliarli né tanto meno per dettare un nuovo galateo, ma per ricordare, a loro come a noi, che l'ultimo posto non va scelto per umiltà o modestia, né tanto meno per 'farsi vedere'. Va scelto per amore: mi metto ultimo perché tu venga prima di me, tu abbia il meglio prima di me!
 
L'ultimo posto non è umiliante, è il posto di Dio. È il posto per chi vuole agire come Gesù, che è venuto per servire e non per essere servito. Gesù ci rivela che il volto del Padre è quello di un Dio 'capovolto', che non se ne sta su nei cieli ad aspettare che noi arriviamo fino a Lui, ma che scende fin sotto i nostri piedi per poterci, da sotto, sollevare fino al suo Regno.
 
Gesù ci invita, come diceva don Tonino Bello, a "opporre ai segni del potere il potere dei segni". Il linguaggio dei gesti lo capiscono tutti, perché è una lingua che va da un cuore ad un altro cuore. E certi gesti ribaltano totalmente la nostra scala di valori, creano una vertigine, un'inversione di rotta nella nostra storia, aprono la strada per un nuovo modo di abitare la terra. Sono veramente la primizia del Regno.
 
Ecco perché quando accogli chi non viene accolto, chi viene calpestato, «sarai beato perché non hanno da ricambiarti». La vera gioia la trovi quando fai le cose non per interesse, ma per generosità.
L'uomo per star bene deve dare. È la legge della vita. Perché è la legge di Dio.
È il segreto delle beatitudini: Dio regala gioia a chi produce amore.
Nel Vangelo il verbo "amare" si traduce sempre con il verbo "dare".
 
 

 
Letture:
Siracide 3,17-20.28-29
Salmo 67
Ebrei 12,18-19.22-24
Luca 14,1.7-14
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cedigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
 
 

21 agosto 2025

Salmo 9

«...tu non abbandoni chi ti cerca, Signore» (Sal 9,11b)

    Signore, anch'io voglio essere uno che ti cerca. E, dopo averti trovato, ti cerca ancora, dovunque, chiedendo informazioni a tutti, al mistico come all'assassino, allo studioso come alla beghina, alla monaca come al libertino. Tutti possono fornirmi delle indicazioni sul tuo conto.

    Guai se mi illudessi di «tenerti» una volta per sempre.

    La ricerca ricomincia ogni giorno.

    Ogni giorno devo cercarti, trovarti, farmi trovare da Te.

    Se sarà necessario, salirò sulla barca come Pietro e Andrea, anche se non ho mai avuto un gusto particolare per la pesca.

    Magari mi metterò al banco della gabella, come Levi il pubblicano, anche se non ho mai nutrito eccessiva simpatia per i numeri.

    Per male che vada, ci sarà sempre una tavola sotto cui cacciarmi per raccogliere almeno le tue briciole.

    O un orlo della tua veste da afferrare.

    O un sicomoro su cui arrampicarmi.

    O un sospiro che ti permetterà di rintracciarmi...

(Alessandro Pronzato, Coraggio Gridiamo, Ed. Gribaudi, pp. 175-176)

La porta è stretta, ma sempre aperta - 24/8/2025 - XXI Domenica tempo ordinario

Porta Santa
Basilica di san Pietro (Roma)


 
«Signore, sono pochi quelli che si salvano?» Gesù non risponde su quanti saranno i salvati, ma sulla modalità con cui verranno salvati. La porta è stretta perché è a misura di bambino: «Se non sarete come bambini non entrerete!» (Mt 18,3).
La porta è stretta, ma i piccoli, i bambini passano senza nessuna fatica. Se punto sui miei meriti non passo, la porta è strettissima. Se punto sulla bontà del Signore, come un bambino che si butta delle mani protese del padre, la porta è larghissima.
Per passare la porta dobbiamo farci piccoli, dobbiamo lasciare andare tutte le 'cose' che abbiamo accumulato nel corso della nostra vita.
 
Dobbiamo lasciar andare le cose materiali, cioè le ricchezze, gli oggetti a cui ci siamo legati.
Dobbiamo abbandonare anche i brandelli di potere e prestigio più o meno gradi che abbiamo raggiunto, tutte le maschere che abbiamo indossato per celare le nostre debolezze e le nostre paure, tutti i ruoli di cui ci siamo rivestiti per prevaricare e scavalcare gli altri.
«Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». Dobbiamo lasciar andare anche tutti quelli che riteniamo i nostri meriti. Tutte le Messe, le preghiere, le pratiche religiose fatte solo per 'salvarci'. E infine dobbiamo abbandonare anche tutte le nostre 'buone azioni'.
 
