28 agosto 2025

Quando offri un banchetto invita poveri... - 31/8/2025 - XXII Domenica tempo ordinario

 
Pranzo comunitario in una mensa della Caritas
(foto Ansa)

 
Questo brano del Vangelo è tutto un gioco di sguardi. Gli invitati osservano Gesù e Gesù osserva gli invitati. Ma sono sguardi molto diversi. Gli invitati osservano per cogliere in fallo. Gesù per trovare la strada per aprire i cuori all'amore di Dio («non sono venuto per condannare, ma per salvare» Gv 12,47).
 
Gesù nota che i farisei non si sono resi conto che il loro zelo per Dio, a poco a poco, si è trasformato in ricerca della propria affermazione. Gesù allora cerca di correggerli citando un brano del libro dei Proverbi che loro dovrebbero conoscere bene: «Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire: "Sali quassù", piuttosto che essere umiliato davanti a uno più importante» (Prov 25,6-7).
Non dice questo per umiliarli né tanto meno per dettare un nuovo galateo, ma per ricordare, a loro come a noi, che l'ultimo posto non va scelto per umiltà o modestia, né tanto meno per 'farsi vedere'. Va scelto per amore: mi metto ultimo perché tu venga prima di me, tu abbia il meglio prima di me!
 
L'ultimo posto non è umiliante, è il posto di Dio. È il posto per chi vuole agire come Gesù, che è venuto per servire e non per essere servito. Gesù ci rivela che il volto del Padre è quello di un Dio 'capovolto', che non se ne sta su nei cieli ad aspettare che noi arriviamo fino a Lui, ma che scende fin sotto i nostri piedi per poterci, da sotto, sollevare fino al suo Regno.
 
Gesù ci invita, come diceva don Tonino Bello, a "opporre ai segni del potere il potere dei segni". Il linguaggio dei gesti lo capiscono tutti, perché è una lingua che va da un cuore ad un altro cuore. E certi gesti ribaltano totalmente la nostra scala di valori, creano una vertigine, un'inversione di rotta nella nostra storia, aprono la strada per un nuovo modo di abitare la terra. Sono veramente la primizia del Regno.
 
Ecco perché quando accogli chi non viene accolto, chi viene calpestato, «sarai beato perché non hanno da ricambiarti». La vera gioia la trovi quando fai le cose non per interesse, ma per generosità.
L'uomo per star bene deve dare. È la legge della vita. Perché è la legge di Dio.
È il segreto delle beatitudini: Dio regala gioia a chi produce amore.
Nel Vangelo il verbo "amare" si traduce sempre con il verbo "dare".
 
 

 
Letture:
Siracide 3,17-20.28-29
Salmo 67
Ebrei 12,18-19.22-24
Luca 14,1.7-14
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cedigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
 
 

21 agosto 2025

Salmo 9

«...tu non abbandoni chi ti cerca, Signore» (Sal 9,11b)

    Signore, anch'io voglio essere uno che ti cerca. E, dopo averti trovato, ti cerca ancora, dovunque, chiedendo informazioni a tutti, al mistico come all'assassino, allo studioso come alla beghina, alla monaca come al libertino. Tutti possono fornirmi delle indicazioni sul tuo conto.

    Guai se mi illudessi di «tenerti» una volta per sempre.

    La ricerca ricomincia ogni giorno.

    Ogni giorno devo cercarti, trovarti, farmi trovare da Te.

    Se sarà necessario, salirò sulla barca come Pietro e Andrea, anche se non ho mai avuto un gusto particolare per la pesca.

    Magari mi metterò al banco della gabella, come Levi il pubblicano, anche se non ho mai nutrito eccessiva simpatia per i numeri.

    Per male che vada, ci sarà sempre una tavola sotto cui cacciarmi per raccogliere almeno le tue briciole.

    O un orlo della tua veste da afferrare.

    O un sicomoro su cui arrampicarmi.

    O un sospiro che ti permetterà di rintracciarmi...