La porta è stretta ma aperta. È sempre aperta. Quello che Gesù offre non è solo rimandato nell'aldilà. È salvezza che inizia già adesso. È un mondo più bello, più umano, dove ci sono costruttori di pace, uomini dal cuore puro, onesti sempre, e allora la vita di tutti è più bella, più piena, più gioiosa se vissuta secondo il vangelo.
La porta è aperta ed è sufficiente per tanti, tantissimi. Infatti la grande sala è piena, vengono da oriente e da occidente e sono folla ed entrano. Non sono migliori o più umili, non hanno più meriti. Hanno semplicemente accolto Dio per mille vie diverse. Dio non si merita si accoglie.
 
«Voi, non so di dove siete». Tutti abbiamo sentito con dolore questa accusa: "vanno in chiesa, ma poi fuori sono come gli altri, se non peggio...".
Può succedere, se vado in chiesa ma non accolgo Dio dentro di me.
Dio che entra e mi trasforma, mi cambia pensieri, emozioni, parole, gesti. Mi dà i suoi occhi, e un pezzo del suo cuore.
Il Dio della misericordia mi insegna gesti di misericordia, il Dio dell'accoglienza mi insegna gesti di accoglienza e di comunione.
 
 

 
Letture:
Isaia 66,18-21
Salmo 116
Ebrei 12,5-7.11-13
Luca 13,22-30
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!".
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
 
 

14 agosto 2025

Il fuoco dello Spirito - 17/8/2025 - XX Domenica tempo ordinario

 
Mosè davanti al roveto ardente
(Marc Chagall)
Museo Nazionale del Messaggio Biblico Marc Chagall (Nizza)

 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra»
Troppo spesso nel corso della storia i cristiani hanno interpretato queste parole come un invito a bruciare i nemici, i peccatori, coloro che non si conformavano al 'pensiero corrente'.
Invece il fuoco che è venuto a portare Gesù è il fuoco dell'amore, il fuoco della vita ("La vita xe fiama" diceva il poeta Biagio Marin); è il fuoco dello Spirito, quelle fiamme che la mattina di Pentecoste si sono posate sugli apostoli e che li hanno resi capaci di portare la Buona Novella in tutto il mondo; è il roveto ardente che lo Spirito accende lungo le strade della nostra vita.
 
«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione»
Sembra che ci sia una contraddizione tra questa frase e il Gesù che chiede di amare i nemici (Mt 5,44), di benedire chi ci maledice (Lc 6,28), che ha pregato fino all'ultimo per l'unità, «perché siano una cosa sola» (Gv 17, 11), che ha dato il nome di diavolo, cioè 'divisore', al peggior nemico dell'uomo.
Dio non è neutrale, Lui si mette sempre dalla parte dei più deboli. Gesù fa di un bambino il modello di tutti, dei poveri i prìncipi del suo regno, dei derelitti e degli emarginati gli invitati al suo banchetto di nozze.
Gesù vuole risvegliare la nostra coscienza, rompere la nostra 'pace' fatta di sopraffazione degli altri, di cancellazione delle voci che non ci piacciono, di negazione delle parole che non ci fanno comodo.
 
In fondo è questo il fuoco che Gesù vorrebbe fosse acceso: il fuoco del Vangelo che ci fa voce di chi non ha voce, che ci fa lottare per la giustizia, che non ci fa restare passivi, arrendevoli di fronte all'ingiustizia, alla violenza, alla prevaricazione.
C'è il seme incandescente di un mondo nuovo nelle cose. C'è una goccia di fuoco nel profondo del mio spirito, una lingua di fuoco, come a Pentecoste, sul capo di ognuno di noi.
C'è lo Spirito Santo che accende roveti ardenti ad ogni angolo di strada. Sta a noi decidere di «avvicinarsi a osservare questo grande spettacolo» (Es 3,3)
 
 

 
Letture:
Geremia 38,4-6.8-10
Salmo 39
Ebrei 12,1-4
Luca 12,49-53
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
 
 

07 agosto 2025

Alla fine della notte, lo splendore di un incontro - 10/8/2025 - XIX Domenica tempo ordinario

Attesa

 
«Non temere, piccolo gregge». In quattro parole (che purtroppo non vengono lette nella versione breve) c'è tutta la maternità di Dio, le sue viscere che fremono di compassione e d'amore per tutti i suoi figli, per tutti noi.
E questo amore materno ci dà subito una bellissima notizia: Dio è contento di donarci il Regno. Lui ce lo dona, e noi dobbiamo solo accogliere questo suo regalo. Non è necessario fare imprese eroiche, sacrifici indicibili, per avere il Regno di Dio. Il bene che facciamo non è il prezzo da pagare per avere il Regno, ma il segno che abbiamo accolto il dono del Regno.
 
«Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli». Gesù ha legato ogni autorità nella comunità al servizio (Dietrich Bonhoffer); non solo, ha fatto del servizio il modo specifico del rapporto reciproco tra uomo e Dio: noi servitori di Dio, e Dio che si fa servitore dei suoi servi (li farà mettere a tavola e passerà a servirli).
Dio non è il Padrone dei padroni, è il servitore della vita. Non rifletteremo mai abbastanza su cosa significhi avere un Dio nostro servitore:
il padrone castiga, il servo aiuta;
il padrone giudica, il servo sostiene;
il padrone detta ordini, il servo ascolta e apre il cuore.
Dio è il solo che io riuscirò a servire perché è l'unico che si è fatto mio servitore.
 
Per tre volte risuona l'invito «siate pronti». Ma che cosa dobbiamo aspettare, cosa deve venire? Dall'avvenire non viene 'qualcosa', viene 'Qualcuno'.
Alla fine della notte, sorge lo splendore di un incontro.
E non con il Dio ladro di vita, ma con un Dio che si fa servo dei suoi servi, che si china davanti all'uomo e lo onora, lo consola, cura e sana le sue ferite, asciuga le sue lacrime. Un Dio amante della vita, che porta la festa nella nostra vita, che imbandisce un banchetto senza fine per tutti i suoi figli.
 
 

 
Letture:
Sapienza 18,6-9
Salmo 32
Ebrei 11,1-2.8-19
Luca 12,32-48
 
 
 

 
Luca Lc 12,32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Forma breve (Lc 12,35-40)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
 
 

31 luglio 2025

La vita è meravigliosa - 3/8/2025 - XVIII Domenica tempo ordinario

 
La vita è meravigliosa
Frank Capra (1946)

 
Mi colpisce l'estrema solitudine del protagonista della parabola raccontata da Gesù: non ha nome, non ha volto, non ha moglie, figli, fratelli, parenti, amici. Ha solo tante cose. Per lui esistono solo le cose, anche le persone le riduce a cose, a strumenti per il suo interesse. Il suo sguardo, la sua vista, non vanno oltre il suo ombelico.
 
È per questo che Dio lo chiama «stolto»
- perché basa la propria sicurezza sull'avere e non sull'essere, sulle relazioni;
- perché crede che avere molti soldi, molte cose, significhi avere molta vita;
- perché si identifica con le cose e non le trasforma in mezzo di comunione con gli altri;
- perché è in adorazione del proprio 'io' e non si mette mai di fronte, e in relazione, ad un 'tu'.
 
Questo ricco non riuscirà mai a pregare la preghiera insegnata da Gesù nel Vangelo di domenica scorsa. Lui è capace di dire solo "mio". La parola "nostro" per lui non ha nessun senso, non esiste.
Non ha capito che si è ricchi solo di ciò che si ha donato.
"Sono affamato di tutto il pane che ho mangiato da solo, povero di tutti i beni che tengo per me" (Gustave Thibon, filosofo)
 
Non so perché (forse per contrasto), ma questa parabola mi fa venire in mente il film 'La vita è meravigliosa': cosa avrebbe fatto questo ricco se anche lui, come George Bailey (il protagonista del film) avesse perso di colpo tutte le sue ricchezze?
Lui che ha investito tutta la sua vita sulle cose, avrebbe finito di vivere.
George Bailey, che aveva investito tutta la sua vita sugli altri, invece si è ritrovato molto più ricco di prima, e non solo di beni materiali.
 
 

 
Letture:
Qoelet 1,2;2,21-23
Salmo 89
Colossesi 3,1-5.9-11
Luca 12,13-21
 
 
 

 
Luca 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
 
 

24 luglio 2025

...a chi bussa sarà aperto... - 27/7/2025 - XVII Domenica tempo ordinario

 


 
La Bibbia inizia con Dio che scende nel giardino dell'Eden per cercare Adamo (Gen 3), poco dopo sente il sangue di Abele che grida (Gen 4), più avanti sente il grido del suo popolo schiavo in Egitto e lo libera (Es 3). Tutto l'Antico Testamento è una serie di interventi di Dio che sente i lamenti e le preghiere dei suoi figli, fino ad arrivare all'Incarnazione: Dio, commosso dalla miseria umana, decide di farsi uomo in modo da essere il più vicino possibile a chi soffre, a chi è perseguitato, a chi è escluso.
Tanta è la sua sete dell'uomo che alla fine della Bibbia, l'Apocalisse dice «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.» (Ap. 3, 20)
È per questo che faccio fatica a vedere nel brano del Vangelo di oggi, un Dio che dorme, disinteressato a noi, mentre l'uomo deve buttarlo giù dal letto a forza di preghiere.
Mi viene il dubbio che forse lo scocciatore che viene a svegliare non sono io, ma è Lui. E il dormiente non è lui, ma sono io.
 