(Alessandro Pronzato, Coraggio Gridiamo, Ed. Gribaudi, pp. 175-176)

La porta è stretta, ma sempre aperta - 24/8/2025 - XXI Domenica tempo ordinario

Porta Santa
Basilica di san Pietro (Roma)


 
«Signore, sono pochi quelli che si salvano?» Gesù non risponde su quanti saranno i salvati, ma sulla modalità con cui verranno salvati. La porta è stretta perché è a misura di bambino: «Se non sarete come bambini non entrerete!» (Mt 18,3).
La porta è stretta, ma i piccoli, i bambini passano senza nessuna fatica. Se punto sui miei meriti non passo, la porta è strettissima. Se punto sulla bontà del Signore, come un bambino che si butta delle mani protese del padre, la porta è larghissima.
Per passare la porta dobbiamo farci piccoli, dobbiamo lasciare andare tutte le 'cose' che abbiamo accumulato nel corso della nostra vita.
 
Dobbiamo lasciar andare le cose materiali, cioè le ricchezze, gli oggetti a cui ci siamo legati.
Dobbiamo abbandonare anche i brandelli di potere e prestigio più o meno gradi che abbiamo raggiunto, tutte le maschere che abbiamo indossato per celare le nostre debolezze e le nostre paure, tutti i ruoli di cui ci siamo rivestiti per prevaricare e scavalcare gli altri.
«Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». Dobbiamo lasciar andare anche tutti quelli che riteniamo i nostri meriti. Tutte le Messe, le preghiere, le pratiche religiose fatte solo per 'salvarci'. E infine dobbiamo abbandonare anche tutte le nostre 'buone azioni'.
 
La porta è stretta ma aperta. È sempre aperta. Quello che Gesù offre non è solo rimandato nell'aldilà. È salvezza che inizia già adesso. È un mondo più bello, più umano, dove ci sono costruttori di pace, uomini dal cuore puro, onesti sempre, e allora la vita di tutti è più bella, più piena, più gioiosa se vissuta secondo il vangelo.
La porta è aperta ed è sufficiente per tanti, tantissimi. Infatti la grande sala è piena, vengono da oriente e da occidente e sono folla ed entrano. Non sono migliori o più umili, non hanno più meriti. Hanno semplicemente accolto Dio per mille vie diverse. Dio non si merita si accoglie.
 
«Voi, non so di dove siete». Tutti abbiamo sentito con dolore questa accusa: "vanno in chiesa, ma poi fuori sono come gli altri, se non peggio...".
Può succedere, se vado in chiesa ma non accolgo Dio dentro di me.
Dio che entra e mi trasforma, mi cambia pensieri, emozioni, parole, gesti. Mi dà i suoi occhi, e un pezzo del suo cuore.
Il Dio della misericordia mi insegna gesti di misericordia, il Dio dell'accoglienza mi insegna gesti di accoglienza e di comunione.
 
 

 
Letture:
Isaia 66,18-21
Salmo 116
Ebrei 12,5-7.11-13
Luca 13,22-30
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!".
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
 
 

14 agosto 2025

Il fuoco dello Spirito - 17/8/2025 - XX Domenica tempo ordinario

 
Mosè davanti al roveto ardente
(Marc Chagall)
Museo Nazionale del Messaggio Biblico Marc Chagall (Nizza)

 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra»
Troppo spesso nel corso della storia i cristiani hanno interpretato queste parole come un invito a bruciare i nemici, i peccatori, coloro che non si conformavano al 'pensiero corrente'.
Invece il fuoco che è venuto a portare Gesù è il fuoco dell'amore, il fuoco della vita ("La vita xe fiama" diceva il poeta Biagio Marin); è il fuoco dello Spirito, quelle fiamme che la mattina di Pentecoste si sono posate sugli apostoli e che li hanno resi capaci di portare la Buona Novella in tutto il mondo; è il roveto ardente che lo Spirito accende lungo le strade della nostra vita.
 
«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione»
Sembra che ci sia una contraddizione tra questa frase e il Gesù che chiede di amare i nemici (Mt 5,44), di benedire chi ci maledice (Lc 6,28), che ha pregato fino all'ultimo per l'unità, «perché siano una cosa sola» (Gv 17, 11), che ha dato il nome di diavolo, cioè 'divisore', al peggior nemico dell'uomo.
Dio non è neutrale, Lui si mette sempre dalla parte dei più deboli. Gesù fa di un bambino il modello di tutti, dei poveri i prìncipi del suo regno, dei derelitti e degli emarginati gli invitati al suo banchetto di nozze.
Gesù vuole risvegliare la nostra coscienza, rompere la nostra 'pace' fatta di sopraffazione degli altri, di cancellazione delle voci che non ci piacciono, di negazione delle parole che non ci fanno comodo.
 
In fondo è questo il fuoco che Gesù vorrebbe fosse acceso: il fuoco del Vangelo che ci fa voce di chi non ha voce, che ci fa lottare per la giustizia, che non ci fa restare passivi, arrendevoli di fronte all'ingiustizia, alla violenza, alla prevaricazione.
C'è il seme incandescente di un mondo nuovo nelle cose. C'è una goccia di fuoco nel profondo del mio spirito, una lingua di fuoco, come a Pentecoste, sul capo di ognuno di noi.
C'è lo Spirito Santo che accende roveti ardenti ad ogni angolo di strada. Sta a noi decidere di «avvicinarsi a osservare questo grande spettacolo» (Es 3,3)
 
 

 
Letture:
Geremia 38,4-6.8-10
Salmo 39
Ebrei 12,1-4
Luca 12,49-53
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
 
 

07 agosto 2025

Alla fine della notte, lo splendore di un incontro - 10/8/2025 - XIX Domenica tempo ordinario

Attesa

 
«Non temere, piccolo gregge». In quattro parole (che purtroppo non vengono lette nella versione breve) c'è tutta la maternità di Dio, le sue viscere che fremono di compassione e d'amore per tutti i suoi figli, per tutti noi.
E questo amore materno ci dà subito una bellissima notizia: Dio è contento di donarci il Regno. Lui ce lo dona, e noi dobbiamo solo accogliere questo suo regalo. Non è necessario fare imprese eroiche, sacrifici indicibili, per avere il Regno di Dio. Il bene che facciamo non è il prezzo da pagare per avere il Regno, ma il segno che abbiamo accolto il dono del Regno.
 
«Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli». Gesù ha legato ogni autorità nella comunità al servizio (Dietrich Bonhoffer); non solo, ha fatto del servizio il modo specifico del rapporto reciproco tra uomo e Dio: noi servitori di Dio, e Dio che si fa servitore dei suoi servi (li farà mettere a tavola e passerà a servirli).
Dio non è il Padrone dei padroni, è il servitore della vita. Non rifletteremo mai abbastanza su cosa significhi avere un Dio nostro servitore:
il padrone castiga, il servo aiuta;
il padrone giudica, il servo sostiene;
il padrone detta ordini, il servo ascolta e apre il cuore.
Dio è il solo che io riuscirò a servire perché è l'unico che si è fatto mio servitore.
 
Per tre volte risuona l'invito «siate pronti». Ma che cosa dobbiamo aspettare, cosa deve venire? Dall'avvenire non viene 'qualcosa', viene 'Qualcuno'.
Alla fine della notte, sorge lo splendore di un incontro.
E non con il Dio ladro di vita, ma con un Dio che si fa servo dei suoi servi, che si china davanti all'uomo e lo onora, lo consola, cura e sana le sue ferite, asciuga le sue lacrime. Un Dio amante della vita, che porta la festa nella nostra vita, che imbandisce un banchetto senza fine per tutti i suoi figli.
 
 

 
Letture:
Sapienza 18,6-9
Salmo 32
Ebrei 11,1-2.8-19
Luca 12,32-48
 
 
 

 
Luca Lc 12,32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Forma breve (Lc 12,35-40)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
 
 

31 luglio 2025

La vita è meravigliosa - 3/8/2025 - XVIII Domenica tempo ordinario

 
La vita è meravigliosa
Frank Capra (1946)

 
Mi colpisce l'estrema solitudine del protagonista della parabola raccontata da Gesù: non ha nome, non ha volto, non ha moglie, figli, fratelli, parenti, amici. Ha solo tante cose. Per lui esistono solo le cose, anche le persone le riduce a cose, a strumenti per il suo interesse. Il suo sguardo, la sua vista, non vanno oltre il suo ombelico.
 
È per questo che Dio lo chiama «stolto»
- perché basa la propria sicurezza sull'avere e non sull'essere, sulle relazioni;
- perché crede che avere molti soldi, molte cose, significhi avere molta vita;
- perché si identifica con le cose e non le trasforma in mezzo di comunione con gli altri;
- perché è in adorazione del proprio 'io' e non si mette mai di fronte, e in relazione, ad un 'tu'.
 