Un antico inno liturgico diceva. «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14).
Non è Dio che deve essere svegliato dalle nostre preghiere, ma siamo noi che dobbiamo pregare per essere svegliati, per essere illuminati da Cristo che viene a visitarci con «un sole che sorge» (Lc 1, 78).
Troppo spesso ci lasciamo sfiorare dalle situazioni e dalle persone senza partecipare, senza neanche cercare di entrare in rapporto, in comunione.
La preghiera ci sveglia, ci aiuta ad avere attenzione agli altri, ad essere presenti nella loro vita. La preghiera più forte che il Signore può sentire è il "Si". E il 'si' fondamentale per tutta l'umanità è quello detto da una fanciulla di Nazareth, che si è messa immediatamente in viaggio per essere vicina e aiutare chi ne aveva bisogno.
 
«chiedete e vi sarà dato»
Siamo sinceri, questa frase ci sembra più uno slogan pubblicitario che una realtà.
Però la certezza dell'esaudimento si colloca su di un altro piano. Con la preghiera sappiamo che Dio ci ha ascoltato, ha preso atto dei nostri desideri. E Dio interviene sempre, anche se non sempre come e quando vorremmo noi.
Noi vorremmo che Lui facesse sparire gli ostacoli, i guai che ci assillano, i dispiaceri che ci fanno soffrire.
Ma Lui, il più delle volte, sembra che lasci le cose come stanno. Però Lui si mette in strada con noi, condividendo gli stessi ostacoli, gli stessi fastidi. Col suo silenzio ci dice: "vieni, dai, camminiamo insieme e vedrai...".
Tutto sembra lo stesso, sei tu che sei cambiato. E sei cambiato perché hai pregato. La tua forza non è più solo la tua, hai ricevuto un supplemento di forza e di capacità.
Con la preghiera non ottieni delle cose, ma ottieni qualcosa di più prezioso: la compagnia del Signore.
"Nella preghiera non si ottiene uno sconto sul prezzo del biglietto. Si ottiene un Compagno di viaggio" (Alessandro Pronzato)
 
 

 
Letture:
Genesi 18,20-32
Salmo 137
Colossesi 2,12-14
Luca 11,1-13
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli"; e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
 
 

17 luglio 2025

Due sorelle che si tengono per mano - 20/7/2025 - XVI Domenica tempo ordinario

 
Betania
(quadro di Luciano Perolini)

 
«Marta Marta tu ti affanni e ti agiti per molte cose» Gesù non contraddice il servizio ma l'affanno, non contesta il cuore generoso di Marta ma l'agitazione.
A tutti noi Gesù ripete: "attento a un troppo che può divorarti, troppo lavoro, troppi pensieri, troppo correre. Prima la persona poi le cose". Se ti siedi ai piedi di Cristo impari la cosa più importante: a distinguere tra superfluo e necessario, tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Gesù ti dice di non affannarti per niente che non sia la tua essenza eterna.
 
La nostra è una società che dell'efficienza ha fatto un idolo. Finché si è efficienti va bene, ma appena la nostra capacità di fare cala, veniamo messi da parte.
Gesù non sopporta che veniamo impoveriti ad un ruolo di automi, di macchine. Tu, ci dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai. Tu puoi vivere con me in una relazione diversa, condividere non solo azioni, ma anche pensieri, sogni, emozioni, gioie e dolori.
 
Dio non ci ha creato per essere servi, prestatori d'opera, ma figli.
Gesù non cerca servitori, ma amici; non ha bisogno di gente che faccia cose per lui, ma di persone che gli lascino fare delle cose per loro e dentro di loro.
Dobbiamo andare a scuola dalla Madonna, anche noi riconoscere che «grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente» (Lc 1,49). Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma riconoscere ciò che Dio fa per me.
 
Nella mia anima le due sorelle si tengono per mano, e insieme mi insegnano a passare da un Dio sentito come affanno (Marta), a un Dio sentito come stupore (Maria). Da loro imparerò a lasciare un Dio sentito come dovere, per abbandonarmi all'abbraccio di un Dio vissuto come desiderio.
 
 

 
Letture:
Genesi 18,1-10
Salmo 14
Colossesi 1,24-28
Luca 10,38-42
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».