Questo ricco non riuscirà mai a pregare la preghiera insegnata da Gesù nel Vangelo di domenica scorsa. Lui è capace di dire solo "mio". La parola "nostro" per lui non ha nessun senso, non esiste.
Non ha capito che si è ricchi solo di ciò che si ha donato.
"Sono affamato di tutto il pane che ho mangiato da solo, povero di tutti i beni che tengo per me" (Gustave Thibon, filosofo)
 
Non so perché (forse per contrasto), ma questa parabola mi fa venire in mente il film 'La vita è meravigliosa': cosa avrebbe fatto questo ricco se anche lui, come George Bailey (il protagonista del film) avesse perso di colpo tutte le sue ricchezze?
Lui che ha investito tutta la sua vita sulle cose, avrebbe finito di vivere.
George Bailey, che aveva investito tutta la sua vita sugli altri, invece si è ritrovato molto più ricco di prima, e non solo di beni materiali.
 
 

 
Letture:
Qoelet 1,2;2,21-23
Salmo 89
Colossesi 3,1-5.9-11
Luca 12,13-21
 
 
 

 
Luca 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
 
 

24 luglio 2025

...a chi bussa sarà aperto... - 27/7/2025 - XVII Domenica tempo ordinario

 


 
La Bibbia inizia con Dio che scende nel giardino dell'Eden per cercare Adamo (Gen 3), poco dopo sente il sangue di Abele che grida (Gen 4), più avanti sente il grido del suo popolo schiavo in Egitto e lo libera (Es 3). Tutto l'Antico Testamento è una serie di interventi di Dio che sente i lamenti e le preghiere dei suoi figli, fino ad arrivare all'Incarnazione: Dio, commosso dalla miseria umana, decide di farsi uomo in modo da essere il più vicino possibile a chi soffre, a chi è perseguitato, a chi è escluso.
Tanta è la sua sete dell'uomo che alla fine della Bibbia, l'Apocalisse dice «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.» (Ap. 3, 20)
È per questo che faccio fatica a vedere nel brano del Vangelo di oggi, un Dio che dorme, disinteressato a noi, mentre l'uomo deve buttarlo giù dal letto a forza di preghiere.
Mi viene il dubbio che forse lo scocciatore che viene a svegliare non sono io, ma è Lui. E il dormiente non è lui, ma sono io.
 
Un antico inno liturgico diceva. «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14).
Non è Dio che deve essere svegliato dalle nostre preghiere, ma siamo noi che dobbiamo pregare per essere svegliati, per essere illuminati da Cristo che viene a visitarci con «un sole che sorge» (Lc 1, 78).
Troppo spesso ci lasciamo sfiorare dalle situazioni e dalle persone senza partecipare, senza neanche cercare di entrare in rapporto, in comunione.
La preghiera ci sveglia, ci aiuta ad avere attenzione agli altri, ad essere presenti nella loro vita. La preghiera più forte che il Signore può sentire è il "Si". E il 'si' fondamentale per tutta l'umanità è quello detto da una fanciulla di Nazareth, che si è messa immediatamente in viaggio per essere vicina e aiutare chi ne aveva bisogno.
 
«chiedete e vi sarà dato»
Siamo sinceri, questa frase ci sembra più uno slogan pubblicitario che una realtà.
Però la certezza dell'esaudimento si colloca su di un altro piano. Con la preghiera sappiamo che Dio ci ha ascoltato, ha preso atto dei nostri desideri. E Dio interviene sempre, anche se non sempre come e quando vorremmo noi.
Noi vorremmo che Lui facesse sparire gli ostacoli, i guai che ci assillano, i dispiaceri che ci fanno soffrire.
Ma Lui, il più delle volte, sembra che lasci le cose come stanno. Però Lui si mette in strada con noi, condividendo gli stessi ostacoli, gli stessi fastidi. Col suo silenzio ci dice: "vieni, dai, camminiamo insieme e vedrai...".
Tutto sembra lo stesso, sei tu che sei cambiato. E sei cambiato perché hai pregato. La tua forza non è più solo la tua, hai ricevuto un supplemento di forza e di capacità.
Con la preghiera non ottieni delle cose, ma ottieni qualcosa di più prezioso: la compagnia del Signore.
"Nella preghiera non si ottiene uno sconto sul prezzo del biglietto. Si ottiene un Compagno di viaggio" (Alessandro Pronzato)
 
 

 
Letture:
Genesi 18,20-32
Salmo 137
Colossesi 2,12-14
Luca 11,1-13
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli"; e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
 
 

17 luglio 2025

Due sorelle che si tengono per mano - 20/7/2025 - XVI Domenica tempo ordinario

 
Betania
(quadro di Luciano Perolini)

 
«Marta Marta tu ti affanni e ti agiti per molte cose» Gesù non contraddice il servizio ma l'affanno, non contesta il cuore generoso di Marta ma l'agitazione.
A tutti noi Gesù ripete: "attento a un troppo che può divorarti, troppo lavoro, troppi pensieri, troppo correre. Prima la persona poi le cose". Se ti siedi ai piedi di Cristo impari la cosa più importante: a distinguere tra superfluo e necessario, tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Gesù ti dice di non affannarti per niente che non sia la tua essenza eterna.
 
La nostra è una società che dell'efficienza ha fatto un idolo. Finché si è efficienti va bene, ma appena la nostra capacità di fare cala, veniamo messi da parte.
Gesù non sopporta che veniamo impoveriti ad un ruolo di automi, di macchine. Tu, ci dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai. Tu puoi vivere con me in una relazione diversa, condividere non solo azioni, ma anche pensieri, sogni, emozioni, gioie e dolori.
 
Dio non ci ha creato per essere servi, prestatori d'opera, ma figli.
Gesù non cerca servitori, ma amici; non ha bisogno di gente che faccia cose per lui, ma di persone che gli lascino fare delle cose per loro e dentro di loro.
Dobbiamo andare a scuola dalla Madonna, anche noi riconoscere che «grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente» (Lc 1,49). Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma riconoscere ciò che Dio fa per me.
 
Nella mia anima le due sorelle si tengono per mano, e insieme mi insegnano a passare da un Dio sentito come affanno (Marta), a un Dio sentito come stupore (Maria). Da loro imparerò a lasciare un Dio sentito come dovere, per abbandonarmi all'abbraccio di un Dio vissuto come desiderio.
 
 

 
Letture:
Genesi 18,1-10
Salmo 14
Colossesi 1,24-28
Luca 10,38-42
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
 
 

10 luglio 2025

Non c'è umanità senza compassione - 13/7/2025 - XV Domenica tempo ordinario

Il buon samaritano
Vincent Van Gogh
olio su tela (1890)

 
 
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico» Un uomo... senza nessun aggettivo e senza nessun nome perché potrebbe essere uno qualsiasi di noi, potrei essere io.
 
Il sacerdote e il levita (cioè le persone pie, i benpensanti) lo vedono, ma passano oltre. Ma dov'è questo oltre? Cosa c'è oltre? Oltre l'uomo c'è il nulla, l'assurdo, l'inutile! Siamo tutti sulla medesima strada, nella medesima storia; nessuno può dire 'io non c'entro'. Ci salveremo o ci perderemo tutti insieme.
 
Invece un samaritano, cioè un eretico da evitare come un'appestato (oggi diremmo un 'immigrato clandestino') ne ebbe compassione, gli si fece vicino. Due termini stupendi, che grondano umanità.
Non c'è umanità senza compassione e senza farsi vicino. La compassione è il meno zuccheroso dei sentimenti, il meno emotivo, è il "soffrire insieme". Scende da cavallo, si china, forse ha paura che i briganti siano ancora vicini. La compassione, come anche il perdono, non è un istinto, è una conquista. La vicinanza è una conquista che mette al centro il dolore dell'altro, lo mette prima del mio sentire.
 
Poi ci sono dieci verbi in fila per descrivere l'amore:
- lo vide,
- si fece vicino,
- si mosse a pietà,
- scese,
- versò,
- fasciò,
- caricò,
- portò,
- si prese cura,
- ritornerò indietro a pagare, se necessario.
Questo è il nuovo decalogo, perché l'uomo possa essere chiamato "uomo", perché la terra sia abitata da "prossimi" e non da briganti o nemici.
 
«Va' e anche tu fa' così», Cioè anche tu diventa samaritano, fatti prossimo, usa misericordia. Perché il vero contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza.
'Vai' perché l'amore è un viaggio verso l'altro. 'Fai' perché l'amore richiede tanta azione; non è un sentire vago, ma un agire concreto. E tutto questo per quel verbo della Legge: «Amerai». Verbo al futuro, perché amare è un'azione che non ha mai termine. E non all'imperativo, perché non è un obbligo, ma una necessità per vivere una vita felice, una vita che sia realmente umana.
 
 

 
Letture:
Deuteronomio 30,10-14
Salmo 18
Colossesi 1,15-20
Luca 10,25-37
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».
 
 

03 luglio 2025

Dove noi vediamo deserti, Dio vede possibilità - 6/7/2025 - XIV Domenica tempo ordinario

 
... li inviò a due a due ...

 
Brano molto semplice, ma molto ricco quello di oggi.
Innanzi tutto il numero degli inviati. Secondo la tradizione giudaica il numero dei popoli sparsi sulla terra era di 72. Il fatto che Gesù mandi proprio settantadue persone indica che il suo messaggio è rivolto non solo al popolo ebraico, ma a tutti gli esseri umani, nessuno escluso. Nessuno deve sentirsi messo da parte, la 'notizia che dona gioia' è rivolta proprio a tutti i popoli e a tutte le persone.
 
Li manda senza nulla di superfluo, anzi senza nemmeno le cose più utili. Solo un bastone ad alleviare la stanchezza e un amico a sorreggere il cuore. Senza cose perché l'unica preoccupazione dell'annunciatore è di essere infinitamente piccolo. Solo così il suo annuncio sarà infinitamente grande.
L'apostolo appare come un sovversivo per il semplice fatto che riprende la condizione umana alla radice, quella luminosa radice che è prima del pane, del denaro, della tunica, quella radice che è essere l'immagine di Dio.
Gesù manda i discepoli non a lamentarsi, come facciamo noi, di un mondo lontano da Dio, ma ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio è vicino, Dio è vicino, vicino alla tua casa, alle tue cose. Non è mai stato così vicino! La buona notizia è che non sei più solo. Nella gioia come nel dolore, nella vita quotidiana, nei piccoli gesti di ogni giorno non sei da solo. Dio ti è sempre vicino, e anche se lungo il cammino inciampi e cadi, Dio non ti abbandona, ma ti tende la mano per aiutarti a rialzarti, si siede al tuo fianco per lasciarti riposare.
Nella comunione dovranno essere testimoni di un Dio che è Comunione.
 
«Vi mando come agnelli in mezzo a lupi». Non sarà una passeggiata, vanno in mezzo al pericolo, in mezzo al male. Ma non deve essere neanche una crociata. L'unica arma sarà l'amore. Il male non si vince con le armi, il male lo si vince solo col bene.
"Finché siamo agnelli, noi viviamo. Se diventiamo lupi veniamo vinti. Perché ci mancherebbe l'aiuto del Pastore, il quale pasce agnelli, non lupi" (s. Giovanni Crisostomo). Usare la violenza, la forza, l'imposizione e la prevaricazione contro il male ci condanna alla sconfitta.
 
La missione ha luogo nelle case, nel quotidiano della vita di ognuno. Ed è nelle piccole cose di ogni giorno che sono inviati innanzi tutto a portare la pace: «In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!"» Portano la pace in due perché la pace non si fa da soli. Si inizia in due in attesa di molti, aperti a quante più persone possibile. Dove noi vediamo deserti, Dio vede possibilità.
E la pace porta anche la guarigione: «guarite i malati che vi si trovano». Perché la guarigione inizia quando qualcuno ti si avvicina, condivide con te un po' del suo tempo e un po' del suo cuore. Ci sono malattie inguaribili, ma nessuno è incurabile, nel senso che non esiste malato di cui non ci si possa prendere cura.
 
 

 
Letture:
Isaia 66,10-14
Salmo 65
Galati 6,14-18
Luca 10,1-12.17-20
(forma breve Lc 10,1-9)
 
 
 

 
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino". Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».